Storia: Le origini della Guerra Civile Americana – Presidenza Van Buren

Alla fine della presidenza Jackson si tennero le elezioni del 1836. A queste elezioni partecipò per la prima volta il Partito Whig (parte del futuro Partito Repubblicano) contro il Partito Democratico, fu comunque il candidato di quest’ultimo a vincere le elezioni: Martin Van Buren, con il 50,8% devi voti popolari e 170 grandi elettori. Un risultato certamente non straripante contro il candidato William Henry Harrison, che sfiderà Van Buren anche nel 1840. L’elezione del 1836 è storicamente importante poichè fu quella che sancì in via definitiva il sistema bipartitico statunitense. Il nuovo presidente si insediò il 4 marzo 1837. Si ripresentò anche alle elezioni del 1840, ma non venne rieletto.

1837: prima grande crisi economica degli Stati Uniti al seguito dello scoppio di una bolla speculativa il 10 maggio a New York, ci furono fallimenti bancari a catena e un picco spaventoso del tasso di disoccupazione. Nel frattempo in Illinois viene linciato il redattore abolizionista (e presbiteriano) Elijah Parish Lovejoy, il suo giornale aveva attaccato gli schiavisti del Sud, ma anche gli immigrati cattolici irlandesi.

1838: deportazione forzata dei Cherokee lungo il tristemente famoso “sentiero delle lacrime”. In Missouri viene promulgato contro i Mormoni il Missouri Executive Order 44 (ordine di espulsione e sterminio), il quale porta alla fuga della comunità religiosa dallo stato.

1839: Avviene il famoso episodio della ribellione dell’Amistad ed il relativo processo della durata di tre anni, alla fine dei quali gli schiavi saranno tutti liberati.

1840: dal nuovo censimento della popolazione degli Stati Uniti risultano 17.069.453 (quasi il 33% in più rispetto a quello del 1830) di cui 2.487.355 e 6.000 afroamericani liberi.

Storia: Le origini della Guerra Civile Americana – Presidenza Jackson

Alla fine della presidenza Quincy Adams si tennero le elezioni del 1828. Furono le prime elezioni in cui i due ex tronconi del Partito Democratico-Repubblicano si scontrarono nella loro nuova veste. Il Partito Democratico candidò Andrew Jackson (protagonista delle precedenti elezioni) il quale ottenne la vittoria col 56% dei voti e 178 grandi elettori, contro gli 83 dello sfidante e presidente uscente John Quincy Adams, in rappresentanza del Partito Repubblicano Nazionale. Jackson verrà rieletto alle elezioni del 1832 col 55,4% dei voti 219 grandi elettori… in quel caso a sfidarlo ci furono ben 3 partiti di cui 2 con chiare aspirazioni anti-massoniche! Il nuovo presidente si insediò il 4 marzo 1829.

La sua presidenza fu caratterizzata da una politica molto attiva nella stipula di trattati bilaterali coi Nativi, i quali vennero sistematicamente rimossi dalle proprie terre e spostati in altri territori, spesso in maniera forzata, i trattati in quel periodo furono oltre 70.

Deportazione di Nativi

1829: David Walker residente a Boston, ma ex schiavo della Carolina del Nord, pubblica un appello in cui invita tutti gli schiavi alla rivolta nel Sud.

1830: viene promulgato il Indian Removal Act, dando il via alle deportazioni dei Nativi. Nello stesso viene effettuato il censimento dal quale risultano 12.866.020 persone residenti di cui 2.009.043 schiavi.

1831: William Lloyd Garrison inizia la pubblicazione di un periodico abolizionista “The Liberator”. Il movimento abolizionista diventa sempre più forte nella società del Nord. Nello stesso anno una violenta rivolta di schiavi in Virginia, guidati da Nat Turner, viene sedata nel sangue, in tutto il Sud si inizia a sospettare che dietro questo atto vi sia l’appoggio diretto degli abolizionisti del Nord, per questo motivo nei vari Stati ci si prepara ad affrontare nuove insurrezioni.

1832: Il Congresso  promulga la “Tariffa del 1832” la quale esacerba ulteriormente gli animi tra le esigenze economiche del Sud e quelle del Nord, pare ormai evidente che l’interesse primario del governo sia lo sviluppo industriale del Nord. La risposta della Carolina del Sud non si fa attendere e il suo parlamento statale dichiara invalida la nuova tariffa, poiché minaccia gli interessi dello Stato. Gli Stati Uniti, pur se guidati da un uomo del Sud (e proprietario di schiavi), decidono per la linea dura verso la Carolina del Sud, arrivando ad approvare il “Force Bill”, che autorizza il Presidente ad usare liberamente l’esercito e la marina per far rispettare la legge federale. Al contempo il Presidente fa modificare la “Tariffa del 1832” al Congresso… un colpo al cerchio ed uno alla botte insomma.

1833: Il Congresso promulga la “Tariffa del 1833”, si chiude la crisi dell’anno prima.

1835: La pressione della propaganda anti-schiavista del Nord inizia a farsi sentire e la Georgia emette una legge che prevede la pena di morte per chi contribuisca a diffondere e pubblicare materiale che possa indurre gli schiavi alla ribellione.

1836: Il Texas diventa indipendente dal Messico e nel mentre l’Arkansas entra nell’Unione come “Stato schiavista”. Nel frattempo inizia una forte opera di propaganda anti-schiavista ad opera delle sorelle Grimké, trasferitesi a Philadelphia da Charleston. [Liberi 12 –  Schiavisti 13]

1837: Il Michigan viene ammessa nell’Unione come “Stato libero”. [Liberi 13 –  Schiavisti 13]

Storia: Le origini della Guerra Civile Americana – Presidenza Quincy Adams

Alla fine della seconda presidenza di James Monroe si tenenro le elezioni del 1824. Queste elezioni furono estremamente controverse… il Partito Democratico-Repubblicano era ormai l’unico partito della scena statunitense, nonostante le forti divisioni al suo interno, e in quella tornata presentò ben 4 candidati. Il voto popolare venne vinto da Andrew Jackson col 41,4% dei voti ed il favore di 99 grandi elettori, secondo arrivato era John Quincy Adams con il 30,9% dei voti ed 84 grandi elettori. Per ottenere l’elezione ci voleva una maggioranza di 131 grandi elettori, ma questa non c’era… per cui in base al Dodicesimo emendamento della costituzione, il presidente venne eletto dalla Camera dei Rappresentanti, la quale elesse John Quincy Adams! Il nuovo presidente si insediò il 4 marzo 1825.

Quincy Adams aveva un ambizioso programma da realizzare, ma la spaccatura in seno al suo partito caratterizzò gli anni della sua presidenza, di fatto precludendo la realizzazione dei suoi obiettivi. La spaccatura in seguito avrebbe portato alla scissione del partito ed alla nascita in prima battuta del Partito Democratico.

1827: Nasce il “Partito Democratico del Maryland” a Baltimora, a sostegno della candidatura di Andrew Jackson per le elezioni presidenziali dell’anno successivo.

1828: Nasce ufficialmente il Partito Democratico. Nello stesso anno il Congresso promulga la “Tariffa del 1828” con la quale aumenta le tasse doganali fino al 60%. Questa legge nasceva dall’esigenza di favorire le piccole industrie del Nord nei confronti delle merci straniere, ma andava a colpire di traverso i rapporti commerciali del Sud. La prima ad opporsi fortemente a questo norma fu la Carolina del Sud, la quale parlò apertamente di secessione dall’Unione. Quincy Adams legò in modo indissolubile il suo nome a questa legge e per questo uscì sconfitto dalla successiva tornata elettorale.

Storia: Le mummie del Tarim

La storia è una materia estremamente complessa, molto più di quello che potrebbe sembrare ad una rapida occhiata profana… non si tratta semplicemente di mettere in fila un elenco di eventi, di ricordare delle date e dei nomi… si tratta invece di ricostruire il percorso fatto dall’umanità dagli albori sino ai giorni nostri, andando alla ricerca di tutti i tasselli del puzzle. E quando i pezzi non si trovano, quando mancano dei mattoncini, non ci si può limitare all’improvvisazione… non basta avanzare delle ipotesi o mantenere in piedi delle teorie… prima o poi bisogna giungere alla verità. Compresa quella che ancora non conosciamo, compresa quella che teniamo nascosta, compresa quella imprevista!

E’ il caso delle origini della razza umana e degli spostamenti della medesima nei continenti agli albori della nostra specie. Siamo comparsi in più posti contemporaneamente? Ci siamo evoluti in un luogo per poi colonizzarne altri? L’unico modo per trovare risposte a questi interrogativi è la ricerca sul campo… la ricerca dei reperti.

Ad esempio è capitato qualcosa di molto interessante nella valle del fiume Tarim, il principale corso d’acqua della regione autonoma uigura dello Xinjiang, nella cina occidentale a nord del Tibet. In questa regione, dove sono predominanti le popolazioni di origine mongola, sono state ritrovate una serie di antiche mummie dai tratti decisamente insoliti, conservatesi grazie al clima desertico della regione. Le mummie sono databili dal 2.000 a.C. sino a circa il 1.000 a.C. ed hanno caratteristiche caucasiche, come i capelli biondi o tendenti al rossiccio, nonchè il tipo di tessitura dei vestiti ed un certo uso dei tatuaggi… tutte tracce che lasciano presupporre un’origine europea dei defunti. Considerando che le popolazioni mongole arrivarono in quella zona intorno all’anno 842 d.C. si tratterebbe dei primi abitanti di quell’area, arrivate con tuta probabilità intorno al 5.000 a.C. attraverso le montagne del Pamir.

Sia in antichi testi cinesi, un tempo considerati semplici leggende, si parla di popolazioni con questi tratti somatici diffuse in certe aree occidentali della Cina, come testimoniato anche dagli scritti di Zhang Qian del 126 a.C. … ma anche dalle testimonianze di Plinio il Vecchio.

Lo studio più approfondito è stato quello fatto sul DNA delle mummie, dal quale risulterebbe una certa mescolanza all’origine di questa popolazione: un mix tra Europa, Mesopotamia e valle dell’Indo. Pare che questa mescolanza sia comune ad altri ritrovamenti avvenuti nella valle del Volga, la quale potrebbe essere l’origine prima di questa popolazione. Un mistero che di certo sarà chiarito dopo altri anni di studio ed analisi.

Una cosa è certa… tanto di quello che l’uomo contemporaneo ha bollato come “leggenda” un giorno potrebbe dimostrare più di un fondo di verità….

Storia: Le origini della Guerra Civile Americana – Presidenza Monroe

Alla fine della seconda presidenza di James Madison si tennero le elezioni del 1816. Il partito del presidente uscente (Partito Democratico-Repubblicano) candidò il Virginiano James Monroe, il quale sconfisse il candidato del Partito Federalista Rufus King. La vittoria venne ottenuta col 68,2% dei voti e 183 grandi elettori contro i 34 dello sfidante. Il nuovo presidente si insediò il 4 marzo 1817. Monroe verrà rieletto in modo plebiscitario anche alle elezioni del 1820, con 80,61% dei voti e ben 228 grandi elettori su 229!

Monroe era un Massone sin dall’età di 18 anni. Da lui prende il nome la teoria secondo la quale gli Stati Uniti debbano avere la supremazia su tutto il continente americano ed essere isolati dalle faccende politiche europee, detta appunto “Dottrina Monroe“, anche se tale teoria venne elaborata da John Quincy Adams… Monroe ebbe il merito di enunciarla pubblicamente al Congresso il 2 Dicembre 1823.

1817: Il Mississippi viene ammesso nell’Unione come “Stato schiavista”. [Liberi 10 –  Schiavisti 10]

1818: L’Illinois viene ammesso nell’Unione come “Stato libero”. Inizia un lungo dibattito per concedere l’ingresso al Missouri come “Stato schiavista”. [Liberi 11 –  Schiavisti 10]

1819: L’Alabama entra nell’Unione come “Stato schiavista”. I Senatori del Sud rallentano il processo istituzionale per far entrare nell’Unione un nuovo “Stato libero”, il Maine, come ritorsione per i ritardi ed i contrasti sull’ammissione del Missouri (un deputato della Georgia minaccia addirittura la secessione del suo stato). [Liberi 11 –  Schiavisti 11]

1820: Gli schiavi sono 1.538.000. Il Missouri viene accolto nell’Unione come “Stato schiavista” ed il Maine come “Stato libero”, questo avviene tramite il “Compromesso Missouri” che viete l’introduzione della Schiavitù in tutto il West al di sopra del confine proprio del nuovo stato. [Liberi 12 –  Schiavisti 12]

1821: Viene fondata Monrovia, capitale dello stato africano della Liberia, da parte di un gruppo di ex schiavi afroamericani, mediante incentivi statali di Washington.

1823: enunciazione della Dottrina Monroe.

1824: creazione del Bureau of Indian Affairs, l’agenzia federale demandata ad occuparsi della gestione delle popolazioni native assoggettate dagli Stati Uniti.

Storia: IG Farben

Nel 1925 alcune ditte tedesche specializzate in tinture decisero di unirsi per creare una grande multinazionale; la Germania era reduce dalla sconfitta della Prima Guerra Mondiale e l’economia del paese era disastrata a causa dei debiti di guerra e di un’inflazione galoppante, il partito Nazional-Socialista non era ancora potente come all’inizio del decennio successivo, ma il malcontento della popolazione era già pronto a spianargli la strada. Ma torniamo alla nostra multinazionale! Bisogna pensare che prima dello scoppio della Grande Guerra le industrie di tinture tedesche detenevano il monopolio del mercato mondiale e che conseguentemente al conflitto ed alla sconfitta questo patrimonio andò completamente in malora: da qui l’idea di fondere più aziende in un unico grande conglomerato col nome di IG Farben (farben in tedesco vuol dire vernice). Ben presto questa multinazionale cominciò ad occuparsi non solo di vernici, ma anche di chimica diventando nel decennio successivo una dei principali marchi dell’industria del Terzo Reich di Hitler.

Tra le fondatrici della IG Farben possiamo ricordare: Bayer, Agfa, Hoechst e BASF.

Questa multinazionale strinse strettissimi rapporti con altri colossi mondiali, tra i quali vale la pena ricordare la Standard Oil e la DuPont, collaborò con queste ditte sino all’entrata in guerra degli Stati Uniti, anche se alcuni sostengono che i rapporti proseguirono anche durante le fasi belliche. Ma cosa faceva esattamente la IG Farben? Come multinazionale chimica sperimentava diverse tipologie di prodotto a partire dalle medicine sino ad arrivare alle armi chimiche, come molte altre industrie che avevano necessità di sperimentare poté usufruire del materiale umano dei campi di concentramento tedeschi. Fu anche la ditta produttrice del gas Zyklon-B utilizzato nelle camere a gas, un agente tossico sviluppato negli anni ’20 dal chimico ebreo Fritz Haber proprio alle dipendenze della IG Farben. La ditta inventò anche il gas nervino e il metadone!

Ci sono però alcuni fatti riguardanti questa multinazionale che non possono lasciare indifferenti coloro che si interessano di storia. La IG Farben aveva diversi siti e fabbriche e costruì la più grande fabbrica chimica dell’epoca proprio accanto al lager di Auschwitz, dove producevano petrolio sintetico e gomma impiegando sino ad 83.000 deportati. Secondo un ex agente americano dell’antitrust, attivo proprio durante gli anni della guerra, Joseph Borkin, sembra che il colosso tedesco avesse stretto legami con i vertici militari americani tramite gli stretti rapporti con la Standard Oil e la DuPont… in sostanza lo stato maggiore americano era perfettamente al corrente di quello che faceva la IG Farben, ma non solo… aspettava con ansia i risultati dei nuovi prodotti sperimentati! Tutti sappiamo come gli Alleati rasero al suolo la quasi totalità delle infrastrutture industriali (e non solo) tedesche durante i bombardamenti, casualmente il 93% delle fabbriche della IG Farben rimase illesa!

Dopo la guerra i dirigenti della multinazionale vennero processati a Norimberga per crimini contro l’umanità, ma ricevettero pene molto lievi, che tra l’altro non scontarono nemmeno… uscendo tutti dal carcere nel 1952, grazie alla mediazione dell’ex ministro delle finanze di Hitler, il geniale Hjalmar Schacht. Che fine fecero? Vennero tutti reinseriti in posti di potere nell’economia della Germania Ovest. La multinazionale si sciolse ufficialmente proprio nel 1952 e le quattro ditte principali, citate all’inizio, acquistarono quelle minori. Ma fu uno scioglimento di facciata e forse neppure di quella.

Di fatto dopo il conflitto la IG Farben collaborò con gli Americani alla creazioni di armi chimiche in Missouri, in uno stabilimento dove lavoravano molti chimici tedeschi mai diventati criminali di guerra.

Formalmente la IG Farben è esistita a causa di cavilli legali e di cause con gli ex deportati sino al 2003. E sino ad allora è rimasta quotata alla borsa di Francoforte.

Da segnalare che nel 1967 la Monsanto e la IG Farben entrarono in una join venture

La sede della IG FARBEN

Storia: Le origini della Guerra Civile Americana – Presidenza Madison

Alla fine della seconda presidenza di Thomas Jefferson si tennero le elezioni del 1808. Il partito del presidente (Partito Democratico-Repubblicano) uscente candidò James Madison il quale sconfisse il candidato del Partito Federalista Charles C. Pinckney, già uscito sconfitto dalle elezioni del 1804. La vittoria fu raggiunta col 64,7% dei voti 3 122 grandi elettori contro i 47 dello sfidante. Il nuovo presidente si insediò il 4 marzo 1809. Madison verrà rieletto anche alle elezioni del 1812, battendo DeWitt Clinton, candidato per un ramo dissidente (rappresentante alcuni Stati del nord) dello stesso partito del presidente. In questo caso particolare la vittoria fu decisamente meno netta ed arrivò con il 50,4% dei voti e con 128 grandi elettori a 89.

L’evento più importante della sua presidenza fu indubbiamente la guerra anglo-americana (o guerra del 1812) che durò ben 3 anni e che vide fronteggiarsi la giovane nazione e l’ex madrepatria. La guerra nasceva da una serie di dispute economiche legate alla situazione bellica europea delle guerre napoleoniche. La guerra si concluse con il mantenimento dello status quo precedente al conflitto. Nel corso degli scontri la stessa Washington venne occupata dai britannici e la Casa Bianca data a fuoco.

La Battaglia di New Orleans – 1815

1812: La Louisiana, territorio acquistato nel 1803, viene ammessa nell’Unione come “Stato schiavista”. [Liberi 9 –  Schiavisti 9]

1816: L’Indiana viene ammessa nell’Unione come “Stato libero”. [Liberi 10 –  Schiavisti 9]

Storia: Le origini della Guerra Civile Americana – Presidenza Jefferson

Thomas Jefferson

Alla fine della presidenza di John Adams si tennero le elezioni del 1800, le quali videro il trionfo di Thomas Jefferson per il Partito Democratico-Repubblicano proprio contro il presidente uscente, sempre a rappresentare il Partito Federalista. Jefferson si aggiudicò il 61,4% dei voti e 73 grandi elettori contro i 65 dello sfidante. Il nuovo presidente si insediò il 4 marzo 1801. Jefferson verrà rieletto anche alle elezioni del 1804, battendo lo sfidante Charles C. Pinckney col 72,8% dei voti e 162 grandi elettori contro i 14 dello sfidante.

La sua presidenza fu molto importante poichè vide una grande espansione territoriale degli Stati Uniti, unita ad una crescente deriva dei rapporti con la Gran Bretagna.

1801: Scoppia la Prima Guerra Barbaresca , tra gli Stati Uniti ed i pirati della Libia Ottomana, sarà la prima guerra che la neonata nazione condurrà al di fuori dei propri confini. La prima di una interminabile serie.

1803: Gli Stati Uniti acquistano la Lousiana dalla Francia. Su questo territorio esisteva già la schiavitù e non si riuscì a limitarla. Nel frattempo l’Ohio entrò nell’Unione come stato senza schiavi, pur limitando l’ingresso sul suo territorio degli afroamericani. [Liberi 8 –  Schiavisti 9]

1804: Il New Jersey adotta una legge per una graduale abolizione della schiavitù. A questo punto della storia tutti gli Stati situati a nord della “Linea Mason-Dixon” (il confine tra Maryland e Pennsylvania) sono abolizionisti o sulla strada per l’abolizione. Si riunisce per la prima volta la “American Convention of Abolition Societies”, ma ovviamente vi presero parte solo delegati del Nord. [Liberi 9 –  Schiavisti 8]

1807: Il Congresso dichiara fuorilegge il commercio internazionale di schiavi, per cui importare ed esportare schiavi diventa così un crimine federale. Da quel momento inizia un commercio clandestino di schiavi (mentre prima arrivavano circa 14.000 unità all’anno si scese ad almeno 1.000). La messa al bando di tale commercio inizia a preoccupare tutti gli stati del Sud che basano la propria economia sull’utilizzo di schiavi. Nello stesso anno con il cosiddetto “embargo del 1807” gli Stati Uniti dichiarano di non voler prendere parte attiva alle Guerre Napoleoniche.

Storia: Le origini della Guerra Civile Americana – Presidenza Adams

John Adams

Alla fine del secondo mandato presidenziale di George Washington si tennero le elezioni del 1796, le prime nelle quali entrò in scena il sistema bipartitico. I principali contendenti erano Thomas Jefferson per il Partito Democratico-Repubblicano e John Adams per il Partito Federalista, alla fine la spunto il secondo con il 53,4% dei voti e 71 grandi elettori contro i 68 dello sfidante. Il Partito Federalista si impose negli stati del Nord, mentre il Partito Democratico-Repubblicano in quelli del Sud. Il nuovo presidente si insediò il 4 marzo 1797, rimanendo in carica per 4 anni. John Adams era nato nel Massachusetts da una famiglia di coloni inglesi.

Durante la sua presidenza ci fu una situazione definita di “Quasi-guerra” che vide la marina statunitense, congiuntamente a quella britannica battersi contro quella della Francia Rivoluzionaria e della Spagna sua alleata, terminata nel 1800 con dei proficui accordi di pace ed amicizia con la Francia. Venne inoltre istituito il celebre United States Marine Corps (1798) e la la creazione della della Biblioteca del Congresso (1800).

1799: Lo stato di New York promuove una legge che abolisce gradualmente la schiavitù. [Liberi 7 –  Schiavisti 9]. Lo stesso anno muore George Washington.

1800: viene censita la popolazione degli Stati Uniti, ci sono 5.305.982 persone residenti di cui 893.605 schiavi (16,84% della popolazione).

Storia: Le origini della Guerra Civile Americana – Presidenza Washington

Alle prime elezioni presidenziali degli Stati Uniti, tenutesi a cavallo del 1788 e del 1789, concorsero le maggiori personalità politiche della lotta per l’Indipendenza. La personalità più di spicco, che correva come Indipendente, venne eletta con una maggioranza schiacciante di voti e fu George Washington, ex comandante in capo dell’Esercito Continentale originario della Virginia. Washington venne rieletto nel 1792 portando a compimento due mandati consecutivi.

George Washington

Furono due mandati densi di eventi e di questioni politiche importanti, come era normale aspettarsi in una nazione appena nata. Washington si insediò prestando giuramento a New York, ponendo le mani sulla Bibbia… ma non su una Bibbia qualsiasi, bensì su quella della “Grande loggia della Massoneria St. John n. 1, A.Y.M.”. La prima opera importante del governo statunitense fu l’approvazione dei 12 emendamenti alla Carta Costituzionale (25 settembre 1789), ratificati per la maggior parte da un numero sufficiente di Stati membri nel giro di due anni. Successivamente si dovette scegliere una capitale stabile per il paese e nel giro di qualche anno venne individuata l’area dell’attuale Washington, sul fiume Potomac… la costruzione della Casa Bianca cominciò nel 1792, del Campidoglio nel 1793. Vennero poi stabiliti dei principi economici per favorire la nascita e lo sviluppo di una fiorente economia autoctona, slegata da quello che era stato il rapporto con l’ex madrepatria britannica. Furono inoltre create politiche ad hoc per incentivare artigiani europei ad immigrare nel nuovo stato.

Nel frattempo si andarono sviluppando due partiti principali, in realtà già presenti durante le prime fasi della Guerra d’Indipendenza: Partito Federalista (futuro Partito Repubblicano di oggi) e Partito Democratico-Repubblicano (divisosi nel corso della storia in due parti, una diventata l’attuale Partito Democratico e l’altra confluita nell’attuale Partito Repubblicano).

Tecumseh, capo indiano protagonista della resistenza dei Nativi in quegli anni

A livello territoriale la nuova nazione cominciò subito un’espansione verso i territori indiani del ovest, dando il via ad una prima serie di guerre per accaparrarsi i terreni dei nativi, soprattutto nel Territorio del nord-ovest. Le guerre continuarono per anni con alterne fortune anche per la politica ambigua dei confinanti possedimenti britannici. Gli Stati Uniti in questa fase mantennero sempre una certa ostilità verso l’Inghilterra, passando tra politiche di embargo, violazioni dei confini, schermaglie politiche e diplomatiche, ecc… Mentre rapporti molto più amichevoli vennero mantenuti con la Francia, nonostante il trambusto della Rivoluzione Francese, e soprattutto con l’Impero Spagnolo, molto presente nelle Americhe.

Vediamo alcune date davvero importanti:

1790: Gli schiavi presenti (censiti) sul territorio degli Stati Uniti sono 697.681.

1791: Il Vermont entra negli Stati Uniti come “Stato libero”. [Liberi 6 –  Schiavisti 8]

1792: Il Kentucky viene ammesso nell’Unione come “Stato schiavista”. [Liberi 6 –  Schiavisti 9]

1793: Eli Whitney inventa la sgranatrice di cotone, da quel momento la produzione diventa estremamente redditizia, portando ad un aumento della domanda di lavoro schiavista.

1794: Il Congresso proibisce alle imbarcazioni statunitensi di impegnarsi nel commercio internazionale di schiavi.

1796: Il Tennessee viene ammesso nell’Unione come “Stato schiavista”. [Liberi 6 –  Schiavisti 10]

I PRIMI 10 EMENDAMENTI DELLA COSTITUZIONE STATUNITENSE

Il primo emendamento garantisce la libertà di culto, parola e stampa, il diritto di riunirsi pacificamente e il diritto di appellarsi al governo per correggere i torti. Esso inoltre proibisce al Congresso di “fare alcuna legge per il riconoscimento di qualsiasi religione”.
Il secondo emendamento garantisce il diritto di possedere armi; l’idea era quella che una nazione è veramente libera solo quando riesce a difendersi da sola.
Il terzo emendamento prevede che le truppe non possano essere acquartierate in abitazioni private senza il consenso del proprietario.
Il quarto emendamento difende da perquisizioni, arresti e confische irragionevoli.
Il quinto emendamento sancisce: “Nessuno sarà tenuto a rispondere di reato, che comporti la pena capitale, o che sia comunque grave, se non per denuncia o accusa fatta da un “Grand Jury”, a meno che il caso riguardi membri delle forze di terra o di mare, o della milizia, in servizio effettivo, in tempo di guerra o di pericolo pubblico; e nessuno potrà essere sottoposto due volte, per un medesimo reato, a un procedimento che comprometta la sua vita o la sua integrità fisica; né potrà essere obbligato, in qualsiasi causa penale, a deporre contro sé medesimo, né potrà essere privato della vita, della libertà o dei beni, senza un giusto processo; e nessuna proprietà privata potrà essere destinata a uso pubblico, senza equo indennizzo”.
Il sesto emendamento garantisce un processo penale rapido e pubblico. Richiede il processo da parte di una giuria (di pari), garantisce il diritto alla difesa per l’accusato, e prevede che i testimoni debbano assistere al processo e testimoniare in presenza dell’accusato.
Il settimo emendamento garantisce un processo davanti a una giuria per le controversie civili il cui valore sia superiore ai 20 dollari [1791].
L’ottavo emendamento vieta le cauzioni e le multe eccessive, e le punizioni crudeli o inusitate.
Il nono emendamento dichiara che l’elenco dei diritti individuali non è inteso come esaustivo; che il popolo ha altri diritti non specificamente menzionati nella Costituzione.
Il decimo emendamento prevede che i poteri che non sono delegati dalla Costituzione al governo federale, o da essa non vietati agli Stati, sono riservati ai rispettivi Stati o al popolo.

Storia: Le origini della Guerra Civile Americana – Parte 2

In origine furono le 13 Colonie divise nel seguente modo dall’amministrazione britannica (anche se fino al 1730 l’organizzazione mutò più volte):

Colonie della Nuova Inghilterra: Provincia del New Hampshire, Provincia della Massachusetts Bay, Colonia di Rhode Island e delle Piantagioni di Providence, Colonia del Connecticut.

Colonie di mezzo: Provincia di New York, Provincia del New Jersey, Provincia di Pennsylvania, Colonia del Delaware

Colonie del sud: Provincia del Maryland, Colonia della Virginia, Provincia della Carolina del Nord, Provincia della Carolina del Sud, Provincia della Georgia.

Lo sviluppo della nazione americana a partire da questi territori sarà determinante per gli eventi che porteranno allo scoppio del conflitto. Vedremo oggi i primi eventi importanti avvenuti prima dell’istituzione della carica di Presidente degli Stati Uniti d’America.

1619: i primi schiavi africani (20) vengono sbarcati nella Colonia della Virginia da una nave olandese. Gli Olandesi ed i Portoghesi erano i principali commercianti di schiavi. Da quel momento nel Nord America Britannico viene introdotta la schiavitù. Nei decenni successivi l’autorità coloniale cercherà di legiferare più volte sulla schiavitù per regolamentarla in modo chiaro. Vale la pena ricordare che in quel momento si poteva anche essere condannati alla schiavitù da un giudice, non era infatti raro che vi fossero persone europee condannate ad anni  di schiavitù, se non a vita (la prima condanna di questo tipo si ebbe nel 1654 al virginiano John Casor).

1719: dopo un secolo la presenza degli schiavi inizia a diventare un problema economico, soprattutto per le imprese agricole che non ne fanno uso e che quindi hanno costi più alti di produzione. La diatriba nasce in Virginia e, non riuscendo ad ottenere il divieto di schiavismo, gli agricoltori ottengono che siano alzate le tariffe sugli schiavi, come compensazione economica. Nel corso degli anni ci saranno comunque diverse rivolte di schiavi soffocate nel sangue come ad esempio in Carolina del Sud (1739) o a New York (1712 e 1741).

1774: nasce la prima società antischiavista militante delle colonie, a Philadelphia, ad opera di un gruppo di Quaccheri guidato da James Pemberton.

19 Aprile 1775: inizia la guerra d’indipendenza americana.

4 Luglio 1776: viene siglata la dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America.

[Con l’indipendenza degli Stati Uniti e con l’adozione della Dichiarazione di Indipendenza si cominciarono ad avere delle modifiche di condotta molto forti nei confronti non tanto dello schiavismo bensì del commercio di schiavi… e questa differenza è molto importante, dal momento che si andò progressivamente vietando l’arrivo di nuovi schiavi pur mantenendo gli schiavi già presenti in quella condizione. Nella nuova nazione federale furono gli stati del Nord a muoversi per primi in questa direzione, procedendo poi a legislazioni che portassero ad una progressiva emancipazione degli schiavi. Il Vermont, che allora era ancora uno stato indipendente (e lo sarà fino al 1791), già nel 1777 proibì la schiavitù nella propria costituzione.]

1778: La Virginia è il primo stato a vietare l’importazione degli schiavi. [Liberi 0 –  Schiavisti 13]

1780: La Pennsylvania approva una legislazione per una graduale emancipazione degli schiavi, nel frattempo il Massachusetts vieta la schiavitù sul proprio territorio. [Liberi 2 –  Schiavisti 11]

3 Settembre 1783: termina la guerra d’indipendenza americana.

1783: Il New Hampshire vieta la schiavitù per nascita, ma fino al 1840 permetterà alcune forme di schiavitù. [Liberi 3 –  Schiavisti 10]

1784: Il Rhode Island ed il Connecticut adottano una legislazione di emancipazione simile a quella della Pennsylvania. Ma nello stesso anno il Congresso Continentale rigetta la proposta di Thomas Jefferson di proibire la schiavitù in tutti i territori, compresi i nuovi stati nascenti (Alabama, Kentucky, Mississippi e Tennessee). [Liberi 5 –  Schiavisti 8]

1787: Il Congresso Continentale vieta la schiavitù nel nuovo “Territorio del nord-ovest”, ossia i futuri Illinois, Indiana, Michigan, Ohio, Wisconsin e Minnesota.

Siamo quindi giunti alla soglia dell’elezione del Primo Presidente degli Stati Uniti. A questo punto della storia abbiamo visto come il Congresso si sia già espresso per proseguire una politica di sfruttamento degli schiavi nel sud del paese al contrario di quanto scelto per i territori del nord. La situazione in quel momento era ancora a favore di quei territori che basavano la loro economia sullo sfruttamento degli schiavi nelle piantagioni. Del resto il Nord non aveva ancora iniziato la sua fase di grande sviluppo industriale, la quale porterà con se grosse problematiche…

Storia: Le origini della Guerra Civile Americana – Parte 1

Quando stavo finendo di occuparmi della Grande Guerra vi ho anticipato che l’argomento storico successivo sarebbe stato la Guerra Civile Americana, o Guerra di Secessione, e quindi eccomi qui a raccontare gli eventi che portarono a quel sanguinoso conflitto. Per forza di cose e per la complessità dell’argomento queste origini saranno analizzate in una serie di articoli ad impronta crono-grafica.

Bisogna innanzitutto pensare alla complessità del mondo “Stati Uniti”. Cosa intendo? Gli Stati Uniti sono nati dalla Rivoluzione Americana, quando le 13 colonie britanniche si ribellarono alle madrepatria, appoggiate dai Francesi, riuscendo a conquistare la propria indipendenza, questa guerra durò fino al 3 Settembre 1783. Da quel momento la nuova nazione cominciò pian piano ad espandere i propri territori, ora in modo diplomatico (acquistando terre da Francia e Spagna) ora in modo violento (a discapito dei Nativi o negli scontri col Messico). In questo modo dalle 13 colonie si passò pian piano ad una serie di Stati federati. L’espansione territoriale si dirigeva principalmente ad ovest (il famoso West).

Già le 13 colonie alla loro origine erano composte da genti molto diverse, come accadeva in qualsiasi colonia di qualsiasi nazione. Gente della stessa regione e della stessa religione tendeva a trasferirsi laddove c’erano già dei propri “simili” per andare a costruire comunità coese e saldate da principi e valori condivisi. A questo si aggiunse la diversificazione del territorio che negli stati meridionali favoriva la nascita di piantagioni per lo sfruttamento intensivo del suolo, mentre a settentrione il clima più rigido favoriva uno sviluppo economico diverso. Gli Stati Uniti erano dunque già divisi tra gente settentrionale e gente meridionale.

Il Nord era il territorio in cui si erano stabiliti i puritani dando inizio al loro nuovo “Regno dei Cieli”. Avevano sviluppato un’economia fiorente, incentrata sull’imprenditoria, gettando le basi per il moderno capitalismo e richiamando un numero sempre maggiore di immigrati richiamati dall’eco di tale prosperità. Avevano fondato grandi istituzioni scolastiche sostenute economicamente dalla comunità, come ad esempio Harvard! Il Nord era la terra dei mercanti, degli imprenditori e dei banchieri. Ed inizialmente era anche il terreno dell’intransigente morale calvinista: c’era la pena di morte per l’ateismo manifesto ed erano severamente puniti l’adulterio, la bestemmia, l’ubriachezza, era vietato l’uso del tabacco, ecc…. Proprio nel Nord si sviluppò il movimento politico che dopo diversi sviluppi e passaggi sarebbe diventato il Partito Repubblicano odierno.

Il Sud era una terra agricola, come abbiamo spiegato poco sopra. I suoi coloni provenivano da esperienze religiose diversificate e questo aveva portato ad una concezione dello Stato ben diviso dalla Fede onde evitare fanatismi che erano già costati tante vite nelle guerre di religione in Europa. Fu per la spinta di Thomas Jefferson, originario della Virginia, che nella costituzione degli Stati Uniti fu da subito inserite “libertà religiosa, libertà di pensiero e libertà di stampa” (I° Emendamento). La società che si era sviluppata nel Sud non aveva portato alla nascita di città molto grandi ed era stata forgiata su un forte individualismo e sulla richiesta di un’impostazione statale fortemente decentrata, al contrario dei loro connazionali del Nord. I prodotti del Sud erano Cotone, Tabacco, Riso ed Indaco. Nel Sud si sviluppò invece il movimento politico che sarebbe diventato nel corso della storia il Partito Democratico che conosciamo oggi.

E qui già molti di voi saranno sorpresi dal aver appreso le radici originarie dei due partiti principali dello scenario politico statunitense.

Storia: Papua Nuova Guinea, qualche cenno interessante

La Papua Nuova Guinea è uno stato dell’Oceania secondo per grandezza solo all’Australia ed occupa una buona metà dell’isola di Nuova Guinea, mentre l’altra metà appartiene all’Indonesia. Guinea è un nome che formalmente richiama l’Africa dove vi sono ben tre stati con questo nome (Guinea, Guinea Equatoriale e Guinea Bissau), questo perché il primo europeo a mettervi piede scambiò la popolazione locale per la stessa presente nelle zone appena citate del continente nero, la popolazione locale in questione sono i Papua. In realtà oltre a questa grande porzione di isola lo stato si estende anche su un numero molto vasto di isole di quella che è conosciuta col nome di Papuasia, tra il mare di Bismarck e il mar dei Coralli.

Soldati Tedeschi in Nuova Guinea

Mare di Bismarck? In effetti nel 1884 il territorio principale dell’attuale nazione entrò sotto il diretto controllo dell’Impero Tedesco che ne sfruttò la grande produzione di olio di cocco. Fu un dominio abbastanza breve poiché allo scoppio della Grande Guerra i possedimenti furono conquistati dagli Australiani che li controllarono dal 1914 al 1921.

E’ un paese abbastanza sfortunato sotto molti punti di vista, ha una forte instabilità politica, ha un forte indice di analfabetismo (vicino al 45%), l’economia è altamente vulnerabile e questo a portato il paese ad essere gestito più dalle multinazionali che dai politici locali. Cosa produce di tanto interessante? Beh, tralasciando il caffè e il famoso olio di cocco che tanto interessava i Tedeschi possiamo constatare che le risorse principali sono di tipo minerario: oro e rame.

Panorama di Port Moresby

Per molti aspetti economici e di aiuti umanitari dipende dall’Australia, anche se si è resa indipendente del tutto dal 1972, ma una serie di colpi di stato, cadute di governi troppo deboli, crisi economiche ed epidemie ne hanno minato l’autosufficienza. Basti pensare che è il paese della zona pacifica (Oceania e Sud Est Asiatico) con la maggiore incidenza di AIDS, per non parlare della mortalità infantile che è oltre il 50%, dati quasi imparagonabili coi paesi vicini e molto simili a paesi come la Bolivia ed il Sudafrica.

Detto questo, si tratta comunque di una terra ancora incontaminata e sicuramente molto bella da vedere, forse uno dei pochi posti al mondo dove il tempo è ancora fermo a qualche secolo fa, nel bene e nel male.

Storia: Simon Bolivar

La vita di alcuni uomini resta impressa in modo indelebile nelle pagine della storia. Alcuni con le loro gesta sono riusciti ad entrare nell’immaginario collettivo di intere nazioni e talvolta di interi continenti. Certo è facile quando si parla di nomi come Napoleone, Hitler, Stalin, Giulio Cesare, ecc… questi sono nomi che tutti conoscono e di cui si studia abbondantemente a scuola. E’ vero anche che nelle scuole di ogni singola nazione si studia la storia con particolare attenzione alle vicissitudini della propria terra e buona parte dei manuali europei sono appunto costellati di enormi capitoli sulle grandi potenze coloniali e poco o nulla ci dicono della storia delle colonie. Pensateci. La storia dell’America: arriva Cristoforo Colombo nel 1492, arrivano poco dopo i Conquistadores e la popolazione indigena viene sterminata, non si sa bene come si passa alla Guerra di Indipendenza Americana (i più fortunati leggono due righe sulla Guerra dei sette anni nelle Americhe), poi a per quasi un secolo è buio totale con qualche accenno collaterale in qua e in là sulla caduta degli imperi coloniali nel nuovo continente… tutto qui sino agli Stati Uniti protagonisti del ‘900. Un pò poco non trovate?

In America del Sud troviamo come figure di primaria importanza nella storia moderna i“libertadores” ossia gli uomini che guidarono le lotte di indipendenza contro le potenze coloniali europee, soprattutto contro la Spagna. Erano uomini ispirati dalle moderne teorie politiche repubblicane affermate in ambito francese e nord americano tra il 1776 e il 1789. Molti appartenevano a società segrete, prima tra tutte la Massoneria. Erano uomini del loro tempo in tutto e per tutto.

Bolivar

Simon Bolivar nasce a Caracas, l’attuale capitale del Venezuela, nel 1783, da una agiata famiglia di origini basche. A quel tempo la colonia era tra le più floride tra quelle spagnole con le sue enormi produzioni di tabacco, caffè e cacao. Bolivar entrò nell’esercito coloniale ad appena 14 anni e viaggio poi per l’Europa visitando la Spagna, la Francia e l’Italia. Possiamo dire che la formazione politica di quest’uomo è avvenuta principalmente sul suolo del vecchi continente, qui entra in contatto con le idee della rivoluzione francese, qui conosce la figura di Napoleone ammirandolo come generale e detestandolo come despota, ma il viaggio forse più importante è quello nell’Italia divisa e controllata dalle potenze straniere. Proprio in Italia percepisce il grande fervore nazionalistico e la voglia di emanciparsi dal controllo esterno, è un paese in fermento e pieno di società segrete che tramano per ribaltare i governi stranieri. Quanto di quel fermento è anche presente in Venezuela! In questi anni, che vanno dal 1799 al 1807, Bolivar si sposa con una donna spagnola, ma la loro unione sarà breve a causa della prematura morte di lei per colpa della febbre gialla… questa perdita lo segnò per tutta la vita.

Pieno di nuovi entusiasmi rivoluzionari Bolivar rientrò in Venezuela nel 1807. Il momento è propizio poiché gli eventi europei hanno ripercussioni importantissime in terra americana, soprattutto la crisi della corona spagnola sfruttata abilmente da Napoleone per soggiogare momentaneamente il paese iberico alle volontà francesi. Con la corona in estrema difficoltà i sudditi delle colonie iniziano a vedere come realizzabile la prospettiva di un governo autonomo… rivolte si scatenano negli attuali Argentina, Bolivia e Perù. Qualcosa succede anche in Venezuela, ma i risultati non sono quelli sperati. La vera opportunità di indipendenza si realizza nel momento in cui gli Inglesi cominciano a strizzare l’occhio alle colonie spagnole facendo intuire che saranno ben lieti di aiutarle se vorranno liberasi dei loro padroni: in realtà è un buon modo di restituire alla Francia uno schiaffo morale dopo quanto accaduto durante la Guerra di Indipendenza Americana. Dopo alcune brevi azioni militari il 21 Dicembre 1811 viene così dichiarata la repubblica e viene adottata una costituzione simile a quella degli Stati Uniti. Ma la vita di questa entità statale è breve: alcune battaglie sfortunate contro gli Spagnoli e un tragico terremoto che inginocchia il paese portano alla fine della repubblica in meno di sei mesi. Bolivar viene esiliato e ripara a Cartagena, nell’attuale Colombia, dove si stanno preparando moti rivoluzionari contro gli Spagnoli… infatti Bolivar non perde tempo e si arruola subito nell’esercito locale distinguendosi nelle campagne militari contro i realisti e le truppe europee culminate con una grande vittoria all’inizio del 1813. A questo punto Bolivar vuole portare la rivoluzione vittoriosa anche nella sua terra natale e decide di condurre personalmente una invasione del Venezuela passando dall’impervio territorio andino (gli Spagnoli invece si aspettavano una invasione dal lato costiero, su un territorio più semplice da attraversare), riesce a calare vittorioso sui suoi nemici e dichiara la nascita della seconda repubblica del Venezuela, ma anche questa esperienza è destinata a durare poco, infatti già nel 1814 le truppe Spagnole lo sconfiggono e lo costringono alla fuga. Non c’è pace per il suo paese.

Il governo della Nuova Granada (in buona parte l’attuale Colombia, come abbiamo detto sopra) per cui ha combattuto in precedenza lo riconosce come capo ufficiale degli esuli venezuelani e lo aiuta nei suoi propositi di indipendenza, in cambio Bolivar conduce una campagna vittoriosa contro i realisti di Santa Fe (l’attuale Bogotà). In quegli anni il condottiero venezuelano gira per i Caraibi sotto protezione prima degli Inglesi e poi del libero governo di Haiti; inizia a pensare in grande e riprendendo tesi di altri prima di lui decide di dedicare la sua vita alla creazione di un grande stato del Sud America, una sorta di Stati Uniti del Sud America e per fare questo il primo passo deve essere la creazione di un grande stato costiero (la futura Grande Colombia). E’ un progetto ambizioso e Bolivar commette un imperdonabile errore: si circonda di uomini che vogliono combattere con lui per l’indipendenza, ma non seleziona unicamente quelli che sono d’accordo con la sua grande idea unitaria. Sono di nuovo battaglie dal 1816 al 1818. La situazione però sembra volgere al meglio.

E’ il 1819 l’anno cruciale per il Sud America, Bolivar insieme al neograndino Santander comincia la definitiva campagna di liberazione della Colombia, liberando una volta per tutte Santa Fe dal controllo spagnolo. Nel Dicembre del 1819 fonda la Grande Colombia di cui diventa primo presidente. La campagna di liberazione di Bolivar si conclude con la definitiva sconfitta spagnola nella battaglia navale di Maracaibo del 1823.  A questo punto Bolivar si incontra con un altro  de “libertadores” per definire la questione del Perù: Jose de San Martin. La campagna militare congiunta dei due condottieri porta alla totale liberazione del Perù ed alla nascita dello stato della Bolivia (che prende il suo nome proprio dal Venezuelano), di entrambe queste nazioni Bolivar sarà nominato presidente. Siamo al 1825.

Bolivar è stato bravo sul piano militare, ma ora l’aspetta la sfida politica. Ha l’occasione di trasformare in realtà la sua idea di un grande stato unitario del Sud America, ma non è preparato ad affrontare l’ostilità di una intera classe dirigente che sino al giorno prima l’ha osannato. Di fatto il panorama politico è estremamente frazionato e ogni nazione preferisce guardare nel proprio orticello piuttosto che condividere con gli altri un percorso di unione e di prosperità.  Si fa strada una proposta meno invasiva ad opera di Santader, egli vuole creare una federazione di stati indipendenti tra loro, ma Bolivar non è d’accordo, vuole uno stato unico e nel 1827 si proclama dittatore entrando in collisione con l’ex amico. Questa è la mossa che sancisce la fine del suo sogno. Una serie di congiure minano il suo potere accentratore e lo stesso Santander cerca di farlo uccidere. Il Perù si dichiara indipendente nel 1829 e l’anno dopo è il suo amato Venezuela ad abbandonarlo (Bolivar rimane comunque presidente sino al Maggio 1830).

Bolivar amareggiato e malato (tubercolosi) decide di tornare in Europa, sa di non essere presenza gradita in Venezuela e si fa aiutare da vicini con cui tanto a condiviso, i futuri Colombiani, creando però un clima di instabilità diplomatica tra le due nazioni. Bolivar giunge a Santa Marta con l’idea di partire da lì alla volta del vecchio continente, ma la malattia è più veloce di lui e lo fa morire il 17 Dicembre del 1830.

L’anno dopo la Grande Colombia si dissolveva definitivamente. Il Sud America restava diviso in tanti stati separati, spesso in lotta aperta tra loro, lasciando lo spiraglio aperto ad altre guerre ed altre tragedie.

Monumento a Bolivar e San Martin

Storia: Dopo la Grande Guerra

La fine della Prima Guerra Mondiale determinò, in tutti i paesi coinvolti, una serie di situazioni politico-sociali che avrebbero segnato non solo i decenni immediati, ma anche tutta la storia successiva sino ai giorni nostri. Andiamo a ripercorrere, in linea di massima, quanto accadde ai principali paesi coinvolti.

Impero britannico Impero britannico

Londra era riuscita nel suo principale intento: impedire che una potenza emergente (Germania) prendesse il controllo del continente europeo. Come era stato già per tutto il ‘700 e parte del ‘800 con gli scontri con la Francia. Gli Inglesi erano riusciti a consolidare il loro impero, guadagnando importanti territori in Africa, ma soprattutto nel Medio Oriente. La politica di Londra gettò le basi per la questione palestinese, per i problemi dei moderni Iran ed Iraq. L’unica nota dolente per gli Inglesi fu l’aggravarsi della situazione irlandese, che avrebbe portato nel giro di pochi anni all’indipendenza di Dublino.

Churchill in visita al fronte

Flag of France (1794–1815, 1830–1958).svg Francia

Parigi faceva parte delle potenze vincitrici, ma usciva dalla guerra estremamente indebolita e provata. Non erano i Francesi ad aver vinto la Grande Guerra, erano stati gli Inglesi e gli Statunitensi. Il guadagno territoriale africano non poteva compensare la profonda crisi politica della Francia, crisi che si sarebbe manifestata con anni di estrema instabilità, nei quali si sarebbero succeduti una media di 2 governi all’anno. La Francia della Seconda Guerra Mondiale, sconfitta in 28 giorni, e la Francia moderna, sempre divisa tra la vicinanza a Berlino e la sudditanza a Londra sono dirette conseguenze di questa non vittoria.

De Gaulle nel 1916

Stati Uniti Stati Uniti

Washington era stata determinante per far pendere l’ago della bilancia in favore degli Alleati. L’opinione pubblica statunitense ed i suoi politici credevano, ingenuamente, che le forze per le quali avevano versato tanto sangue fossero davvero mosse da buoni sentimenti e non da una semplice brama di potere. Le conferenze di pace smentirono ogni buon proposito, dimostrando che gli Alleati erano stati mossi soprattutto dal desiderio di depredare le colonie tedesche e dividersi le terre dell’Impero Ottomano. Il disgusto per il comportamento di Londra e Parigi portò gli Stati Uniti a scegliere per il futuro una politica di isolamento ed a guardare con maggiore interesse al Pacifico piuttosto che all’Atlantico. Ecco spiegato il disinteresse di Washington per la politica europea a ridosso della Seconda Guerra Mondiale ed il progressivo attrito col Giappone nel Pacifico.

Russia Russia

L’Impero degli Zar era finito, la guerra aveva fatto deflagrare il debole sistema politico economico dello stato, portando alla rivoluzione ed alla dittatura comunista. Nonostante il fondamentale cambio della “forma” della Russia non sarebbe cambiata la sua “sostanza”… i Sovietici avrebbero portato avanti le medesime mire territoriali del precedente impero, rimanendo prima di ogni cosa Russi. Ma ci sarebbero comunque voluti diversi anni prima che Mosca potesse riemergere dal bagno di sangue della guerra civile.

Stalin al centro

Regno di Serbia Regno di Serbia

Belgrado era stata la prima potenza coinvolta nel conflitto e all’indomani della sconfitta di Vienna si trovò a governare un vasto territorio comprendente diverse etnie, si trattava della prima forma embrionale di quella che sarebbe stata la Jugoslavia dopo la Seconda Guerra Mondiale. Sappiamo tutti la triste vicenda di queste genti e di questi territori da quel momento sino ai giorni nostri. Forse la questione poteva essere gestita diversamente già allora….

Italia Italia

Roma aveva raggiunto solo in parte lo scopo che si era prefissata con l’entrata in guerra, dal momento che aveva si unito la penisola sotto un unico stato, ma non aveva ottenuto dai trattati di pace tutti i territori che le erano stati promessi da Inglesi e Francesi. In particolare la questione della Dalmazia Settentrionale (andata al paese di cui sopra) ed il mancato corrispettivo coloniale in Africa. Il malcontento dell’opinione pubblica e la scarsa reattività della classe politica italiana, unita al pericolo rosso (cosa comune anche ad altri paesi europei, dal momento che le idee della Rivoluzione Russa erano andate diffondendosi), portarono agli eventi che spianarono al strada alla dittatura fascista. Ad ogni modo le pecche dei politici di allora e la loro scarsa capacità sul piano internazionale non avrebbero più abbandonato Roma… i tempi di Cavour erano finiti da un pezzo.

Mussolini al fronte

Romania Romania

A Bucarest accadde la stessa cosa che accadde a Roma: nei trattati di pace non le venivano riconosciuti tutti i territori promessi prima dell’entrata in guerra, lasciando aperta la spinosa questione della Transilvania e della Bessarabia. Il malcontento rumeno avrebbe portato la Parigi dell’est ad allinearsi coi paesi dell’Asse poco prima della Seconda Guerra Mondiale.

Giappone Giappone

Tokyo usciva dalla guerra con una maggiore consapevolezza nei propri mezzi e osservava con attenzione la crisi di alcuni dei suoi Alleati europei… in particolar modo la Francia, della quale mirava a prendere i possedimenti in Indocina. Inoltre la grave situazione politica della Cina rendeva possibile un tentativo di espansione continentale su vasta scala. Il Giappone voleva espandersi, ma sulla sua strada avrebbe trovato un rivale molto pericoloso: Washington.

Hiroito futuro imperatore del Giappone

Austria-Ungheria Austria-Ungheria

Come abbiamo visto l’Impero degli Asburgo deflagrò in tanti pezzi, i quali andarono a comporre tanti dei moderni stati che oggi conosciamo: Cecoslovacchia, Polonia, Ucraina, Ungheria, Austria, Italia, Romania, ecc… la maggior parte di questi territori sarebbero passati due decenni dopo sotto l’orbita di Berlino.

Impero ottomano Impero ottomano

Per l’Impero Ottomano vale lo stesso discorso che per quello Austro-Ungarico, ma con una differenza non da poco. Al contrario dell’Austria la Turchia moderna non ha mai smesso di cercare una rivalsa nazionale e di tentare in tutti i modi di mantenere una certa influenza sui paesi sui quali aveva dominato… basti pensare anche agli eventi recenti legati alla Siria, all’Iraq, all’Armenia. Per quel che riguarda i rapporti con la Germania (nati nel ‘700 come “amicizia commerciale” con la Prussia) essi non si interruppero mai, ma la Turchia non cedette alle richieste di unirsi all’Asse durante la Seconda Guerra Mondiale. In compenso Istanbul fornì moltissima manodopera a Berlino nelle fasi più salienti della ricostruzione e del boom economico.

Mustafa Kemal Atatürk a Gallipoli

bandiera Bulgaria

Sofia perse alcuni territori in favore del nuovo stato unitario (futura Jugoslavia) e rimase vicina alla Germania nella speranza che una rivalsa di quest’ultima potesse aiutarne le rivendicazioni territoriali. Di fatto nella Seconda Guerra Mondiale la Bulgaria si schierò con l’Asse, partecipando all’intervento tedesco in Grecia, in supporto degli Italiani che erano stati messi a mal partito dai soldati di Atene. Durante il conflitto le truppe di Sofia si riappropriarono dei territori ceduti coi trattati della Prima Guerra Mondiale… ma fu solo una rivalsa momentanea.

Germania Germania

Ferita nell’orgoglio e nella carne… Berlino nel giro di pochi anni aveva perso tutto quello che aveva faticosamente costruito nel corso dei 150 anni precedenti. L’impero coloniale spartito tra gli Alleati, il territorio nazionale separato dai territori polacchi, alcune zone nevralgiche occupate militarmente e, non da ultimo, una serie di rivoluzioni armate su tutto il territorio nazionale. La vita della Repubblica di Weimar non fu mai facile, scossa ogni giorno da rivolte e scontri politici. Il clima teso della Germania, lo smarrimento di un popolo e il sentimento di rivalsa verso i nemici di fuori e di dentro portarono nel giro di quindici anni Hitler ed il nazional-socialismo al potere… aprendo la strada ad un nuovo capitolo dello scontro europeo per il dominio continentale (possiamo individuare il primo nella Guerra dei Trent’anni). La Germania avrebbe perso anche quella guerra, ma non si sarebbe arresa nel suo progetto di egemonia…

Hitler con alcuni commilitoni

Il bello della storia è che nulla finisce mai…

Storia: Caduti della Grande Guerra

Di Seguito l’elenco dei caduti della Prima Guerra Mondiale

ALLEATI

Belgio Belgio e sue colonie 120.637

Francia Francia e sue colonie 1.697.800

Giappone Giappone 415 

Grecia Grecia 176.000

Italia Italia 1.240.000

Flag of Montenegro (1905–1918).svg Montenegro 13.325

Portogallo Portogallo e sue colonie 89.222

Regno Unito Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda e sue colonie 1.228.167

Romania Romania 680.000

Russia Russia 3.754.369

Regno di Serbia Regno di Serbia 969.815

Stati Uniti Stati Uniti 117.465

 

IMPERI CENTRALI

Austria-Ungheria Austria-Ungheria 1.567.000

Bulgaria Bulgaria 187.500

Germania Germania e sue colonie 2.475.617

Impero ottomano Impero ottomano 2.921.844

 

PAESI NEUTRALI

Danimarca Danimarca 722

Norvegia Norvegia 2.000

Svezia Svezia 877

Storia: Novembre 1918… la fine

La guerra stava finendo e con essa anche gli Imperi Centrali, dopo gli eventi di settembre ed ottobre, non restavano praticamente più alternative al governo di Berlino. L’unico alleato rimasto ancora in guerra era il “malato terminale” viennese. Ma i primi giorni del Novembre 1918 spazzarono via anche quel che restava dell’Impero degli Asburgo. Il 1 Novembre 1918 le forze franco-serbe liberano Belgrado dall’occupazione austro-ungarica, mentre alcuni sabotatori italiani penetrano nella base navale di Pola e affondano la corazzata austro-ungarica SMS Viribus Unitis. Al governo di Vienna non restò altra scelta che siglare l’armistizio (a Villa Giusti) con gli alleati, l’accordo sarebbe entrato in vigore alle 15:00 del 4 Novembre 1918… giorno in cui il generale italiano Diaz trasmise il famoso “Bollettino della Vittoria”. L’Austria sarebbe diventata una repubblica il 12 Novembre 1918.

Armistizio di Villa Giusti

In Germania nel frattempo si faceva sempre più caldo il clima politico, per cui già il 3 Novembre 1918 ci fu la rivolta generale della flotta tedesca ancorata a Kiel, dando il via alla “rivoluzione di novembre“. Nel frattempo, il 4 Novembre 1918, gli Alleati assestavano il colpo finale sul fronte occidentale con la vittoriosa Seconda Battaglia della Sambre, il fronte tedesco non era più in grado di reggere. Di conseguenza il 8 Novembre 1918 iniziarono diverse rivolte popolari in Germania, costringendo il giorno successivo il Kaiser all’abdicazione. Guglielmo II si sarebbe poi recato in esilio in Olanda, rimanendovi fino alla sua morte. Il 9 Novembre 1918 la Germania divenne una repubblica.

Il giorno dopo la Romania dichiarò nuovamente guerra alla Germania, una pura formalità in realtà, dato che il 11 Novembre 1918 il governo di Berlino firmò l’armistizio di Compiègne con gli Alleati, ponendo fine alla Grande Guerra.

Armistizio di Compiègne

Il 21 Novembre 1918 la flotta tedesca si consegnava agli Alleati e veniva internata a Scapa Flow. Il 27 Novembre 1918 le truppe tedesche completavano l’evacuazione del Belgio ed il 1 Dicembre 1918 le truppe alleate entravano in territorio tedesco occupando militarmente la Renania.

Il 18 Gennaio 1919 cominciava la Conferenza di Parigi la quale avrebbe portato al trattato di pace noto come Trattato di Versailles. Nel prossimo articolo, la prossima settimana analizzeremo le conseguenze mondiali della fine del conflitto.

I morti totali della guerra erano stati oltre 17 milioni, di cui 10 per gli Alleati e 7 per gli Imperi Centrali.

Storia: Guerra della triplice alleanza (1865 – 1870)

Il Paraguay è uno stato del Sud America ed è uno degli unici due, insieme alla Bolivia, a non avere sbocco sul mare. Come nazione raggiunse l’indipendenza dalla Spagna nel 1811, ma divenne da subito oggetto delle mire espansioniste dell’Argentina e del Brasile. Lo stato di continuo “assedio” giocò un ruolo determinate nell’instabilità politico-istituzionale di questo piccolo paese: di fatto si passò di dittatura in dittatura.

Francisco Solano Lopez

Uno dei dittatori più famosi di questo piccolo paese fu certamente Francisco Solano Lopez. Era un uomo ambizioso, eroe di guerra contro gli Argentini, conoscitore delle corti europee ed interessato ad espandere il potere del Paraguay all’interno del continente. Per questo motivo rivolse i suoi interessi verso una piccola nazione non confinante: l’Uruguay. Cominciò col finanziare attivamente il partito conservatore uruguayano contro il partito liberale che era sostenuto invece da Argentina e Brasile. Ma questa operazione politica si rivelò un boomerang e il profondo coinvolgimento portò il dittatore paraguayano a doversi confrontare con gli altri paesi rivali. Gli scontri interni al Uruguay portarono inevitabilmente allo scontro anche le altre potenze interessate, fu così che Francisco Solano Lopez, dopo le intemperanze diplomatiche brasiliane, decise di dichiarare guerra all’ingombrante vicino… la sua paura era che un blocco di tre nazioni governate dai liberali avrebbe potuto causare grossi danni economici al Paraguay, che non poteva fare a meno di commerciare con loro, data la mancanza di sbocchi sul mare. Quello che Solano Lopez non si aspettava fu l’intervento immediato sia dell’Argentina che dell’Uruguay al fianco del Brasile, che andarono così a costituire la Triplice Alleanza.

La guerra durò cinque lunghi anni e fu disastrosa per il Paraguay. Numericamente ed economicamente era una lotta impari e quello che poterono fare i paraguayani fu semplicemente di ritirarsi lentamente all’interno del proprio territorio arginando con tutte le forze le truppe nemiche. I dati parlano chiaro: nel 1864 c’erano 525.000 paraguayani, mentre nel 1871 erano rimasti in 221.000, dei quali circa 30.000 erano uomini. Lo stesso dittatore Solano Lopez trovò la morte nel 1870 durante un ultimo scontro armato contro le truppe brasiliane. Il Paraguay perse alcune importanti fette di territorio in favore di Argentina e Brasile e rimase sotto occupazione straniera per sei lunghi anni.

Storia: Ottobre 1918

Negli articoli precedenti abbiamo analizzato tutte le tappe che portarono la Grande Guerra verso la sua conclusione, a partire dalla fallita offensiva tedesca della primavera 1918 sino allo scatenarsi della potenza di fuoco degli Alleati. Dopo l’uscita dalla guerra della Bulgaria anche gli membri degli Imperi Centrali cominciavano a vacillare, soprattutto l’Impero Ottomano e l’Impero Austro-Ungarico, minacciati nella loro stessa integrità territoriale.

L’Impero Ottomano non esisteva quasi più. Gli Inglesi avevano conquistato buona parte dei domini meridionali del Sultano e il 1 Ottobre 1918 catturarono anche Damasco, in Siria. Un durissimo colpo giunse anche con la Battaglia di Sharqat (23-30 Ottobre 1918) con la quale l’Impero Britannico conquistò Mosul (Iraq) con tutti i suoi giacimenti di petrolio. Il 25 Ottobre i ribelli arabi uscivano vittoriosi dalla Battaglia di Aleppo… il 30 Ottobre 1918 l’Impero Ottomano siglava l’armistizio di Mudros cessando le ostilità con gli Alleati: tutte le restanti guarnigioni ottomane al di fuori dell’Anatolia furono richiamate; agli alleati fu concesso il diritto di occupare i forti sullo stretto dei Dardanelli e del Bosforo. L’esercito ottomano fu smobilitato, e porti, ferrovie, e altri punti strategici furono resi disponibili per l’uso da parte degli Alleati. Nel Caucaso, la Turchia dovette ritirarsi sulle frontiere pre-belliche.

La situazione sul fronte occidentale era sempre più allarmante ed ebbe un forte impatto anche sulla politica interna tedesca. Fu così che il 3 Ottobre 1918 venne scelto come nuovo cancelliere tedesco Massimiliano di Baden; succede a Georg von Hertling, dimessosi tre giorni prima, e assume anche l’incarico di ministro degli Esteri. Con lui al comando la Germania cominciò a valutare l’idea di giungere ad un armistizio. Il lavoro della diplomazia non fermava quello dei militari al fronte! Si susseguirono una serie di vittorie alleate: la Battaglia di Courtrai (14-19 Ottobre 1918) con la quale venne sfondato il fronte delle Fiandre e riconquistate Lilla, Bruges e Gand; la Battaglia della Selle (17-25 Ottobre 1918) grazie alla quale gli Inglesi inflissero uno sonora sconfitta alle truppe tedesche in ritirata sulla linea Hindenbug. Il 20 ottobre 1918 la Germania decise di sospendere la guerra sottomarina nell’Oceano Atlantico, per facilitare il processo di pace, ma già il 29 Ottobre 1918 la situazione interna aveva cominciato a farsi esplosiva con l’ammutinamento degli equipaggi delle truppe navali tedesche ancorate a Wilhelmshaven.

A dover affrontare una situazione ancora peggiore era il governo di Vienna. L’Impero Austro-ungarico nel corso della guerra aveva visto aumentare le spinte centrifughe delle varie comunità etniche che lo componevano. Negli ultimi mesi di guerra si susseguirono episodi di aperta ribellione nei confronti del governo centrale. In concomitanza con l’Offensiva alleata sul fronte italiano, cominciata il 24 Ottobre 1918 con la Battaglia di Vittorio Veneto, l’impero cominciò a sgretolarsi da dentro. Il 28 Ottobre 1918 la Cecoslovacchia proclamò la sua indipendenza, seguita il 29 Ottobre 1918 dallo Stato degli Sloveni, Croati e Serbi (la futura Jugoslavia) e il 31 Ottobre 1918 dall’Ungheria… quest’ultimo fu un colpo fatale per Vienna.

Storia: Settembre 1918 – parte seconda

Il primo degli Imperi Centrali a cedere sotto i colpi degli Alleati fu la Bulgaria. Il Settembre 1918 fu particolarmente problematico per le truppe di Sofia, le quali fino a quel momento non avevano di certo sfigurato sui campi di battaglia. Il 18-19 Settembre 1918 si combatté la Terza battaglia di Doiran, nella quale gli Inglesi ed i Greci presero d’assalto il fronte bulgaro ad est senza però riuscire a sfondarlo, l’alto comando bulgaro decise però una ritirata generale da tutto il fronte macedone. Durante questa manovra di disimpegno le truppe in ritirata vennero attaccate per via aerea il 21 Settembre 1918 al passo di Kosturino, questa incursione causò moltissime perdite e portò alla disgregazione delle truppe. Il 29 Settembre 1918 le truppe della Serbia e della Francia entrarono a Skopje, capitale della Macedonia, e continuarono ad avanzare a nord, verso il Danubio. Il giorno dopo, il 30 Settembre 1918 la Bulgaria firmava l’armistizio di Salonicco con gli Alleati, uscendo in via definitiva dalla guerra.

L’Impero Ottomano non se la cavava molto meglio ed il 25 Settembre 1918 i Turchi perdevano anche Amman, capitale della Giordania, dopo la Seconda Battaglia di Amman.

Nel frattempo proseguiva l’Offensiva dei cento giorni sul fronte occidentale. Il 26 Settembre 1918 iniziò l’Offensiva della Mosa-Argonne, che sarebbe proseguita sino a Novembre, condotta dalle truppe franco-statunitensi in modo vittorioso. Il 27 Settembre 1918 iniziò la Battaglia di Cambrai-San Quintino, condotto invece dalle truppe anglo-statunitensi, le quali riuscirono a sfondare la linea Hindenburg. Il 28 Settembre 1918 iniziava la Quinta Battaglia di Ypres, dove le truppe congiunte di Francia, Belgio ed Impero Britannico riuscirono a conquistare importanti posizioni ai Tedeschi. La Germania era sempre più in un vicolo cieco… la notizia del disimpegno bulgaro avrebbe gettato nuovo sconforto nelle truppe e nell’alto comando di Berlino.

Ritirata Tedesca 1918