Sehnsucht: Laguna di Guatavita

A volte la storia dell’umanità ha visto intere epopee prendere vita attorno all’errata comprensione di alcuni semplici fatti… uno dei casi più eclatanti è sicuramente la storia di El Dorado. Un’antica civiltà precolombiana nota come Muisca viveva nell’odierna Colombia ed uno dei loro più importanti insediamenti era nei pressi della Laguna di Guativita, un lago di montagna, di possibile origine meteoritica, posto a circa 60 Km da Bogotà. Il lago era uno dei vari laghi sacri dei Muisca, tanto che ancora oggi è una riserva naturale ad accesso estremamente limitato. Pare che in questo lago si tenesse un rituale legato al culto del Sole molto particolare: il sovrano locale (Zipa) si si cospargeva la pelle di resina e polvere d’oro e si inoltrava fino al centro del lago con una zattera da dove si tuffava, effettuando delle abluzioni togliendosi la polvere d’oro di dosso. In seguito i fedeli gettavano nel lago altre offerte rituali, come ciondoli e monili preziosi. L’oro che i Muisca utilizzavano per il rituale non era di loro produzione bensì era il ricavato degli scambi che facevano con altre popolazioni dell’attuale Ecuador… alla base degli scambi c’erano gli smeraldi, di cui i Muisca possedevano l’unico giacimento di tutte le Americhe. 

I Conquistadores giunti nel Nuovo Mondo cominciarono ad apprendere molte dicerie e leggende dai nativi che abitavano sulle coste del Sud America. Tra queste quella appunto di El indio Dorado, abbreviato poi in El Dorado, che altri non era se non lo Zipa dei Muisca nel suo rituale per il culto del Sole. Nella conquista dell’entroterra i Conquistadores arrivarono prima in Ecuador e quando trovarono abbondanza di smeraldi presso la popolazione chiamarono quella zona Esmeraldas (ma gli smeraldi abbiamo visto che venivano dalla Colombia)… trovando poi la civiltà Muisca e sterminandola si accaparrarono grandi ricchezze, ma non vennero a capo del mistero della provenienza dell’oro di El indio Dorado… che era con tutta probabilità proprio Esmeraldas! Questa incomprensione fece si che nei secoli successivi diverse spedizioni si lanciassero nell’entroterra amazzonico ed andino alla ricerca del punto di provenienza dell’oro dei Muisca.

Quindi El Dorado doveva essere Esmeraldas e viceversa…

Nel corso dei secoli ci furono diversi tentativi di recupero delle ricchezze presenti in fondo al lago ed in effetti furono rinvenuti diversi oggetti d’oro e d’argento. Partiamo da un dato oggettivo: nel punto maggiore il lago è profondo 125 metri.

Il primo tentativo si fece nel 1545, con un fallito tentativo di prosciugamento del lago ad opera di Hernán Perez de Quesada e Lázaro Fonte… in quel casi la tecnica usata era quella tecnica della catena umana dotata di recipienti, passati di mano in mano asportando piccole quantità d’acqua, costantemente e per un lungo periodo di tempo (3 mesi per abbassare il livello di 3 metri… una vera follia). Nel 1580 Antonio de Sepúlveda tentò di svuotare il lago mediante una serie di canali, ma dei tremendi incidenti bloccarono i lavori poco dopo l’abbassamento di 20 metri del livello, in ogni caso si recuperarono oggetti di valore triplo rispetto a quelli del precedente tentativo. Nel 1898 fu la volta di una società britannica che provò a raggiungere il centro del lago scavando un tunnel di scolo sotterraneo, un’opera di alta ingegneria che permise di prosciugare quasi completamente il lago, il fango rimasto sul fondo però si solidificò presto rendendo praticamente impossibile il recupero dei reperti. I pochi preziosi vennero poi messi all’asta dalla Sotheby’s a Londra.

La laguna di Guatavita è sicuramente un luogo da visitare e sul quale mettersi a meditare circa l’immensa stupidità del genere umano…

Storia: Le origini della Guerra Civile Americana – Presidenza Pierce

Franklin Pierce

Alla fine della presidenza Taylor/Fillmore si tennero le elezioni del 1852. La vittoria andò al candidato del Partito Democratico, Franklin Pierce, il quale si impose con il 50,8% dei voti popolari, ma con ben 254 grandi elettori contro i 42 dello sfidante del Partito Whig, Winfield Scott. In buona parte l’esito della tornata elettorale venne determinato dall’avversione degli stati del sud per Scott, noto abolizionista. Poco prima dell’insediamento a presidente Pierce venne colpito da una tremenda tragedia famigliare: il 6 gennaio del 1853 la famiglia del presidente eletto viaggiava da Boston in treno quando il loro convoglio deragliò precipitando lungo una scarpata, lui e la moglie si salvarono, ma per il loro unico figlio di undici anni non ci fu nulla da fare (il corpo era quasi completamente decapitato). Questa tragedia influì enormemente su tutta la sua gestione presidenziale, dal momento che sia lui che la moglie caddero in un profondo stato depressivo. L’insediamento avvenne il 4 marzo 1853.

1853: Vengo stabilite le prime relazioni commerciali con l’Impero del Giappone, fino a quel momento estremamente isolazionista.

1854: Viene approvato il Kansas-Nebraska Act, per la creazione dei due nuovi territori divisi dal 40° parallelo. La questione spinosa fu da subito quelle dalla possibilità di schiavitù nei due territori, da decidere se regolare secondo il Compromesso del Missouri (quindi no schiavismo) o mediante il Compromesso del 1950 (rimandando quindi al voto popolare). Il voto di questa legge spaccò in due il Partito Whig, portando di fatto alla sua fine ed alla strutturazione del Partito Repubblicano (nel quale già si faceva notare la figura di Abraham Lincoln). La situazione in Kansas divenne esplosiva e i coloni pro o contro la schiavitù cominciarono a scontrarsi in modo sistematico, dando il via al periodo conosciuto come Bleeding Kansas, di fatto il preludio della guerra civile.

1856: L’abolizionista John Brown guida il massacro di Pottawatomie in Kansas contro coloni schiavisti in risposta ai soprusi di quest’ultimi. L’episodio fu uno dei più incisivi del Bleeding Kansas.

Lemuria Dixit: I Testi delle Piramidi

L’Egitto rappresenta da sempre una delle culture più interessanti per tutti coloro che si interessano di archeologia, non da ultimo per la durata della civiltà che lì si sviluppò, basti pensare che al tempo dei Romani molti dei monumenti egizi erano già delle rovine… impressionante. Il primo faraone della Prima Dinastia, il leggendario Narmer che avrebbe unito Alto e Basso Egitto, avrebbe regnato intorno al 3100 a.C. ossia 5100 anni fa. L’argomento di cui parliamo oggi è invece un qualcosa di più recente, risalente al periodo della Quinta e della Sesta Dinastia, quindi di un lasso di tempo che va dal 2500 a.C. al 2190 a.C. …quindi tra i 600 ed i 1000 anni della storia della civiltà egizia.

Gaston Maspero

Molto di ciò che è giunto fino a noi da quei tempi lontani riguarda la morte ed il modo egiziano di vivere la sepoltura e la vita dopo il decesso. Tombe, mummie, oggetti dei defunti, testi rituali e tanto altro ancora. Sappiamo che il percorso del defunto dopo la morte doveva avvenire in maniera rituale e ben codificata da una serie di norme imprescindibili. Come tutti i percorsi di questo tipo erano necessari una serie di formulari e di iscrizioni precise, affinché tutto si svolgesse nel migliore dei modi per l’anima del defunto; più questi era stato importante in vita tanto più attenzione gli doveva essere riservata. Ed è così che si arriva a quella serie di iscrizioni rituali che sono conosciute come “Testi delle piramidi”, le quali erano riservate solo ed unicamente ai Faraoni. Le formule dovevano proteggere i resti del sovrano e permettere allo spirito di rientrare nella mummia in modo che il Faraone potesse ascendere agli dei e tornare ad unificarsi con Ra, il dio del sole. Questi testi venivano incisi sulle pareti delle camere mortuarie e non contenevano alcuna figura, solo parole, e probabilmente erano le stesse formule recitate verbalmente dai sacerdoti durante la cerimonia funebre.

Kurt Sethe

La prima scoperta di questi Testi avvenne nel 1881 ad opera dell’egittologo di nazionalità francese, ma d’origine italiana, Gaston Maspero. Egli lavorò alacremente su cinque tombe antiche, tra le quali quelle di Unis, Teti, Pepi I, Merenra I e Pepi II (tutti delle Dinastie V e VI per l’appunto), facendo un enorme lavoro di catalogazione, anche fotografica. Fu indubbiamente il primo a dedicare una pubblicazione a queste formule rituali. Il numero totale di queste formule è di 759, ma in nessuna tomba sono mai state trovate tutte presenti contemporaneamente. Un altro grande studioso che si occupò dell’argomento fu il tedesco Kurt Sethe, che curò la prima edizione dei “Testi delle piramidi”, anche se allora ne erano state scoperte solo 714 di formule. Sethe è famoso per aver ritrovato un papiro dimostrante l’uso del teatro in Egitto ben 1000 anni prima della nascita della tragedia greca. Forse le formule non hanno mai permesso alle anime dei Faraoni di ricongiungersi a Ra, ma hanno contribuito a renderli noti e, se vogliamo, immortali per noi tutti. Unis morì intorno al 2350 a.C. chissà se nei suoi sogni di gloria abbia mai avuto una visione di noi nel 2021 d.C. intenti a parlare di lui…

Tomba di Unis

Storia: Soldaat van Oranje

Più volte abbiamo raccontato la storia di eroi in guerra che non hanno poi ricevuto il dovuto riconoscimento da parte del proprio paese, eroi talvolta scomodi, sognatori ed idealisti, ancorati a visioni del mondo e della lealtà non al passo coi tempi. Persone come Carlo Fecia di Cossato o Thomas Edward Lawrence. Non tutti i protagonisti di questo genere di storie hanno trovato una morte violenta, accidentale o voluta che fosse, come nel caso dell’uomo di cui parleremo oggi. Siebren Erik Hazelhoff Roelfzema è stato molte cose nel corso della sua vita: militare, agente segreto, scrittore, attore, esule ed amico di alti nobili. Per quale paese tutto questo? Per la sua patria, i Paesi Bassi.

Erik era nato sull’isola di Giava, nelle Indie Orientali Olandesi, l’attuale Indonesia, nel 1917 e vi rimase a vivere fino all’inizio degli anni ’30 quando la sua famiglia decise di tornare in patria. La sua propensione alla scrittura fu molto precoce tanto che pubblicò il suo primo libro nel 1939: “Rendez-vous in San Francisco”, ispirato dal suo viaggio negli Stati Uniti dell’anno prima. L’Olanda era una potenza coloniale notevolmente indebolita rispetto ai secoli precedenti e non era in grado di difendere in modo efficace i propri confini europei; per questo motivo durante la Prima Guerra Mondiale aveva mantenuto la neutralità, rispettata da tutte le potenze, nonostante una mal celata vicinanza alle rivendicazioni del Kaiser. Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale il paese dichiarò di nuovo la propria neutralità, ma i piani tedeschi di invasione della Francia e di futuro attacco all’Inghilterra prevedevano anche la totale conquista sia dell’Olanda che del Belgio.

Lo scontro tra le forze olandesi e quelle tedesche durò appena 7 giorni, dal 10 al 17 maggio 1940. L’esercito collassò (oltre 275.000 prigionieri) e si aprì la stagione dell’occupazione militare tedesca, non senza le vibranti proteste dei cittadini olandesi. Erik, che allora era un universitario, fu molto attivo nelle proteste del suo ateneo (Università di Leida) fino a che questo non venne chiuso nel novembre dello stesso anno. A quel punto venne arruolato come riserva nell’esercito reale olandese e nel giugno del 1941 riuscì a fuggire in Inghilterra, dove entrò in un gruppo di intelligence anglo-olandese il cui compito era quello di tenere i contatti con la resistenza nei Paesi Bassi. Nonostante le diverse missioni approvate da Londra e l’utilizzo di agenti paracadutati sul territorio occupato, il governo dei Paesi Bassi in esilio non diede mai molto supporto alle iniziative. Il controllo del gruppo venne quindi passato alla Fanteria di Marina Olandese nella persona del colonnello De Bruyne… il quale mise insieme un numero tale di errori tattici da portare i servizi segreti della Germania, l’Abwehr militare ed il Sicherheitsdienst delle SS, a catturare e manipolare le comunicazioni di almeno 50 spie degli alleati… pregiudicando una serie enorme di operazioni. Il De Bruyne non rispettava neppure le minime norme di sicurezza militare, tanto che nel suo ufficio teneva appese al muro le mappe con i punti d’entrata degli agenti segreti in Olanda! Erik protestò più volte per la gestione delle operazioni da parte del colonnello e venne minacciato da questi di essere portato davanti alla corte marziale per aver ignorato alcuni suoi ordini. Tutto questo mentre l’alto comando proponeva Erik per la più alta decorazione militare olandese: l’Ordine Militare di Guglielmo (ricevuta effettivamente nel 1942).

Vista la situazione di disinteresse da parte del governo in esilio nel 1942 lasciò il campo dello spionaggio per arruolarsi nella Royal Air Force, addestrandosi in Canada e tornando pilota operativo nel 1944, venendo assegnato ad un’unità speciale che doveva illuminare i bersagli dei bombardamenti durante i raid aerei della RAF; partecipò così a ben 72 missioni, di cui 25 su Berlino, ricevendo dai Britannici la Distinguished Flying Cross. Rientrato in rapporti col governo olandese gli fu affidato l’incarico di fare da assistente alla Regina Guglielmina nelle fasi del suo rientro nei Paesi Bassi (maggio 1945), fu lui stesso a pilotare l’aereo che la riportò in patria assieme alla famiglia reale. Rimase al fianco della Regina per diversi mesi dopo la fine delle ostilità, lasciando infine il servizio attivo per trovare la propria strada.

All’inizio degli anni ’50 tentò la carriera di attore ad Hollywood, per poi provare quella di sceneggiatore, in questa veste trovò lavoro a New York, come redattore di programmi per la NBC, allo stesso tempo faceva il giornalista per alcune riviste dei Paesi Bassi. La sua esperienza e la sua attitudine comunicativa lo portarono ad essere coinvolto dalla CIA prima in chiave anticomunista come direttore di Radio Free Europe, a Monaco di Baviera, poi in un’operazione fallimentare contro il dittatore indonesiano Sukarno. Dal 1973 si trasferì alle Hawaii, a Maui, dove spesso ospitava il principe Bernardo d’Olanda; proprio nello stato statunitense sarebbe morto nel 2007 a 90 anni. Nel 1980 era stato uno dei due re d’armi durante l’incoronazione della Regina Beatrice dei Paesi Bassi.

Come scrittore scrisse “Soldaat van Oranje” (Soldato d’Orange), uscito nel 1970, nel quale raccontava le sue esperienze durante la Seconda Guerra Mondiale; dal quale nel 1977 venne tratto l’omonimo film di Paul Verhoeven, con il compianto Rutger Hauer ad interpretare proprio il ruolo di Erik.

Storia: Le origini della Guerra Civile Americana – Presidenza Taylor/Fillmore

Zachary Taylor

Alla fine della presidenza Polk si tennero le elezioni del 1848. Il Partito Whig candidò l’eroe di guerra (in riferimento agli eventi bellici intercorsi col Messico) Zachary Taylor, il quale ottenne la vittoria col 47,3% dei voti e 163 grandi elettori, contro i 127 dello sfidante Lewis Cass del Partito Democratico. A questa tornata elettorale, nonché alla seguente, partecipò anche il Free Soil Party, qui guidato dall’ex presidente Martin Van Buren, che si prefiggeva di limitare la schiavitù nei territori dell’Ovest; Van Buren ottenne il 10% dei voti. Il Free Soil Party confluì quasi interamente nel Partito Repubblicano nel 1854. Il nuovo presidente si insediò il 4 marzo 1849. Il nuovo presidente rimase in carica un anno, prima di ammalarsi e morire quasi certamente di colera, gli succedette il vicepresidente Millard Fillmore. Curiosità: il figlio di Zachary Taylor, Richard, diventerà Luogotenente Generale dell’esercito confederato, mentre sua figlia Sarah Knox Taylor sposerà Jefferson Davis, presidente della Confederazione. 

Millard Fillmore

1849: Viene fondata Pfizer, che diventerà la più grande casa farmacologica mondiale.

1850: Viene fondata la società di servizi finanziari American Express nonché di Lehman Brothers. Entra il vigore il Compromesso del 1850, una serie di leggi volte a stabilizzare la questione della schiavitù nei territori del ovest presi al Messico. Lo stesso anno entra in vigore anche la Fugitive Slave Law, che stabiliva l’obbligo di cattura da parte delle autorità di tutti gli schiavi fuggitivi. Viene fatto il Censimento dal quale risultano 23.191.876 (un incremento di quasi il 40% rispetto a quello del 1840) di cui 3.204.313 schiavi. La California viene ammessa nell’Unione come “Stato libero”. [Liberi 16 –  Schiavisti 15]

1851: Viene fondato The New York Times e la Western Union.

1852: Viene pubblicato “La capanna dello zio Tom” di Harriet Beecher Stowe, una dei principali romanzi abolizionisti.

Storia: Escadrila Albă, le protagoniste

Dopo aver parlato ieri della Escadrila Albă vediamo oggi qualcosa, in breve, sulle protagoniste di quella squadriglia.

Marina Știrbei

Marina Știrbei,fu l’ideatrice della squadriglia, ma in realtà non prese parte attiva alle missioni. Fu la sesta donna a prendere il brevetto di volo in Romania, nel 1935. Era una principessa valacca e dopo la guerra le furono confiscati tutti i beni e dovette riparare all’estero con l’aiuto della Croce Rossa (prima in Inghilterra e definitivamente in Francia). Morì nel 2001.

Victoria Pokol, famosa per le sue capacità di volo acrobatico, fu l’ottava donna a prendere il brevetto di pilota in Romania. Morì a Bucarest nel 1950 ad appena 47 anni.

Nadia Russo, era nata in Russia, ma si rifugiò in territorio rumeno nel 1918 diventando in seguito una aviatrice. Fece parte della squadriglia sino al 1943, poi venne congedata per motivi di salute. Dopo la guerra venne accusata di spionaggio ed imprigionata sino al 1962. All’uscita dalla prigionia aveva 62 anni e  non possedeva più nulla. Lavorò in una fabbrica di imballaggi, ma non abbastanza da assicurarsi la pensione. Morì a Bucarest nel 1988.

Irina Burnaia

Irina Burnaia, è stata la seconda donna a prendere il brevetto di pilota in Romania, nel 1933, era stata anche insegnante di volo in Transnistria ed era una delle figure principali nell’istruzione delle aviatrici della squadriglia. Nel 1935 partecipò ad uno straordinario raid di piloti rumeni che da Bucarest raggiunsero il Lago Vittoria in Africa. Lasciò il paese nel 1948 e per un certo tempo lavorò anche a Beirut. Morì nel 1997 a Ginevra.

Virginia Duțescu, fu la decima donna aviatrice della Romania. Era bravissima nel volo acrobatico ed era un’attiva istruttrice di volo sin dal 1938 a Ploiesti. Partecipò alla squadriglia sino al 1941 quando venne congedata per motivi di salute. Dopo la guerra scappò dalla Romania dopo un periodo di prigionia. Morì nel 1980.

Virginia Thomas, fu l’undicesima aviatrice rumena, durante la guerra portò in salvo 625 feriti ed allo scioglimento della squadriglia continuò ad operare guidando ambulanze della croce rossa. Si sposò con un ufficiale inglese in si trasferì in Gran Bretagna dove morì negli anni ’80.

Mariana Dragescu

Mariana Drăgescu, settima aviatrice della storia rumena, fu attiva sia al servizio dell’Asse che dal 1944 al servizio degli Alleati combattendo per tutta la durata del conflitto. Nel corso della guerra portò in salvo oltre 1.500 feriti. Per un breve tempo dopo la guerra fu istruttrice di volo, poi il regime le tolse definitivamente questa possibilità. Il suo operato è stato riconosciuto e celebrato dal 1989 in poi. E’ morta a Bucarest, il 24 marzo 2013.

Maria Voitec, aveva preso il brevetto di volo nel 1939 perchè il suo sogno era quello un giorno di poter pilotare aerei di linea, morì sfortunatamente il 21 luglio 1940, per la cronaca l’aereo su cui viaggiavano precipitò per un guasto ai comandi, era un Monospar ST–25 no. 1.

Victoria Comșa, fu la quattordicesima aviatrice rumena e morì in un incidente aereo il 21 Luglio 1940.

Maria Adam, divenne pilota nel 1939 a soli vent’anni, ma morì anche lei nell’incidente del 21 Luglio 1940.

Jana Iliescu, amica e collega della Comșa divenne pilota nel 1938 e perì nel medesimo incidente del 21 Luglio 1940.

Smaranda Brăescu

Smaranda Brăescu, la dodicesima aviatrice della Romania era una famosa istruttrice di paracadutismo. Vinse nel 1931 il titolo europeo di paracadutismo con un salto da un’altezza di 6000 metri (superiore al record americano dei 5.384 metri). L’anno dopo stabilì un nuovo record mondiale diventando campionessa mondiale di paracadutismo saltando da 7.400 metri! Partecipò ad alcune missioni della squadriglia e ad altre di ricognizione per differenti unità. La sua avversità al futuro regime comunista la misero in grave pericolo alla fine della guerra, anche se la fama e l’amicizia degli Americani le salvarono la vita, ma fu comunque condannata al carcere dai Russi. Scappò e visse nella clandestinità, sembra che morì nel 1948 e che la sua tomba sia a Cluji (seppellita come Maria Popescu, devo ricordarmelo se mai passerò da lì).

Eliza Vulcu, divenne pilota a soli diciannove anni nel 1941 e rimase in attività durante tutto il conflitto, ritirandosi dall’aviazione nel 1946. Morì nel 1998 a Maramureș.

Maria Nicolae, divenne aviatrice nel 1942 e dopo la chiusura della squadriglia non prese servizio per i Sovietici. Condivise la sorte della prigionia con l’accusa di spionaggio come Nadia Russo. Di lei non si hanno notizie certe.

Stela Huțan, nata nel 1921 e divenuta pilota nel 1942 era la più giovane aviatrice della squadriglia. Prestò servizio sino al 1944. Continuò a volare privatamente sino al 1953 e condusse una vita modesta nella Romania del regime comunista. Morì nel 2010 a Bucarest.

Festa per i 100 anni di Mariana Dragescu nel 2012.

Storia: Escadrila Albă, i fatti

Vi voglio prima elencare alcuni nomi che alla maggior parte di voi diranno poco e niente. Irina Burnaia, Marina Știrbei, Mariana Drăgescu, Victoria Pokol, Nadia Russo, Virginia Duțescu, Virginia Thomas, Smaranda Brăescu, Victoria Comșa, Maria Adam, Jana Iliescu, Maria Voitec, Eliza Vulcu, Maria Nicolae e Stela Huțan. Per conoscere alcuni di questi nomi dovreste essere buoni conoscitori della storia dell’aviazione oppure aver studiato episodi della Seconda Guerra Mondiale che in genere non vengono menzionati nei libri di testo o magari venire dalla Romania. Queste donne condividevano tutte la stessa identica passione: il volo. E riuscirono a fare della loro passione un qualcosa di umanamente utile in tempi decisamente crudeli. A onor del vero ci furono altre donne che volarono durante quel conflitto mondiale, ma le squadriglie di cui facevano parte erano adibite ai bombardamenti (ad esempio il noto 588° Reggimento Sovietico) e non è di questo genere di azioni che voglio parlare oggi.

Le donne che ho elencato furono alcune tra le più famose appartenenti alla Squadriglia Bianca, una speciale unità aerea dell’aviazione rumena durante la Seconda Guerra Mondiale, il loro compito era quello di pilotare aerei ambulanza per portare i feriti dalle zone di battaglia alle retrovie. Il nome, Escadrila Albă, derivava dall’iniziale colorazione bianca data agli aerei: si era deciso infatti di contrassegnare in bianco con delle grandi croci rosse gli apparecchi per evitare che venissero attaccati in volo dal nemico.

In realtà questa precauzione non servì a molto, come in tante altre situazioni di quel conflitto, dal momento che gli aviatori russi attaccavano lo stesso gli apparecchi. Appurata questa spiacevole situazione gli aerei vennero dipinti coi comuni colori mimetici dell’aviazione rumena mantenendo invariato il nome della squadriglia. L’ideatrice di questa singolare squadriglia di coraggiose aviatrici fu Marina Știrbei, che in breve tempo radunò attorno a se alcune delle maggiori appassionate di aviazione della società rumena.

La squadriglia operò tra le fila delle potenze dell’Asse tra il 1940 e il 1943 operando sia nel settore di Stalingrado che in quello della Crimea. Quando la Romania si arrese all’Unione Sovietica la maggior parte di loro venne imprigionata e deportata. Caddero poi nel dimenticatoio per volere del regime comunista rumeno e la loro storia venne praticamente ignorata sino al 1989. Non importava ai nuovi governanti che il loro servizio fosse stato prettamente di “soccorso” e neppure interessavano i record importanti che molte di queste eroine avevano conseguito. Domani andremo a conoscere alcune di queste donne…

Storia: Le origini della Guerra Civile Americana – Presidenza Polk

Alla fine della presidenza Tyler si tennero le elezioni del 1844. Quasi tutta la competizione ruotò attorno al controverso tema dell’abolizione della schiavitù e dell’imminente ingresso del Texas nell’Unione come stato schiavista. Il dibattito creò non poche spaccature in seno agli stessi partiti in competizione. Il Partito Whig candidò Henry Clay, il quale basò il suo programma sulla contrarietà dell’ingresso del Texas con la scusa di non creare troppa instabilità tra stati liberi e stati schiavisti (13 a 14 in quel momento), anche se il motivo principale era quello di evitare una guerra aperta col Messico che rivendicava i territori texani. Queste posizioni gli alienarono l’elettorato del sud e dell’ovest.  Il Partito Democratico, dopo un lungo dibattito, candidò James Knox Polk, il quale riuscì a riunire la nazione con promesse di annessione a sud (Texas in chiave anti-messicana) e a nord (Oregon in chiave anti-britannica). Fu proprio quest’ultimo a spuntarla con il 49,5 % dei voti popolari contro il 48,1% del suo sfidante e 170 grandi elettori contro 105. Il nuovo presidente si insediò il 4 marzo 1845.

1845: Viene di fatto istituzionalizzato il concetto di Destino Manifesto, una applicazione rigorosa della Dottrina Monroe volta a giustificare l’espansionismo statunitense verso ovest. Il Texas viene ammesso nell’Unione come “Stato schiavista”. [Liberi 13 –  Schiavisti 15]

1846: Inizia la guerra Messico-Stati Uniti, contestualmente avviene la dichiarazione d’indipendenza da parte della Repubblica della California, filo statunitense. Passa al Congresso la legge nota come “Tariffa Walzer”, che riduce i dazi portando ad un periodo di libero scambio, durato sino al 1860. Il neonato Partito Repubblicano sarà tra i primi ad attaccare questa legge. Nel frattempo nel Sud viene fondata “De Bow’s Review” rivista di James DeBow che invita apertamente gli Stati del Sud alla secessione per sfuggire alla dipendenza economica dal Nord. Lo stesso anno vengono fondati il Smithsonian Institution e l’Associated Press. Inoltre Stati Uniti e Gran Bretagna firmano il Trattato dell’Oregon che fissa il confine col Canada lungo il 49° parallelo Nord. L’Iowa viene ammesso nell’Unione come “Stato libero”. [Liberi 14 –  Schiavisti 15]

1847: La città di Yerda Buena  in California cambia il suo nome in San Francisco e i mormoni fondano Salt Lake City (Utah).

1848: Termina la guerra Messico-Stati Uniti con la vittoria di Washington ed il successivo trattato di Guadalupe Hidalgo (il Messico dovette cedere parte di quelli che oggi sono gli Stati del Colorado, Arizona, Nuovo Messico e Wyoming, oltre che la parte meridionale di California, Nevada e Utah). Il Wisconsin viene ammesso nell’Unione come “Stato libero”. [Liberi 15 –  Schiavisti 15]

Lemuria Dixit: La città perduta di Kitež

Città scomparse, continenti scomparsi, civiltà scomparse e perfino mondi scomparsi… la storia dell’umanità è piena di racconti di questo tipo, taluni sono miti e leggende, altri hanno fondi di verità ben oltre l’immaginazione… ovunque, in qualsiasi angolo del pianeta, si trovano narrazioni di questo tipo. E’ il nostro passato che ritorna, che ci sussurra all’orecchio, che cerca di comunicarci qualcosa. Sta a noi capire cosa…

In Russia, nell’Oblast di Nižnij Novgorod (la città conosciuta dal 1932 al 1991 col nome di Gor’kij), si trova un lago di modeste dimensioni che si chiama Svetlojar. La sua dimensione è di circa 0,15 Km quadrati ed ha una profondità massima di 33 metri… il lago di Bracciano è 376 volte più grande di questo per intenderci. Il lago si trova tra due fiumi che sono entrambi collegati al fiume Volga.

La leggenda narra che il gran principe Jurij II (1189 – 1238) fondò una prima città proprio sulle rive del Volga, chiamandola Malyj Kitež (Piccola Kitež), questo piccolo comune è ancora esistente oggi è si chiama Krasnyj Cholm. Poco dopo, durante un viaggio, il gran principe trovò il lago Svetlojar e gli piacque talmente tanto il posto da costruirci una seconda città, ben più grande e maestosa dell’altra, chiamandola Bol’šoj Kitež (Grande Kitež). In quel periodo storico la Russia era soggetta alle frequenti invasioni delle popolazioni mongole che si spingevano con foga verso l’Europa passando dagli sconfinati territori che ancora oggi sono soggetti a Mosca.

Fu così che il capo mongolo Batu Khan, nipote di Gengis Khan e fondatore dell’Orda d’Oro, durante una sua spedizione bellica sentì parlare proprio della bellezza e della ricchezza di Bol’šoj Kitež. Per prima cosa le sue truppe conquistarono Malyj Kitež costringendo Jurij II a ritirarsi nei boschi vicini alla città più importante. La zona è di difficile esplorazione per chi non fosse pratico del luogo e Jurij II si sentiva abbastanza sicuro di questo… quello che non poteva ponderare era che un prigioniero di guerra rivelasse ai suoi carcerieri mongoli il modo per arrivare al lago Svetlojar! Grazie a questo tradimento le armate di Batu Khan giunsero sino alle porte della città, la quale non aveva fortificazioni atte a respingere un’aggressione, con sommo stupore si avvidero che tutta la popolazione, invece che prepararsi allo scontro, era intenta a pregare Dio richiedendo la propria redenzione. Batu Khan pensò di aver gioco facile e fece avanzare le truppe verso la città, ma subito questa venne sommersa completamente dalle acque del lago, scomparendo per sempre dalla faccia della terra. Fu così che l’orda mongola dovette rassegnarsi a non poter conquistare le ricchezze tanto decantate.

A questa storia (di cui si ha traccia per la prima volta nel XVIII secolo, nell’ambiente del gruppo scismatico ortodosso dei Vecchi Credenti)  se ne sono aggiunte altre nel corso dei secoli… pare ad esempio che in alcune condizioni climatiche favorevoli si possa udire il canto del popolo di Kitež così come il suono delle campane delle chiese sommerse. Le persone pure di cuore e realmente credenti possono addirittura vedere sul fondo del lago le luci delle processioni dei credenti, oltre agli edifici della città. Spesso di fa riferimento a questa città come all’Atlantide russa”.

La strada principale che conduce al lago si chiama “sentiero di Baku”, proprio in ricordo della sfortunata impresa mongola.

Sono state svolte alcune ricerche sui fondali del lago e sono state riscontrate diverse terrazze sottomarine al suo interno, in alcuni punti sembra quasi che la costa si inabissi in maniera progressiva, come in una scalinata. Sul fondo sono stati trovati molti oggetti risalenti proprio al periodo storico dell’invasione di Baku Khan… il mistero è ancora tutto da risolvere dunque!

Il Grimorio di Odenwald #76

La storia del mondo è una ruota che gira, riproducendo nei millenni quello che accade nella vita di ogni singolo animale e pianta del pianeta. L’età dell’oro, dei primordi, dei paradisi universali, dell’infanzia, dell’apprendimento e della scoperta… che poi diventa maturità, disincanto se non disinteresse, allontanamento dal mondo, dalla natura, dalle cose buone… sacrificate sull’altare di esigenze aleatorie. Cosa rimane della bellezza del primordio quando si è sulla strada del tramonto?

Si decade…  il corpo, la società, le cose umane, i vizi e le virtù, le idee e le innovazioni, tutto decade un giorno dopo l’altro.  Non si migliora col tempo, non è nella natura delle cose, la natura delle cose è progredire sino a spegnersi, arrivare sino al culmine per morire. E’ la morte la natura delle cose e quanto più ci avviciniamo alla fine tanto più il progresso ha il sapore della morte… della carne e dello spirito.

L’eterno ritorno delle nostre anime in questo mondo, senza alcuna memoria delle ere passate, è la condanna inflitta ad ogni generazione per la presunzione di essersi voluti innalzare ben oltre al lecito. Divenire è marcire… e non necessariamente è un male.

Storia: Le origini della Guerra Civile Americana – Presidenza Harrison/Tyler

William Henry Harrison

Alla fine della presidenza Van Buren  si tennero le elezioni del 1840. Il presidente uscente si ripresentò, ma venne sconfitto dal candidato del Partito Whig, William Henry Harrison, il quale ottenne il 52,9% dei voti e ben 234 grandi elettori contro i 60 dello sfidante. Il nuovo presidente si insediò il 4 marzo 1841.

Pare che quel giorno fosse particolarmente freddo ed umido e che il presidente si fosse presentato vestito in modo troppo leggero alla cerimonia, nella quale tenne un discorso di oltre due ore… sta di fatto che tre settimane dopo contrasse una forte polmonite che lo portò a morire ad un mese esatto dal suo insediamento, il 4 aprile 1841. Divenne quindi presidente il suo vice John Tyler, era la prima volta nella storia americana che veniva applicata questa norma costituzionale. Tyler sarebbe morto nel 1862 da membro del Congresso Confederato.

John Tyler

1841: Un gruppo di schiavi prende il controllo di una nave durante un trasferimento dalla Virginia alla Louisiana, riuscendo a riparare nel territorio britannico delle Bahamas, dove otterranno asilo politico. Dopo anni di polemiche le autorità di Londra pagheranno un indennizzo ai proprietari orinali degli schiavi (1855).

1843: si mette in viaggio verso ovest, sulla pista dell’Oregon, la prima grande carovana di carri, composta da oltre 1.000 pionieri. Viene inoltre fondata la B’nai B’rith, la prima organizzazione non governativa degli ebrei nel mondo.

1844: L’attivista afroamericano Charles Lenox Remond dichiara pubblicamente che sarebbe meglio sciogliere l’Unione piuttosto che mantenerla viva conservando la schiavismo, detta opinione susciterà molto scalpore ed approvazione nel Nord. Lo stesso anno viene promulgata la “Exclusion Law“, che proibiva agli afroamericani (compresi gli schiavi) di rimanere o entrare nell’Oregon Country;

1845: La Florida viene ammessa nell’Unione come “Stato schiavista”. [Liberi 13 –  Schiavisti 14]

Lemuria Dixit: Il Calendario Maya

Agli occhi degli estranei il mondo esoterico può apparire attiguo al mondo di tanti ciarlatani che infestano la rete internet, se non addirittura gli scaffali delle librerie con pubblicazioni da operetta, atte giusto per irretire le menti più esposte e fragili. Eppure in mezzo vi è un intero universo di diversità e un grado molto più elaborato di conoscenza. Il polpettone uni comprensivo, generato dal movimento New Age, è ancora lontano dallo smettete di produrre danni ed idiozie. Dalla sua ha la capacità di essere suggestivo, ma alla prova dei fatti ha quasi meno valore delle visioni proposte da Scientology. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti… un pò come la storia della fine del mondo, che sarebbe dovuta arrivare il 21 Dicembre 2012, predetta dal calendario Maya… una congettura elaborata dal fu José Argüelles, alla quale i media diedero fin troppo rilievo. Il Calendario Maya… pensate di aver visto sistemi complessi nella vostra vita? Bene, perché quello di questo calendario particolare potrebbe batterli tutti! Dimenticate per un attimo il nostro modo di contare gli anni, i mesi, i giorni… dimenticatelo completamente.

Facciamo un esempio semplice, Sir Winston Churchill era nato il 30 Novembre 1874, nel nostro modo di calcolare il tempo, ma per i Maya la sua data di nascita era: 6 Men 8 Sak 12.12.19.16.15. Si avete letto bene! E il famoso 21 Dicembre 2012 altro non era che il 4 Ahaw 3 Kankin 13.0.0.0.0 (e queste ultime 5 cifre sono quelle di cui poi scopriremo l’importanza).

Il concetto, nella sua complessità, è semplice, il sistema del Maya (usato anche dagli Aztechi e dai Toltechi) si basava su 3 cicli distinti: il ciclo Tzolkin, il ciclo Haab ed il Lungo Computo.

Tzolkin – Era il ciclo del calendario religioso e si basava su due cicli minori, uno di 13 giorni computato numericamente (1 – 13) ed uno di 20 giorni computato con un nome (Ahaw, Imix, Ik, Akbal, Kan, Chicchan, Cimi, Manik, Lamat, Muluc, Oc, Chuen, Eb, Ben, Ix, Men, Cib, Caban, Etznab, Caunac). Ogni giorno entrambi i cicli avanzavano: 1 Ahaw, 2 Imix, 3 Ik, ecc… il giro si completava in ben 260 giorni.

Haab – Era il ciclo del calendario civile, più simile al nostro e legato alle stagioni. C’erano ben 18 mesi (Pop, Uo, Zip, Zotz, Tzec, Xul, Yaxkin, Mol, Chen, Yax, Sak, Ceh, Mac, Kankin, Muan, Pax, Kayab, Cumku) da 20 giorni l’uno… per un totale d 360 giorni. A questi ne venivano aggiunti 5, detti Uayeb, definiti i cinque giorni fuori dal tempo, considerati particolarmente infausti. I giorni del mese non erano numerati da 1 a 20, bensì da 0 a 19, questo perchè i Maya conoscevano l’uso dello zero.

Incrociando i due cicli tra loro si ritornava ad una perfetta corrispondenza dei giorni ogni 52 cicli Haab e 73 Tzolkin, ossia ogni 52 anni (18.980 giorni)

I Maya non usavano numerare gli anni semplicemente in base al passaggio dei due cicli sopra descritti, sarebbe stato troppo semplice in fondo… usavano il Lungo Computo, ossia una numerazione progressiva dei giorni in un sistema di numerazione posizionale, misto e su basi diverse (13, 18 e 20). Il numero era composto da 5 cifre (il conteggio partiva sempre dallo 0): la prima in base 20, la seconda in base 18, la terza e la quarta in base 20, la quinta in base 13… scritte da sinistra a destra. Un’altra particolarità era che nella quinta cifra la funzione dello 0 era svolta dal numero 13, risultando quindi che il primo giorno del lungo computo fosse il 13.0.0.0.0.

Alla fine del Lungo Computo finiva un’era e ne iniziava una nuova (ciò avveniva dunque ogni 5.125 e passa anni del nostro calendario), fatto che si sarebbe dovuto celebrare in maniera significativa e che verosimilmente si sarebbe prodotto in un cambiamento positivo… altro che fine del mondo!

L’aspetto interessante, che è giunto sino noi, è un altro: i Maya vivevano nella quarta era del Lungo Computo, non nella prima… Secondo i calcoli, fatti con vari sistemi di conversione delle date, pare dunque che la quarta abbia avuto inizio nel 3.114 a.C. … di rimando la terza era sarebbe iniziata nel 8.239 a.C. … la seconda nel 13.364 a.C. e la prima nel 18.486 a.C. . Questo si sarebbe un aspetto su cui riflettere…