Film: A Est di Bucarest (2006, Corneliu Porumboiu)

Vaslui è una piccola città della Romania orientale, nella regione storica della Moldavia. Siamo nel periodo delle feste natalizie, ma per gli abitanti della Romania le giornate festive coincidono con le storiche giornate della rivoluzione che nel 1989 portò alla fine del regime di Ceausescu. Una data in particolare è estremamente importante: il 22 Dicembre, il giorno in cui il dittatore comunista fuggì dal palazzo presidenziale assediato dalla folla; la rivoluzione aveva vinto.

Vaslui in una scena del film

Siamo nel 2005. L’emittente televisiva locale di Vaslui organizza una trasmissione il 22 Dicembre per ricordare i fatti del 1989 e per porre una semplice domanda alla cittadinanza tutta: c’è stata rivoluzione anche a Vaslui come in altre città oppure no? La domanda è quanto mai spinosa. La gente della città è scesa in piazza a protestare prima che Ceausescu abbandonasse il suo palazzo a Bucarest oppure sono scesi tutti in piazza dopo aver visto in televisione le immagini dell’elicottero del dittatore in fuga? E’ una domanda che costringe anche ad un esame di coscienza…

I primi invitati alla trasmissione danno buca e quindi il direttore dell’emittente deve correre ai ripari invitando un alcolizzato professore di storia (che si vanta di essere stato uno dei primi a scendere in piazza quando il dittatore non era ancora in fuga, ma che poi nelle notti da ubriaco canta canzoni del passato regime) e un anziano famoso per essere stato per anni il Babbo Natale nelle feste delle scuole della città (che ammette candidamente di essere sceso in piazza a rivoluzione già fatta, come tutta la città).

La trasmissione diventa presto una farsa, i telespettatori che chiamano da casa sono tutti concordi su una questione: la gente è scesa in piazza solo dopo aver visto le immagini di Ceausescu in fuga, non c’è stata rivoluzione a Vaslui, solo gioia per la caduta del regime. Nel corso delle telefonate il professore alcolizzato viene sbugiardato (verrà difeso solo da un negoziante cinese, che però non era presente ai fatti del 1989 e che viene invitato in quanto non Rumeno a farsi gli affari suoi). Emergono racconti di quella giornata e in parte si introduce il problema di chi era colluso col passato regime e che ora ricopre ancora ruoli di potere e ricchezza nella città.

Le strade di Vaslui, sempre nel film

Il vero filo conduttore del film però è la neve. La neve come simbolo delle feste, come simbolo della purezza e del candore che cade sulle città e sulle vite delle persone. La neve che però una volta caduta si trasforma presto in fango e sporcizia. La gente ricorda che in passato le nevicate erano più abbondanti, che suona quasi come un “si stava meglio quando si stava peggio” (sottolineato da un telespettatore che a fine telefonata afferma proprio che si stava meglio con Ceausescu). C’è chi fa notare che a Bucarest la neve diventa subito fango, ossia che la vicinanza col potere corrompe anche l’anima delle persone migliori.

A Vaslui a quanto pare non c’è stata la rivoluzione. Forse perchè la vera rivoluzione parte sempre dal centro del potere e si estende poi alle sue periferie, lo spettro della manipolazione, del predominio della capitale nella vita politica del paese, della candida mancanza di coraggio dell’uomo comune, la voglia di festeggiare la caduta del regime solo quando si ritiene di essere al sicuro e la sensazione che le cose non siano andate come si sperava in un primo momento… del resto anche la decadenza che si respira in ogni fotogramma del film lascia questa idea.

A chiudere il dibattito sarà la telefonata di una donna. Dice che suo figlio è morto a Bucarest, nella rivoluzione, il 23 Dicembre. Non vuole portare nessun apporto al dibattito in corso vuole solo dire che:

“Fuori nevica, come una volta… siate felici per questa neve, perchè domani sarà di nuovo tutto fango…”

Come nel 1989.

Il dibattito alla televisione

Tu lo dici #71

Non credo che una guerra combattuta con le bombe atomiche spazzerà via la civiltà. Forse potranno rimanere uccisi due terzi della popolazione della terra. Ma resterebbe un sufficiente numero di uomini capaci di pensare e un sufficiente numero di libri per consentire di ricominciare daccapo e restaurare la civiltà.

(Einstein A.)

Sturm und Drang: Ricordi di vacanze passate

Se nella mente troviamo il luogo “città”, che avvertiamo come la nostra casa all’interno del mondo dei sogni, è altrettanto facile che ci siano dei luoghi di “vacanza”… posti dove nel passato siamo stati e che nel nostro immaginario simboleggiano uno stato di rilassamento psico-fisico. Un sogno in questo contesto non è necessariamente bello o riposante, ma il luogo ci fa percepire nettamente che non siamo lì né per studiare né per lavorare: siamo lì in vacanza. Nella mia mente questo luogo ha caratteristiche ben definite e non cambia mai nel corso dei sogni, rimanda decisamente ai luoghi estivi della mia infanzia ed è identificabile con la costa romagnola (ma non solo in realtà). La geografia di questo posto è ben delineata. C’è una grande città di mare che si sviluppa lungo due strade parallele: una verso le spiagge l’altra verso l’entroterra. In mezzo ci sono palazzi di modeste dimensioni con alberghi, negozi, sale giochi, bar, ristoranti e pub… insomma la classica località balneare. Nella zona nord della città ci sono le attività maggiori e vi trovo sempre il maggior traffico e molta ressa. Man mano che si va verso sud le strade si svuotano, i colori cambiano e tutto diventa più primitivo e incontaminato. I colori diventano più scuri, talvolta tendenti al blu e al viola. Tra nord e sud cambia anche la spiaggia. Dove c’è la moltitudine la spiaggia è una lunga distesa dritta di bagni organizzati, mentre verso sud si trovano le spiagge libere e un bel promontorio roccioso dove generalmente il mare è in tempesta. Da questa città parte uno stradone sopraelevato enorme percorrendo il quale è possibile giungere in pochissimi minuti in luoghi remoti: un’altra città di vacanze molto più a sud (forse un ricordo di vacanze ad Alba Adriatica) e ancora oltre un posto identificato con la punta estrema della nazione, una città in fondo all’Italia, tutta arroccata su una collina e dalle strutture antiche e suggestive… nella mia mente so che è in Puglia, ma so anche che nella realtà non ci sono mai stato in Puglia!

Mi capita spesso di sognare questi posti, anche questa notte per esempio. Il copione è spesso simile, quasi ripetitivo, come se la mia mente non riuscisse ad uscire da uno schema che mi risulta incontrollabile. Sono lì. In un albergo. Sempre lo stesso albergo. Lo stesso albergo della mia infanzia e della mia adolescenza. Sono sempre lì quando mi sveglio nel sogno. Cambiano solo i miei compagni di viaggio. A volte amici, a volte i nonni e  a volte delle donne.

A volte da solo.

L’atmosfera è sempre vagamente cupa, ma in realtà sono sereno. Eppure ho sempre la consapevolezza di dover partire in breve tempo… so sempre che dovrò restare lì solo pochi altri giorni, forse addirittura uno solo. Il tempo atmosferico è sempre nuvoloso e quindi non mi permette di andare in spiaggia da bagnante, ci devo andare quasi sempre vestito. Amo passeggiare verso quel promontorio bluastro e violaceo. C’è qualcosa che mi attira in quel freddo angolo di mondo. A volte trovo qualche ramo portato lì dalla marea e me ne rallegro… lo osservo come una reliquia preziosa.

La maggior parte del tempo giro da solo. Le mie interazioni sociali avvengono quasi unicamente in albergo. Le dimensioni dell’albergo cambiano ogni volta e ad ogni porta che apro il mondo si dilata o si restringe per magia. Ci sono poteri all’opera tra quelle mura e non riesco quasi mai a trovare la giusta via se non per sbaglio. Vivo strane avventure tra immensi saloni e grandi ascensori, enormi corridoi che portano a stanze minuscole. E poi persone… persone del passato, volti un tempo familiari che oggi sono dispersi chissà dove.

A fare da guardiani in questo mondo ci sono i miei nonni paterni. Il nonno in genere dà la cadenza al tempo: in un qualche modo mi comunica sempre la data della nostra prossima partenza in modo che io mi possa regolare. La nonno invece spesso mi assegna dei compiti strampalati che spesso e volentieri mi fanno girare a vuoto per ore nell’albergo.

Piove.

Il temporale è sempre un presagio strano. Mi chiama verso il mare come il canto di una sirena. Qualcosa non va, ma come sempre lo devo andare a vedere coi miei occhi. Arrivo sempre puntualmente sulla spiaggia e là trovo sempre tanti altri curiosi. Il mare diventa sempre più mosso e le sue acque diventano di un grigio inquietante. So esattamente cosa sta per succedere. Lo so sempre. Ed ecco che il mare impazzisce del tutto! A volte le acque cominciano ad invadere lentamente la città, innalzandosi sino a mezzo metro e senza fare troppi danni… una sorta di acqua alta a Venezia. Altre volte invece si sente un rombo assordante e il mare si ritrae in pochi istanti per decine e decine di chilometri… in un attimo. E poi una onda enorme comincia la sua corsa verso la spiaggia.

Resto sempre immobile, tra il terrorizzato e l’affascinato. Poi però succede sempre qualcosa. Ci sono volte in cui l’onda anomala pian piano perde forza e dimensione sino a far tornare le acque normali. Ci sono volte in cui il muro d’acqua invece diventa sempre più alto e poi… a pochi metri dalla spiaggia… l’acqua salta in alto e supera la città di un balzo cadendo poi a centinaia di chilometri di distanza. Tutto torna normale, ma con la consapevolezza che nell’entroterra è successo un disastro… forse a casa.

 

FOLLIA ?

Storia: Maggio 1916

LA BATTAGLIA DEGLI ALTIPIANI

Il mese di Maggio del 1916 vedeva come protagonista principale l’aspra prova di forze nel settore di Verdun, sugli altri fronti erano quasi del tutto fallite le manovre per distrarre le truppe tedesche dal fronte occidentale. Nel mezzo di questo bagno si sangue l’alto comando austriaco decise di dare il via ad una offensiva contro l’Italia nel settore degli Altipiani Vicentini (tra Vicenza appunto e Trento); per le truppe di Vienna si trattava di una vera e propria spedizione punitiva contro i “traditori” italiani. All’inizio questa offensiva dove cominciare ad Aprile, ma problematiche legate al territorio ed alla logistica fecero progressivamente ritardare la data sino al 15 Maggio 1916. L’offensiva colse di sorpresa le truppe italiane e per alcune settimane ebbe un certo successo, salvo poi rallentare gradualmente ed infine essere definitamente respinta (come spesso accadeva su tutti i fronti europei). In quel frangente divennero famosi luoghi i cui nomi si trovano delle strade di tante nostre città: Asiago, Pasubio, Monte Zebio, Ortigara, ecc.

A livello nazionale fu un duro colpo per l’Italia dal momento che molti famosi irredentisti persero la vita durante l’offensiva  austriaca (o furono catturati e di seguito giustiziati), tra questi vale la pena ricordare:

Enrico Toti nell’ultimo gesto prima di morire
Damiano Chiesa
Fabio Filzi e Cesare Battisti appena catturati
Nazario Sauro nelle mani degli Austriaci

La battaglia si concluse il 27 Giugno 1916. Anche su questo settore i generali cominciarono a comprendere che la guerra di logoramento fatta di grandi offensive estenuanti non poteva essere il modo corretto di vincere la guerra, ma le concezioni tattiche e i mezzi tecnologici dell’epoca non permettevano a nessuna delle due parti di fare quel balzo in avanti che avrebbe concluso la guerra. Ci sarebbero voluti altri due anni di massacri prima che una delle due parti non avesse più la forza di proseguire su quella strada. Sugli altipiani ci furono 230.000 perdite tra Austriaci ed Italiani, di questi 26.000 morti, 120.000 feriti e 84.000 tra prigionieri e dispersi. Questa fu l’ultima offensiva portata dall’Austria senza l’intervento diretto della Germania, da quel momento Vienna non avrebbe più avuto le forze di muoversi da sola.