Storia: Dicembre 1915 e primi giorni Gennaio 1916

All’inizio del Dicembre 1915 la Serbia aveva le ore contate, circondata dagli eserciti degli Imperi Centrali, con la capitale già in mano al nemico e con l’impossibilità degli eserciti Alleati di prestare un reale soccorso al piccolo paese balcanico. L’offensiva finale venne sferrata congiuntamente (vi presero parte Tedeschi, Austro-ungarici e Bulgari) in Kosovo tra il 10 Novembre e il 4 Dicembre 1915 e si concluse con una netta sconfitta dei difensori, costretti a ripiegare in territorio Albanese per poi potersi imbarcare per l’isola greca di Corfù (occupato in quest’ottica dalle truppe francesi intorno al 11 Gennaio 1916). La Serbia aveva capitolato.

Sempre nell’ottica di proteggere la ritirata serba le truppe Italiane occuparono militarmente l’Albania meridionale a partire dal 16 Dicembre 1915, aprendo così una lunga campagna militare nel piccolo paese balcanico destinata a durare sino al cessare delle ostilità nel 1918. La politica “aggressiva” dell’Italia nei confronti dell’Albania avrebbe trovato ulteriore sfogo nell’Aprile del 1939 a pochi mesi dall’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Ad estrema difesa delle truppe serbe in ritirata si mosse anche il Regno del Montenegro che riuscì a sconfiggere ed a rallentare le truppe dell’Austria-Ungheria nella Battaglia di Mojkovac del 6-7 Gennaio 1916.

Soldati turchi nel settore di Gallipoli

Eventi particolarmente drammatici si svolsero anche nel settore di Gallipoli dove a partire dal 8 Dicembre 1915 cominciò una progressiva ritirata delle truppe Alleate. L’evacuazione completa dell’area avvenne entro il 9 Gennaio 1916.  La vittoria, dopo 9 mesi di sanguinosi scontri, fu dell’Impero Ottomano. Nel complesso, tra morti e feriti, il bilancio fu di 500.000 perdite sommando entrambi gli schieramenti.

Perdite totali (non inclusi gli ammalati)
  Morti Feriti Dispersi/prigionieri Totale
Impero ottomano 56.643 107.007 11.178 174.828
Regno Unito 34.072 78.520 7.654 120.246
Francia 9.798 17.371 27.169
Australia 8.709 19.441 28.150
Nuova Zelanda 2.721 4.752 7.473
India britannica 1.358 3.421 4.779
Terranova 49 93 142
Totale Alleati 56.707 123.598 7.654 187.959

Alle cifre della tabella qui riportata vanno sicuramente aggiunti almeno 130.000 uomini ammalatisi e spesso morti a causa della febbre tifoide e della dissenteria.

Commemorazione dei caduti di Gallipoli tra le autorità di Turchia ed Australia.

Gli Ottomani riuscirono a togliersi qualche soddisfazione anche sul fronte della Mesopotamia dove riuscirono ad accerchiare le truppe anglo-indiane nell’assedio di Al-Kut, cominciato il 7 Dicembre 1915 e terminato con successo nell’Aprile del 1916.

Sul fronte Occidentale di notevole ci fu solo il cambio al comando del contingente britannico, col passaggio di consegne tra l’uscente John French e il subentrante Douglas Haig (19 Dicembre 1915).

Storia: Anthony Fokker

Anthony Fokker è stato un uomo straordinario, uno dei cosiddetti “pionieri dell’aviazione”, un uomo che giorno dopo giorno ha progettato, realizzato e pilotato aerei sempre più innovativi. Ma presentiamolo come si deve. Innanzi tutto Anton Herman Gerard Fokker non era Tedesco, come molti erroneamente credono, bensì Olandese: nacque infatti sull’isola di Giava nel 1890, allora l’Indonesia era una colonia e si chiamava Indie Olandesi. Non era un ragazzo che amava particolarmente lo studio e dimostrò sin da giovanissimo la sua passione per i motori, tanto che il padre nel 1910 lo inviò in Germania per fare l’apprendista meccanico nel settore automobilistico. Bisogna sapere che in quegli anni l’Impero Tedesco e l’Impero Olandese erano uniti da solidi legami nascenti principalmente dal rapporto di parentela dei rispettivi sovrani, anche se l’Europa degli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale presentava un vasto panorama di reali imparentati in maniera più o meno stretta: tutto merito della Regina Vittoria! Anthony si dimostrò subito interessato al mondo dell’aviazione e nel 1911 a soli 21 anni costruì il suo primo prototipo e già l’anno successivo creò la sua prima fabbrica di aerei, ma quelli erano ancora gli anni delle esposizioni e dei voli dimostrativi, il volo non era ancora intuito come un grande mezzo per viaggiare su scala mondiale.

Anton Herman Gerard Fokker

La grande occasione per Fokker arrivò allo scoppio della guerra, quando il governo del Kaiser prese il controllo della sua fabbrica e lui cominciò a lavorare sui progetti degli aerei da guerra per l’aviazione Imperiale tedesca. Per tutta la durata del conflitto alcuni dei migliori piloti da guerra di sempre volarono sui mezzi da lui progettati, bisogna considerare che i materiali utilizzati allora nella costruzione degli apparecchi avevano poco a che vedere con quelli utilizzati ai giorni nostri, chi saliva su quegli aerei era a sua volta un pioniere, un amante del rischio e dell’ignoto. La creazione più interessante di Fokker in quegli anni è sicuramente il Fokker Dr.I Dreidecker (triplano) reso celebre dalle vittorie che  Manfred von Richthofen ottene con esso (19 confermate). Si tratta di un aereo in grado di raggiungere i 185 Km/h con una autonomia di 300 Km. Considerando che tra Roma e Milano ci sono 586 km di distanza un aereo del genere avrebbe impiegato più di tre ore per compiere l’intero viaggio senza togliere una sosta obbligata da effettuare un po’ prima di Firenze. Numeri che oggi sarebbero impensabili. L’aereo in questione venne prodotto solo in 320 esemplari e pochissimi superarono le ostilità.

Fokker Dr.I Dreidecker

La sconfitta degli Imperi Centrali portò Fokker a tornare in Olanda e successivamente a trasferirsi negli Stati Uniti lavorando sempre nel settore dell’aeronautica, ma sviluppandone le applicazioni in campo civile. Si veda il trimotore Fokker F.VII, aereo di linea in grado di portare sino a 12 passeggeri, con una velocità massima di 185 Km/h, ma con un’autonomia  di 1160 Km: una Milano – Roma sempre in poco più di tre ore, ma senza soste (tra l’altro alcuni esemplari erano in dotazione  anche al Regno d’Italia). Nonostante le grandi capacità e lo spirito da pioniere il buon Anthony morì per una meningite nel 1939, una fine un po’ irriverente per uno che aveva volato là dove alcuni si potevano solo sognare di arrivare.

Storia: Novembre 1915

L’entrata in guerra della Bulgaria spostò momentaneamente le sorti in favore degli Imperi Centrali su tutto il fronte balcanico, questo nonostante la forte mobilitazioni da parte di tutte le potenze Alleate.

Soldati bulgari sul fronte macedone

L’attacco italiano durò sino al 4 Novembre e riprese con la Quarta Battaglia dell’Isonzo tra il 10 Novembre e il 5 Dicembre 1915, senza però raggiungere mai obiettivi significanti. Nel frattempo anche l’esercito francese, sbarcato a Salonicco, impegnava militarmente l’esercito bulgaro con risultati tutt’altro che incoraggianti… al punto di doversi ritirare già a partire dal 21 Novembre 1915. I Bulgari dal canto loro continuavano a stordire i Serbi con offensive incalzanti, sconfiggendoli il 9 Novembre 1915 nella Battaglia della Morava e il 15 Novembre 1915  nella Battaglia della Ovche Pole.

Sul fronte occidentale e su quello orientale la situazione restava statica.

Sul fronte della Mesopotamia le truppe Ottomane resistevano a quelle Inglesi nella Battaglia di Ctesifonte svoltasi tra il 22 e il 25 Novembre nel tentativo britannico di raggiungere al più presto Baghdad.

Storia: 40 acri e un mulo

Immaginiamo un paese giovane e in forte espansione, un paese che viaggia a quattro velocità diverse. A nord si trovano le maggiori enclavi industriali dove vengono impiegati i lavoratori provenienti dall’Europa, uomini liberi approdati lì in cerca di fortuna o anche solo di un lavoro sicuro. A ovest ci sono territori sconfinati che i pionieri stanno cercando di sottrarre con la forza e con l’inganno ai legittimi proprietari indiani. A sud ci sono le grandi proprietà agricole che funzionano unicamente grazie all’impiego di schiavi arrivati dall’Africa, manodopera a costo zero. Poi ci sono gli indiani, di cui non frega niente a nessuno, considerati ladri e straccioni da poter rinchiudere in stretti lembi di terra, mentre tutto intorno a loro viene stravolta la terra. Questi sono gli Stati Uniti a metà del ‘800.

Alla fine 1860 venne eletto presidente della repubblica Lincoln (che si sarebbe insediato a marzo 1861), un Repubblicano del nord molto vicino agli interessi degli industriali e moderatamente antischiavista. Per gli stati del sud la sua elezione rappresentava un serio problema in quanto avrebbe accelerato il processo di abolizione della schiavitù a livello federale, costringendo di fatto i proprietari terrieri del sud a liberare tutta la manodopera e a doverla pagare… senza considerare quanta di questa manodopera si sarebbe trasferita nelle città industriali a nord. Quest’ultima considerazione era la viva speranza degli industriali del nord: un ex schiavo avrebbe lavorato di sicuro ad un salario minore di un immigrato europeo. Fu così che nacque la Confederazione Sudista e che nel giro di pochi mesi scoppiò la Guerra di Secessione (1861-1865). La storia la conosciamo tutti, anche se il più delle volte è stata riportata in maniera molto romanzata in classica salsa americana “buoni-contro-cattivi” con un pizzico di “liberiamo-gli-oppressi” e due cucchiai di “esportiamo-democrazia”. Spiegazioni semplicistiche della guerra che possono andare bene per gli amanti di libri come “La capanna dello zio Tom” del 1852.

Durante le fasi finali della guerra accadde un fatto singolare. Tutti voi avrete visto il film “Via col vento”, giusto? Bene in quel film viene illustrato l’assedio di Atlanta da parte di un generale unionista di nome Sherman. Quell’assedio era parte integrante di una campagna militare di fondamentale importanza condotta da questo generale e giunta al successo proprio all’inizio del 1865. Il 16 gennaio di quell’anno il generale emise ordine speciale (Special Field Orders, No. 15) da applicare alle famiglie nere di schiavi liberati dall’esercito nei territori della Georgia, Sud Carolina e Florida. In quel documento si attribuiva un risarcimento da pagare agli ex schiavi consistente in 40 acri di terra e un mulo per poterli arare; queste terre dovevano essere confiscate ai precedenti proprietari terrieri sudisti. Di fatto nel giro di sei mesi 10.000 famiglie usufruirono di questo atto per potersi insediare sulla terra confiscata e per ricominciare una nuova vita.

Il presidente Lincoln venne ucciso il 15 aprile del del 1865 a guerra appena finita (era passata neanche una settimana). Il suo successore fu il Democratico Johnson, scelto a suo tempo come vice-presidente da Lincoln poichè era l’unico politico proveniente da uno stato confederato che non aveva abbandonato il parlamento unionista, veniva infatti dal Tennessee. Egli cercò di attuare una politica di pacificazione col sud, ma ben presto dovette scontrarsi con la maggioranza del parlamento composta da Repubblicani radicali, per questo fu costretto ad una serie di atti elaborati controvoglia volti in parte a punire il sud del paese (lasciando così aperte ferite ancora oggi visibili) e a mantenere fruibile la manodopera nera in favore degli industriali del nord.

Fu così che dopo appena sei mesi le terre appena concesse ai neri vennero confiscate dal governo per poi essere restituite ai precedenti proprietari. Questo fatto causò un forte malcontento nella popolazione nera degli stati del sud, moltissime famiglie videro come unica speranza per una vita migliore la migrazione verso le grandi città industrializzate del nord… dove gli stessi industriali che avevano appoggiato Lincoln li aspettavano a braccia (fabbriche) aperte. Ah… il sogno americano.

Scena memorabile di “Via col vento”

Storia: Ottobre 1915

Il mese di Ottobre del 1915 vide come protagonista bellica la Bulgaria. La sua alleanza con la Germania portò un nuovo assetto sullo scacchiere balcanico e determinò un atteggiamento più aggressivo da parte delle forze Austriache, sempre più determinate a conquistare il piccolo stato. Il 7 Ottobre 1915 partì la quarta invasione della Serbia ad opera di Vienna e con l’appoggio delle forze tedesche riuscirono ad entrare a Belgrado già il 9 Ottobre. La Bulgaria decise quindi di attaccare da est per dare il colpo di grazia al nemico, per questo motivo il 14 ottobre venne presentata la formale dichiarazione di guerra alla quale ovviamente risposero anche le altre nazioni Alleate.

Il 15 Ottobre 1915 l’Inghilterra e il Montenegro dichiararono guerra alla Bulgaria e il 16 Ottobre 1915 la Francia fece lo stesso passo. Abbiamo già visto come le truppe Alleate fossero già sbarcate preventivamente in territorio greco proprio per intervenire in estremo soccorso della Serbia. La guerra nei Balcani era solo momentaneamente favorevole agli Imperi Centrali.

Il 18 Ottobre 1915 le truppe italiane iniziarono la Terza Battaglia dell’Isonzo (l’attacco sarebbe durato sino al 4 Novembre) per cercare di distrarre gli Austriaci distogliendoli dal fronte serbo e il giorno successivo, congiuntamente alla Russia, l’Italia dichiarò guerra alla Bulgaria.

Storia: Settembre 1915

Il settembre 1915 cominciò con una pessima notizia per le forze degli Alleati: il Regno di Bulgaria siglò un trattato di alleanza con la Germania il giorno 6, questo non poteva che avere ripercussioni negative sull’instabile fronte dei Balcani. Questo fu uno dei motivi per cui i Francesi e gli Inglesi cominciarono ad interessarsi più da vicino a quel settore. Di fatto la Serbia era circondata su tre lati (anche se restava esclusa dalla contesa la Romania). Iniziò una rapida manovra per portare aiuto alla Serbia. Le truppe Alleate sbarcarono a Salonicco in Grecia, in quel momento neutrale, puntando a condurre una campagna di conquiste in Macedonia per cercare di arrivare il prima possibile in Serbia. A questa offensiva parteciparono anche forze militari italiane. Lo sbarco avvenne il 22 Settembre 1915, ma la campagna durò sino alla fine della guerra, assumendo i tratti tipici degli altri fronti europei.

Sul fronte orientale la situazione non era delle migliori per i Russi. Già il giorno 8 Settembre 1915 lo Zar aveva rimosso il comandante in capo dell’esercito per i pessimi risultati conseguiti nel corso degli ultimi mesi di guerra. La direzione passò nelle mani dello stesso Zar, che però di lì a pochi giorni registrò l’ennesima grande delusione militare con la perdita della città di Vilnius ad opera dei Tedeschi. La situazione sul fronte orientale sembrava compromessa e questo avrebbe iniziato a minare il morale dell’intero popolo russo… con effetti sempre più evidenti a partire dal 1916.

Soldati Inglesi in azione a Loos

Sul fronte occidentale continuò l’inesorabile scontro senza apparenti risultati tra le forze in campo, come nel caso della Terza Battaglia di Artois combattuta tra il 15 Settembre e il 4 Novembre 1915 (oltre 160.000 perdite complessive) o della Seconda Battaglia dello Champagne combattuta tra il 25 Settembre e il 6 Novembre 1915 (quasi 250.000 perdite complessive) o della Battaglia di Loos combattuta tra il 25 Settembre e il 19 Ottobre 1915 (con il primo impiego dei gas tossici da parte degli Inglesi e oltre 75.000 perdite complessive). A Loos tra gli altri morì anche John Kipling figlio del noto scrittore Rudyard.

John Kipling
John Kipling

“Have you news of my boy Jack?”
Not this tide.
“When d’you think that he’ll come back?”
Not with this wind blowing, and this tide.

“Has any one else had word of him?”
Not this tide.
For what is sunk will hardly swim,
Not with this wind blowing, and this tide.

“Oh, dear, what comfort can I find?”
None this tide,
Nor any tide,
Except he did not shame his kind —
Not even with that wind blowing, and that tide.

Then hold your head up all the more,
This tide,
And every tide;
Because he was the son you bore,
And gave to that wind blowing and that tide!

(Rudyard Kipling, 1916)

Storia: James Cook

La storia di James Cook inizia il 7 Giugno del 1755, il giorno in cui si arruolò nella Royal Navy in previsione della Guerra dei Sette Anni, aveva ventisette anni ed una discreta esperienza come comandante di navi mercantili maturata nel Baltico. Dopo i primi incarichi portati a termine con discreto successo si distinse nella guerra vera e propria nel Nord America, dove Francia ed Inghilterra si contendevano le colonie dell’ attuale Canada. Tra una battaglia e l’altra emerse il talento di Cook per la cartografia e la topografia, egli infatti tracciava mappe dettagliate delle zone che attraversava per scopi bellici e questo risultò di particolare aiuto all’esercito inglese. Fu così che a guerra finita venne incaricato di mappare l’Isola di Terranova in maniera dettagliata tra il 1763 e il 1767, un lavoro di indubbio successo.

Ma quello per cui tutti oggi ricordano questo nome riguarda l’ esplorazione del sud del Pacifico. Egli infatti venne incaricato nel 1766 di effettuare un primo viaggio con scopo astronomico (ne era un grande studioso) per osservare il transito del pianeta Venere davanti al sole. Durante questo primo viaggio giunse a Tahiti (1769), fu inoltre il secondo europeo a raggiungere la Nuova Zelanda mappandone le coste, navigando poi verso l’Australia e giungendo infine nelle Indie Orientali Olandesi a Giacarta (1771) dove però un’epidemia di malaria gli decimò l’equipaggio. La pubblicazione del diario redatto durante il viaggio e l’apporto rilevante delle sue scoperte gli portarono grande fama nel mondo scientifico di allora.

Ripartì quindi nel 1772. La Royal Navy già nel primo viaggio gli aveva chiesto di cercare tracce della mitica Terra Australis. In questo viaggio scoprì altre terre tra cui possiamo ricordare la Georgia del Sud e la Nuova Caledonia; fu inoltre il primo europeo a superare il circolo polare antartico. Bisogna tenere presente che la Terra Australis era un ipotetico continente situato nell’emisfero australe la cui esistenza era ipotizzata sin dai tempi di Aristotele. Questo viaggio, che lo portò anche nella Terra del Fuoco, gli permise più folte di avvicinarsi all’Antartide, ma senza mai arrivare a dimostrare l’inesattezza della teoria della Terra Australis come un continente di enormi dimensioni.

Organizzò infine un terzo viaggio con prima tappa a Tahiti, ma il vero scopo della sua spedizione era la ricerca del Passaggio a Nord Ovest! Questo viaggio gli permise di scoprire le Hawaii e di mappare completamente le coste dalla California sino allo stretto di Bering, ma gli fu impossibile andare oltre a causa del ghiaccio. Tornò quindi a sud, nelle Hawaii. Qui la storiografia non è ben chiara nel raccontarci i fatti a causa delle testimonianze discordanti, sembra comunque che dopo un furto di materiale da parte dei nativi sia nato un alterco sfociato in violenza alla fine del quale Cook sarebbe stato accoltellato a morte. Era il 14 Febbraio del 1779.

Di lui resta tantissimo, sia per i reperti conservati in diversi musei, sia per luoghi che portano il suo nome come ad esempio le Isole Cook che sono uno stato dell’ Oceania composto da 15 isole, un posto con paesaggi decisamente mozzafiato.

Storia: Agosto 1915

Varsavia cadde in mano tedesca il 5 Agosto 1915, mentre i Russi si ritiravano in disordine verso la Russia Bianca a partire dal 17 Agosto in quella che la storia ricorderà come la “grande ritirata”… la Polonia e la Galizia erano in mano Austro-Tedesche. La marina dello Zar invece resisteva strenuamente agli avversari per ben 10 giorni di violenti scontri nella Battaglia del golfo di Riga (8-19 Agosto 1915).

Truppe tedesche a Varsavia

I Russi erano più forti solo sul fronte del Caucaso dove affrontavano un altro esercito antiquato: quello Ottomano. Eppure le truppe del Sultano risultavano più ostiche nel tremendo scontro con gli Inglesi e i Francesi nella penisola di Gallipoli, dove continuava l’imponente massacro per eliminare le posizione turche sulla costa. Tra il 6 e il 21 Agosto si combatterono quattro diverse battaglie che permisero agli Alleati di conquistare molto territorio, pur non riuscendo a schiacciare in maniera definitiva gli Ottomani. Inoltre il 21 Agosto 1915 il Regno d’Italia dichiarava guerra all’Impero Ottomano mettendo a disposizione degli Alleati le basi navali del Dodecaneso.

Truppe ANZAC a Gallipoli

Storia: Isaac Stand Watie

Tutti abbiamo sentito parlare della Guerra di Secessione Americana anche se la maggior parte delle persone ne conosce solo parzialmente gli eventi ed i personaggi, ancora meno sono le persone che vanno oltre le informazioni della “vulgata ufficiale”… che ci ha sempre insegnato a distinguere tra i buoni del Nord e i cattivi del Sud nel più puro e limpido stile retorico americano. Se volete una storia di buoni sentimenti (lacrimevoli) e nette distinzioni guardatevi un film di Spielberg, se volete andare un pò oltre la facciata pre-fabbricata guardatevi un film di Maxwell. La storia viene scritta dai vincitori e questo è un assunto valido in ogni epoca in cui l’uomo è stato protagonista, sia che si parli degli Ebrei contro i Filistei sia che si tratti degli Americani contro i Giapponesi (giusto per fare due esempi lontani tra loro nel tempo).

Sui banchi di scuola quindi vi sarà capitato di leggere che la Guerra di Secessione finì il giorno 9 Aprile 1865 con la resa del generale Lee dopo la battaglia di Appomattox. In realtà la guerra durò qualche mese in più su fronti diversi da quello della Virginia. Ancora alla morte di Lincoln in Carolina del Nord si combatteva, così come in Alabama ed in Texas e non solo. L’ultima vera battaglia della guerra fu quella di Palmito Ranch del 12-14 Maggio 1865 in Texas. Chi fu quindi l’ultimo generale ad arrendersi alle forze unioniste?

Isaac Stand Watie si arrese il 23 Giugno 1865 a Doaksville, nell’attuale Oklahoma, allora territorio dei Choctaw. Questo generale appartenente all’armata del Trans-Mississippi era un Indiano Cherokee. Allo scoppio della guerra alcune tribù indiane rimasero coinvolte in quei sanguinosi eventi. Molte tribù si schierarono dalla parte dei Confederati dal momento che gli Stati del Sud avevano sempre adottato una politica meno espansionista verso ovest rispetto ai cugini del Nord. L’adesione alla Confederazione da parte di queste tribù portò i loro storici avversari (nativi) a schierarsi dall’altro lato creando così una guerra nella guerra. La nazione Cherokee era già da tempo divisa in due tronconi a causa di un controverso trattato (1835) col quale questa tribù aveva ceduto parte del suo territorio agli Stati Uniti… ne era nata una guerra civile all’interno della tribù. Durante la guerra civile una fazione si schierò con Richmond e l’altra ovviamente con Washington. Isaac Stand Watie era il capo che scelse da subito la causa confederata venendo promosso al rango di colonnello di un reggimento di cavalleria Cherokee. Da quel momento in poi partecipò a diverse importanti battaglie nella zona occidentale del fronte, tenendo lontani gli Unionisti dai territori indiani del sud (1861). Le truppe indiane erano esentate dal combattere al di fuori del loro territorio, ma Watie portò i suoi uomini a combattere in Arkansas (1862) per arginare l’invasione delle truppe di Washington.

In tutto questo i Cherokee presero parte a 18 battaglie importanti e ad una serie innumerevole di scontri minori, impegnando un numero molto elevato di soldati blu e catturando rifornimenti e denaro per oltre 1 milione e mezzo di dollari di allora. Nel 1864 fu promosso al grado di Brigadier Generale e divenne così il comandante della Prima Brigata Indiana.

Il 23 Giugno 1865 fu l’ultimo generale confederato a deporre le armi.

Storia: Luglio 1915

Luglio 1915 era già tracciabile un primo bilancio dell’andamento della guerra nel suo primo anno di sanguinoso svolgimento. Gli Imperi Centrali cominciavano a comprendere che l’Impero Zarista era un gigante lento molto vulnerabile, la cui fanteria non era in grado di competere con quelle avversarie se non per i poderosi numeri.

Nelle colonie la Germania continuava a perdere i pezzi. Il 1 Luglio 1915 l’odierna Namibia finiva in mano alle truppe del Sudafrica, generando tutta una serie di dispute e guerre locali che si sarebbero protratte per oltre 80 anni.

Soldato Ascaro Tedesco

Sul fronte italiano tra il 18 Luglio e 3 Agosto 1915 si consumava la Seconda Battaglia dell’Isonzo, con gli Italiani intenti a conquistare il territorio carsico… ma dopo quindici giorni di scontri l’offensiva si spense,  lasciando sul suolo più di 15.000 morti tra entrambe le parti e con nessuno evidente risultato raggiunto. La guerra sarebbe stata lunga e snervante anche in questo settore.