Sturm und Drang: Guerra e Pace

Alec Guinness in Lawrence d’Arabia

I giovani fanno le guerre… e le virtù della guerra sono le virtù dei giovani: coraggio e speranza per il futuro. Poi i vecchi fanno la pace… ed i vizi della pace sono i vizi dei vecchi :diffidenza e cautela. Deve essere così.

Young men make wars, and the virtues of war are the virtues of young men – courage and hope for the future. Then old men make the peace, and the vices of peace are the vices of old men – mistrust and caution. It must be so.

Wadi Rum – Giordania
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Sturm und Drang: Wagner

Wagner è in massima misura filosofo là dove più è energico ed eroico. E appunto come filosofo egli non si limitò ad attraversare il fuoco di diversi sistemi filosofici senza intimorirsene, ma attraversò anche i vapori del sapere e dell’erudizione mantenendosi sempre fedele al suo io più elevato, che gli chiedeva “azioni comprensive della natura polifona” e gli imponeva di soffrire e di imparare per poter compiere quelle azioni.

(Friedrich Wilhelm Nietzsche)

Sturm und Drang: Corvi Morti

14 Aprile 2019

Alba… baracca fatiscente di una Favela… 2 Corvi morti all’interno, uno più grande ed uno più piccolo… parzialmente divorati da formiche.

DUBBIO

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Un corvo morto presagisce malattie in famiglia…

Tanti corvi indicano la risoluzione imminente di problemi e conflitti… 2 è come dire tanti o 2 è come dire pochi?

DUBBIO SENZA RISPOSTA

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Potrebbero essere arrivate entrambe le cose… la dove riposano i morti le risposte arrivano coi sussurri del vento notturno.

Sturm und Drang: Vivere in un bar

Un paesaggio montano. Un paese attraversato da una sola immensa e lunghissima strada. Deserta. Tutta l’azione si svolge principalmente lungo questa strada, quei pochi personaggi che incontro fanno parte di questa comunità non meglio precisata: è un luogo che non conosco, ma che mi è familiare… ed è un luogo quasi sempre buio. La prima scoperta è anche la più disarmante: vivo dentro un bar! Un bar che assomiglia molto ad uno in cui sono stato nel 2013 in centro a Bologna, ma il cui personale è composto da persone che ho conosciuto in passato in altri bar che ho frequentato. E vivo lì. Mangio lì e uso il bagno del bar, anche se nel sogno non mi lavo mai (e dove ti potresti mai lavare in un bar?). Scopro anche che dormo seduto ad un tavolo, non è certamente un modo comodo per dormire, ma meglio che niente.

Ma cosa ci faccio lì? Non è chiaro, si capisce solo che ho un insolita sensazione di felicità perché ho appena trovato un lavoro: mi dovrò occupare delle pulizie in un capannone del paese, un posto che però non si trova in quella lunga strada principale bensì in un misterioso stradone interno. In realtà per tutto il sogno non sarà mai chiaro lo spostamento che compirò dal bar per andare al lavoro, come nella miglior tradizione dei sogni, dove i viaggi solitamente non vengono mai rivelati.

Situazioni curiose. Incontro tanti personaggi su quella strada e in quel bar. In primo luogo una coppia di vecchietti che mi fermano in mezzo allo stradone principale e mi invitano a sedermi lì in mezzo a parlare di storia e di politica… in mezzo alla strada, di notte, illuminati solo dalle piccole vetrate dei negozi… e parliamo a quanto pare per ore prima che entrambi spariscano nel nulla, senza una parola di commiato, senza una spiegazione.

Senza una spiegazione come la mia continua ricerca di una bottiglia di Schweppes tonica che alla fine mi porta sempre solo a trovare quella iper-dolce al pompelmo e a berne dei bicchieri interi. Mangio panini al bar. A volte sembro quasi più un arredo del bar che una persona reale. Vedo passare le vite degli altri davanti e scambio poche battute con tutti, mentre resto concentrato sul mio nuovo lavoro e sulle possibilità che questo può darmi… anche se non sono affatto chiare.

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Tra un intermezzo e l’altro la scena si sposta sul mio luogo di lavoro dove incontro ogni tanto il proprietario del capannone che sto pulendo meticolosamente. Di solito lo trovo negli uffici intento a guardare foto sbiadite e sfuocate, parla tra sé e sé in maniera incomprensibile. Poi un giorno mi ferma e inizia ad interrogarmi, mi fa domande sulla fisica e sui grandi nomi della storia di questa materia, ma io non conosco le risposte a queste domande e faccio scena muta ad ogni quesito. Lui non batte ciglio, sembra quasi che si senta rassicurato dalla mia totale ignoranza della materia, come se la cosa lo rincuorasse in un qualche modo. All’ennesima domanda gli rispondo che non posso essergli di aiuto in alcun modo sulla fisica, gli spiego che la persona giusta a cui poter fare delle domande a riguardo potrebbe essere mio nonno e che forse potrei fare in modo di farli incontrare. Lui annuisce interessato.

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L’attesa dell’arrivo di mio nonno è estenuante, dura ore, forse giorni interi. Non trova la strada o forse la sbaglia, mentre io continuo la mia vita nel bar: dormo nel mio tavolo e mangio i miei panini. Sempre immerso nel buio e sempre senza sapere dove mi trovo. Infine tornando al capannone trovo mio nonno e il proprietario che sono in un ufficio a parlare di fisica. Provo un poco ad ascoltare, ma è come se parlassero infinite lingue straniere tutte insieme. Non capisco e torno a fare le mie pulizie.

Torno al bar. Ordino una Schweppes tonica.

<< Mi dispiace c’è solo quella al pompelmo.>>

<< Dammi quella allora! >>

Sturm und Drang: Teoria notturna della rivoluzioni

<< Per abbattere il Terrore dobbiamo usare il Terrore stesso!>>

Guardo il mio interlocutore con aria stupita… ah, quindi ora ci occupiamo di storia anche mentre si dorme, interessante prospettiva. Terrore? Mi guardo intorno e non mi sembre per niente di trovarmi nella Parigi del 1793-94, l’aria che si respira è decisamente più moderna. Arredo moderno, oggetti moderni, vestiti moderni… decisamente non mi trovo nella rivoluzione francese. Bene! Almeno non rischio la ghigliottina, dato che le mie simpatie per i Giacobini tendono incredibilmente allo zero assoluto. Ad ogni modo vedo il mio interlocutore che aspetta un mio cenno per proseguire nella sua infuocata proposta.

<< Prego, continuate pure ad esporre! >>

<< Cos’è mi dai del voi adesso? Non abbiamo tempo per giochi sofisticati. Il tempo è giunto il Comitato di salute pubblica sa che tramiamo alle sue spalle e si prepara a farci arrestare. Dobbiamo agire in fretta. O per noi sarà la fine. La ghigliottina. >>

Come non detto, la ghigliottina c’è lo stesso. E’ evidente che mi ritrovo in una sorta di rivoluzione francese in chiave moderna, temo che sarà un’impresa uscirne vivi. Continuo ad annuire e l’interlocutore mi spiega tutto un ingegnoso piano grazie al quale noi militari (solo ora mi accorgo delle nostre divise da soldati) riusciremo ad attuare un pregevole colpo di stato ai danni dei tiranni che ci governano, dopo di che li processeremo tutti e li decapiteremo tutti. Lodevole intento. Sono mio malgrado protagonista di una rivoluzione nella rivoluzione. Sono bene che le rivoluzioni servono solo a sostituire un gruppo di potere ad un altro, la popolazione al fine ne guadagna alcuni benefici, ma sono quasi sempre velleitari… delle pie illusioni mascherate da grandi conquiste. Ne vorrei sapere qualcosa di più sul Terrore che dobbiamo sconfiggere, ma non penso ci sia il tempo per farlo. Dobbiamo agire.

Insieme al mio sconosciuto interlocutore mi reco in uno splendido castello in riva ad un lago dall’aspetto vagamente lugubre, lì troviamo truppe armate di tutto punto pronte a mettersi in marcia. Altro discorso concitato per caricare gli animi. Poi si parte. In treno. Ma dico io… potremo mai agire di sorpresa se spostiamo un esercito su un treno passeggeri? Chi l’ha studiato il piano d’azione? Il cittadino Topolino? Va beh…

Passano le ore e questo viaggio sembra sempre più assurdo, ad ogni fermata si aggiungono personaggi improbabili. Prima salgono un gruppo di studentesse della Repubblica Ceca che si mettono a parlare della puzza dei piedi dei nostri soldati. Signore per favore, siamo un’armata rivoluzionaria… un minimo di rispetto. Poi è la volta di una coppia russa che viaggia con un quantità assurda di bottiglie di vodka. E bevono. E bevono. E bevono. E questo viaggio non sembra finire mai. E poi il turno di un gruppo di ragazzini in vacanza e tra loro riconosco i volti da giovani di molti miei amici ed infine scorgo persino me stesso ragazzino. Sono (siamo) in vacanza. Vanno a divertirsi in qualche capitale straniera, controllano gli zaini, i biglietti di viaggio e le buone vecchie lire che si sono portati dietro. Banconote da 100.000 lire, deve proprio essere un sogno. Arriviamo alla capitale. Effetto sorpresa zero. Ma chi l’ha ideata questa rivoluzione scema? E poi per quale motivo? Ormai non c’è più tempo per le domande.

<< Decapitiamo i decapitatori! >>

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Decapitazione di Danton – 5 Aprile 1794

Non fa una piega. Marciamo in strade deserte in un città che mi ricorda un posto già visto, ma che non riesco a definire in pieno. Man mano che avanziamo mi sembra che le nostre fila vadano aumentando, da dove arriva questa gente in più? Certo non dalle strade deserte… faccio fatica a capire. Arriviamo infine in una piazza dove spicca un’enorme, gigantesca, ghigliottina. La circondiamo e ci fermiamo. E ora?

<< Abbiamo vinto! >> dice il mio intelocutore.

<< Come abbiamo vinto? >>

<< Si, il nemico è sconfitto. Il Terrore rovesciato ed i potenti decapitati! >>

<< Ma dove? E quando? >>

<< Sei strano oggi… >>

Sarà, ma io in questa rivoluzione non c’ho capito proprio nulla, come poi è normale che sia durante le grandi rivoluzioni. Succede un gran casino, si infervorano gli animi, ma poi alla prova dei fatti sono in pochi ad aver compreso a pieno la portata degli eventi. E’ normale per i contemporanei, solo la storia potrà dire infine che tipo di rivoluzione sia stata. Una rivoluzione di inizio estate a quanto pare…

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Danton (1983, Andrzej Wajda) interpretato da Gérard Depardieu

Sturm und Drang: Capodanno in Romania

Ed eccovi catapultati in una strada un pò accidentata dove l’asfalto non ha conosciuto rinnovi da diverse stagioni, tutto intorno sono palazzi popolari dall’aspetto povero e trasandato. Pezzi di intonaco scrostato ovunque. I colori che ci circondano sono pochi e ripetitivi. Sembra di guardare uno di quei film moderni che vuole simulare l’atmosfera del passato, come se i nostri antenati avessero avuto capacità visive diverse dalle nostre. Stupidità hollywoodiana. Bene. Ci siete? Ottimo. Ci siete? Ottimo. Ecco dove mi sono ritrovato in questo pazzo mondo: una disastrata strada di periferia di una qualche città rumena, ho come il ricordo che si parlasse di Târgoviște.

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If you’re going to Târgoviște…

Cosa ci faccio in Romania? A quanto pare sono arrivato sin qui per passare l’ultimo dell’anno con degli amici del luogo (ma non ho amici di Târgoviște), in particolare c’è una signora che di lavoro fa la farmacista che mi scrive spesso delle lettere… lettere a penna, roba d’altri tempi. Dall’ultima lettera mi fa capire che avrà bisogno per preparare la festa, dovrei aiutarla nelle pulizie della casa scelta per la festa.

Questa abitazione si trova proprio in uno dei palazzoni che mi circondano, ma è rimasta chiusa per anni e vi sono vistose perdite d’acqua in cucina ed in bagno. Cerco di fare ordine insieme a questa signora rumena, ma più lavoriamo e più il tutto si incasina; anche perché spesso e volentieri passano degli altri amici a portare oggetti per la festa creando ulteriore casino. Abbastanza disarmante. Mi concedo un attimo di pausa ed esco in cortile a fumare una sigaretta. Mi lascio incuriosire da un parco pubblico, anch’esso dall’aria decadente e grigia. Tutto sommato mi sento bene qui, ho sempre amato quell’aria un pò decadente dell’est europeo, un qualcosa di tragico e senza tempo che sento molto mio.

All’interno del parco trovo una scuola ancora aperta. I muri sono pieni di scritte e tra queste comincio a riconoscere degli interi pezzi della lettere mandatemi dalla signora rumena. La cosa è abbastanza misteriosa, ma non inquietante. Ovunque sento un senso di pace e tranquillità. Ad ogni modo decido di volerne sapere di più e cerco di entrare nella scuola per parlare con qualcuno. Riesco a trovare una porta aperta in quella che ha tutta l’aria di essere una torre. Entrando scopro che si tratta di una sala insegnanti un pò retrò. Ci sono tanti professori e stanno tutti parlando di arredamento antico, mi siedo in un angolo e resto ad ascoltarli per un tempo indefinito. Qualcosa però attrae la mia attenzione, o meglio qualcuno. Una professoressa anziana mi sembra un volto noto e guardandola meglio mi accorgo che si tratta sempre della signora rumena, solo che qui è invecchiata di almeno vent’anni. Come è possibile? Lei si accorge della mia presenza e mi invita a seguirla all’esterno.

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L’attrice rumena Cecilia Bârbora

Mi prende per mano e mi porta lungo una strada di campagna senza mai dire una parola. Ora il paesaggio ha assunto colori più vivaci e sembra che in lontananza ci sia una fiera di paese. Târgoviște rimane alle nostre spalle. Strada facendo incontriamo un uomo anziano fermo in mezzo alla strada circondato da mobili antichi: sta cercando di venderli e intorno a lui ci sono già dei possibili acquirenti. Ci fermiamo anche noi e osserviamo attentamente la roba esposta. Un oggetto in particolare colpisce la nostra attenzione: un letto meccanico con la “turca”, uno strano affare in grado di spostarsi semplicemente in giro per la stanza o per la strada. Mi avvicino all’anziano e gli offro 30.000 euro. Lui, con mia grande sorpresa, ribatte a 27.000! A quel punto gliene offro 25.000 e troviamo l’accordo. Il letto è nostro, ci verrà consegnato a Târgoviște presso la casa della festa.

Con aria soddisfatta riprendiamo la strada verso la festa di paese. Allegri. Felici. Spensierati. Târgoviște è alle spalle.

Târgoviște è alle spalle?