Sturm und Drang: Premonizione I

Sussurri ogni notte al mio orecchio vigile…

Ogni notte mi parli e mi dai consigli…

Ogni notte mi tieni tra le tue spire, come un serpente con la sua preda…

Ed io riposo beato in quella stretta mortale…

Sapendo di essere già morto da tempo…

Sturm und Drang: Sacrificio di sangue

E se il sacrificio umano, il sacrifico rituale del sangue, fosse l’atto costitutivo di ogni nuova civiltà e non il suo atto finale?

Se fosse il vero rituale di passaggio per il successivo piano evolutivo?

Col progredire delle ere fin dove bisognerebbe spingersi in questo tributo da pagare?

Quanto e quanti? E dove? E soprattutto… come?

E se l’errore “nel come” determinasse un fallimento sostanziale del passaggio?

Dove siamo esattamente adesso?

Siamo dove dovremmo essere o siamo rimasti indietro?

La risposta è sempre nel sangue.

Die Antwort liegt immer im Blut.

Sturm und Drang: La battaglia

L’ambiente è buio, le poche luci sono talmente soffuse da rendere il tutto quanto meno percepibile. Deve essere un bunker… anzi lo è sicuramente. Ci sono solo soldati attorno a me e pure io indosso una divisa, ma non se ne distinguono bene i colori con questa mancanza di luce… so solo che tendono allo scuro. Siamo sporchi, umidi, insanguinati e stanchi… da diversi angoli si alza il fumo di sigaretta, forse l’unica cosa ad realmente viva in quel luogo. C’è grande agitazione. Tutti hanno qualcosa da fare, tutti si muovono, tutti sono pronti per qualcosa. Ma cosa?

L’odore è orribile… nauseante… sangue, piscio, merda e carne bruciata. Carne umana bruciata.

Improvvisamente il silenzio è rotto dai rumori dell’esterno ed anche dentro al bunker iniziare un vociare confusionario, come se fossimo nel vortice di un girone infernale. Fuori si spara e si muore, ci sono urla ed esplosioni e qualche ufficiale iniziare ad urlare comandi a vanvera, senza sapere neppure lui il vero senso di quelle parole.

Iniziano a rientrare dei feriti. Corpi dilaniati, fatti a pezzi in modo indicibile. E l’odore di morte va aumentando. Carne umana bruciata.

Dobbiamo trasportare i feriti che entrano verso una sala più interna del bunker, dove il personale medico se potrà prendere cura, nei limiti del possibile. Ogni 3 uomini che tornano feriti se ne salva solo 1. Barelle su barelle di carni maciullate. Arriva l’ennesima barella e devo trasportarla con un commilitone, adagiato sopra di essa vi è un corpo deformato, schiacciato e bruciato… guardo quelli che lo hanno riportato da fuori.

“Ma è vivo?”

“Si.” mi risponde uno.

“Cosa gli è successo?”

“E’ finito sotto un carro armato…” mi risponde sempre lo stesso.

“E siamo sicuri che stia ancora respirando?”

“Non abbiamo certezze per affermare il contrario.” mi risponde l’altro e se ne vanno entrambi.

Portiamo il futuro cadavere nella sala ospedale, i medici ci guardano con occhi spenti e stanchi, non dicono una parola, solo un rapido cenno della testa per farci capire dove abbandonare la barella, il corpo e forse pure la speranza.

Poi arriva la chiamata. Il nostro turno. Armati fino ai denti, già sporchi di tutto ancor prima di uscire al di fuori del bunker. Mi chiedo cosa ci sia al di là ad aspettarci. Una città in rovina? Un bosco? Una pianura? Stiamo attaccando noi o stanno attaccando loro? E’ poi realmente importante sapere queste cose? No… dal rumore che sento provenire dall’esterno direi proprio di no.

Mi incammino insieme agli altri del mio reparto. Inizio a riconoscere meglio le divise, ma anche questo ha poca importanza. Siamo fottuti e già lo sappiamo, siamo morti eppure andiamo fuori… per abbracciarla la morte, per amarla come si ama una vecchia amante. Lei aspetta noi, noi bramiamo il suo calore.

Prima di uscire un medico si avvicina e mi inietta nel braccio qualcosa.

“Cos’è sta roba?”

“Morfina… ti servirà…” risponde lui senza degnarmi di uno sguardo.

Usciamo.

Luce.

Immensa luce.

Luce eterna.

Sturm und Drang: il mattino dei morti

Ad ogni risveglio in questo mondo di falsità vedo il tuo viso.

Illumina lo spazio attorno a me sempre alla stessa ora.

Nella stanza, prima buia, appaiono i tuoi immensi occhi blu.

E tutto diventa luce abbagliante.

Continuo a bruciare ogni giorno fino a restare cenere.

Rinasco la notte cullato dal sogno di te.

Tu sei tutto.

Io sono morto.

Sturm und Drang: ripartire dall’inizio

Eppure è qualcosa che non si può fare, neppure con il più grande sforzo mentale di questo mondo. Senza trascurare il fatto che potrebbe anche non avere senso… parte la pellicola ed il film scorre sullo schermo, uguale a se stesso, identico al passare degli anni. In continuo ripetersi. Ciclico come il tempo e come il susseguirsi delle ere di questa terra.

Finirà anche questa era, ma noi non ci saremo… anzi… ci saremo, ma non in questa forma. E come sempre ripeteremo i nostri passi nel grande palcoscenico universale.

Quanto dura un giorno? Quanto durano un anno?

E 500 anni quanto potranno mai durare?

Wir werden ewig neu erstehen Wir sind uns das Opfer des Todes Wert!

Sturm und Drang: Al momento opportuno

Quando non ci sarà altra scelta tra la capitolazione e la morte l’unica scelta plausibile sarà la seconda, per non dover vivere nel nuovo mondo con la sua meschina tirannide dal volto umano. Solo quando i vivi moriranno ed i morti vivranno allora tutto sarà compiuto.

Se lo spirito è pronto il corpo lo seguirà.

Sturm und Drang: Il passaggio

Sognare i morti è come tornare indietro nel tempo, questo quando li si sogna al passato. Ma quando i morti si inseriscono nel presente, allora il sogno svanisce e la realtà si mischia irreparabilmente a ciò che avrebbe potuto essere, ma non è stato.

Ci sono cimiteri per i morti e ci sono cimiteri per le cose che non abbiamo mai detto o fatto.

Nei primi cimiteri andremo alla fine dei nostri giorni, nei secondi ci finiamo ogni maledetta notte…

Sturm und Drang: Risposte

Non esistono risposte…

Risposte poi a cosa?

Hai le risposte?

Risposte a chi?

A quando le risposte?

Non esistono risposte…

Eppure dovevo dare delle risposte…

Ma poi risposte a chi?

Rifletti prima di dare delle risposte.

Dai tutte le risposte.

Sempre che vi siano delle risposte…

Ma risposte per chi?

Non esistono risposte…

Forse un giorno avrò le risposte…

Forse un giorno avrai le risposte…

Risposte…

Non esistono risposte…

Sturm und Drang: la dama bionda

Rumori, ovunque… frastuono… palazzi che crollano… mura che tremano…

E poi ancora rumori lontani e vicini, di questo mondo e di quello a venire…

La dama è in piedi di fronte a me… mi guarda senza dire una parola… attende…

Poi si avvicina e poggia le sue labbra sulle mie…

Le sue labbra sono morbide… il suo bacio è delicato…

Stacca le sue labbra e si allontana sorridendo…

Attorno a noi solo rovine e distruzione…

Porto la pistola alla bocca e premo il grilletto…

Non odo più rumori… vedo solo la sua chioma bionda

Pace

Sturm und Drang: Non esiste pace di notte

C’è una luce abbagliante che mi risveglia nel cuore della notte, come un grido improvviso senza fonte certa, come un lampo in una tempesta che in realtà non è in cielo… e mi trovo disarmato nelle ombre della stanza innanzi a qualcosa che non riesco a comprendere. Chi vaga nelle tenebre del mondo non ha paura delle ombre… ma non aver paura non vuol dire essere al sicuro, non aver paura non vuol dire non dover fare i conti con quello che c’è al di fuori di noi ed a volte dentro di noi… cos’è poi peggio? Ciò che sta dentro o quello che sta al di fuori?

Difficile da comprendere, difficile da capire, difficile da realizzare, difficile da vivere… qui è difficile pure il respirare se non con l’ansia e l’affanno del risveglio improvviso. 

Non c’è pace nel sonno… non c’è pace in nessun luogo.

Sturm und Drang: Il vampiro prima dell’alba

Senti la mano sulla spalla in piena notte, delicata… leggera… come se non volesse svegliarti, o almeno finge che sia così, mentre in realtà quello che vuole è proprio destarti dai tuoi sogni. Sa che stavi riposando tranquillo e questo non lo può permettere… no, tu devi restare vigile, attento, sveglio assieme a lei. Perchè fosti tu a risvegliarla dal suo sonno! Tu la evocasti incautamente…

Oh, quando i maestri dicevano di fare attenzione, quando i maestri dicevano di non compiere certi riti… non avevano forse ragione? Si che l’avevano… ma tu non volevi ascoltarli. Sapevi che avevano ragione, ma dovevi fare di testa tua. Ed ora lei è qui… non sai neppure come ricacciarla nelle tenebre. Del resto neppure la notte in cui l’evocasti volevi chiamare lei… 

Gli errori… già gli errori si fanno… e si pagano. Il prezzo della spavalderia può essere l’insonnia eterna, l’eterno dolore, l’eterna illusione e la carezza di chi ti sta svuotando dentro. E’ in quei momenti che l’eterno riposo della morte perde il suo cupo terrore.