Storia: Ottobre 1916

Sul fronte italiano alla Settima Battaglia dell’Isonzo ne seguirono altre due. Il generale Cadorna diede l’avvio all’Ottava Battaglia dell’Isonzo, con particolare irruenza nella zona di Monfalcone, chiave per aprirsi la via verso Trieste. Tra il 10 e il 12 Ottobre 1916 le truppe italiane riuscirono a conquistare alcune posizioni, ma essendo malamente coordinate non raggiunsero i successi sperati… ancora una volta l’impreparazione degli alti comandi italiani vanificava il sacrificio di migliaia di soldati (24.000 morti per l’Italia e quasi 40.000 per l’Austria-Ungheria). Alla fine del mese cominciò la Nona Battaglia dell’Isonzo, la quale si risolse in un velleitario avanzamento di 5 Km in 5 giorni di battaglia, dal 31 Ottobre al 4 Novembre 1916.

Tra la fine dell’Ottobre e il mese di Novembre 1916 la situazione sul fronte occidentale cominciò ad assumere un aspetto meno tetro per le potenze Alleate. Un primo duro colpo alle aspettative tedesche arrivò dalla riconquista di Fort Douaumont (caduto il 25 Febbraio 1916) il 24 ottobre 1916, da parte di soldati marocchini inquadrati nell’esercito francese come truppe coloniali.

La desolazione di Fort Douaumont

Nel frattempo sul fronte rumeno si consumò la seconda, decisiva, Battaglia di Cobadin tra il 19 e il 25 Ottobre 1916. Questa volta le truppe di Bucarest, aiutate dai Russi, non riuscirono a reggere l’urto degli Imperi Centrali. La città di Costanza cadde in mano nemica e così anche la fondamentale ferrovia che viaggiava verso l’interno della Dobrugia. Ora la minaccia al delta del Danubio diventava pressante. Quanto a lungo avrebbe retto la Romania contro la potenza spropositata dei suoi avversari?

Il Grimorio di Odenwald #6

Ho camminato per le foreste ascoltando il richiamo degli spiriti del passato.

Ho sentito sussurrare le storie degli antichi popoli, dei continenti dimenticati e delle perdute.

Tutto attorno a me si sono fatti gli spiriti di morti e l’eco dei loro racconti a riempito le pagine della mia anima.

Storia: Carlo Fecia di Cossato

All’inizio del ‘900 l’arte della guerra era in totale fermento, nuovi mezzi meccanici erano al vaglio e in ogni ambito del combattimento l’impatto della scienza era sempre più evidente. Alcuni mezzi erano retaggio degli studi della fine del secolo precedente, come ad esempio l’aereo e i sommergibili, altri sarebbero arrivati di lì a poco come il carro armato. In un periodo di grandi guerre globali bisognava essere pronti a portare lo scontro ovunque e chi meglio della Marina poteva assumere questo compito? Tutte le grandi potenze intuirono la potenzialità della guerra sottomarina e cominciarono a svilupparne in maniera impressionante la tecnologia. Occorre in primo luogo distinguere tra sottomarino e sommergibile. Il primo opera principalmente in immersione, dove ha la massima capacità di manovra, mentre il secondo combatte principalmente in superficie, ma all’occorrenza può immergersi pur con limitata capacità di manovra. I famosissimi U-Boot tedeschi per esempio erano sottomarini, così i Classe Archimede italiani, mentre i Classe Calvi italiani erano sommergibili.

Per operare su questi nuovi ritrovati della tecnica ci volevano uomini coraggiosi e spericolati dal momento che si trattava di mezzi spesso sperimentali, insicuri, pericolosi in primo luogo per chi li conduceva (come i primi aerei), bastava poco per trasformare la macchina da guerra in una trappola mortale e viaggiando sotto il livello del mare il rischio poteva essere altissimo. In Italia un uomo su tutti spicca al comando dei sommergibili: Carlo Fecia di Cossato, uomo di nobili origini piemontesi, monarchico convinto ed audace comandante che comincia la sua carriera navale proprio su un sommergibile nel 1928. Partecipò alla guerra d’Etiopia e a quella di Spagna, frequentando nel frattempo corsi sempre più specifici per poter sfruttare al meglio le potenzialità dei sommergibili dal momento che ne intuiva l’enorme potenziale offensivo: era importante poter colpire i rifornimenti degli avversari prima che questi arrivassero a destinazione, bisognava colpire le marine mercantili, colpire e fuggire, un compito troppo pericoloso per le squadre navali convenzionali. I Tedeschi nella Prima Guerra Mondiale avevano evidenziato l’utilità di questa tattica, ma va ricordato che il primo sommergibile ad ottenere un successo durante un’operazione bellica fu un mezzo sudista durante la Guerra di Secessione Americana.

Allo scoppio del secondo conflitto mondiale Carlo Fecia di Cossato (a sinistra nella foto sopra) operò prima nel Mediterraneo e successivamente nell’Atlantico, dove per la prima volta operò sul sommergibile Enrico Tazzoli di cui diventerà comandante nel 1941. Alla guida di una squadra composta di soli volontari egli ottenne 17 vittorie documentate tra l’Aprile del 1941 e il Dicembre del 1942, ricevette diverse medaglie e riconoscimenti sia italiani che tedeschi e per le sue grandi doti di comandante venne promosso al comando di una Torpediniera  all’inizio del 1943, dando anche qui prova di coraggio. Si distinse soprattutto subito dopo l’armistizio con gli alleati del 8 Settembre quando ingaggiò una battaglia contro soverchianti forze tedesche per salvare alcune unità italiane nel porto di Bastia in Corsica, l’insperata vittoria ottenuta gli valse la Medaglia d’oro al valor militare, massima riconoscimento militare italiano. Ma il tempo della gloria stava per finire.

Con l’armistizio le truppe fedeli al re passavano nel sud del paese e la Marina italiana doveva essere consegnata nelle mani dei nuovi alleati anglo-americani, Carlo Fecia di Cossato si disse pronto a rifiutare un ordine insensato come quello e ne diede esplicita comunicazione ai suoi subordinati. Poco dopo il nuovo governo italiano appena insediato rifiutò di prestare giuramento di fedeltà al re e lui, convinto monarchico, rifiutò di prestare giuramento di fedeltà al nuovo governo… per questa insubordinazione venne sollevato dal comando e messo agli arresti. Venne liberato quasi subito poiché il suo equipaggio aveva dato inizio ad una violenta contestazione e si era totalmente ammutinato per cui l’unico modo per ristabilire un pò di ordine era lasciare libero il comandante. Per punirlo gli venne comunque imposta una licenza forzata di tre mesi. Il dramma umano, comune a molti Italiani in quel periodo, di Fecia di Cossato si consumò nell’Agosto del 1944. La crisi di valori, i giuramenti prestati e poi traditi da più parti, i cambi di alleanze, la progressiva perdita di valore della monarchia… furono tanti i fattori che gettano nello sconforto questo valoroso comandante… e forse anche la percezione di vivere in un epoca morente ed in un paese morente dove nulla sarebbe più stato come prima, soprattutto in termini di monarchia. La notte tra il 27 e il 28 Agosto decise di porre fine alla propria esistenza con un colpo di pistola alla tempia, non prima di aver scritto un’ultima lettera alla madre colma di amarezza e rimprovero per le istituzioni italiane e per la tragica situazione venutasi a generare.

Dal mondo: Morire per la terra piatta

Di cose strane al mondo ne succedono tutti i giorni, ma questa proprio mi mancava. Da bambino leggevo “Dalla Terra alla Luna” di Verne e come tutti sognavo quel viaggio fantastico; la storia e la tecnologia hanno poi fatto il loro corso permettendo all’uomo di raggiungere il nostro satellite. Mentre il mondo andava avanti qualcuno ha pensato bene di tornare indietro e di rimettere in discussione quello che ormai davamo per scontato. Ed ecco tornare tra noi i “terrapiattisti“. Per carità loro credono che la terra sia piatta, nella terra di Agarthi crediamo che sia cava… quindi nessun giudizio in merito a questo modo di vedere le cose.

Quello che mi lascia perplesso è che uno di questi “terrapiattisti” ha costruito un razzo artigianale, a vapore,  e che questo mezzo doveva essere lanciato mediante una rampa posta su un camion nel giardino della sua abitazione. Lo scopo? Raggiungere i 1.500 metri di altezza e fotografare in maniera inequivocabile la “piattezza” del nostro pianeta. 

Protagonista di questa impresa è stato il 64enne, ex stuntman, “Mad” Mike Hughes. Il problema è che il volo non ha avuto l’esito previsto. Poco dopo il lancio del razzo è avvenuta l’improvvisa apertura del paracadute che si sarebbe dovuto aprire in fase di rientro, questo ha portato il razzo a precipitare immediatamente al suolo. Per l’uomo non c’è stato nulla da fare. L’incidente è avvenuto in California il 22 Febbraio.

Sehnsucht: Hispaniola

Hispaniola è una delle Grandi Antille nel Mar dei Caraibi, famosa ai giorni nostri per essere divisa in due tra le nazioni di Haiti e di Santo Domingo. In questa isola  Cristoforo Colombo fondò il primo insediamento europeo sul nuovo continente  chiamato La Navidad in quanto fondata il giorno di Natale del 1492, questo primo nucleo abitativo venne però distrutto dagli abitanti dell’ isola una popolazione nota col nome di Taino.

Si stima che i Taino all’arrivo degli Europei fossero quasi 250.000, mentre già nel 1508 erano scesi a 60.000 unità sino a diventare poco più che 600 nel 1531 a causa dello sfruttamento e delle malattie arrivate dall’Europa. La scomparsa di questa popolazione come forza lavoro diede il via alla tratta degli schiavi dall’Africa sino all’isola, abitata tutt’ora per lo più dai discendenti degli schiavi.

Hisponiola fu in parte colonizzata dagli Spagnoli (la parte est) e in buona parte dai Francesi (la parte ovest, l’odierna Haiti  che i colonizzatori chiamavano Saint Domingue), questo perchè gli iberici preferirono impegnarsi maggiormente nella conquista del continente vero e proprio piuttosto che nelle isole dei Caraibi, nonostante a due passi ci fosse la maggiore della Grandi Antille, ossia Cuba. Sotto il controllo francese l’isola ebbe un grande sviluppo economico, dovuto verosimilmente allo sfruttamento indiscriminato degli schiavi, più che a meriti economici veri e propri. Nei primi anni del ‘800 quando le due odierne nazioni si resero indipendenti furono gli Haitiani ad avere il maggior controllo sull’isola, conquistando e governando anche i vicini per oltre vent’anni. Ad oggi Haiti risulta essere suo malgrado uno dei paesi meno sviluppati al mondo e il terremoto del 2010 non ha certo migliorato la situazione, mentre Santo Domingo resta una delle mete turistiche più gettonate.

Statua di Colombo a Santo Domingo

Sturm und Drang: Il profumo dell’oceano

Il fiume scorre, il lago riflette, il mare racconta e l’oceano profuma.

L’oceano profuma di ricordi lontani, di posti esotici e tempi remoti.

L’oceano ha insita la memoria del mondo, nel bene e nel male registra ogni evento.

L’oceano non ha fine, non ha limiti e non ne da. Mai.

L’oceano è il motore di ogni grande storia, di ogni grande avventura, di ogni grande scoperta. 

L’oceano è la nostra fantasia che non demorde,  non si imbriglia e non decade.

L’oceano bacia il cielo e la terra, contiene acqua e fuoco allo stesso tempo. 

L’oceano è tutto in uno. 

L’oceano che confluisce nel Canale della Manica e bacia Saint-Malo