Prossima Fermata: Digione

Non di sola mostarda vivono a Digione! Ebbene si… se avete mangiato la famosa senape di Digione vi sarà forse capitato di chiedervi dove sia questa città, come sia fatta e come siano i suoi abitanti, o forse vi siete limitati a mangiare senza farvi troppe domande che eludessero da ciò che avevate nel piatto in quel momento. Non ve ne faccio una colpa.  Digione è la città principale di una regione della Francia chiamata Borgogna, trattasi di una zona molto famosa sia per la sua storia e la sua arte che per la grande produzione vinicola, si tratta di un territorio tra i più belli di tutto il paese transalpino, con una campagna a dir poco stupenda rallegrata da un miriade di colori diversi in tutte le stagioni dell’anno. Visitare la Borgogna richiederebbe ben più di qualche misero giorno di viaggio dal momento che i luoghi di interesse da scoprire sono innumerevoli: chiese, castelli, parchi, cimiteri antichi, conventi, ma anche semplicemente colline, campi e piccoli paesini di provincia. Sono cose che si trovano ovunque direte voi! Si, è vero, ma in Borgogna è diverso, fidatevi.

Panorama della Borgogna

Digione è una classica città europea occidentale con un centro storico antico ed una periferia estremamente moderna ed industriale andando a comporre il classico puzzle di contrasti che siamo abituati a sperimentare spesso nei nostri viaggi abituali anche all’interno dell’ Italia. La città è appunto nota al mondo per una questione di mostarda, anche se la maggior parte di quella che compriamo nei supermercati non vede Digione neppure col binocolo, a quanto pare sembra che sia il Canada il maggior produttore di senape! Il centro storico merita assolutamente una visita perché può essere estremamente piacevole girare per le sue piccole vie tipiche. Non mancheranno anche lì chiese, musei, negozi con specialità tipiche e monumenti.

Digione

Ah, sapete chi è nato a Digione? Un certo Gustave Eiffel che tra il 1884 e il 1889 studiò, progettò e realizzò la famosa Tour Eiffel di Parigi. Infatti Digione è anche un importantissimo centro metallurgico tra le tante cose.

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Prossima Fermata: Belluno

Tanti anni fa mi capitò di fare una gita in Trentino e Veneto, doveva essere un percorso tra lo spirituale e il culinario in mezzo alle bellezze ed alla semplicità di quelle terre. Fu un viaggio interessante e per la prima volta presi contatto con una realtà geograficamente legata all’Italia, ma storicamente e culturalmente impregnata di profumi austro-ungarici. Era un paese nel paese. Erano diverse le case, erano diverse le chiese, era diverso il cibo, la gente parlava come noi (non tutti in realtà), ma ovunque si sentiva la portata della storia che aveva attraversato quei luoghi. Erano state zone di guerra negli anni tra il 1915 e il 1918, erano state oggetto di conquista o di liberazione, a seconda delle diverse ottiche. Avevo da poco visto “Uomini contro” e in quella gita avevamo proprio attraversato l’Altopiano di Asiago, una terra bellissima, piena di profumi e di colori incantevoli. Eravamo nella fase finale, mancava solo una ultima tappa prima di rientrare verso Bologna.

Dopo un pranzo a base di funghi e formaggi (ho ancora quei sapori nel palato ogni volta che ci penso) il nostro pullman prese una strada di montagna in mezzo ad un enorme bosco di conifere… dico enorme perché era fitto fitto e non sembrava avere mai fine. Io me ne stavo incollato al vetro nella speranza di intravedere qualche animale: impresa impossibile in mezzo a quel fittume di rami! La strada prima andò in salita e dopo si fece in discesa. Bosco, strada, curve, bosco, strada, curve, bosco, strada, curve… per quanto sarà durato? Forse una trentina di minuti, se non di più. Poi finì la discesa e con essa il bosco, si aprì una valle luminosa e verde con le sue case e i suoi paesini. Eravamo passati dalla natura alla civiltà, anche se la presenza dell’uomo non sembrava troppo pressante. Arrivammo infine in una piccola città: Belluno.

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Belluno

E’ piccola Belluno, è quasi più un grande paese che una piccola città. Non ci fermammo molte ore e ci fu concesso di vagare liberamente per il centro storico. Piccola e meravigliosa. Una bellezza dopo l’altra, ogni palazzo era curato nel minimo dettaglio e l’architettura portava i segni del passaggio di tante popolazioni diverse nel corso della storia. Belluno me la ricordo come un posto tranquillo, poco rumoroso e modestamente popolato (in effetti siamo nell’ordine dei 35.000 abitanti). Ho un ottimo ricordo di P.zza dei Martiri e della breve sosta in un bar a bere una bibita.

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P.zza dei Martiri – Belluno

Come complesso urbano dava molto l’idea di essere a misura d’uomo, come se ogni pietra fosse stata posata dopo un’attenta ponderazione. Lo stesso accesso alla P.zza del Duomo era una piccola strada che immetteva direttamente nella piccola piazza, mentre mi sarei aspettato un qualcosa di più grande, di più ampio… eppure tutto era bello, curato e ben tenuto.

Tante cose ho scoperto negli anni successivi su quella città. In primo luogo la sua vicinanza a Longarone, paese distrutto dal disastro del Vajont e posto a soli 18 Km dal capoluogo. Durante la Prima Guerra Mondiale venne invasa dagli Austriaci dopo la rotta di Caporetto, nel corso della guerra morirono 5.000 civili per varie cause a Belluno, un vero dramma nel dramma. Ricordo anche di essere passato sotto il monumento ai caduti di quella guerra che non poteva che essere in P.zza Cesare Battisti. Lo stesso aeroporto di Belluno è dedicato ad un pilota italiano di quella guerra: Arturo dell’Oro.

Sarà che mi piacciono i luoghi a ridosso delle Alpi, ma ne ho sempre un pò di nostalgia… come se mi mancasse l’atmosfera di quei paesaggi che l’uomo non può riuscire del tutto a contaminare (per fortuna).

Curiosità: a Belluno (o limitrofe) sono nati Dino Buzzati e il poeta Ugo Fasolo.

Prossima Fermata: Valli di Comacchio

La modernità è caratterizzata dal rumore, dal rumore costante e continuo di qualsiasi cosa. Ogni macchina che abbiamo intorno a noi produce un rumore piccolo o grande. Non parliamo di suoni bensì di rumori con cognizione di causa perché ognuno di questi rumori è un sottofondo molesto delle nostre vite, un’interruzione sgradita dei nostri pensieri… per trovare pace da tutto questo gorgogliare del mondo moderno bisogna recarsi in luoghi isolati, occorre immergersi nella natura in solitudine e riscoprire i veri suoni degli albori dell’umanità, riscoprire la bellezza che si cela dietro un paesaggio incontaminato ove la calma della natura cela migliaia di esseri viventi in movimento. Siano essi pesci, mammiferi, anfibi, rettili… insetti e piante. Di posti come questi ne esistono tanti sulla faccia della terra, per fortuna. Ne esistono tanti nonostante l’uomo si impegni costantemente nella distruzione e nella contaminazione di ogni singola porzione del pianeta.

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Più o meno a 90 km dalla mia Bologna si trovano le valli di Comacchio, un’area molto vasta appartenente al Parco Regionale del delta del Po. Si tratta di un complesso lagunare e palustre molto importante suddiviso in cinque valli principali: la foto qui accanto è stata scattata nella Valle Bertuzzi, la più a nord di quelle nel territorio di Comacchio. Sono paesaggi incantevoli che rimandano ad un passato nel quale l’uomo non era ancora il nefasto fautore dei destini del mondo, questo permette ancora oggi di poter girare in barca per queste valli senza praticamente incontrare altre persone se non qualche studioso o qualche pescatore. Proprio quest’ultimi con la loro presenza regalano una delle atmosfere più tipiche del luogo, la visione delle loro piccole case di pesca al tramonto è uno dei tratti tipici dell’area del delta del Po e delle zone palustri dell’Emilia-Romagna.

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Fenicotteri in volo

Poi ci sono gli animali. Quanti? Tanti! Soprattutto uccelli. Vi si trovano oltre 300 specie diverse, alcune rare. E’ facilissimo imbattersi in fenicotteri ed aironi girando nelle lagune. Ogni forma di vita in questo ambiente collabora alla perfetta armonia del paesaggio ed alla sua tranquillità, tutto sembra sempre essere collocato nel suo giusto posto, comprese le eventuali case in rovina che si incontrano ogni tanto sulle penisole. Giri in barca, remi e senti solo il suono della natura tutto introno, impari a riconoscere i movimenti degli animali e il ronzio degli insetti. Ti accorgi che esiste un mondo sommerso sotto di te, fatto di centinaia di pesci e di centinaia di piante e ti rendi conto di essere un semplice essere vivente in mezzo ad altri esseri come te, né più importante né meno importante: uguale.

Una sensazione impossibile da provare nel mezzo dei rumori delle nostre sporche ed inquinate città.

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La magia del tramonto a Comacchio

Prossima Fermata: Santuario di Oropa

Indipendentemente dalla vostra fede religiosa  l’ Italia offre una vasta gamma di bellissimi santuari da visitare sparsi lungo tutta la penisola,talvolta nascosti nei posti più impensabili talvolta maestosi ed evidenti, alcuni sconosciuti altri estremamente noti. Tra quelli noti che ho avuto il piacere di visitare vale la pena ricordare quello di Oropa situato a pochi chilometri dalla città di Biella (della quale magari ci occuperemo più avanti). Siamo nel bel mezzo delle Alpi e più precisamente nelle Alpi Pennine, ma non ad un’ altezza esorbitante come spesso accade per i santuari meno noti.

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Suggestiva vista del Santuario innevato

Il nucleo originario del santuario sarebbe antichissimo, secondo la tradizione, dal momento che risalirebbe al IV secolo. La struttura che oggi è ben visibile risale invece agli inizi del 1600, periodo in cui cominciò l’edificazione vera e proprio del santuario intorno a quelli che erano dei luoghi di culto già conosciuti. La rilevanza fideistica del santuario è data dalla presenza di una statua della Madonna nera risalente al 1300 alla quale sono attribuiti diversi miracoli e grazie, si dice che durante la peste del ‘600 (narrata anche dal Manzoni) la città di Biella rimase incontaminata dopo aver fatto un voto alla Madonna di Oropa. Secondo la tradizione la statua in legno sarebbe stata scolpita da San Luca , l’ evangelista.

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Il Santuario visto dall’alto

Nella foto qui sopra si può ammirare il santuario in tutta la sua maestosità. Noterete di certo quella serie di piccole cappelle sulla sinistra, si tratta del complesso denominato Sacro Monte di Oropa comprendente diciannove cappelle la maggior parte delle quali dedicata alla Madonna. Inutile dire che si tratta di un luogo di estrema bellezza e poesia, da vedere possibilmente in una bella giornata di sole. Ideale meta per una gita di due giorni con abbinata la visita della città di Biella, che non richiede troppo tempo.