Pensieri della sera #8

Non discutere col feudatario, poiché la sua mente non comprende i rovesci di una vita normale. Egli vede il mondo dall’altezzosa prospettiva del suo castello, dove tutto gli è concesso con un battito di mani. Egli non conosce leggi che non siano le sue. Classista!

Non discutere col folle, poiché la sua mente è un turbine di idee linearmente confuse che non può essere arrestato. Non ti ascolterà, non ti farà parlare, non ti comprenderà. Ed è giusto che sia così, dal momento che la sua mente non può che essere tutta presa dal proprio, sterile, moto ondoso. Vanità!

Non discutere con chi ti dileggia, con chi ti disprezza, con chi gioca a farti sentire inferiore, con chi vuole abbassarti l’autostima, con chi si sente eternamente migliore, con chi giudica senza permetterti di giudicare a tua volta, con chi amministra giustizia senza averne il senso, con chi riduce il tuo valore allo 0 per sentirsi grande dall’alto del suo 1. Spreco!

Pensieri della sera #7

L’individualismo è una pia illusione che avvelena la nostra anima sino a mandarla in coma. Un coma profondo dal quale non possiamo più destarci. Quello che ci culla è il suono delle nostre stesse parole ripetute nel tempo. Dormi!

È il cancro del nostro tempo, è la ballata degli schiavi, è la scelta insita nel non averne alcuna. Inseguiamo sogni inutili e continuiamo a fare una scelta sbagliata dopo l’altra… Come piccoli mattoncini Lego costruiamo la nostra casa fredda. Fermati!

Nel migliore dei mondi possibili siamo solo le utili marionette del diavolo, mosse dalle sapienti mani dei suoi figli. Ci cullano nel fuoco della passione e ci allattano col fiele della realizzazione. Inutili da vivi meno che da morti. Concime!

Storia: Aprile 1916

La Grande Guerra affrontava la sua seconda primavera di combattimenti nel pieno sviluppo dell’intenso massacro di Verdun. Fiumi di sangue scorrevano su tutti i fronti, senza che il pesante tributo pagato portasse ad un reale risultato tattico o territoriale. Tutte le risorse umane venivano lanciate nel tritacarne delle trincee. Al fronte combattevano uomini di tutti i continenti, chiamati a combattere per una patria lontana che il più delle volte era una semplice potenza colonizzatrice. E così la Francia schierava fucilieri del Senegal, truppe dal Nord Africa e soldati della lontana Indocina. La Gran Bretagna aveva impegnato a fondo gli Australiani e i Neozelandesi nel massacro di Gallipoli e non lesinava nell’utilizzo dei Canadesi e della moltitudine di etnie provenienti dall’India. Il vasto Impero zarista schierava nelle sue fila etnie estremamente differenti, ma tutto sommato fedeli a Santa Madre Russia. Al contrario l’esercito di Vienna era composto da troppe etnie che non vedevano l’ora di affrancarsi dal morente impero. Leggermente differente la situazione dell’Impero Ottomano. La Germania e l’Italia potevano permettersi di usare le truppe coloniali solo nei territori delle colonie e non altrove.

Soldati indocinesi in Francia

Come è facile immaginare non tutti gli uomini erano felici di andare a combattere nei pantani europei per aiutare i propri colonizzatori a conquistare duecento metri di fango in più. E se non si trattava del fango europeo poteva benissimo essere il deserto della Mesopotamia. La propaganda britannica continuava a ripetere che la missione principale dei suoi eserciti era quella di liberare le popolazioni che subivano l’occupazione delle truppe del Sultano… chissà cosa ne pensavano i soldati Indiani costretti ad affrontare le mortali battaglie nel deserto per liberare altri popoli senza essere a propria volta liberi. Il 29 Aprile 1916 terminò l’assedio di Kut (di cui abbiamo già parlato diverse volte) e circa 13.000 soldati tra Inglesi ed Indiani furono fatti prigionieri dopo 147 giorni di disperata resistenza. Durante la prigionia ad Aleppo il 60% di loro perse la vita sopratutto a causa della malnutrizione e delle malattie.

Combattere durante la Grande Guerra portò molti uomini delle colonie a sviluppare un forte sentimento indipendentista che nei decenni successivi sarebbe emerso con sempre maggiore forza. Ma non c’era bisogno di andare troppo lontano dai campi di combattimento delle Fiandre per trovare un popolo sottomesso da una potenza straniera, costretto a subirne le angherie e a dover servire nelle “sue” guerre… no, bastava recarsi a Dublino, in Irlanda.

Rivolta di Pasqua 1916

L’Irlanda di inizio ‘900 stava cercando di muovere i passi istituzionali per cercare di emanciparsi dalla corona inglese, la quale non aveva alcuna intenzione di lasciare libera l’isola, nonostante avesse concesso alcune timide forme di autogoverno. In ogni caso l’Irlanda si trovava nelle stesse identiche condizioni dell’Australia, della Nuova Zelanda e del Canada: doveva inviare i suoi uomini a combattere per la causa britannica. Per gli Inglesi questo obbligo divenne un boomerang in grado di generare un fortissimo malcontento nella popolazione irlandese. La Germania colse l’occasione al volo (come avrebbe fatto l’anno successivo finanziando Lenin) per destabilizzare il suo grande nemico e fece in modo di far arrivare sulle coste irlandesi una buona dose di armi ad uso e consumo dei gruppi ribelli già attivi sull’isola. Il 24 Aprile 1916 gli Irish Volunteers di Patrick Henry Pearse insieme alla Irish Citizen Army di James Connolly diedero il via all’insurrezione occupando i punti chiave di Dublino. Venne proclamata la Repubblica Irlandese. Gli Inglesi per tutta risposta attaccarono le postazioni dei ribelli utilizzando anche una nuova arma che non aveva ancora avuto un vero e proprio impiego sui campi europei: il carro armato. In 5 giorni la rivolta venne sedata e i principali insorti catturati. Pearse, Connolly ed altri 14 patrioti vennero passati per le armi. L’esperienza della Rivolta di Pasqua (perchè nel 1916 quella fu la settimana di Pasqua) sarebbe stata propedeutica al successivo sviluppo della causa irlandese e la violenta reazione britannica non fece altro che alienarle le simpatie di molti paesi occidentali che cominciavano a capire la reale portata del disegno britannico: gli Inglesi non si erano mossi in guerra per liberare i popoli domati da potenze straniere malvagie… gli Inglesi erano dominatori come tutti gli altri e forse pure peggio degli altri.