Deep Space 19: La gara delle Lune

In un mondo di classifiche e di record da battere poteva fare eccezione lo spazio? Assolutamente no. A dire il vero l’unico modo plausibile per affrontare lo sconfinato spazio che ci circonda è quello di catalogarlo progressivamente, etichettarlo per quello che ci è possibile e procedere sempre più lontano, compatibilmente con le nostre capacità scientifiche. In fondo è il procedimento più sensato anche in base alla forma della nostra mente. Nascono così elenchi di corpi celesti, classifiche di pianeti e stelle in base alla loro tipologia. Classifichiamo anche intere galassie, figuriamoci.

Quello che già abbiamo catalogato però non viene semplicemente archiviato, bensì costantemente rivisto ed aggiornato in base alle nuove scoperte. Capita così che alcune classifiche ed alcune classificazioni si ritrovino stravolte, modificate nel tempo e quello che sappiamo oggi non sarà quello che sapremo domani o tra due giorni. L’universo si evolve e noi cerchiamo di stare al passo (è un parolone) con esso.

Qualche giorno fa il Minor Planet Center dell’Unione Astronomica Internazionale ha confermato quanto studiato da un gruppo di lavoro del Carnegie Institution for Science di Washington: Saturno ha 20 nuove lune, raggiungendo così l’imponente numero di 82 lune complessive. Con questa scoperta Saturno sorpassa in classifica Giove che si limita ad averne “solo” 79.  

E’ importante sapere quante lune ha un pianeta? SI

Sapere quante lune ci sono intorno ad un pianeta e come vi orbitano intorno ci può aiutare a capire come si siano formati i pianeti del Sistema Solare e cosa sia successo nel corso di questi miliardi di anni. Pare in ogni caso che molte di queste lune (dal diametro che varia intorno ai 5 chilometri) si siano originate da precedenti lune più imponenti che per un qualche motivo (collisioni tra lune se non con il pianeta stesso) si sono divise in più parti, rimanendo comunque ad orbitare intorno al pianeta di riferimento.

Deep Space 19: Kepler 1625 b I

Come abbiamo già sottolineato in precedenza una delle tappe fondamentali della colonizzazione dello spazio passerà attraverso l’individuazione di oggetti celesti idonei ad ospitare delle stazioni spaziali. In realtà questo è il fondamento di qualsiasi esplorazione, così come facevano gli Europei quando creavano i primi insediamenti sulle coste dell’Africa o nel Mar dei Carabi.

E’ il caso delle esolune, ossia satelliti naturali che orbitano attorno ai pianeti di sistemi diversi da quello solare. Il termine esoluna è in realtà un neologismo e deriva dall’Inglese “exomoon”. La loro rilevazione è molto difficile in quanto si tratta di oggetti molto piccoli rispetto al pianeta di riferimento e le enormi distanze non aiutano tale rilevazione. La loro esistenza è più che ipotetica… nel senso che il ragionamento di base parte da una semplice domanda: se nel nostro sistema esistono i satelliti intorno ai pianeti perché questo non dovrebbe accadere anche negli altri sistemi?

Diciamo ad onor del vero che ad oggi nessuna esoluna è stata confermata come tale, ma abbiamo almeno una candidata plausibile. A circa 8.000 anni luce dal nostro sistema solare, nella costellazione del Cigno, c’è una stella simile al sole chiamata Kepler-1625, nel 2016 è stato scoperto un pianeta gigante gassoso (10 volte più massiccio di Giove) battezzato Kepler-1625 b. Due anni fa (Luglio 2017) è stato rilevato un oggetto, della dimensione di Nettuno, orbitante intorno a tale pianeta a sua volta battezzato Kepler-1625 b I.

In futuro, con tecniche sempre più avanzate di osservazione, potremo avere maggiori conferme in merito. Non ci resta che attendere….

Deep Space 19: Una leggera (si fa per dire) truffa…

Mentre si sta parlando del prossimo allunaggio, previsto per il 2024, e del relativo budget al ribasso ecco che viene fuori una notizia davvero imbarazzante per la NASA. Tutto ha avuto inizio nel periodo 2009-2011, quando la NASA registrò il fallimento di due missioni climatiche per problematiche del lanciatore Taurus XL… entrambe le missioni finirono con la caduta sulla terra invece che con la messa in orbita.

Il 30 Aprile 2019, dopo lunghe e dovute indagini, si è giunti a scoprire la realtà dietro il fallimento delle missioni. Secondo i risultati delle indagini una ditta fornitrice della Orbital Sciences Corporation (produttrice del Taurus) avrebbe per anni falsificato i certificati di qualità di alcuni suoi prodotti in alluminio. Il risultato sarebbe stato proprio il difetto che ha portato al fallimento delle due missioni nel 2009 e nel 2011. L’azienda sotto accusa è la Sapa Profiles, Inc. (Spi), che a quanto apre non ha truffato solo NASA, ma moltissime altre aziende… e che rischia di dover pagare come minimo 46 milioni di dollari di danni.

Questa truffa però ha avuto un costo per maggiore per la NASA. Il fallimento delle due missioni (Orbiting Carbon Observatory del 2009 e Glory del 2011) ha causato la perdita di 700 milioni di dollari… senza considera gli anni persi dagli scienziati e dagli operatori che lavoravano ai due progetti.

Una truffa da niente insomma…

Deep Space 19: Spazio chiama Tunisia

L’agenzia russa Gk Launch Services ha da poco siglato un nuovo interessante accordo con il magnate tunisino Mohamed Frikha (fondatore della holding tecnologica Telnet). In base al contratto nel 2020 verrà lanciato in orbita il primo satellite della Tunisia, con il supporto del razzo russo Soyuz-2-1, ma l’obiettivo finale riguarda il lancio di almeno 30 satelliti. Il primo sarà il Challenge One.

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Il vettore Soyuz 2-1B

Questo accordo getta le basi per una proficua cooperazione tra la Russia e la Tunisia sulle questioni spaziali e porterà un notevole sviluppo in diversi settori tecnologici del paese africano, già all’avanguardia in molti settori. L’accordo è stato firmato nella città di Sfax, presso il locale Centro di ricerca digitale, lo stesso centro ha firmato un ulteriore contratto di collaborazione nel settore aerospaziale con la Telnet.

Mohamed Frikha oltre ad essere un uomo d’affari è anche deputato dal 2014 per il partito “Movimento della Rinascita”, federato dei Fratelli Musulmani, è nativo proprio di Sfax.

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Sfax – Tunisia

Deep Space 19: Le Morte d’Opportunity

Il 25 Gennaio 2004 il piccolo rover Opportunity toccava il suolo di Marte, ma il suo viaggio era iniziato col lancio dalla terra il 7 Luglio 2003. Il suo compito era quello di svolgere analisi chimiche sul pianeta, in particolare del suolo e dei minerali ivi presenti. Opportunity oltre a questo compito, svolto diligentemente, ci ha inviato negli anni tante immagini di quel pianeta che tutte le agenzie spaziali guardano per una colonizzazione futura. Ha inoltre permesso di confermare, tramite le sue analisi, la presenza di acqua su Marte. In tanti anni Opportunity ha resistito alle condizioni, spesso proibitive, di Marte. Ha superato tempeste di polvere di proporzione biblica, superando anche il record di longevità delle missioni sul pianeta rosso (il 19 Maggio 2010).

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Purtroppo però il nostro eroe non ha più dato segnali di vita verso la terra a partire dal 10 Giugno 2018. Da allora la NASA ha provato a contattarlo circa 840 volte, ma senza esito positivo… a questo punto la missione è stata dichiarata conclusa il 13 Febbraio 2019. Il bravo Opportunity ha svolto il suo compito per ben 14 anni, collezionando più successi che sconfitte. Resterà su Marte per sempre, fino a quando magari degli astronauti lo ritroveranno durante l’esplorazione umana di Marte. Quando?

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La terra vista da Marte…

Deep Space 19: Sojuz 1

Viaggiare nello spazio non è di certo una passeggiata, non è come uscire di casa per andare a comprare il latte, richiede mezzi validi e qualcuno disposto a pilotarli. Qualcuno con una buona dose di coraggio e di incoscienza, un vero pioniere disposto anche a sacrificare la propria vita in nome della scoperta, in nome della sfida, in nome di altri milioni di individui che seguiranno le sue gesta dal comodo salotto di casa propria. All’inizio si reclutavano i potenziali astronauti e cosmonauti tra i piloti militari che testavano gli aerei sperimentali… persone abituate a mettere a rischio la propria vita e capaci di sopportare forti stress, gestendo situazioni pericolose con fermezza nel giro di pochi millesimi di secondo. Uomini oltre gli uomini. Pazzi, folli ed amanti dell’avventura.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica erano molto indietro nello studio dei razzi e pure dei semplici aerei. Questo settore era appannaggio dei Tedeschi, ma la guerra aveva reso di fatto impossibile sperimentare con sufficiente efficacia tutte le nuove scoperte; gli scienziati tedeschi avevano prodotto decine di prototipi interessanti. Finite le ostilità le potenze vincitrici depredarono la Germania sia dei suoi progetti che dei suoi scienziati, avviando così i programmi di conquista dello spazio, che sarebbero diventati un vero e proprio teatro di battaglia d’immagine durante tutta la Guerra Fredda. Era in gioco il prestigio delle due potenze globali, l’obiettivo era andare più lontano prima del proprio rivale. Sappiamo tutti che ad andare sulla Luna furono gli Stati Uniti, ma per lunghi anni fu l’Unione Sovietica ad essere in vantaggio nel programma spaziale. Tra il 1961 e il 1965 l’Unione Sovietica aveva raggiunto diversi primati importanti: primo viaggio di un essere umano nello spazio (aprile 1961, missione Vostok 1), primo viaggio di gruppo (agosto 1962 con Vostok 3 e Vostok 4), prima donna nello spazio (giugno 1963, missione Vostok 6), prima capsula spaziale con più di un pilota (ottobre 1964, missione Voschod 1) e prima attività extraveicolare della storia (marzo 1965, missione Voschod 2). Gli Stati Uniti erano in affannosamente all’inseguimento, ma col Programma Gemini si rifecero avanti. Le capsule del Programma Gemini potevano essere pilotate direttamente nello spazio, mentre quelle Sovietiche non avevano questa possibilità limitando di molto le potenzialità del viaggio spaziale. Per risolvere la situazione venne studiata la capsula Sojuz, già in progettazione dal 1963. Tre voli sperimentali, senza equipaggio, tra il novembre 1966 ed il febbraio 1967 non andarono propriamente a buon fine per diverse problematiche. A seguiti del disastro dell’Apollo 1, nel gennaio 1967, il programma spaziale americano ebbe una battuta d’arresto ed i Sovietici pensarono fosse venuto il momento di tentare un nuovo sorpasso. L’idea era quella di far eseguire una manovra di aggancio a due capsule spaziali, con equipaggio, nell’orbita terrestre, facendo contestualmente passare i due cosmonauti da una capsula all’altra. Sarebbe stato un nuovo primato importantissimo. Fu così che si pensò di utilizzare due nuove navicelle Sojuz per questa operazione, con due lanci a distanza di 24 ore.

Per la navicella Sojuz 1 venne scelto l’esperto Vladimir Komarov, che aveva già volato sulla Voschod 1: sarebbe stato il primo cosmonauta ad effettuare due missioni operative. Come riserva per la missione era stato scelto Jurij Gagarin, grande amico di Komarov. Il lancio di Sojuz 1 avvenne il 23 aprile 1967. Dopo aver raggiunto la traiettoria d’orbita terrestre cominciarono i primi problemi dovuto ad un malfunzionamento dei pannelli solari che dovevano alimentare l’energia della capsula. Per questo motivo la missione non sarebbe potuta durare quanto originariamente previsto. A questo problema se ne aggiunse uno ai trasmettitori radio della navicella per cui la corretta comunicazione con la base poteva avvenire solo quando la navicella sorvolava l’area sovietica.

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Komarov in preparazione per la missione Sojuz 1

Visti i grossi problemi si decise di annullare la missione Sojuz 2 e di far in modo di riportare a casa Komarov sano e salvo. Dopo ulteriori problemi nell’accensione dei retrorazzi frenanti, durante l’orbita numero 18, Komarov riuscì ad azionarli manualmente. Il rientro era dato per certo sul territorio sovietico nello ore diurne. A sette chilometri da terra però i paracaduti frenanti non si aprirono completamente e la Sojuz 1 precipitò sulla terra ad una velocità di impatto di 144 Km/h. La morte di Komarov avvenne immediatamente con l’impatto sulla terra, senza che fosse possibile fare nulla per salvargli la vita. Del corpo non rimasero che pochi resti carbonizzati.

Non potendo tener nascosto l’incidente questa situazione causò un duro colpo al programma spaziale sovietico. La navicella Sojuz 1 si era rivelata una vera e propria scatola di morte, progettata male e realizzata peggio. Vladimir Komarov divenne il primo essere umano ad essere deceduto durante una missione spaziale. Le sue ceneri vennero depositate presso la necropoli delle mura del Cremino e il pilota ricevette due decorazioni postume come Eroe dell’Unione Sovietica.

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Vladimir Komarov

Dopo questa tragedia Jurij Gagarin entrò in forte contrasto con l’amministrazione sovietica per come aveva gestito in maniera frettolosa e pericola la missione Sojuz… pare che lo stesso Komarov fosse consapevole di andare incontro ad una morte se non certa probabile.

Deep Space 19: Titano, tra laghi e deserti

Il prossimo grande obiettivo delle agenzie spaziali è dichiaratamente Marte, per raggiungere questa importante tappa dell’esplorazione spaziale ci vorranno ancora parecchi anni e molto lavoro sia sulla terra che nello spazio. Il vero primo step potrebbe essere una base stanziale sulla Luna e su questo stanno già lavorando sia gli Americani che i Cinesi (i nuovi protagonisti della corsa allo spazio). Mentre c’è chi studia, lavora e progetta la missione su Marte ci sono altri che guardano già oltre, mappando uno ad uno i passi che ci porteranno ad uscire dal Sistema Solare. Uno su tutti? Europa, satellite di Giove, ma ne parleremo meglio un’altra volta. Dopo Europa, dopo Giove si dovrà guardare oltre, ad altri satelliti dei pianeti gassosi più lontani dalla terra, cercando quelli che, per caratteristiche, possano favorire un insediamento umano. Ad oggi nessuna ipotesi o progettazione concreta è ufficiale, però è un dato di fatto che si stiano studiando in maniera approfondita le condizioni di satelliti importanti come ad esempio Titano di Saturno.

Titano e Saturno

Titano è un satellite naturale di Saturno ed è grande circa una volta e mezzo la nostra Luna. Nel corso dei decenni si sono susseguite missioni esplorative nel sistema di Saturno che hanno permesso di osservare anche a Titano. Vale quindi la pena ricordare Pioneer 11, la prima sonda a visitare la zona di Saturno, seguita poi da Voyager 1 che, nonostante alcune problematiche legate all’atmosfera del satellite, riuscì a scattare alcune interessanti fotografie della sua superficie (soprattutto la zona delle macchie scure di Xanadu e Shangi-La). Infine la missione Cassini-Huygens è quella che ad oggi ci ha permesso di scoprire le informazioni più interessanti legate a Titano.

Certamente non si tratta di un paesaggio ospitale da film fantascientifico. Innanzi tutto si parla di un’atmosfera di Azoto nella quale si addensano nuvole di Metano ed Etano. E l’atmosfera è proprio la grande particolarità di Titano, unico satellite nel sistema solare ad avere questa prerogativa. La superficie ricorda, almeno visivamente, quella di Marte ed il suo studio è ancora in atto. Un tempo si era ipotizzato che potessero essere laghi di Metano in alcuni punti del satellite, ma ad oggi si è più propensi a parlare di zone paludose. In ogni caso stiamo pur sempre parlando di acquitrini di Metano liquido. Non è certo una visione romantica, da esplorazione planetaria in stile Avatar, trovarsi in una palude di Metano mentre dal cielo comincia a piovere del Metano e dell’Etano.

Come potrebbe apparire una tempesta di Metano?

Le zone desertiche comprendono dune sabbiose e paesaggi che ricordano molto i deserti terrestri, tanto che dalle analisi dei dati pervenuti dalla sonda Cassini (che non è più operativa da un anno, ma che ha servito l’umanità per oltre 20) si è riusciti ad individuare una tempesta i sabbia. Questo evento è stato poi elaborato e prodotto in maniera grafica dalla NASA con immagini che portano comunque a sognare di mondi lontani  resi per un istante più vicini al nostro scibile. (dal sito della NASA)

Serviranno altre sonde, altre esplorazioni e molti anni di lavoro. Ma sicuramente Titano continuerà ad attirare l’attenzione degli addetti ai lavori. E mentre il mondo intero guarda a Marte altri continueranno a sognare gli Anelli di Saturno…