Sehnsucht: Hispaniola

Hispaniola è una delle Grandi Antille nel Mar dei Caraibi, famosa ai giorni nostri per essere divisa in due tra le nazioni di Haiti e di Santo Domingo. In questa isola  Cristoforo Colombo fondò il primo insediamento europeo sul nuovo continente  chiamato La Navidad in quanto fondata il giorno di Natale del 1492, questo primo nucleo abitativo venne però distrutto dagli abitanti dell’ isola una popolazione nota col nome di Taino.

Si stima che i Taino all’arrivo degli Europei fossero quasi 250.000, mentre già nel 1508 erano scesi a 60.000 unità sino a diventare poco più che 600 nel 1531 a causa dello sfruttamento e delle malattie arrivate dall’Europa. La scomparsa di questa popolazione come forza lavoro diede il via alla tratta degli schiavi dall’Africa sino all’isola, abitata tutt’ora per lo più dai discendenti degli schiavi.

Hisponiola fu in parte colonizzata dagli Spagnoli (la parte est) e in buona parte dai Francesi (la parte ovest, l’odierna Haiti  che i colonizzatori chiamavano Saint Domingue), questo perchè gli iberici preferirono impegnarsi maggiormente nella conquista del continente vero e proprio piuttosto che nelle isole dei Caraibi, nonostante a due passi ci fosse la maggiore della Grandi Antille, ossia Cuba. Sotto il controllo francese l’isola ebbe un grande sviluppo economico, dovuto verosimilmente allo sfruttamento indiscriminato degli schiavi, più che a meriti economici veri e propri. Nei primi anni del ‘800 quando le due odierne nazioni si resero indipendenti furono gli Haitiani ad avere il maggior controllo sull’isola, conquistando e governando anche i vicini per oltre vent’anni. Ad oggi Haiti risulta essere suo malgrado uno dei paesi meno sviluppati al mondo e il terremoto del 2010 non ha certo migliorato la situazione, mentre Santo Domingo resta una delle mete turistiche più gettonate.

Statua di Colombo a Santo Domingo

Sehnsucht: Isole Aleutine

Forse in pochi sanno che l’Alaska in origine era una colonia russa in terra americana! Furono infatti i Russi ad interessarsi con maggiore concretezza all’esplorazione dello stretto che separa l’Asia dall’America e delle isole che vi si trovano, note oggi come Isole Aleutine. Nello specifico un primo viaggio esplorativo venne condotto da Ivan Fedorov nel 1732, egli toccò terra per primo nell’Alaska settentrionale. Il buon Fedorov però non divenne così famoso quanto il suo successore: il danese Vitus Bering.

Bering di fatto esplorò tutta la zona nel tentativo di capire se i due continenti fossero di fatto uniti, arrivando invece a scoprire lo stretto che oggi porta il suo nome e scoprendo inoltre le isole appena citate. Il viaggio di Bering trovò una tragica conclusione nel 1741 con la morte per malattia dell’esploratore e di buona parte dell’equipaggio. Bering diede il nome, oltre che allo stretto, anche al mare che separa i due continenti e all’isola in cui furono trovati i suoi resti nel 1991 (si, non è un errore di scrittura).

Alla fine del ‘700 i Russi iniziarono a colonizzare l’Alaska creandovi alcuni insediamenti, senza mai arrivare a popolare massicciamente la zona ed interessandosi soprattutto alla caccia delle lontre per commerciarne le pregiate pellicce. Ma tale commercio non si rivelò redditizio e nel 1867 gli Stati Uniti acquistarono la regione per un valore di circa 7 milioni di dollari di allora. Nell’acquisto erano comprese anche le Isole Aleutine.

Durante la Seconda Guerra Mondiale due di esse sarebbero state teatro di sanguinose battaglie tra Giapponesi ed Americani, di fatto le isole di Attu e di Kiska furono gli unici due territori degli Usa su cui si combatterono battaglie terrestri nel corso di tutta la guerra.

Soldati Giapponesi nel 1943

Sehnsucht: Isole Cayman

Le Isole Cayman in quanto sono una “dipendenza d’oltremare” del Regno Unito, per cui hanno come capo di stato Sua Maestà Elisabetta II e sono amministrate da un governatore. Questo piccolo possedimento è composto da tre isole abitate da circa 60.000 persone ed è un “paradiso fiscale” famoso in tutto il mondo, ma a noi questo importa poco. Le Cayman vengono scoperte nel 1503 da Cristoforo Colombo, il quale rimane talmente colpito dalla presenza di tartarughe sulle isole da chiamarle Las Tortugas, ma questi simpatici animali marini non erano gli unici a popolare le acque intorno a queste isole: i coccodrilli marini erano molto diffusi e fu proprio da loro che derivò il nome Cayman in uso sin dal 1530.

Coccodrillo Marino

Le isole furono abitate principalmente da pirati per molti decenni, furono visitate anche da Sir Francis Drake e passarono sotto controllo britannico dopo la caduta della Giamaica in mano inglese nel 1655. Erano isole disabitate prima dell’arrivo degli Europei e coloro che vi si insediarono erano per la maggior parte soldati e veterani. La vita negli insediamenti non fu facile a causa delle frequenti scorrerie dei corsari spagnoli e delle continue scaramucce per il controllo delle acque intorno alla Giamaica e Cuba (a nord delle isole). E’ noto che il primo vero insediamento stabile nacque intorno al 1730, ma la prima assemblea legislativa fu solo del 1831: del resto le isole furono sempre molto legate alla Giamaica e di fatto controllate dal suo governatore. Nel 1962 la Giamaica ottenne l’indipendenza dal Regno Unito e a quel punto le isole Cayman cessarono qualsiasi rapporto amministrativo con l’isola e divennero una dipendenza diretta di Sua Maestà.

Superfluo dire che le Cayman sono un paradiso turistico con spiagge bianchissime, acqua azzurra e pace assoluta.

Sehnsucht: Suriname

Tutto potrebbe cominciare con un indovinello: ci sono un Olandese, un Indiano ed un Indonesiano, in che stato ci troviamo? La risposta più semplice di tutte potrebbe essere l’Indonesia, ossia le ex Indie Orientali Olandesi, ma sarebbe la risposta sbagliata. Siamo in Suriname, un piccolo stato del Sud America tra quelli meno noti, ma con la varietà più curiosa in termini etnico-culturali grazie al fatto di essere stata una colonia olandese sino al 1975.

Il piccolo stato intorno al 1600 era oggetto di desiderio sia da parte degli Inglesi che degli Olandesi, ma furono questi ultimi ad ottenerne il possesso barattandolo con un insediamento nel Nord America conosciuto come Nuova Amsterdam… oggi New York! L’importanza del Suriname era dovuta principalmente alla presenza di piantagioni molto redditizie di caffè, canna da zucchero e cotone; tali risorse richiedevano l’impiego di un numero molto copioso di schiavi provenienti dall’Africa. Come già abbiamo raccontato, in un precedente articolo, nel 1863 la pratica della schiavitù venne abolita dall’Olanda e questo determinò l’arrivo di manodopera a basso costo proveniente in parte da un’altra colonia dei tulipani (l’Indonesia appunto), in parte da una colonia britannica (India) e in minima parte dalla Cina.  Da queste variegate presenze etniche nasce il moderno Suriname.

Paramaribo

Giusto per avere un’idea basta pensare che la religione più diffusa è l’Induismo e che circa il 20% della popolazione è di religione musulmana; la lingua ufficiale è l’Olandese, ma vi si parlano anche tutte le lingue delle zone di origine degli abitanti. Questo comporta che girando per la capitale Paramaribo possiate imbattervi in una moschea e sentire persone parlare nel dialetto dell’ isola di Giava!

Ad oggi la risorsa principale del paese sono le miniere di bauxite, seguite dalle colture precedentemente citate e in parte ancora limitata dal turismo. In realtà la popolazione del piccolo stato conta circa 500.000 persona, ma ci sono oltre 300.000 persone nate in Suriname che vivono attualmente in Olanda.

Sehnsucht: Curaçao

Curaçao è un’ isola al largo delle coste del Venezuela, ma non appartiene allo stato sudamericano bensì è ancora oggi una dipendenza dell’Olanda. Tra l’altro sino ad un anno e mezzo fa faceva parte della dipendenza conosciuta come Antille Olandesi, oggi scorporata in tre dipendenze differenti. Ma cosa ci fanno dei possedimenti olandesi al largo del Venezuela?

Presto detto: gli Olandesi arrivarono sull’isola nel 1634 e vi fondarono l’attuale capitale Willemstad, i nuovi coloni non vi trovarono tribù ostili ad accoglierli poiché gli spagnoli avevano già provveduto alla fine del ‘400 a sterminarvi i nativi, ma non vi avevano costruito città poiché in tutta l’ isola non si trovavano minerali interessanti. Gli Olandesi però ne fecero un centro economico di primaria importanza per la tratta degli schiavi, da lì infatti venivano smistati gli schiavi destinati alla maggior parte dei Caraibi e del Sud America.

La controversa prosperità dell’ isola durò sino a che l’ Olanda non abolì la schiavitù nel 1863 (siamo nel pieno della Guerra di Secessione Americana e solo due anni dopo l’ unità d’Italia, tanto per capirci), da quel momento ci fu una fase di stallo sino al periodo della Grande Guerra quando in quelle zone venne scoperto il petrolio.

Willemstad

Curiosità: a pochi km dall’isola si trova un piccolo isolotto disabitato chiamato “Piccola Curaçao” che fu concessa per breve tempo dagli Olandesi ai Tedeschi in un tentativo di quest’ ultimi di penetrare a livello coloniale nella zona dei Caraibi, essendo anche l’Impero Tedesco nato da poco come il Regno d’Italia la possibilità per questi due paesi di trovare terre da colonizzare era assai scarsa. Il tentativo comunque si risolse con un insuccesso poiché Inglesi e Francesi fecero di tutto per impedire una penetrazione tedesca potenzialmente lesiva dei loro interessi commerciali.

Sehnsucht: Darvaza, la porta dell’inferno

L’inferno esiste, dentro di noi, fuori da noi, intorno a noi, creato da noi e vissuto da noi. E’ tangibile, annusabile, palpabile e perfino visibile. Non è mistico e velleitario come il paradiso, brucia, arde, distrugge ed è più vivo della vita stessa. E non c’è nulla che possa ricordarlo anche all’uomo moderno, all’uomo spaesato, come la porta dell’inferno. Per vederla bisogna andare nell’ex URSS. Il panorama delle nazioni emancipatesi al crollo dell’Unione Sovietica (che nasceva tra l’altro il 30 Dicembre del 1922) è assolutamente variegato soprattutto per la vastità del territorio un tempo egemonizzato dai Russi e in parte per l’estrema differenza tra le popolazioni presenti su questi territori. Troviamo così europei a fianco di asiatici, popolazioni con gli occhi a mandorla accanto ai turcomanni, armeni accanto ai biondissimi nordici e così via. La suddivisione amministrativa della Russia era già estremamente complicata durante l’impero zarista e l’Unione Sovietica di fatto ne ricalcò le istituzioni cambiando solo l’impronta politica delle cose; nacquero così una serie di repubbliche, più o meno grandi, che in ogni caso facevano riferimento a Mosca per le direttive principali della vita socio-economica. Alla caduta dell’Unione Sovietica il panorama cambiò di poco: molte delle repubbliche si resero formalmente indipendenti salvo poi formare la C.S.I. (Comunità Stati Indipendenti) sempre Mosco-centrica.

Il Turkmenistan è una di queste repubbliche. E’ una terra di antiche tradizioni la cui popolazione è principalmente di religione musulmana. Posizionata a nord dell’Iran e dell’Afghanistan e con un ampio affaccio ad ovest sul Mar Caspio, in realtà oltre il 70% del suo territorio fa parte del deserto del Karakum. Questo deserto è ricco di giacimenti petroliferi e di gas naturali, proprio da uno di quest’ultimi ha avuto origine la porta dell’inferno, un cratere di 60 metri e profondo 20 creatosi durante un incidente in epoca sovietica (1971, senza vittime) a seguito del quale l’enorme deposito di gas naturale venne incendiato per evitare un disastro naturale. Quando venne appiccato il fuoco gli scienziati pensavano che in poche settimane si sarebbe estinto, invece brucia ancora da allora!

Una porta infernale, creata dagli uomini per gli uomini, visibile a chilometri di distanza nel buio delle notti desertiche. Chiamata Darvaza, che in persiano vuole dire “porta”. E’ un abisso bruciante che ti guarda dentro mentre tu lo osservi. E sai che prima o dopo ne verrai risucchiato, nella mente, nell’anima.

Parlando del Turkmenistan… L’animale più diffuso del paese è il dromedario, tipico animale desertico, ma vi si trovano anche pregevolissime razze equine. I cavalieri turkmeni nel corso dei secoli sono stati sottoposti al dominio arabo, al domino mongolo, al dominio di Tamerlano sino a finire nel 1885 sotto il controllo degli Zar. Oggi il moderno Turkmenistan è una dittatura monopartitica sotto il controllo dell’ex capo del vecchio sistema sovietico. Il nuovo stato si fonda su un profondo nazionalismo turcomanno-centrico che punta all’assoluta salvaguardia e perpetuazione delle antiche tradizioni di quella terra, questo in tutti i campi della vita (si pensi che sono addirittura vietati certi tagli di capelli e di barba). Il paese è comunque poco industrializzato (esclusa la capitale Asgabat) e l’economia si basa principalmente sulle ricchezze del sottosuolo, mentre una vasta fetta della popolazione vive ancora in maniera semi-nomade, quest’ultimo dato di fatto falsifica il dato sulla disoccupazione che risulta essere al 60%… ad ogni modo rimane un paese formalmente povero e la stessa cosa si può dire della sua popolazione.

Asgabat

Sehnsucht: Wallis e Futuna

Osserviamo oggi da vicino una “dipendenza d’oltremare” della Francia. Wallis e Futuna sono un piccolo insieme di tre antichi regni indigeni ubicati su tre isole maggiori dell’Oceano Pacifico, molto ad est dell’Australia, a cui vanno aggiunte una ventina di isolotti minori e disabitati. Delle isole maggiori solo due sono abitate, mentre la terza (Alofi) non presenta insediamenti umani permanenti. Si racconta che la popolazione di quest’isola si stata sterminata da quella cannibale della vicina isola di Futuna nel ‘800. Oggi è utilizzata dagli abitanti di Futuna per coltivare tabacco ed altre piante.

Mata-Utu la capitale

Queste isole sono un state un protettorato francese a partire dal 1888 ed erano poste sotto il controllo diretto della colonia della Nuova Caledonia. Il secolo successivo vide gli abitanti delle isole votare il passaggio a “territorio d’oltremare”, affrancandosi così dal controllo della Nuova Caledonia e passando sotto il diretto controllo di un amministratore francese che affianca il presidente locale. E’ un territorio in cui la cultura tradizionale, con le sue leggi e le sue regole, vive a fianco della modernità con tutte le sue sfumature e sfaccettature: per i reati non penali, ad esempio, si applicano ancora le leggi tradizionali tribali.

I tre regni sono ad oggi esistenti e i tre re partecipano attivamente all’amministrazione del territorio.

L’economia di Wallis e Futuna si basa quasi tutta sulla pesca commerciale e sulle concessioni di quest’ultima in favore di Giappone e Corea del Sud. Del resto il territorio, un tempo fittamente boscoso, è stato quasi del tutto spogliato con tutti i problemi di stabilità del terreno immaginabili. Ci sono diversi tipi di coltivazione, ma sono volti alla sussistenza della popolazione locale, che non supera le 15.000 unità.

Sehnsucht: Isola di Tortuga

Chi non ha mai sentito nominare almeno una volta Tortuga? Chi non ha mai visto un film sui pirati o letto un libro a riguardo? Difficile non essersi mai imbattuti in questo nome, quasi impossibile. Tortuga è una piccola a isola a Nord dell’isola di Hispaniola ed attualmente fa parte dello sfortunato stato di Haiti.

Tortuga17thcentury
Tortuga nel 17esimo Secolo

Nasce come colonia spagnola nel 1629, ma gli iberici non si occuparono mai seriamente dell’isola che finì ripetutamente per essere occupata dagli Inglesi e dai Francesi i quali, oltre ad ampliarne gli insediamenti e sfruttarne (con esito incerto) le piantagioni, permisero ai filibustieri di farne una base operativa permanete. Da qui la fama di Tortuga come isola dei pirati. Nel 1640 nascono i celebri “fratelli della costa” in qualità di gruppo pirata appartenente a Tortuga e l’isola andò sempre di più a ricadere sotto l’influenza coloniale francese. Sappiamo che questo periodo di larga autonomia dei filibustieri sull’isola non durò molto a lungo in quanto già alla fine del secolo l’avventura dei pirati caraibici stava giungendo al termine a causa degli accordi sempre più stretti tra le varie nazioni interessate a mantenere un controllo pacifico e fruttuoso di quella parte di pianeta.

AotD_Tortuga

L’epopea pirata fece posto al commercio del legno e della canna da zucchero, ma non si arrivò mai ad un vero sfruttamento intensivo, tanto che l’isola non fu mai densamente popolata di schiavi come accadeva invece in altre zone limitrofe. Del resto anche il dominio francese non durò nel tempo e con la guerra di indipendenza di Haiti anche Tortuga si affrancò dall’occupazione coloniale: era il 1804.

Sehnsucht: Fiume Dâmbovița

La condizione più importante, per la fondazione di una comunità umana, è da sempre la presenza nelle vicinanze di una fonte di acqua fruibile. Senza l’acqua non ci può essere vita, senza l’acqua non si può bere, senza l’acqua non si possono irrigare i campi, ecc… . Per questo motivo l’acqua è da sempre la risorsa più preziosa di ogni comunità, sia essa un villaggio o una città. A Roma c’è il Tevere, a Londra il Tamigi, a Parigi la Senna… e a Bucarest c’è il Dâmbovița.

Dambovita River, Bucharest, Romania
Il fiume in mezzo a Bucarest

Il nome del fiume, che nasce dai Monti Făgăraș, pare derivi da quello della moglie del pastore Bucur, il mitico fondatore della città di Bucarest (che in Rumeno si chiama appunto București). Come nome femminile rumeno oggi è caduto in disuso, ma il nome del fiume resta fortemente legato alla cultura popolare rumena. Il fiume è sempre stato famoso per la dolcezza delle sue acque. Chiaramente con l’aumentare della popolazione le acque del fiume sono diventate sempre più inquinate tanto da richiedere la costruzione di diversi acquedotti per ripulirlo; il primo acquedotto venne costruito da Alèxandros Ypsilantis, vassallo dell’Impero Ottomano a fine ‘700. Il fiume, un tempo pieno di mulini, ha esondato diverse volte procurando gravi danni alla città, per questo motivo è vietato per legge costruire a ridosso del fiume… cosa che oggi potremmo dare per scontata, ma che nell’antichità non era proprio all’ordine del giorno.

dambovita-1869
Quadro del 1869

Prima dell’avvento del regime comunista era teatro di una manifestazione religiosa tradizionale nel giorno dell’Epifania. Il Metropolita di Bucarest gettava nell’acqua gelida una croce che i penitenti dovevano riportare a galla sfidando il gelo. Questo avveniva nella zona di Calea Victoriei (Viale della Vittoria) nel centro della città. Nel 1934 iniziarono inoltre i lavori simultanei di copertura del fiume e di creazione della metropolitana… l’impresa chiaramente richiese anni e fu molto complicata. Talmente complicata da diventare oggetto di barzellette un pò come succede oggi con la Linea C della metro a Roma. Famosa la battuta:

<< Dove si getta il Danubio?>>

<< Nel Mar Nero! >>

<< E dove si getta il Dâmbovița? >>

<< Nella metropolitana! >>

Sehnsucht: Monte Llullaillaco

Le strade dell’Impero Inca univano un tempo Quito (capitale dell’Ecuador) a Santiago (capitale del Cile). La vastità di tale impero precolombiano ha permesso di ritrovare reperti archeologici di enorme interesse in paesaggi altamente diversificati e lontani tra loro. Tutto questo nonostante sia durato non più di 300 anni. La zona delle Ande è a forte presenza vulcanica. Nello specifico, nella grande zona desertica di Atacama (al confine tra Cile e Argentina) si trova il grande vulcano Llullaillaco. Questo strato-vulcano di 6.739 metri è uno dei più grandi vulcani addormentati del pianeta, nello specifico il terzo in classifica, e la sua ultima attività registrata è del 1877.

Llullaillaco Vulcano
Vista del monte Llullaillaco

Il nome deriva da due parole in lingua quechua: “llulla” che significa “falso/ingannevole” e “llaco” che significa “acqua”. Questo nome è dovuto al fatto che la neve della sua sommità quando si scioglie non da origine a corsi d’acqua, ma viene assorbita dal terreno lungo i pendii del vulcano. Una sorta di montagna fregatura…

Oltre all’enorme interesse di tipo naturalistico il vulcano ha una storia interessante anche da punto di vista archeologico. Il 16 marzo del 1999 Johan Reinhard e il suo team archeologico scoprirono vicino alla cima del vulcano una tomba contenente le mummie di tre bambini, conosciuti in seguito come “I bambini di Llullaillaco”. Oltre alle mummie furono ritrovate statue d’oro, conchiglie, argento, tessuti e ceramiche. Le mummie erano in condizioni eccezionali una volta trovate, questo per il particolare clima della zona. Gli organi interni erano ancora intatti e uno dei cuori conteneva ancora sangue congelato. Poiché le mummie si erano congelate prima che potesse verificarsi la disidratazione, l’essiccazione e l’avvizzimento degli organi, tipici dei resti umani esposti, non hanno mai avuto luogo.

Llullaillaco Doncella
Analisi sulla mummia conosciuta come “La doncella”

I bambini furono vittime di un sacrificio rituale proprio sul vulcano. Di fatto furono drogati (dalle analisi sui tessuti con grossi quantitativi di coca e birra di mais) e lasciati a morire congelati sulla cima della montagna, per poi esservi sepolti. Il sacrificio dei bambini era una parte importante della religione Inca ed era spesso usato per commemorare eventi importanti o come offerta agli dei in tempi di carestia e come un modo per chiedere protezione.

Secondo la tradizionale credenza Inca, i bambini sacrificati non muoiono veramente, ma guardano la terra dai loro posatoi sulla cima delle montagne, accanto ai loro antenati.