Storia: August von Mackensen

Pensando alla storia della Germania sono tanti gli uomini che ne hanno attraversato i momenti più salienti, ma pochi sono stati quelli che hanno avuto la possibilità di vivere in prima linea così tante fasi quante ne ha vissute il generale von Mackensen. Nato in Sassonia nel 1849 si arruolò giovane in uno dei corpi d’élite dell’esercito prussiano di stanza a Leszno (oggi in Polonia): gli Ussari della morte. In questo corpo combatté la guerra franco-prussiana (1870-71) guadagnandosi il grado di sottotenente e mettendosi in mostra per le doti militari. Nel 1891 passò definitivamente allo stato maggiore dell’esercito del Kaiser a Berlino lavorando a stretto contatto con Alfred von Schlieffen (l’ideatore del piano di invasione fulminea della Francia passando dal Belgio, attuato poi durante la Grande Guerra).

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale si trovò a comandare un corpo dell’VIII armata impegnata sul fronte orientale, partecipando tra le altre alla battaglia di Tannenberg. In seguito ai primi successi venne posto a comando della nascente IX armata guadagnandosi la massima onorificenza dell’esercito prussiano per le brillanti azioni intorno alle città di Lodz e Varsavia. Passando di successo in successo alla fine del 1915 venne messo a capo della campagna contro la Serbia conquistando vittoriosamente Belgrado e l’anno successivo partecipò alla campagna contro la Romania comandando di una armata mista tra unità bulgare, ottomane e tedesche ottenendo degli ottimi risultati (compito non semplice coordinare eserciti così diversi tra loro). Quando la campagna di Romania si concluse con una vittoria (1917) gli venne assegnato il ruolo di governatore della medesima, mantenendolo sino alla fine delle ostilità quando venne catturato dai Francesi e rinchiuso in una prigione di guerra per i successivi due anni.

Quando uscì di prigione la Germania che conosceva era completamente stravolta. Il Kaiser non c’era più. Era sorta la Repubblica di Weimar, ma la confusione era la vera padrona indiscussa del paese. Von Mackensen era un monarchico convinto, ma in un primo momento preferì non interferire pubblicamente con la vita politica del paese. Col passare degli anni, vedendo il nuovo ordinamento troppo succube alle direttive anglo-francesi, iniziò a sostenere diversi gruppi monarchici e militari in giro per il paese. Durante l’ascesa di Hitler sostenne il potere del presidente Hindenburg (suo vecchio collega), ma successivamente alla dipartita di quest’ultimo si limitò a dare un apparente sostegno pubblico al nazional-socialismo, di fatto rimanendo fedele alle sue idee monarchiche.

Hitler, che mal sopportava il vecchio generale, non osò mai farlo arrestare. Questo fece si che von Mackensen sopravvivesse anche alla Seconda Guerra Mondiale, morendo nel novembre del 1945 nella Germania occupata dalle potenze alleate.

Il Grimorio di Odenwald #1

Il Grimorio è un libro arcano, un libro dove si può apprendere la magia, quella vera, quella che plasma il mondo attraverso il controllo delle mutevoli energie.

Non si gioca col Grimorio poiché esso non contiene giochi. Non vi è posto tra le sue pagine per coloro dotati di scarso intelletto, per gli individui privi di fantasia e per coloro la cui spiritualità sia sia stata sepolta sotto la mole del materialismo moderno.

Chi apre consapevolmente un Grimorio non lo fa per “credere” bensì per “sapere“.

Non vi è cieca fede nelle sue pagine. Se cercate il dogma lo troverete altrove.

Qui troverete solo la consapevolezza che viene dalla comprensione del mondo, dalla lettura e dalla comprensione di ciò che altri hanno lasciato scritto prima di noi.

Nel Grimorio troverete testi sacri di particolare rilevanza, opere letterarie che vale la pena leggere, immagini poetiche da gustare in silenzio e accenni profetici dai tempi antichi.

Leggendo ed apprendendo il neofita percorre il lungo cammino verso il piano superiore, assaporando i profumi della vita ed imparando a conoscere i segreti degli angoli bui dei nostri mondi.

A molti non resterà nulla. 

A parecchi resterà qualcosa.

A pochi, felici od infelici che siano, resterà tutto. 

[G.H.D.C.]