Storia: Marzo 1918

SIAMO TORNATI!!!

Nel Marzo 1918 la Russia uscì definitamente dalla Grande Guerra, firmando la pace il il 3 Marzo 1918: gli Imperi Centrali erano ora liberi di concentrare i propri sforzi negli altri settori del fronte.

Il comando tedesco aveva già preparato da tempo una poderosa offensiva da lanciare sul fronte occidentale per infliggere un colpo mortale alle truppe anglo-francesi prima che la presenza americana divenisse preponderante in Francia. Tra il 21 Marzo 1918 e il 5 Agosto 1918 si consumò l’ultimo vero grande scontro della guerra, che sancì di fatto l’esaurimento delle forze fisico-morali dell’esercito del Kaiser. L’offensiva ebbe inizialmente un buon successo e con la prima azione (l’operazione Michael) i Tedeschi inflissero durissimi colpi agli Inglesi, ma ben presto l’avanzata si arenò. Nel corso delle settimane il comando tedesco si produsse in una serie di errori tattici che pregiudicarono ogni possibilità di vittoria, in sostanza si avanzava per chilometri senza conquistare mai posizioni realmente rilevanti.L’offensiva di primavera costò la vita ad oltre 1.500.000 soldati. Di particolare rilevanza in questo periodo fu il bombardamento tedesco di Parigi, attuato con un gigantesco cannone Krupp (il Parisgeschütz) che colpiva la città da una distanza di 120 Km, avvenuto il 23 marzo 1918. Inoltre il 26 Marzo 1918 Ferdinand Foch venne nominato comandante in capo di tutte le forze degli Alleati sul fronte occidentale al fine di contrastare efficacemente l’offensiva tedesca.

Parisgeschütz

Per quello che concerne l’Italia il 10 Marzo 1918 la marina tedesca bombardò Napoli.

In Giordania tra il 27 e il 31 Marzo 1918 si consumò la Prima Battaglia di Amman tra le truppe ottomane e un contingente britannico fiancheggiato dai ribelli arabi, l’attacco però non ebbe successo.

Storia: Lesotho

La terra del popolo che parla Sotho (Lesotho) abitata appunto da coloro che parlano Sotho (Basotho) è un piccolo stato indipendente che costituisce un’enclave all’interno del Sudafrica. I Basotho in realtà occuparono questi territori all’inizio del ‘800 spostandosi dalla loro terra d’origine principalmente a causa dell’espansionismo del regno degli Zulu. L’estrema compattezza etnica permise a questa piccola enclave di mantenere una sostanziale indipendenza amministrativa nei confronti del Sudafrica già in tempi coloniali, nonostante facesse parte del Dominion del Sudafrica. La colonizzazione inglese cessò dopo la Seconda Guerra Mondiale e il Lesotho divenne indipendente alla fine 1966, entrando comunque a far parte del Commonwealth.

L’indipendenza, come spesso è accaduto nella storia delle varie nazioni africane, portò con se una forte instabilità politica dovuta ai ripetuti contrasti tra la Monarchia e le forze armate. Il re del Lesotho e suo padre prima di lui subirono diversi colpi di stato, tra l’altro alternandosi al potere tra il 1990 e il 1996. Questa instabilità politica con tutta probabilità venne favorita dell’ingombrante vicino sudafricano, in tutta risposta al fatto che in Lesotho avevano sede le basi armate del ANC di Mandela.

Il Lesotho resta un paese molto sfortunato sotto diversi punti di vista. La prima statistica che balza agli occhi è quella che riguarda il contagio da HIV che coinvolge un terzo della popolazione (stiamo parlando di oltre 700.000 individui su una popolazione di poco più di 2.100.000). L’economia del paese stenta a decollare e si basa quasi esclusivamente sull’estrazione dei diamanti, mentre il terreno coltivabile rappresenta un’inezia in termini percentuali: appena il 10%. La presenza di immensi parchi naturali e di bellezze naturali tra le più apprezzate d’Africa sta portando un discreto indotto di turismo negli ultimi anni. Ma in ogni caso quasi la metà della popolazione vive con meno di 40 dollari al mese; la mortalità infantile è altissima (7,9%) e la speranza di vita media è di appena 52 anni.

Storia: Carl von Clausewitz

Tra la fine del ‘700 e l’inizio del ‘800 il volto dell’Europa cominciava a mutare sotto tutti gli aspetti possibili: cambiavano le idee, cambiavano i governi, cambiavano le nazioni, cambiavano le persone e cambiavano persino gli dei. C’era una nuova Francia che aveva decapitato il proprio re e si stava imponendo come forza riformatrice in un continente ancorato a vecchie teorie e a vecchi modi di concepire lo stato, ma chi erano i Francesi per dover imporre il loro volere agli altri? Gli interessi in ballo erano altissimi a tutti i livelli e Inghilterra, Russia, Spagna, Austria e tanti altri non erano certo intenzionati a guardare i loro sudditi contaminati dal virus rivoluzionario e i loro territori cadere sotto il dubbio stivale dei “mangiarane”. Tra gli stati che si opposero a questo nuovo corso c’era una nazione abbastanza giovane, ma estremamente determinata, che occupava un posto di grande importanza strategica: la Prussia.

Carl von Clausewitz non era un nobile. Era un convinto militarista, talmente convinto da arruolarsi nell’esercito all’età di 12 anni, diventando ufficiale solo due anni dopo, era un militare dotato, ma dovette aspettare le guerre napoleoniche per dimostrare tutto il suo valore ed il suo acume tattico: dal 1806 al 1815 combatté quasi senza sosta contro le armate napoleoniche e contro le idee della rivoluzione, militando anche per un anno (1812) nell’esercito russo. Finito Napoleone finita la gloria sul campo. Nominato generale nel 1818 divenne l’amministratore della scuola militare di Berlino e cominciò a lavorare ad una raccolta di scritti che lo avrebbero reso famoso anche nei decenni a venire. Non riuscì a terminare del tutto l’opera perchè morì di colera durante le operazioni militari per contrastare l’insurrezione polacca del 1831.

Il suo lavoro venne pubblicato postumo a partire dal 1832 col titolo di: Vom Kriege (della guerra), una raccolta di otto libri con analisi sociologiche, filosofiche e politiche sulla guerra e sulle sue implicazioni. Egli non si limitò ad analizzare la guerra come un semplice evento a se stante, ma ne tracciò l’origine in primo luogo politica e cominciò ad interessarsi al “sentimento bellico” e del suo impatto sui comandanti, sui soldati e sui civili. Intere generazioni di militari studiarono la guerra partendo proprio da questa raccolta di scritti, in primo luogo furono ovviamente i militari tedeschi, ma anche nelle scuole militari inglesi e in addirittura in quelle della Russia Sovietica rimase a lungo uno dei principali testi di riferimento. Sicuramente per diversi aspetti si tratta di un’opera datata, ma la sua importanza storica è fuori discussione, così come la validità di molti concetti espressi lì per la prima volta.

Storia: Oman, qualche cenno interessante

Il sultanato di Oman è un paese che nel corso dei secoli ha saputo rendersi indipendente dalle mire espansioniste delle potenze straniere, le quali di volta in volta si alternarono nel tentativo di occuparne i porti commerciali, importantissimi snodi per i traffici tra Asia ed Africa. Per secoli fece parte dell’Impero Persiano per poi finire (insieme al resto dell’area) sotto l’influenza araba grazie alle conquiste di Maometto e dei suoi successori. Interessati a controllare le ricche vie commerciali i Portoghesi occuparono alcune zone di vitale importanza per il paese, come il porto di Mascate, l’attuale capitale del paese, ma la loro avventura in quel paese durò appena un secolo e mezzo a causa dell’arrivo degli Ottomani.

Nel 1741 una rivolta popolare guidata da Ahmed ibn Said scacciò questi stranieri e diede vita al sultanato così come lo conosciamo oggi. Da quel momento il paese cominciò ad espandersi verso l’esterno arrivando a controllare la zona del Belucistan (tra Iran e Pakistan). Alla rapida crescita seguì però un periodo di alterne fortune che portò prima alla perdita del porto di Zanzibar, per mere questioni di successione, e poi alla perdita del Belucistan e della stessa indipendenza del paese in favore dell’Impero Britannico: Oman divenne formalmente uno dei tanti protettorati britannici. Solo nel 1970 il paese tornò totalmente indipendente e cominciò una lenta progressione verso la modernità sino ad arrivare alla concessione dei diritti civili alla popolazione nel 1996, nonostante questo il sultanato resta una monarchia assoluta.

Si tratta di un tipico paese dell’area arabica, con una serie di bellezze paesaggistiche non indifferenti e dal clima caldo, le poche grandi città danno sempre l’impressione di essere un pò delle cattedrali nel deserto. Gli usi ed i costumi sono quelli tipici dei paesi islamici, tanto che la quasi totalità della popolazione è di religione musulmana. Nella foto più in alto una veduta di Mascate la capitale del paese.

Storia: Gennaio e Febbraio 1918

Ad inizio anno (8 Gennaio 1918) il presidente degli Stati Uniti Wilson espose i suoi famosi “14 punti” sui quali si sarebbe dovuta negoziare la pace a fine conflitto:

1) Pubblici trattati di pace, stabiliti pubblicamente e dopo i quali non vi siano più intese internazionali particolari di alcun genere, ma solo una diplomazia che proceda sempre francamente e in piena pubblicità.

2) Assoluta libertà di navigazione per mare, fuori delle acque territoriali, così in pace come in guerra, eccetto i casi nei quali i mari saranno chiusi in tutto o in parte da un’azione internazionale, diretta ad imporre il rispetto delle convenzioni internazionali.

3) Soppressione, per quanto è possibile, di tutte le barriere economiche ed eguaglianza di trattamento in materia commerciale per tutte le nazioni che consentano alla pace, e si associno per mantenerla.

4) Scambio di efficaci garanzie che gli armamenti dei singoli stati saranno ridotti al minimo compatibile con la sicurezza interna.

5) Regolamento liberamente dibattuto con spirito largo e assolutamente imparziale di tutte le rivendicazioni coloniali, fondato sulla stretta osservanza del principio che nel risolvere il problema della sovranità gli interessi delle popolazioni in causa abbiano lo stesso peso delle ragionevoli richieste dei governi, i cui titoli debbono essere stabiliti.

6) Evacuazione di tutti i territori russi e regolamento di tutte le questioni che riguardano la Russia senza ostacoli e senza imbarazzo per la determinazione indipendente del suo sviluppo politico e sociale e assicurarle amicizia, qualsiasi forma di governo essa abbia scelto. Il trattamento accordato alla Russia dalle nazioni sorelle nel corso dei prossimi mesi sarà anche la pietra di paragone della buona volontà, della comprensione dei bisogni della Russia, astrazion fatta dai propri interessi, la prova della loro simpatia intelligente e generosa.

7) Il Belgio – e tutto il mondo sarà di una sola opinione su questo punto – dovrà essere evacuato e restaurato, senza alcun tentativo per limitarne l’indipendenza di cui gode al pari delle altre nazioni libere.

8) Il territorio della Francia dovrà essere completamente liberato e le parti invase restaurate. Il torto fatto alla Francia dalla Prussia nel 1871, a proposito dell’Alsazia–Lorena, che ha compromesso la pace del mondo per quasi 50 anni, deve essere riparato affinché la pace… possa essere assicurata di nuovo nell’interesse di tutti.

9) Una rettifica delle frontiere italiane dovrà essere fatta secondo le linee di demarcazione chiaramente riconoscibili tra le nazionalità.

10) Ai popoli dell’Austria–Ungheria, alla quale noi desideriamo di assicurare un posto tra le nazioni, deve essere accordata la più ampia possibilità per il loro sviluppo autonomo.

11) La Romania, la Serbia e il Montenegro dovranno essere evacuati, i territori occupati dovranno essere restaurati; alla Serbia sarà accordato un libero e sicuro accesso al mare, e le relazioni specifiche di alcuni stati balcanici dovranno essere stabilite da un amichevole scambio di vedute, tenendo conto delle somiglianze e delle differenze di nazionalità che la storia ha creato, e dovranno essere fissate garanzie internazionali dell’indipendenza politica ed economica e dell’integrità territoriale di alcuni stati balcanici.

12) Alle regioni turche dell’attuale impero ottomano dovrà essere assicurata una sovranità non contestata, ma alle altre nazionalità, che ora sono sotto il giogo turco, si dovranno garantire un’assoluta sicurezza d’esistenza e la piena possibilità di uno sviluppo autonomo e senza ostacoli. I Dardanelli dovranno rimanere aperti al libero passaggio delle navi mercantili di tutte le nazioni sotto la protezione di garanzie internazionali.

13) Dovrà essere creato uno stato indipendente polacco, che si estenderà sui territori abitati da popolazioni indiscutibilmente polacche; gli dovrà essere assicurato un libero e indipendente accesso al mare, e la sua indipendenza politica ed economica, la sua integrità dovranno essere garantite da convenzioni internazionali.

14) Dovrà essere creata un’associazione delle nazioni, in virtù di convenzioni formali, allo scopo di promuovere a tutti gli stati, grandi e piccoli indistintamente, mutue garanzie d’indipendenza e di integrità territoriale.

Il collasso dell’Impero Russo nel 1918 ebbe molteplici effetti. Da un lato gli Imperi Centrali ebbero la possibilità di spostare grossi contingenti verso gli altri fronti, dall’altro l’impatto della rivoluzione comunista cominciò a farsi sentire anche tra i soldati delle altre potenze in campo. Dopo anni di morte e fango in molti cominciavano ad avere in odio i governanti che, seduti comodamente nei loro sontuosi studi, mandavano a morire migliaia di uomini con delle semplici telefonate.

L’Impero Russo cominciò a perdere diversi pezzi già nei primi mesi del 1918, con alcune delle sue provincie più irrequiete che puntavano a rendersi indipendenti. Il 27 Gennaio 1918 cominciò la Guerra Civile Finlandese, dove i Finlandesi indipendentisti erano riforniti e spalleggiati dalla Germania, nel giro di pochi mesi la Finlandia raggiunse la piena indipendenza (festeggiata il 16 Maggio) ed il suo esempio accese le polveri delle altre regioni. Tra questi i territori polacchi cominciarono ad insorgere contro il regime bolscevico, significativa da questo punto di vista resta la diserzione in Bucovina15 Febbraio 1918, delle truppe polacche dell’esercito austro-ungarico per potersi unire ai propri connazionali nella lotta per l’indipendenza. Il 9 Febbraio 1918 la Repubblica Popolare Ucraina firmò addirittura un trattato di pace separato con gli Imperi Centrali, siglato a Brest-Litovsk, mentre ancora il governo russo non si decideva a porre fine alle ostilità, con questa mossa l’Ucraina divenne un protettorato tedesco.

Per forzare la mano in questo senso Berlino decise di lanciare un’ultima operazione dimostrativa che dal 18 Febbraio 1918 portò i Tedeschi a conquistare Minsk, Kiev e i paesi baltici.

Storia: Il Duca degli Abruzzi

Luigi Amedeo di Savoia-Aosta nasce nel 1873 con il titolo di Infante di Spagna, ossia di erede al trono spagnolo! Come? Un Savoia erede al trono di Spagna? Ebbene… la crisi della corona spagnola nel corso del ‘800 portò a diversi ribaltamenti politico-sociali (tra cui le note Guerre Carliste) favoriti anche dagli eventi europei legati particolarmente alla Rivoluzione Francese ed a Napoleone. In breve ci si ritrovò davanti ad un vuoto di potere negli anni successivi alla deposizione di Isabella II di Borbone, avvenuta nel 1868, per cui tra gli aspiranti futuri sovrani di Spagna si ritrovarono anche i Savoia che avevano diversi estimatori in terra iberica. Fu così che Amedeo I, figlio del re Vittorio Emanuele II, venne chiamato a governare la Spagna e divenne re il 4 Dicembre 1970. Suo figlio Luigi Amedeo venne alla luce il 29 Gennaio 1973… il 11 Febbraio dello stesso anno suo padre abdicava a causa dell’ingovernabilità del paese iberico (nasceva così la prima repubblica spagnola). Quindi Luigi Amedeo rimase Infante di Spagna per appena due settimane!

Luigi Amedeo viene instradato alla carriera militare sin dalla più tenera età ed all’età di 6 anni e mezzo viene arruolato come mozzo nella Regia Marina. Il ragazzo è però un grande amante della montagna e quando è in vacanza si dedica alla pratica dell’alpinismo. Prosegue con profitto la carriera nella Regia Marina e nel 1889, col grado di guardiamarina, si imbarca sul brigantino Amerigo Vespucci per effettuare la sua prima navigazione intorno al mondo, ritornando nel 1891. Mentre è in mare muore suo padre ed il ragazzo viene nominato, dal re Umberto I, Duca degli Abruzzi!

Tra il 1892 e il 1894 inizia a cimentarsi in serie imprese di alpinismo sul Gran Paradiso, sul Monte Rosa, sul Monte Bianco e nell’Agosto del 1894 scala con successo il Cervino insieme al britannico Mummery, questa impresa attirerà l’attenzione internazionale e permetterà al giovane Duca di entrare nel Club Alpino Britannico. Luigi Amedeo è in ogni caso un uomo della Regia Marina e in quegli stessi anni e nel 1893 viene inviato in Somalia a presidiare il porto di Mogadiscio durante una rivolta. Il contatto con la Somalia lo segna nel profondo, si innamora immediatamente di quella terra sentendola come la sua vera casa. Nel novembre del 1984 inizia la sua prima circumnavigazione del globo per una missione diplomatica (insieme al collega ed amico Umberto Cagni) nel corso della quale visiterà la British Columbia e l’India, qui si spingerà sino alle basi dell’Himalaya! Rientrato in Italia nel 1897 si può dedicare di nuovo all’alpinismo.

E’ il 1 Agosto 1897. Siamo sul Monte Saint Elias nello Yukon in Alaska. Il Duca degli Abruzzi è il primo uomo a raggiungere la vetta di questa montagna, insieme a lui ci sono altri Italiani tra cui Umberto Cagni. Gli Americani replicheranno questa impresa solo nel 1946. Ormai Luigi Amedeo è famoso in tutto il mondo per le sue grandi doti di alpinismo e nel 1898 si cimenta in imprese europee principalmente in Francia sul Grandes Jorasses e sul Aiguille Verte. Tra il 1899 e il 1900 partecipa ad una spedizione italiana al Polo Nord e poi per la Regia Marina circumnaviga per la seconda volta il globo questa volta fermandosi a Tientsin e Singapore.

Trascorsi alcuni anni, siamo nel 1906, Luigi Amedeo decide che è ora di dedicarsi alla scalate di vette in altri continenti e per questo si reca in Africa (nell’attuale Uganda) ed esplora le principali vette del Ruwenzori legando il suo nome anche a questa memorabile impresa di esplorazione. Cima Margherita a quota 5.109 mt è la terza cima più alta dell’Africa e deve il suo nome proprio alla nostra regina. Nel 1909 invece è la volta del continente asiatico e si dedica al gruppo montuoso del Karakorum nel tentativo di avvicinarsi alla vetta del K2, qui il Duca scoprì una buona via di salita sul versante est che è ancora oggi la più utilizzata e a 5.400 si trova lo Sperone Abruzzi, punto ideale in cui piazzare i campi base per le spedizioni in salita.

Luigi Amedeo ricopre poi un ruolo di grande importanza durante la Prima Guerra Mondiale come comandante in capo delle Forze Navali Riunite, gestendo la fuga dei profughi serbi durante le avanzate Austro-ungariche. Entra presto in contrasto con le altre potenze alleate perché vogliono gestire le forze navali italiane come unità prettamente difensive, mentre lui propenderebbe per un utilizzo maggiormente offensivo. Il risultato? Viene rimosso dall’incarico (alla stampa si dirà che è per motivi di salute) pur ricevendo nel 1918 la nomina (beffa) ad Ammiraglio. Nei primi anni ’20 il Duca intrattiene una storia d’amore con la ricca americana Katherine Elkins, ma non gli verrà data l’autorizzazione a sposarla da parte di Vittorio Emanuele III. Qualcosa dentro l’animo di Luigi Amedeo si smuove e decide quindi di tornare in quel paese dove anni prima si era sentito così a suo agio: la Somalia.

In Somalia si dedica alla bonifica di un’ampia area da adibire all’agricoltura lungo il corso del fiume Uebi Scebeli (del quale scoprirà le sorgenti nel 1928). Si guadagna il rispetto e l’affetto della popolazione locale con la quale si trova estremamente a suo agio (forse ebbe una relazione con una principessa locale).

Il Duca muore il 18 Marzo 1933 a Giohar (allora ribattezzata Villabruzzi) e viene lì seppellito per sua espressa volontà. Questa città è stata anche in anni recenti teatro di scontri nell’ambito dei disordini politico-religiosi della Somalia, tanto che nel 1992 si tentò un recupero dei resti del Duca per paura che la sua tomba venisse profanata, ma fu proprio la popolazione locale ad opporsi essendo ancora molto legata al ricordo di un uomo che si era speso moltissimo per migliorare le condizioni di vita in quell’area. La tomba di Luigi Amedeo resta quindi in Somalia. Nella sua vera casa.

Storia: Nascita dei Windsor

La casata reale inglese è conosciuta oggi col nome di Windsor, ma come si chiamava in passato?

In origine era la casa di Hannover, di provenienza germanica, ed il suo primo re Giorgio I (1714-27) passò alla storia per non aver mai imparato la lingua inglese… lo possiamo capire, in fondo parlava già il tedesco, il francese, il latino e l’olandese. Il casato mantenne questo nome sino alla sua ultima rappresentante, la regina Vittoria: quando si dice “last but not least”. Vittoria di Hannover aveva sposato Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha e i loro figli avevano preso tutti il cognome del padre trasformando la dinastia reale inglese da Hannover a Sassonia-Coburgo-Gotha.

Edoardo VII fu il primo re della nuova casata. Alla sua morte nel 1910 gli succedette il figlio Giorgio V che si trovò ad affrontare la Prima Guerra Mondiale con tutti gli annessi e connessi. Fu proprio a causa del conflitto che il sovrano decise di cambiare nome alla dinastia reale per evitare che il suo cognome germanico diventasse inviso ai sudditi britannici. La decisione fu presa con un Concilio proprio il 17 Luglio 1917: da quel momento tutti i discendenti della casata sarebbero stati dei Windsor. Giorgio V fu anche il sovrano che rifiutò di dare ospitalità al decaduto Zar di Russia Nicola II (suo cugino).

Tutto lineare. Con Elisabetta II si è posto un nuovo problema: suo marito Filippo di Edimburgo appartiene alla casata Schleswig-Holstein-Sonderburg-Gluckburg (non deve essere facile fare i nobili con tutti questi cognomi) per cui i loro figli rischiavano a suo tempo di avere un cognome germanico. Si rimediò con un altro Concilio del 1960 che stabilì che i figli della regina dovessero portare il suo cognome. Quindi tutti i futuri sovrani inglesi saranno dei Windsor, ma in realtà dovrebbero essere dei Scleswig-Holstein-Sonderburg-Gluckburg.

Storia: Dicembre 1917

A Natale 1914 la guerra sarà finita… così dicevano nell’estate del 1914. L’amara realtà vedeva le truppe schierate sui fronti, nelle trincee, per il quarto Natale di fila. Parecchie cose erano cambiate sia sul piano politico che su quello militare: i grandi imperi del passato, ad eccezione di quello britannico, erano in condizioni disastrate e prossimi al collasso.

La Russia era già caduta, il suo impero contadino si era sfasciato sotto i colpi della crisi economica e tramite le spallate delle forze comuniste. Adesso era Lenin a governare e questi sapeva bene di non poter rafforzare il fronte interno senza prima trovare la pace con gli Imperi Centrali. Si prospettava una lunga guerra civile in Russia e continuare la pazzia della Grande Guerra avrebbe significato il suicidio per il nuovo governo. Per questo motivo le prime mosse del governo Lenin furono gli armistizi:  il 5 Dicembre 1917 venne firmato quello con l’Impero Ottomano e il 15 Dicembre 1917 quelli con Germania, Austria-Ungheria e Bulgaria.

Gli Imperi Centrali erano finalmente pronti a riversare le loro truppe sugli altri fronti, per cercare di risolvere positivamente le altre situazioni e così sul fronte dei Balcani la Romania cedeva di schianto sotto le pressioni Bulgare e Tedesche firmando l’armistizio il 9 Dicembre 1917.

In Palestina la situazione invece si era ormai volta in favore degli Alleati e Gerusalemme cadde in mano britannica il 11 Dicembre 1917.

Truppe britanniche a Gerusalemme

Nel frattempo Stati Uniti (7 Dicembre 1917), Panama (10 Dicembre 1917) e Cuba (16 Dicembre 1917) dichiararono guerra all’Austria-Ungheria.

Storia: Honduras, qualche cenno interessante

Tegucigalpa! Riuscite a ripeterlo tre volte di seguito senza impappinarvi? Io neppure una volta sola ad essere sinceri. Questa città dal nome così esotico si trova nel bel mezzo dell’America Centrale ed è la capitale dello stato del Honduras. Il nome di questa città è di chiara derivazione indigena e pare voglia dire “colline d’argento”, anche se vi è un ampio dibattito su questa definizione dal momento che gli abitanti della zona non conoscevano la reale ricchezza del sito, furono gli Spagnoli ad accorgersene e ad approfittarne. La città venne fondata il 29 Settembre del 1578, praticante 442 anni fa, da dei coloni iberici, ma vi era già presente un insediamento indigeno. Storicamente l’Honduras è la patria originaria del popolo Maya, spostatosi poi più a nord in Messico e Guatemala! Venne esplorata sia da Colombo che da Vespucci. Ad ogni modo gli Spagnoli ne presero completo possesso nel 1537 e il loro dominio sulla regione durò sino al 1821.

La storia del ‘900 di paesi come questo è costellata da un susseguirsi di dittature, colpi di stato ed ingerenze statunitensi. L’influenza delle multinazionali della frutta sul piccolo paese e sui suoi politici raggiunse il picco nel 1974 quando venne coniato per la prima volta l’espressione “repubblica delle banane” proprio per riferirsi al piccolo stato. Nel 1982 la situazione politica del paese prese lentamente la strada della pacificazione e della democrazia, anche se nel 2009 ci fu un colpo di stato che per quattro mesi riportò il paese nel caos.

Nel piccolo stato la popolazione è prevalentemente di origine meticcia (90%), ma non mancano gli immigrati asiatici soprattutto cinesi (ormai sono ovunque) e diverse famiglie palestinesi di religione cristiana attive nell’imprenditoria e denominate “turcos” in tono evidentemente dispregiativo.

Purtroppo questo piccolo paese è considerato uno dei più pericolosi di tutta l’area centro-americana, con uno dei tassi d’omicidio volontario più alto del mondo. E di certo la sua economia non aiuta a migliorare la qualità della vita della popolazione dal momento che si tratta quasi principalmente di piantagioni in mano a multinazionali straniere. Non vengono neppure sfruttate le risorse del sottosuolo e la corruzione è una piaga evidente nel sistema del Honduras. Chiaramente buona parte delle importazione e delle esportazioni sono targate Stati Uniti.

Un altro paese povero che stenta a trovare la sua prosperità. Com’è che gli sfruttatori sono sempre gli stessi?

Storia: Novembre 1917

103 anni fa, tra gli ultimi mesi del 1917 e i primi mesi del 1918, la situazione militare della Prima Guerra Mondiale andava delineandosi in maniera inequivocabile. La situazione degli Imperi Centrali diventava sempre più critica: l’Impero Ottomano pareva destinato ad un inevitabile collasso, l’Austria-Ungheria era ormai completamente dipendente dall’aiuto militare tedesco, la Bulgaria reggeva bene nella misura in cui era impegnata in uno scacchiere tutto sommato facile da gestire, infine la Germania cominciava a sentire la pesantezza economica dei tanti anni di sforzo bellico continuativo. Dall’altra parte del fronte la Francia e l’Inghilterra, anch’esse stremate, godevano di un maggiore respiro grazie al consistente aiuto bellico e militare degli Stati Uniti, la Russia stava collassando su stessa a causa delle spinte rivoluzionarie, l’Italia cercava di raccogliere i cocci dopo la batosta di Caporetto.

Sul fronte della Palestina si registrarono importanti eventi le cui conseguenze riempiono ancora oggi le pagine della storia e spesso della cronaca. In concomitanza con la vittoria britannica nella Terza Battaglia di Gaza, con la quale venne spezzato il fronte ottomano, il 2 Novembre 1917 il ministro degli esteri inglese Arthur Balfour si dichiarò favorevole alla creazione di un sostanzioso avamposto sionista in Palestina. Questo evento e gli atti successivi alla conclusione della guerra crearono i primi presupposti per quella che oggi conosciamo come la “questione palestinese”. Gli Inglesi, con il beneplacito della Francia, si apprestavano a tradire le promesse fatte agli Arabi per convincerli a ribellarsi contro gli Ottomani. Il 17 Novembre 1917 gli Inglesi erano già alle porte di Gerusalemme…

Dichiarazione di Balfour:

Egregio Lord Rothschild,
È mio piacere fornirle, in nome del governo di Sua Maestà, la seguente dichiarazione di simpatia per le aspirazioni dell’ebraismo sionista che è stata presentata, e approvata, dal governo.
“Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico, e si adopererà per facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo chiaro che nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche della Palestina, né i diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni”.
Le sarò grato se vorrà portare questa dichiarazione a conoscenza della federazione sionista.

Sul fronte italiano il 8 Novembre 1917 il generale Luigi Cadorna veniva destituito dal comando dell’esercito in favore di Armando Diaz. Il 13 Novembre 1917 iniziò la Prima Battaglia del Piave, durata tredici giorni, con l’obiettivo di bloccare la dilagante avanzata delle truppe austro-tedesche. La battaglia fu un successo italiano, anche se pagato molto caro in termini di vite umane, le truppe degli Imperi Centrali rimasero appunto bloccate sulle rive del Piave senza riuscire più a proseguire l’avanzata.

Sul fronte occidentale il 10 Novembre 1917 giunse al termine la Battaglia di Passchendaele iniziata a fine Luglio senza che gli Inglesi riuscissero a spezzare la linea tedesca, di fatto si trattò dell’ennesimo bagno di sangue sostanzialmente inutile. Pochi giorni dopo il 25 Novembre 1917 cominciò la Battaglia di Cambrai dove una iniziale avanzata degli Alleati venne poi totalmente respinta dai Tedeschi. La situazione della Germania però era molto critica a causa del ristagno economico dovuto al blocco navale britannico, nel Mare del Nord si consumò (17 Novembre 1917) l’ennesimo scontro tra le flotte dei due paesi nella Battaglia di Helgoland, scontro alla fine risultato inconcludente per entrambi. Anche nelle colonie la Germania era ormai totalmente stremata e gli ultimi raparti ormai decimati dell’Africa Orientale Tedesca il 25 Novembre 1917 sconfinarono nel Mozambico portoghese nel tentativo si sfuggire ai britannici nel settore del Tanganika.

Gli occhi del mondo però continuavano ad essere rivolti verso gli eventi che stavano devastando la Russia. Tra il 7 e 8 Novembre 1917 scoppiò la Rivoluzione d’Ottobre (così chiamata per le differenze di date secondo il calendario giuliano): i bolscevichi si impadronirono del potere con la forza dando vita alla Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa e portando Lenin a capo del governo. La reazione della parte avversa non si fece attendere e le prime rivolte anti-bolsceviche nella capitale portarono allo scoppio della guerra civile. Il 22 Novembre 1917, approfittando della situazione, l’Ucraina dichiarò l’indipendenza dalla Russia.

Storia: Grande Colombia

Quando si parla di Grande Colombia non si sta parlando della nazionale di calcio in cui militava Carlos Valderrama, bensì di una entità statale esistita tra il 1819 e il 1831 comprendente i territori attuali di Colombia, Venezuela, Ecuador e Panama, nonché alcune porzioni di Brasile, Costa Rica e Guyana. Nacque dalla necessità delle colonie del Sud America di rendersi indipendenti totalmente dalla Spagna, ma dato che alcuni tentativi in piccolo erano già falliti in precedenza Simon Bolivar pensò che l’unica via percorribile fosse quella di creare uno stato grande e forte da opporre alle spinte imperialiste. Partendo dall’isola di Margarita egli riuscì nel giro di tre anni a liberare parte di quello che sulla carta doveva essere il nuovo stato sovrano e il resto riuscì a liberarlo negli anni successivi, tanto che nel 1821 si poté procedere all’effettiva nascita tramite costituzione. Per capitale venne scelta Bogotà e come presidente fu nominato Simon Bolivar.

Fu un’esperienza di breve durata quella della Grande Colombia, perché una volta sconfitto il comune nemico iniziarono a farsi strada le spinte federaliste all’interno dello stato. La Grande Colombia contribuì anche alla liberazione del Perù e della Bolivia, ma questi due paesi decisero di non aderire al grande stato sudamericano sognato da Bolivar. Questi demoralizzato nel 1830 si dimise dalla carica di presidente e la sua creazione non durò neppure un anno senza la sua guida. Nel 1831 nacquero così il Venezuela e l’Ecuador, come stato unitario rimase la Repubblica della Nuova Granada comprendente Colombia e Panama (che sarebbe diventata indipendente solo nel 1903).

Storia: Bartholomew Roberts

456 navi saccheggiate in tre anni di attività piratesca, qualcosa come un saccheggio ogni tre giorni, un record praticamente imbattibile. Un record costruito giorno dopo giorno tra le coste dell’Africa Occidentale e le coste Orientali dei Caraibi anche grazie ad azioni spericolate ed irriverenti. Bartholomew “Black Bart” Roberts, gallese di nascita, è l’uomo di questi numeri scalfiti nelle pietre della storia della pirateria tra il 1719 e il 1722; nonostante non appartenga al secolo d’oro della pirateria le sue imprese sono tra le più incredibili che di quelle raccontate dai sette mari.

Uomo estremamente religioso, totalmente astemio, tremendamente vendicativo e senza un minimo di paura nei confronti dell’autorità tanto da arrivare ad impiccare ad un pennone di una nave il governatore della Martinica perchè aveva osato dar la caccia ai pirati. In altre occasioni prese d’assalto delle città perchè vi erano stati impiccati dei pirati, come accadde a Basseterre sull’isola di Nevis.

Morì durante uno scontro con la marina inglese poco lontano dalle coste del Gabon, ucciso da una ferita alla gola mentre difendeva la sua nave accerchiata, gettato in mare come da sue volontà affinché i nemici non potessero recuperarne il corpo, processato e condannato postumo insieme agli uomini del suo equipaggio per aver intralciato i commerci delle navi di sua maestà e per aver attaccato navi da guerra inglesi. Singolare pensare che il processo si tenne in una fortezza adibita alla tratta degli schiavi: Cape Coast in Ghana.

Storia: Ottobre 1917

13.000 morti, 30.000 feriti, 265.000 prigionieri, 350.000 sbandati in ritirata, 4.882 cannoni, 3.000 mitragliatrici, 300.000 fucili, 73.000 cavalli, 1.600 autocarri, 150 aeroplani e oltre 1.500.000 proiettili di artiglieria. Da qualsiasi lato si osservi la Battaglia di Caporetto appare lampante il peso e la portata della disfatta accorsa 100 anni fa sul fronte italiano. Eppure tutte le grandi disfatte militari della storia non avvengono mai per caso:

1- il progressivo collasso (con l’esplosiva situazione interna) dell’Impero Russo aveva favorito uno spostamento di uomini e mezzi dal fronte orientale a tutti gli altri fronti.

2- l’Austria era un gigante in difficoltà su tutti i fronti e per questo Berlino intervenne più concretamente a fianco degli alleati anche sul fronte italiano (sul fronte balcanico già decidevano tutto i Tedeschi).

3- mantenendo un comportamento difensivo sul fronte occidentale c’era la possibilità di attaccare con una spedizione punitiva l’ex alleato italiano e punirlo per il suo tradimento.

Ecco la prima vera chiave di lettura di Caporetto: i Tedeschi prendono i mano le redini del gioco laddove gli Austriaci non sono più in grado di gestire il loro traballante impero (lo stesso accadeva nei territori ottomani, grazie ai consiglieri militari tedeschi). Inoltre l’esercito tedesco andava implementando una nuova unità di combattimento estremamente versatile denominata “squadra d’assalto”: 11 uomini ben armati con compiti di rottura e controffensiva, già molto efficaci sul fronte occidentale. In Italia nel Luglio 1917 vennero formati gli Arditi, con compiti simili, ma non vennero praticamente impiegati a Caporetto.

4- la catena di comando tedesca era estremamente più veloce e fluida rispetto a quella italiana, di fatto responsabilizzando le parti più basse del comando e garantendo l’immediatezza di una risposta proporzionata all’imprevisto da affrontare. Il sistema italiano risultava invece ancora lento, burocratico e sbilanciato verso l’alto della catena di comando.

Ad assumersi l’onore dell’attacco fu la 14 Armata di Vienna, ben rimpolpata dalle divisioni di Berlino, per un totale di oltre 350.000 uomini. Già nelle settimane precedenti l’offensiva era evidente ai comandi italiani che qualcosa andava preparandosi sul fronte opposto, ma i nostri servizi di Intelligence non riuscirono a determinare con certezza la zona dell’attacco, ipotizzando come più probabile proprio la zona in cui effettivamente avvenne. Appena due giorni prima (21 Ottobre 1917) dell’attacco due disertori dell’esercito imperiale informarono gli ufficiali italiani dell’imminente offensiva, ma non vennero ritenuti attendibili. Il 23 Ottobre 1917 alle ore 13 venne intercettata una comunicazione tedesca inerente l’ora fissata per l’attacco: le 2 del giorno dopo. Il comandante dell’esercito italiano, Cadorna, si riunì coi maggiori ufficiali per ragionare sulla situazione in progresso, c’era una certa fiducia sulla capacità del fronte di reggere ad un attacco nemico… e forse un esercito con sistema di comunicazione più rapido avrebbe di certo retto e risposto diversamente.

L’attacco cominciò alle 2. Per quattro ore l’artiglieria colpì le posizioni italiane anche mediante l’utilizzo di gas, in realtà solo quest’ultimo ebbe degli effetti realmente devastanti su alcune unità, mentre il tiro convenzionale risultò scarsamente efficace. Dopo mezz’ora di quiete l’attacco dell’artiglieria riprese per un altra ora e mezza, mentre gli italiani cominciavano a rispondere al fuoco. Nel frattempo la fanteria austro-tedesca cominciava ad avvicinarsi alle postazione italiane, complice una fitta coltre di nebbia, cominciando il vero e proprio assalto alle 8. Nella furia degli scontri avvenne il primo grande pasticcio italiano dovuto alla scarsa comunicazione tra i vari comandi divisionali (situazione simile al disastro di Grecia del 1940-41) la 50 Divisone abbandonò la sua postazione difensiva per evitare di rimanere accerchiata, però il suo comandante non comunicò tempestivamente la sua decisione all’alto comando… in questo modo le truppe italiane del Monte Nero rimasero accerchiate e con l’unica via di fuga ormai in mano al nemico. Il vero e proprio sfondamento avvenne appunto a Caporetto ad opera della 12 Divisione slesiana (tedesca) che in poche ore sbaragliò i reparti italiani e conquistò la località già alle 15.30 per poi proseguire in avanti. La situazione comunque sembrava ancora ben gestibile.

Il 25 Ottobre 1917 ci fu un timido e mal coordinato contrattacco delle truppe italiane. La 50 Divisione di cui abbiamo parlato prima, al comando del generale Arrighi, andò incontro alla quasi totale distruzione nel tentativo di recuperare le posizioni che aveva abbandonate. La Brigata Arno, stanziata nelle vicinanze sul monte Colovrat, venne annientata dalle truppe tedesche guidate da un giovane tenente di nome Erwin Rommel. Sorte simile accadde alla Brigata Salerno che non si ritirò per una incomprensione circa gli ordini che giungevano dall’alto comando. Nei giorni successivi il comando tedesco continuò ad ordinare l’avanzata delle sue truppe, pur affrontando una discreta difesa delle truppe italiane. L’idea iniziale era quella di ripiegare dietro al Tagliamento e da lì bloccare l’avanzata nemica. Al conseguente ordine di ritirata impartito il 27 Ottobre 1917 seguì la più totale disorganizzazione dei comandanti italiani che causò lo sbandamento di una buona parte dell’esercito… la mancanza di organizzazione trasformò una sconfitta come tante in una disfatta. Interi reparti vennero catturati dal nemico con tutto il materiale che trasportavano, ci furono numerosi episodi di diserzione con conseguenti fucilazioni. Il caos regnava ovunque tranne che nella zona sud del fronte dove la ritirata procedeva in buon ordine e ben coordinata.

Il 5 Novembre 1917, innescatasi la crisi politica italiana conseguente alla disfatta e sentite le preoccupazioni dei Francesi e degli Inglesi, Cadorna decise che il ripiegamento andava fatto direttamente sulla linea del Piave; dando così più fiato alle truppe italiane, ma al contempo sancendone la disfatta. Il pessimo comportamento dei generali dell’esercito italiano in particolare Cavaciocchi, Badoglio (quel Badoglio) e Bongiovanni non venne sanzionato… mentre Cadorna di lì a poco perse il posto in favore di Diaz.

Movimenti della Battaglia di Caporetto

Sugli altri fronti accadde poco in realtà in quei giorni. Dal 16 ottobre al 3 Novembre 1917 si combatté la Battaglia dello stretto di Muhu, nel mar Baltico, tra la flotta tedesca e quella russa, che cercava disperatamente di arginare la strapotenza tedesca in vista di un cessate il fuoco che sembrava ormai nell’aria.

Il 23 ottobre 1917 le truppe francesi vincevano la circoscritta Battaglia di La Malmaison contro i tedeschi.

Il 26 Ottobre 1917 il Brasile dichiarava guerra alla Germania, su spinta britannica.

Storia: Nepal, qualche cenno interessante

Ci sono nazioni della terra che racchiudono al loro interno enormi varietà sia che si parli di gruppi etnici sia che si parli di aspetti prettamente morfologici del territorio. La zona del “sub continente indiano” è già di per se un insieme variegato di situazioni diverse che la natura è venuta a costruire nel corso di millenni di trasformazioni e cambiamenti, in questo panorama le zone di confine tra la Cina e l’India risultano essere tra quelle di maggior fascino ed impatto.

Pensiamo per esempio ad un piccolo stato come può essere il Nepal, il primo impatto ci porta ad affrontare la varietà della sua natura e la maestosità delle sue montagne, si tratta infatti del paese che ospita molte delle montagne più alte della terra, prima tra tutte l’Everest con i suoi 8848 metri di altezza. Si tratta chiaramente di una zona ricca di corsi d’acqua riconducibili in toto al bacino del Gange. Partendo da sud (quindi dal confine indiano) si incontrano pianure, giungle tropicali, colline coltivate ed infine gigantesche montagne. Questo porta il paese ad avere climi diversissimi da una zona all’altra, inoltre la varietà etnica umana che vi si incontra va di pari passo con la varietà morfologica e climatica: si parla di oltre cento gruppi etnici differenti dei quali i maggiori comunque non raggiungono il 20% della popolazione totale del paese.  Di pari passo le lingue parlate nel paese sono oltre venti diverse delle quali con valore ufficiale.

Il Nepal è stato una monarchia sino al 2008 dopo di che si è trasformato in una repubblica federale dove uno dei partiti più importanti risulta essere quello Maoista.

Storia: Settembre 1917

Aleksandr Kerensky

A tener banco nel difficile mese di Settembre 1917 era la situazione della Russia. Tutti i governi coinvolti nel conflitto guardavano ad est con una certa, motivata, ansia. Per gli Imperi Centrali un progressivo disimpegno della Russia avrebbe significato una più ampia libertà di manovra sugli altri fronti… questa stessa considerazione era causa di malumori e preoccupazione in casa degli Alleati. L’opinione pubblica russa era ormai schierata compattamente contro il prosieguo di uno scontro che si era rivelato fin lì un inutile bagno di sangue. La classe politico-militare era invece divisa. Diversi uomini di potere temevano che il paese piombasse nel caos non appena fossero cessate le ostilità contro gli Imperi Centrali e milioni di soldati fossero rientrati verso il cuore pulsante della Russia. A dar voce a questi timori ci pensò in maniera decisamente poco delicata il comandante in capo dell’esercito, generale Lavr Georgievič Kornilov. Egli chiese al governo di introdurre una serie di norme volte ad irrigidire il trattamento dei soldati al fronte con la speranza di eliminare una volta per tutte il sistema delle assemblee “sindacali” dei soldati e ridare il potere agli ufficiali. Il dibattito che ne scaturì passo in breve tempo dal verbale al fisico. L‘opposizione delle forze di sinistra e lo scarso potere effettivo di Kerenskij portarono in breve Kornilov a tentare di prendere il potere con la forza. Inevitabilmente la reazione popolare fu violentissima e netta, e il tentato golpe durò appena dal 8 al 14 Settembre 1917, dopo di che Kornilov fu costretto a fuggire. In tutto questo desolante panorama di un paese sull’orlo della guerra civile gli Imperi Centrali non restavano fermi a guardare. Continuavano grandi offensive volte a strappare quanta più terra possibile alle ex regioni dello Zar. Il 3 Settembre 1917 ad esempio i Russi furono costretti ad abbandonare Riga, città chiave della regione baltica e il 29 Settembre 1917 la marina tedesca condusse importanti incursioni nel baltico ai danni di una marina russa ormai allo sfacelo.

Nel frattempo in Iraq proseguiva l’avanzata Inglese in Mesopotamia. Il 28-29 Settembre 1917 si svolse la Battaglia di Ramadi sostenuta quasi per intero da truppe indiane, l’Impero Ottomano era l’altro grande malato della Grande Guerra, un impero che settimana dopo settimana perdeva inesorabilmente dei pezzi del suo glorioso passato, aprendo la strada alle bieche mire coloniali degli Inglesi e dei Francesi, spianando la strada a problemi che ancora oggi il mondo deve affrontare.

Storia: La cattura di Giovanna d’Arco

Il 23 Maggio del 1430, durante le concitate fasi finali della Battaglia di Compiègne (nella regione della Picardia), Giovanna d’Arco venne catturata dalle truppe dei Borgognoni, storici alleati degli invasori Inglesi. La cattura fu il primo passo per quello che diventerà il famoso processo con conseguente messa al rogo dell’eroina francese, poi dichiarata Santa patrona di Francia.

Sulla rocambolesca cattura pende da sempre il dubbio di un possibile tradimento da parte di Guglielmo di Flavy, governatore militare di Compiègne. I fatti sono abbastanza semplici e lineari. La città era da tempo assediata dalle truppe congiunte di Borgognoni ed Inglesi, mentre la “pulzella di Lorena” aveva più volte tentato delle sortite per rompere l’accerchiamento senza però riuscirvi. Proprio il 23 Maggio 1430 da una di queste sortite nacque un violento scontro che vide i Francesi troppo inferiori di numero rispetto ai nemici, per cui l’unica soluzione plausibile fu quella della precipitosa ritirata verso la città. Il Flavy, a quanto pare timoroso che le incalzanti truppe di Borgogna potessero penetrare in città durante l’inseguimento delle truppe francesi, fece chiudere le porte della città dopo aver fatto passare solo i primissimi soldati francesi in ritirata, lasciando fuori tutti gli altri.

Giovanna d’Arco era intenta a proteggere la ritirata delle truppe e rimase ovviamente chiusa fuori dalle mura amiche. Rimasta con pochi uomini a disposizione fu presto catturata dal Bastardo di Wamdonne, alle dipendenze di uno dei vassalli del duca di Borgogna.

Del tradimento del Flavy non vi sono mai state prove certe, ma resta il fatto che egli fosse uno dei principali detrattori della figura della “pulzella di Lorena” nell’incasinato panorama politico francese dell’epoca.

Storia: Il massacro di My Lai

La storia dell’area geografica indocinese è molto complessa e nel ‘900 è stata costellata da un susseguirsi di guerre e tragedie. I Francesi avevano assoggettato l’intera area creando l’Indocina Francese nel 1887.  Durante la Seconda Guerra Mondiale l’intera area era stata posta sotto l’occupazione giapponese che aveva creato uno stato fantoccio avverso ai precedenti colonizzatori, sostanzialmente i Giapponesi avevano acceso la miccia della spinta indipendentista dell’intera area, furono infatti i guerriglieri comunisti di Ho Chi Minh e del generale Giap (scomparso nel 2012 all’età di 102 anni) gli unici a contrastare la presenza delle truppe nipponiche. Dopo la guerra le colonie dichiararono la loro indipendenza rifiutandosi di tornare sotto la sfera di influenza francese, ne nacque una aspra guerra conclusasi con la sconfitta della Francia nel 1954. La particolare situazione dell’area, il pericolo di dominio da parte di regimi comunisti e una divisione poco intelligente dei territori portarono al successivo intervento nell’area da parte degli Stati Uniti in quella che è diventata universalmente famosa come Guerra del Vietnam (1960 – 1975) .

Durante il conflitto vietnamita l’aspetto predominante era l’impossibilità di un esercito convenzionale a dare battaglia ai guerriglieri comunisti in campo aperto, questi infatti usavano tattiche di “mordi e fuggi” e la loro conoscenza del territorio li rendeva sin troppo pericolosi e sfuggenti. I famigerati Viet Cong si infiltravano ovunque nei villaggi e nelle città del Vietnam del Sud (lo stato protetto dagli Stati Uniti) ed era quasi impossibile individuarli per tempo. I comandanti americani decisero quindi di condurre una guerra in maniera atipica. La prima cosa che fecero fu di provare ad evacuare i villaggi di campagna per raggrupparli in villaggi-fortezza appositamente costruiti e controllati militarmente da truppe americane e sudvietnamite, questo genere di operazione è al centro del film “Berretti Verdi” del 1968 con John Wayne. In secondo luogo si decise di condurre un pattugliamento mobile del territorio, senza creare un sistema di presidio stabile e duraturo: ci si spostava dove il nemico era segnalato, lo si attaccava, lo si distruggeva e poi si tornava alla base lasciando il territorio di nuovo alla mercé di potenziali nemici (una tattica giudicata meno costosa di quella convenzionale e della cui efficacia si discute ancora oggi). Queste operazioni erano le famose  “search and destroy” (visibile in film come “Platoon”, “Il Cacciatore” e “Forrest Gump”).

Il problema di “search and destroy” era che molto spesso i Viet Cong si rifugiavano ed erano appoggiati dai villaggi di contadini, era difficile capire chi fosse un nemico e chi no e le imboscate erano all’ordine del giorno.

All’alba del 16 Marzo del 1968 alcuni elicotteri stanno sorvolando alcuni villaggi vietnamiti dove è stata segnalata attività de guerriglieri, effettivamente vengono sparati diversi colpi in direzione degli elicotteri di ricognizione e quindi si decide di fare intervenire la fanteria per ripulire la zona dai Viet Cong. Le truppe vengono trasportate dagli elicotteri e lasciate nei pressi dei villaggi alle 7.30. Quasi tre ore dopo un elicottero americano di ricognizione passa sull’area per controllare lo svolgimento dell’operazione e l’equipaggio nota subito che qualcosa non va (come testimonieranno le registrazioni delle comunicazioni radio verso la base): ci sono troppi civili morti e in posizioni troppo strane, sembra che siano stati fucilati piuttosto che siano morti in combattimento, dall’alto è anche possibile distinguere almeno due fosse comuni, qualcosa non torna. L’elicottero comincia quindi a girare sempre più basso sopra l’area per capire meglio la situazione. Non ci vuole molto perchè i tre uomini dell’equipaggio vedano quello che sta realmente accadendo: esecuzioni sommarie, stupri, omicidi di bambini e neonati, non si salva nessuno, neppure gli animali (Oliver Stone nel suo film “Platoon” mostrerà una situazione molto simile). A quel punto l’elicottero prova ad intervenire frapponendosi tra i civili rimasti vivi e le truppe di fanteria, minacciando di aprire il fuoco contro i soldati se quello scempio fosse continuato. Alle 11.30 l’elicottero ed il suo equipaggio rientrarono alla base dove fecero immediatamente rapporto su quanto avvenuto nella zona di My Lai.

L’atteggiamento delle autorità militari fu molto subdolo. Si cercò in tutti i modi di evitare fughe di notizie nel tentativo di oscurare l’intera storia, in un primo momento le truppe colpevoli della strage vennero addirittura elogiate per il grande successo ottenuto nel contrastare il nemico durante quell’operazione. Una commissione interna intanto cercava di scoprire chi fossero i reali responsabili dell’eccidio in attesa di decidere il da farsi. La verità però cominciò a venire a galla: mesi dopo il massacro iniziarono a circolare lettere di alcuni soldati di fanteria che accusavano le proprie unità di brutalità nei confronti della popolazione vietnamita, le lettere erano estremamente dettagliate e non lasciavano scampo all’immaginazione. L’esercito cominciò un’opera di imboscamento e di “white-washing” delle notizie, nulla doveva arrivare alla stampa. Tra i responsabili di questa operazione di imboscamento c’era anche un giovane Colin Powell, futuro Segretario di Stato sotto l’amministrazione Bush Jr. tanto per gradire.

La storia venne scoperta da un giornalista solo nel novembre del 1969 e racimolando dal materiale fotografico pubblicò un articolo. In contemporanea un soldato aveva mandato una lettera in cui parlava del massacro direttamente al suo rappresentante al Congresso degli Stati Uniti, dando via al polverone istituzionale.

In realtà non successe nulla di eclatante. La Corte Marziale si pronunciò contro gli ufficiali responsabili della strage, ma di fatto questi vennero graziati dopo qualche anno di arresto ai domiciliari. Pene estremamente miti (se non inesistenti) vennero date ai militari responsabili di aver insabbiato il caso. Si pensi che il maggior responsabile della strage oggi è un uomo libero che fa il gioielliere in Georgia…

Il 16 Marzo 1968 vennero uccisi 347 civili vietnamiti, dei quali forse 2 o 3 erano Viet Cong, gli altri erano innocenti alcuni dei quali neppure in grado di combattere in quanto bambini e neonati.

Non hanno ricevuto giustizia.

Storia: Luglio e Agosto 1917

Nell’estate 1917 la Grande Guerra sembrava aver raggiunto un nuovo livello di intensità, dopo le grandi manovre del 1914, dopo la guerra di posizione del 1915, dopo gli inutili bagni di sangue del 1916, nella mente di tutte le nazioni in causa il 1917 doveva diventare un anno risolutivo per le sorti del conflitto… e in buona parte questa aspettativa venne rispettata.

Sul fronte orientale iniziava il 1 Luglio 1917 l’ultima grande offensiva russa: l’offensiva Kerenskij, il gigante russo era in crisi totale per le grandi ondate rivoluzionarie che lo scuotevano dall’interno. l’offensiva prese piede in Galizia. Le nuove disposizioni dei Soviet politici della capitale prevedevano che ogni azione bellica fosse preceduta da un’assemblea dei soldati stessi che ne valutassero l’opportunità, esautorando di fatto il potere degli alti ufficiali di impianto zarista. I primi giorni dell’offensiva furono travolgenti più per le mancanze dell’esercito austro-ungarico che per le reali capacità dei Russi… di fatto si stavano scontrando due imperi di carta destinati a crollare. L’intervento tedesco (19 Luglio 1917) fu determinate per interrompere l’offensiva e per passare al furioso contrattacco che mandò totalmente in rotta l’esercito russo, costretto a ritirarsi per oltre 240 km. Il governo di Kerenskij ne uscì esausto, ormai ovunque si susseguivano le voci di una imminente rivoluzione guidata dai Bolscevichi.

prigionieri Russi 1917

Sul fronte dei Balcani la Grecia fu indotta a dichiarare guerra agli Imperi Centrali, soprattutto in chiave anti-bulgara. Nel frattempo un “Comitato Jugoslavo” formatosi sotto l’ala protettrice anglo-francese prese l’impegno politico di formare un futuro Regno dei Serbi, Croati e Sloveni in funzione anti-austriaca, per questo fu approvata il 20 Luglio 1917 la dichiarazione di Corfù. Bosniaci e Montenegrini non furono chiamati in causa su questa questione che li riguardava direttamente. Sul fronte rumeno le disavventure russe in Galizia produssero un forte reazione dell’esercito rumeno che cercò di scacciare gli austro-ungarici dalla Moldavia e di resistere disperatamente alle continue incursioni nemiche, il particolare la Battaglia di Mărășești (6 Agosto – 8 Settembre 1917) fu l’ultima grande vittoria rumena della guerra.

Sul fronte italiano andò in scena l’Undicesima Battaglia dell’Isonzo (17 – 31 Agosto 1917), intrapresa in parte per la paura di una imminente offensiva austro-ungarica (che sarebbe arrivata qualche mese dopo) e in parte per le forti pressioni degli Alleati che volevano disperdere l’attenzione degli Imperi Centrali su più fronti caldi. Nonostante le scarse conquiste territoriali lo scontro dimostrò che le truppe di Vienna erano ormai vicine ad un crollo psico-fisico totale, l’unico fattore in grado di far reggere questo fronte (come quello orientale del resto) poteva essere l’arrivo di truppe tedesche… cosa che poi effettivamente avvenne.

Sul fronte occidentale cominciò il 31 Luglio 1917 la grande offensiva britannica nelle Fiandre che sarebbe passata alla storica come Battaglia di Passchendaele. L’offensiva si svolse a più ondate e di fatto interessò anche altri settori, come quello di Verdun.

Soldati Britannici 1917

Sul fronte prossimo alla Palestina le truppe arabe guidate da Lawrence d’Arabia e Awda Abu Tayi sconfissero gli Ottomani nella Battaglia di Aqaba il 6 Luglio 1917.

Altri paesi si unirono agli Alleati contro le forze degli Imperi Centrali: Cina (14 Agosto 1917), Siam (22 luglio 1917) e Liberia (4 Agosto 1917).

Storia: Cantando la Canzone del Piave

Il Piave mormorava,
Calmo e placido, al passaggio
Dei primi fanti, il ventiquattro maggio;
L’esercito marciava
Per raggiunger la frontiera
Per far contro il nemico una barriera…
Muti passaron quella notte i fanti:
Tacere bisognava, e andare avanti!
S’udiva intanto dalle amate sponde,
Sommesso e lieve il tripudiar dell’onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero,
Il Piave mormorò:
Non passa lo straniero!
Ma in una notte trista
Si parlò di un fosco evento,
E il Piave udiva l’ira e lo sgomento…
Ahi, quanta gente ha vista
Venir giù, lasciare il tetto,
Poi che il nemico irruppe a Caporetto!
Profughi ovunque! Dai lontani monti
Venivan a gremir tutti i suoi ponti!
S’udiva allor, dalle violate sponde,
Sommesso e triste il mormorio de l’onde:
Come un singhiozzo, in quell’autunno nero,
Il Piave mormorò:
Ritorna lo straniero!
E ritornò il nemico;
Per l’orgoglio e per la fame
Volea sfogare tutte le sue brame…
Vedeva il piano aprico,
Di lassù: voleva ancora
Sfamarsi e tripudiare come allora…
No!, disse il Piave. No!, dissero i fanti,
Mai più il nemico faccia un passo avanti!
Si vide il Piave rigonfiar le sponde,
E come i fanti combatteron l’onde…
Rosso di sangue del nemico altero,
Il Piave comandò:
Indietro va’, straniero!
Indietreggiò il nemico
Fino a Trieste, fino a Trento…
E la vittoria sciolse le ali al vento!
Fu sacro il patto antico:
Tra le schiere, furon visti
Risorgere Oberdan, Sauro, Battisti
Infranse, alfin, l’italico valore
Le forche e l’armi dell’Impiccatore!
Sicure l’Alpi… Libere le sponde…
E tacque il Piave: si placaron l’onde…
Sul patrio suolo, vinti i torvi Imperi,
La Pace non trovò
Né oppressi, né stranieri!
(Giovanni Ermete Gaeta, 23 Giugno 1918)
Arditi

Storia: Giugno 1917

Le guerre passano e vanno a riempire le pagine della storia dell’umanità, passano i decenni e poi i secoli, mentre le nuove generazioni si fagocitano una dopo l’altra. Del passato e dei suoi grandi eventi ci rimane solo una lontana eco ed i libri di storia prendono progressivamente il posto delle memorie di famiglia. Chi è nato prima della fine del ‘900 ha avuto i nonni che verosimilmente hanno visto la Seconda Guerra Mondiale: alcuni magari direttamente al fronte, altri addirittura troppo piccoli anche solo per averne un vago ricordo. Allo stesso modo chi ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale aveva genitori che magari avevano combattuto nella Grande Guerra e i loro nonni, a loro volta, avevano partecipato alle Guerre d’Indipendenza…. e così a ritroso per i secoli. Ora diventa difficile andare molto in profondità con queste ricerche, tutto quello che ci resta sono spesso pochi documenti malconci lasciatici proprio dalle generazioni precedenti; piccole tracce del loro passaggio sulla terra. Ad esempio posso affermare con certezza che un mio avo (Paolo Mela) nel lontano 8 Maggio 1848 fu tra i primi a chiudere Porta San Felice in faccia agli Austriaci che cercavano di entrare dentro Bologna, mentre paradossalmente è più difficile collocare con precisione la sua posizione all’interno della famiglia… di fatto restano i documenti storici in nostro possesso, ma col passaggio di mano nel corso dei decenni alcuni passaggi sono meno chiari. Era uno zio, un fratello di una qualche quadrisnonna? Con le dovute ricerche si appurerà anche quello… anche se a 169 anni di distanza.

Paolo Mela

La Prima Guerra Mondiale è un evento più vicino che ci ha lasciato molte più documenti su cui indagare e da cui apprendere, basti pensare alle migliaia di fotografie scattate in zona di guerra, alla decine di lettere o cartoline che in tanti anno ancora tra i ricordi dei propri antenati, senza contare le medaglie e talvolta altra attrezzatura militare. Ovviamente la Seconda Guerra Mondiale ci ha lasciato ancora più materiale e così via sino ai giorni nostri. Che cosa sa ognuno di noi dei propri antenati nella marasma della Grande Guerra? Chi ha avuto caduti più o meno lontani? Forse un po’ tutti, ma magari in tanti non lo sanno. Poi si trova la situazione contraria. Mi spiego. Quanti di noi non ci sarebbero oggi se qualcuno non fosse morto in tempi così lontani? Anche qui la risposta rimane varia e fumosa… come fare a dirlo con certezza? Forse tutti dobbiamo la vita alla morte di qualcuno nel corso di secoli di storia dell’umanità. Ed ecco il punto: oggi posso affermare con certezza che se un dato uomo non fosse morto in un dato posto in un dato giorno non sarei di certo qui a scrivere in questo momento. Mia bisnonna era sposata con un uomo, che chiameremo col nome di battesimo Augusto, il quale partì come tanti altri per il fronte durante la prima Guerra Mondiale. Era nato il 14 Giugno 1884 e perse la vita quattro giorni prima del suo 33° compleanno nella prima giornata della Battaglia del Monte Ortigara. Il signor Augusto al momento della morte serviva nella 128 Batteria Bombardieri sul Monte Zebio (di cui parleremo tra poco). Finita la guerra mia bisnonna, vedova, conobbe mio bisnonno, il signor Pietro e si sposarono. Mio bisnonno in quei giorni del Giugno 1917 serviva presso il 95° fanteria, che insieme al 96° costituiva la Brigata Udine, nella zona del Altopiano della Bainsizza (e quindi coinvolto nella Decima Battaglia dell’Isonzo).

Bombarda in uso nel 1917

Ma torniamo al Monte Zebio. Anzi… torniamo alla Battaglia del monte Ortigara. Il piano di attacco prevedeva lo sfondamento su una linea nord-sud che collegava appunto i due monti, la cui azione principale doveva svolgersi agli estremi e non al centro, una sorta di manovra a tenaglia se vogliamo. L’ammassamento delle truppe nelle settimane precedenti l’operazione aveva già destato il sospetto del comando austro-ungarico, ma non vennero inviate truppe di supporto poiché ci si attendeva presto un’ennesima disfida sul Isonzo. Il giorno 9 giugno 1917 un gruppo di ufficiali del 145° Catania persero la vita nel tentativo di piazzare una mina in gallerie a ridosso delle postazioni nemiche, l’esplosione inaspettata della mina fece un massacro (180 caduti) e getto un’aurea infausta sulla battaglia che doveva cominciare a breve. Il 10 Giugno 1917 iniziò prima il forte cannoneggiamento delle artiglierie e poi lo scoppio di diverse mine collocate in posizioni strategiche. Il maltempo e la fitta nebbia rendevano difficili le operazione della fanteria e già a sera nella zona sud (Monte Zebio, dove nel frattempo era morto il primo marito di mia bisnonna) l’offensiva poteva considerarsi fallita; mentre nel settore nord qualche piccolo progresso in più si era raggiunto. Per quattro giorni regno una sostanziale calma sul fronte, poi dal 14 Giugno 1917 ripresero le ostilità, ma sempre con esito non soddisfacente per il Regio Esercito Italiano. A partire dal 20 Giugno 1917 l’esercito austro-ungarico rispose con una violenta contro-offensiva della quale parleremo nel prossimo articolo.

Nel frattempo, 11 Giugno 1917, sugli altri fronti si registrava un’importante capovolgimento politico in Grecia dove Costantino I (filotedesco) fu costretto ad abdicare in favore del figlio Alessandro e con l’imposizione di un ministro vicino agli interessi degli Alleati. Questa operazione rese per diversi decenni la Grecia succube delle decisioni di Londra.

Sul fronte occidentale gli Inglesi si imposero nella Battaglia di Messines (7 – 14 Giugno 1917), conquistando ai Tedeschi diverse postazioni di primario interesse nelle Fiandre. Per limitare il numero delle perdite tra la propria fanteria il comandante Herbert Plum elaborò un piano prendendo come spunto proprio la “guerra di mina” che si combatteva sul fronte italiano. Per questo motivo fece scavare 24 tunnel fino alle postazioni nemiche  e fece posizionare le mine. Alle 3.10 di notte molte di queste esplosero (alcune rimasero inesplose, altre risultarono difettose… una delle quali esplose nel 1955 uccidendo una mucca). uccidendo sul colpo circa 10.000 soldati tedeschi e cambiando per sempre la connotazione del paesaggio locale, al punto che prima della battaglia Plum affermò: “« Forse oggi non cambieremo la storia, ma sicuramente la geografia.». La leggenda narra che lo scoppio simultaneo delle mine venne udito perfino a Londra. All’esplosione seguì un potente attacco della fanteria inglese coperta dai gas, le truppe tedesche cominciarono quasi subito a ripiegare, questo permise agli Inglesi di conquistare una delle più grandi vittorie della loro storia militare.

Resti di una postazione tedesca dopo l’esplosione

Il 13 Giugno 1917 Londra venne bombardata per la prima volta dal Gotha G.IV, aereo che poi sarebbe entrato in uso nell’esercito olandese e in quello polacco dopo la fine della Prima Guerra Mondiale.

Gli Americani misero piede in Francia il 25 Giugno 1917 quando le avanguardie del corpo di spedizione (che sarebbe passato da 120.000 uomini a quasi 1 milione nel 1918) vennero sbarcate dalle navi da trasporto. Le truppe americane non sarebbero state impegnate seriamente prima di Ottobre del medesimo anno.