Sturm und Drang: Veleno

Sei stato avvelenato…

La pelle ti si spacca e il sangue esce e macchia la terra bianca…

Sangue dalla bocca…

Sangue dagli occhi…

Ma sei tranquillo…

Sai che stai per morire…

Ma lei ti accarezza amorevolmente i capelli…

Non ti svegliare viaggiatore…

Sogna…

Muori…

E sorgi a nuova vita…

Sangue chiama sangue…

Per il sangue e con il sangue…

In eterno…

Sturm und Drang: Badanti e immobili

Ci sono luoghi ricorrenti nei sogni, posti riconoscibili da alcuni dettagli oppure che ci danno la piena consapevolezza di starci in mezzo. Io ho una città, una città senza un nome, enorme, con tanti quartieri diversi e tanti luoghi diversi. Assomiglia a tante città tutte insieme: ci sono luoghi di Bologna, di Roma, di Praga, di Milano, di Torino, ecc… e poi tanti altri sconosciuti, ma presenti nella mia mente. Non ha un nome ed è catalogata semplicemente come “la città”. L’aspetto curioso di questa città è la sua collocazione geografica, infatti è vicina al mare, alle montagne, alla pianura, ai boschi, alla campagna… oh, non manca nulla.

In questa città si trova un simpatico quartiere in stile liberty. E’ composto sia da palazzine che da piccole villette, i vialetti sono tutti belli alberati e spaziosi, ma soprattutto non ci sono quasi mai delle macchine in giro. Un vero paradiso. Ma chi ci abita? Ricconi? Artisti fantasiosi? Nononononono… solo anziani. Un intero quartiere abitato solo da pensionati, la maggior parte dei quali accompagnati da badanti provenienti dall’Est Europa.

Ed è così che tutto comincia: dalle badanti. Mi trovo ad un incrocio proprio nel mezzo del quartiere. Sono al telefono con una badante che mi dice di aver trovato la persona che stavo cercando da tanto tempo (?) e mi invita a recarmi il prima possibile nella casa dove presta servizio. Nel corso di questa telefonata intuisco che sono a capo di una società che ha il compito di trovare badanti agli anziani, una sorta di società di intermediazione. Chiudo la telefonata e mi metto in marcia. E qui comincio a scoprire altri dettagli: non intermedio solo in badanti, ma anche in immobili. Sono una specie di doppio agente dal fare ambiguo. L’equazione diventa molto semplice: anziano con casa che necessita di badante, io gliela procuro, quando lui morirà lei mi avvertirà ed io intermedierò la vendita della casa ad un altro anziano. Un circolo perfetto ed infinito… un piano diabolico. Ma una cosa resta oscura: perché sto cercando quell’anziano in particolare?

Arrivo a destinazione e la badante (una signora Ucraina con cui effettivamente ho avuto a che fare in passato) mi accoglie tutta circospetta, come se temesse di essere spiata da qualcuno. Mi fa accomodare in cucina e mi spiega che nella casa accanto a quella abita l’uomo che stavo cercando. Ma c’è qualcosa di ancora più sensazionale: da quella cucina esiste una piccola porta nascosta che porta in casa di quell’anziano! Senza pensarci due volte vi entro e come se nulla fosse mi metto a cercare l’anziano insieme alla badante. Lo troviamo. E qui il mistero si infittisce perché non ci rivolgiamo una parola per tantissimi minuti, io mi limito a girare per la sua casa cercando di cogliere dei particolari importanti: sto cercando qualcosa, ma non so bene neanche io cosa. Poi improvvisamente mi accorgo che l’anziano guarda con insistenza al di fuori della finestra, sta fissando un punto del giardino in particolare. Capisco che è una siepe vicino al cancello d’entrata del palazzo, ma faccio finta di nulla per non allarmarlo. Faccio un cenno alla badante e ce ne usciamo dalla porta d’ingresso della casa, non usiamo più quella segreta nella cucina.

Mi reco con decisione nel cortile! Vado nel punto che osservava l’anziano e mi sento vicino alla meta.

So che lui mi sta guardando dalla finestra. Ma non mi interessa.

Allungo la mano sotto il cespuglio ed ecco che lo trovo.

Un accendino.

Ora guardo l’anziano con la coda dell’occhio: è rassegnato. Prendo una sigaretta da un pacchetto che ho nella giacca e l’accendo usando quell’accendino. Apro il cancello e me ne vado via. Ho trovato quello che stavo cercando.

 

Sturm und Drang: Enrico V

Kenneth Branagh (Enrico V, 1989)

Chi è mai che desidera questo? Mio cugino Westmoreland?

No, mio caro cugino. Se è destino che si muoia, siamo già in numero più che sufficiente; e se viviamo, meno siamo e più grande sarà la nostra parte di gloria. In nome di Dio, ti prego, non desiderare un solo uomo di più. Anzi, fai pure proclamare a tutto l’esercito che chi non si sente l’animo di battersi oggi, se ne vada a casa: gli daremo il lasciapassare e gli metteremo anche in borsa i denari per il viaggio. Non vorremmo morire in compagnia di alcuno che temesse di esserci compagno nella morte.

Oggi è la festa dei Santi Crispino e Crispiano; colui che sopravviverà quest’oggi e tornerà a casa, si leverà sulle punte sentendo nominare questo giorno, e si farà più alto, al nome di Crispiano. Chi vivrà questa giornata e arriverà alla vecchiaia, ogni anno alla vigilia festeggerà dicendo: “Domani è San Crispino”; poi farà vedere a tutti le sue cicatrici, e dirà: “Queste ferite le ho ricevute il giorno di San Crispino”.

Da vecchi si dimentica, e come gli altri, egli dimenticherà tutto il resto, ma ricorderà con grande fierezza le gesta di quel giorno. Allora i nostri nomi, a lui familiari come parole domestiche – Enrico il re, Bedford ed Exeter, Warwick e Talbot, Salisbury e Gloucester – saranno nei suoi brindisi rammentati e rivivranno.

Questa storia ogni brav’uomo racconterà al figlio, e il giorno di Crispino e Crispiano non passerà mai, da quest’oggi, fino alla fine del mondo, senza che noi in esso non saremo menzionati; noi pochi. Noi felici, pochi. Noi manipolo di fratelli: poiché chi oggi verserà il suo sangue con me sarà mio fratello, e per quanto umile la sua condizione, sarà da questo giorno elevata, e tanti gentiluomini ora a letto in patria si sentiranno maledetti per non essersi trovati oggi qui, e menomati nella loro virilità sentendo parlare chi ha combattuto con noi questo giorno di San Crispino!

(Enrico: Atto IV, scena III)

Sturm und Drang: connessioni

Il rame

I capelli mossi nella penombra della stanza

Il colore fucsia

Una bicicletta sotto i portici di una città che non conosci

Una bicicletta dentro un treno per una città che non conosco

Tutto passa dalle mani

Un odore che sento ogni giorno

Quello che deve essere e quello che dovrebbe essere

Differenze

Pelle contro pelle

Hai sentito il richiamo e hai risposto

L’anima non è un’entità isolata

Apri gli occhi

Hai cercato la mia approvazione

L’hai ottenuta

I sogni sono risposte a domande che non siamo ancora in grado di formulare

Sturm und Drang: la grigliata…

Il sogno ripetuto nasconde evidentemente messaggi che prima o poi la nostra mente deve capire ed accettare. Con gli anni si diventa più bravi a capire e le riflessioni del risveglio sono più agevoli, ma non per questo meno pesanti. Ci sono sogni ripetuti che ignoro deliberatamente, perché mi mostrano cose su cui proprio non voglio riflettere, in fondo è un mio sacrosanto diritto di essere umano ignorare ciò che voglio ignorare. Così come posso ignorare l’insana disperazione che mi attanaglia ogni volta che riapro gli occhi e mi scopro a pensare che stavo meglio dove mi trovavo fino a 5 secondi prima, fosse anche un incubo. Ma tant’è. Però mi resta un forte dubbio, più forte del mal di testa di certe nottate estreme. Sognate mai di mangiare carne alla griglia? Sognate mai di cucinare carne alla griglia? Si, poco ma sicuro….

A me capita in maniera ricorrente di sognare, invece, di organizzare delle grigliate. Organizzare, si. Telefonare per invitare gente, controllare la presenza di abbondante legna e nel caso reperirla, predisporre tutto in vista del lieto evento. Che però non vivo mai. Mi sveglio prima. Mi pregusto una cavolo di grigliata che non faccio mai. 

Non è giusto. E’ peggio che sognare una bellissima donna e vedere il sogno interrompersi sul più bello. E’ massacrante, estenuante dover coordinare tante persone in modo maniacale per un qualcosa che poi non avverrà. La grigliata è il mio Deserto dei Tartari. Una condanna che si ripete nel tormento delle mie notti.

 

Sturm und Drang: Sol Levante

Ken Watanabe in Lettere da Iwo Jima

Soldati. È giunto per voi il momento di dimostrare il vostro valore. Voi fate parte dell’onorevole armata imperiale, e sono certo che combatterete con dignità. Quest’isola è di estrema importanza per il Giappone. Se disgraziatamente dovesse cadere, il nemico la userebbe come base di attacco contro la nostra amata patria. Per il Continente. Il nostro Continente. Combattiamo fino all’ultimo uomo. Il nostro dovere è fermare il nostro nemico qui. Non vi è concesso di morire, non fino a quando non avrete ucciso dieci soldati nemici. E comunque, non aspettatevi lontanamente di riuscire a tornare a casa vivi. Io sarò sempre in prima fila, davanti a voi. Per l’Imperatore, banzai!

Sturm und Drang: Guerra e Pace

Alec Guinness in Lawrence d’Arabia

I giovani fanno le guerre… e le virtù della guerra sono le virtù dei giovani: coraggio e speranza per il futuro. Poi i vecchi fanno la pace… ed i vizi della pace sono i vizi dei vecchi :diffidenza e cautela. Deve essere così.

Young men make wars, and the virtues of war are the virtues of young men – courage and hope for the future. Then old men make the peace, and the vices of peace are the vices of old men – mistrust and caution. It must be so.

Wadi Rum – Giordania

Sturm und Drang: Wagner

Wagner è in massima misura filosofo là dove più è energico ed eroico. E appunto come filosofo egli non si limitò ad attraversare il fuoco di diversi sistemi filosofici senza intimorirsene, ma attraversò anche i vapori del sapere e dell’erudizione mantenendosi sempre fedele al suo io più elevato, che gli chiedeva “azioni comprensive della natura polifona” e gli imponeva di soffrire e di imparare per poter compiere quelle azioni.

(Friedrich Wilhelm Nietzsche)