Volksgeist: 10 Agosto 1500

Il Madagascar viene scoperto dall’esploratore portoghese Diogo Dias, il quale battezzò l’isola col nome di San Lorenzo proprio per averla scoperta in 10 Agosto.

Storia: Bokassa I

Si può affermare con assoluta certezza che non vi siano persone più eccentriche sulla terra se non i dittatori africani. Questi riescono a combinare la sete di potere e la paranoia del controllo (tipiche dei dittatori di tutti i continenti) con un instancabile gusto per l’eccesso. Abbiamo parlato in precedenza di Idi Amin Dada, anche se lo abbiamo fatto raccontando un film, oggi invece ci occupiamo di un personaggio altrettanto eccentrico. Se Amin è stato l’ultimo Re di Scozia oggi andremo a conoscere il primo ed ultimo Imperatore dell’Impero Centrafricano: Jean-Bedel Bokassa.

Bokassa e Amin Dada

Sua maestà Bokassa I nacque nel 1921 nell’allora colonia dell’Africa Equatoriale Francese (attualmente Repubblica Centrafricana), figlio di un capo di villaggio, in una zona a 80 km da Bangui. Il padre morì cercando di resistere al dominio francese e la madre si suicidò dopo la morte del marito. Rimasto orfano venne fatto istruire dai parenti in una scuola di missionari cattolici. Una volta diplomatosi lavorò come cuoco a Brazzaville per poi arruolarsi nel 1939 nell’esercito della Francia Libera combattendo durante la Seconda Guerra Mondiale, diventerà Sergente Maggiore e verrà decorato con la Legion d’Onore e la Croce di Guerra. Dopo aver frequentato una scuola per ufficiali in Senegal venne trasferito in Indovina, dove prestò servizio attivo fino al marzo 1953, combattendo quindi nella disastrosa Guerra d’Indocina. Nel 1961 raggiunse il grado di Capitano e l’anno dopo lasciò l’esercito francese per arruolarsi in quello della neonata Repubblica Centrafricana.

Il capo di stato era suo cugino David Dacko e Bokassa era sicuramente uno dei militari con la maggior esperienza di tutto l’esercito appena costituitosi, per questo motivo in breve tempo venne nominato Colonnello con la funzione di capo di stato maggiore delle forze armate. Alla fine del 1965 il giovane paese africano versava in gravi difficoltà economiche e il governo di Dacko era diventato inviso alla maggioranza della popolazione, per questo motivo il 1 Gennaio 1966 Bokassa guidò con un successo un colpo di stato proclamandosi presidente della repubblica, abolendo pochi giorni dopo la costituzione del 1959 ed iniziando a governare tramite decreto. Nel corso degli anni riuscì a consolidare il suo potere, resistette a due tentati colpi di stato (1969 e 1974) e nel 1972 si proclamò presidente a vita.

Nel 1976, per alcuni mesi, abbracciò la fede islamica: questo solo per ottenere aiuti economici dalla Libia di Gheddafi. Nello stesso anno sciolse il governo e trasformò la repubblica in monarchia sancendo la nascita dell’Impero Centrafricano. Il 4 dicembre 1977 si autoproclamò imperatore col nome di Bokassa I. Il nuovo imperatore subiva il fascino della figura di Napoleone e per la sua incoronazione non badò a spese: la sua corona era in oro massiccio con ben 5.000 diamanti, il suo trono a forma di aquila era in bronzo dorato e costellato da 785.000 perle ed oltre un milione di cristalli. Si stima che le spese della sola incoronazione superarono i 20 milioni di dollari. Nonostante fossero stati diramati moltissimi inviti, quasi nessun leader straniero partecipò all’evento. Bokassa sperava di far guadagnare prestigio e visibilità internazionale al suo paese, ma rimase profondamente deluso dal mal celato disappunto con cui lo trattavano gli altri capi di stato.

Nei primi anni dell’Impero lo stato assunse una forma sempre più dittatoriale, torture ed omicidi politici erano all’ordine del giorno, ma Bokassa poteva godere dell’appoggio della Francia, lautamente rifornita di Uranio per il suo programma nucleare.

Nel 1979 a seguito di una rivolta sedata nel sangue, il cui eco rimbalzò su tutti i giornali del mondo, la Francia interruppe gli aiuti economici a Bokassa. Nella rivolta morirono oltre 100 giovani studenti e circolò la voce che lo stesso Imperatore avesse torturato e addirittura mangiato alcuni di questi rivoltosi. L’ex presidente Dacko riuscì ad ottenere l’aiuto del governo francese e riuscì ad organizzare un colpo di Stato il 20 settembre 1979, con l’intervento diretto delle truppe francesi, il tutto mentre l’Imperatore si trovava in Libia. Bokassa si rifugiò in Costa d’Avorio e vi rimase per quattro anni, nel frattempo in patria un tribunale speciale lo aveva condannato a morte in contumacia. Nel 1985 decise di trasferirsi in Francia in un castello che aveva comprato non lontano da Parigi.

Nel 1986 tornò nella Repubblica Centrafricana durante un nuovo tentativo di colpo di stato, cercando di tornare disperatamente al potere, ma senza riuscirci. Arrestato, vene processato per alto tradimento, assassinio, cannibalismo (da questa accusa venne scagionato) e appropriazione indebita. Venne condannato a morte nel 1987, ma la pena venne commutata in ergastolo ed infine ridotta a venti anni di carcere. Nel 1993 godette di una amnistia nazionale e rimase a vivere in una villa nella periferia di Bangui. Per tutti gli ultimi anni della sua vita dichiarò il suo disappunto verso la Francia, colpevole di averlo tradito nonostante tutti i servigi da lui resi a Parigi. Nella sua vita, conclusasi il 3 novembre 1996 con un infarto, ebbe qualcosa come 19 mogli e 40 figli, tra cui Jean-Bedel Bokassa II, capo della casa imperiale Bokassa in esilio in Francia.

Bokassa e Ceausescu

Storia: Gennaio 1915

AFRICA… Terra di conquista delle principali potenze europee per diversi secoli. L’Africa aveva tutte le condizioni basilari per diventare una terra di conquista: aveva risorse naturali inutilizzate, ottimi punti in cui creare porti e stazioni commerciali, ma soprattutto aveva popolazioni divise in tribù spesso in conflitto tra loro, disorganizzate e senza un idea unitaria di stato e benessere… e in più queste tribù erano spesso alla mercé dell’avidità dei loro capi. In realtà questa descrizione calza a pennello anche con l’Africa del 2019, anche se in questi 100 anni di storia la colonizzazione di questa terra è cambiata molto nella forma e per niente nella sostanza.

18-19 Gennaio 1915, nei pressi del villaggio di Jassin, nell’Africa Orientale Tedesca, si combatté una battaglia tra i Tedeschi e gli Inglesi (per buona parte truppe Indiane). Fu uno scontro tra piccoli contingenti e si risolse con la vittoria tedesca. Fu molto importante perchè dopo quel fatto d’arme il comandante tedesco von Lettow-Vorbeck decise di rinunciare alle battaglie campali per optare alle tattiche di guerriglia… per quale motivo? Semplice, i Tedeschi non potevano rimpiazzare gli ufficiali nazionali con la stessa facilità con cui potevano farlo gli Inglesi, per cui non potevano rischiare di perderli in azioni a tutto campo come era accaduto a Jassin. Se non c’era modo di salvare la colonia almeno che gli Alleati subissero il massimo numero di perdite possibili durante la conquista.

Nel frattempo in Europa la notte del 19 Gennaio 1915 ci fu un primo raid degli Zeppelin in Inghilterra con il bombardamento di Great Yarmouth nel Norfolk. Durante l’azione persero la vita 5 civili, ma la risonanza sull’opinione pubblica britannica fu enorme.

Nel Mare del Nord continuavano le schermagli tra le squadre navali tedesche e quelle inglesi, con la fortuna che continuava a sorridere a quest’ultime. Il 24 Gennaio 1915 a Dogger Bankci fu uno scontro molto violento deciso principalmente dagli episodi più che dalla forza schierata in campo. I Tedeschi ne uscirono sconfitti e si ritirarono interrompendo per un certo periodo le incursioni sulle coste inglesi.

In quei primi giorni del 1915 l’esigenza primaria degli Imperi Centrali era quella di distrarre gli Alleati dallo scacchiere europeo per ottenere sul medesimo una vittoria determinante. Questo obiettivo non poteva essere raggiunto nei teatri coloniali, dove la Germania poteva limitarsi a mantenere delle posizioni difensive, per cui bisognava guardare ad altri teatri operativi [Anche se in questo contesto in Sudafrica i Boeri (coloni di origine olandese) fomentati dai Tedeschi diedero vita ad una ribellione anti-britannica che però venne repressa nel sangue]. L’ideale era impegnare a fondo l’Impero Ottomano contro i Russi e gli Inglesi, cercando di aprire più fronti possibili. In quest’ottica tra il 26 Gennaio e il 4 Febbraio i Turchi tentarono di impossessarsi del canale di Suez ai danni degli Inglesi, ma vennero respinti. la conseguenza diretta però fu l’inizio della campagna britannica di Palestina che si sarebbe conclusa solo nell’Ottobre 1918 e nella quale vennero impiegati oltre mezzo milione di soldati Alleati… la Germania aveva ottenuto ciò che desiderava! In questa campagna si distinguerà Lawrence d’Arabia (di cui parleremo presto).

Thomas Edward Lawrence

Film: L’ultimo re di Scozia (2006, Kevin MacDonald)

Tra tutti i continenti della terra l’Africa è quello più stravagante e con le maggiori contraddizioni, alterna paesaggi diversissimi tra loro e ospita una moltitudine di etnie quasi sempre in conflitto tra loro. E’ un continente rimasto fermo ad un’epoca per noi lontana e la modernità lo ha sfiorato solo in superficie, ma senza intaccarne il cuore e l’anima più profonda. Ricchezza, povertà, malattie, risorse, potere e guerra. Quale paese africano non conosce queste sei parole? Quale paese africano può vantare una storia lineare e pacifica, libera dalle ingerenze occidentali? Nessuno.

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale i paesi vincitori scoprirono con disappunto che le loro colonie desiderano affrancarsi dai propri dominatori; per paesi come Francia, Gran Bretagna e Portogallo fu un vero colpo. Eppure era prevedibile un epilogo del genere, dopo che si era concessa e sbandierata una certa autonomia alle ex colonie delle potenze dell’Asse. Erano i primi anni ’50 e tutti desideravano la libertà, mentre gli Europei si scervellavano per trovare il modo di mantenere inalterate le loro influenze sul continente africano (ma anche su quello asiatico). Caos, dittature, colpi di stato frequenti, sete di potere e di ricchezze: queste le armi migliori da utilizzare contro le popolazioni africane. Fu così che il processo di indipendenza dei paesi africani fu seguito spesso da tremendi anni di guerre e dittature militari, fomentate e lautamente finanziate dagli ex colonizzatori. Era facile sfruttare le divisioni interne di interi paesi creati a tavolino, ma ancora radicati nelle differenze tribali. Troppo facile. Però ci si accorse presto di un problema non indifferente legato ai dittatori africani: sfuggivano in fretta dal controllo europeo, uscivano in modo inaccettabile dagli schemi andando a colpire l’opinione pubblica mondiale con azioni efferatissime fatte alla luce del sole. I dittatori africani non erano come gli altri dittatori.

E’ in questo contesto che si inserisce la vicenda di Idi Amin Dada, dittatore dell’Uganda tra il 1971 e il 1979. L’Uganda era un paese giovane, indipendente dal 1962, governato in maniera dittatoriale da Milton Obote e influenzato pesantemente dalla Gran Bretagna. Proprio quest’ultima, insieme ad Israele, finanziò il colpo di stato di Amin. Questa scelta si rivelò presto infelice e in parte si ritorse contro questi finanziatori occidentali.

E’ qui che comincia questo film, nell’Uganda del 1971, dove un giovane medico scozzese giunge desideroso di portare aiuto alle povere popolazioni locali. Un incontro fortuito con Amin lo porterà ben presto da un’ospedale sperduto al palazzo presidenziale di Kampala, qui diventerà medico personale e consigliere del dittatore. All’inizio tutto sembra andare bene e il rapporto con Amin è costellato da soddisfazioni e divertimenti, da ricchezza materiale e professionale. Poi però qualcosa cambia: il dittatore comincia a far vedere il suo vero volto autoritario e paranoico e le atrocità dell’Uganda cominciano a venire a galla.

Forest Whitaker interpreta Amin in modo magistrale, arrivando giustamente a vincere l’oscar 2007 come miglior attore protagonista. Tutta la storia ruota intorno alla sua figura paranoica e al rapporto con questo giovane dottore scozzese. In realtà la storia, tratta da un romanzo di Foden, prende liberamente ispirazione da un personaggio realmente esistito: Bob Astles a lungo collaboratore e amico del dittatore ugandese, tanto da venire accusato in Gran Bretagna di aver avuto una parte più o meno attiva nelle nefandezze del regime.

Il film ha un buon ritmo e tiene letteralmente incollati e coinvolti davanti allo schermo senza mai annoiare o apparire retorico. Permette di conoscere più da vicino un personaggio di cui difficilmente si sente parlare nella vita di tutti i giorni e del quale non si studia nulla nelle nostre scuole, così come non si studia nulla di tutte le porcate occidentali del periodo della “decolonizzazione”. La storia di Amin non è solo la storia dell’Uganda, ma è la storia dell’Africa di ieri e di oggi, basti pensare al recente colpo di stato nel Mali.