Dal Mondo: Imperatore Naruhito

Il 1 Maggio 2019 è salito al Trono del Crisantemo il nuovo Imperatore del Giappone: Naruhito. Questo a seguito dell’abdicazione del padre Akihito, il primo Imperatore a lasciare il trono negli ultimi duecento anni.

Con la sua salita al trono ha inizio l’Era Reiwa (armonia e fortuna). Al di là del nome la sua salita al trono, fortemente caldeggiata dal governo giapponese dovrebbe comportare una maggiore attività, anche militare, in politica internazionale. Il Giappone da anni chiede di potersi riarmare a pieno per poter fronteggiare il crescente potere della Cina, antica e mai realmente pacificata rivale.

La nuova Imperatrice Consorte è Masako e la coppia ha una figlia di 17 anni, la Principessa Aiko.

Il giorno dell’Incoronazione
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Sehnsucht: Wallis e Futuna

Osserviamo oggi da vicino una “dipendenza d’oltremare” della Francia. Wallis e Futuna sono un piccolo insieme di tre antichi regni indigeni ubicati su tre isole maggiori dell’Oceano Pacifico, molto ad est dell’Australia, a cui vanno aggiunte una ventina di isolotti minori e disabitati. Delle isole maggiori solo due sono abitate, mentre la terza (Alofi) non presenta insediamenti umani permanenti. Si racconta che la popolazione di quest’isola si stata sterminata da quella cannibale della vicina isola di Futuna nel ‘800. Oggi è utilizzata dagli abitanti di Futuna per coltivare tabacco ed altre piante.

Mata-Utu la capitale

Queste isole sono un state un protettorato francese a partire dal 1888 ed erano poste sotto il controllo diretto della colonia della Nuova Caledonia. Il secolo successivo vide gli abitanti delle isole votare il passaggio a “territorio d’oltremare”, affrancandosi così dal controllo della Nuova Caledonia e passando sotto il diretto controllo di un amministratore francese che affianca il presidente locale. E’ un territorio in cui la cultura tradizionale, con le sue leggi e le sue regole, vive a fianco della modernità con tutte le sue sfumature e sfaccettature: per i reati non penali, ad esempio, si applicano ancora le leggi tradizionali tribali.

I tre regni sono ad oggi esistenti e i tre re partecipano attivamente all’amministrazione del territorio.

L’economia di Wallis e Futuna si basa quasi tutta sulla pesca commerciale e sulle concessioni di quest’ultima in favore di Giappone e Corea del Sud. Del resto il territorio, un tempo fittamente boscoso, è stato quasi del tutto spogliato con tutti i problemi di stabilità del terreno immaginabili. Ci sono diversi tipi di coltivazione, ma sono volti alla sussistenza della popolazione locale, che non supera le 15.000 unità.

Storia: Dicembre 1914 – parte seconda

LA TREGUA DI NATALE

” Il Signore è il mio pastore, non mi fa mancare nulla. Su prati verdi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Il Signore mi dona nuova forza, mi consola, mi rinfranca. Su sentieri diritti mi guida, per amore del suo nome. Anche se andassi per una valle oscura non temerei alcun male perché tu sei con me.” (Salmo 23)

Questo passo del salmo 23 citato proprio sotto Natale evoca nella memoria degli appassionati di storia un unico grande evento del lontano 1914: la tregua di Natale. Era da poco iniziato uno dei più sanguinosi conflitti dell’intera storia dell’umanità, interi eserciti si fronteggiavano dentro delle acquitrinose trincee vivendo giorno e notte in attesa… in attesa di un attacco, di un colpo di artiglieria, di un proiettile sparato da un cecchino, della morte insomma. Sul fronte occidentale si fronteggiavano spietatamente Francesi, Belgi e Britannici da un parte e Tedeschi dall’altra, motivazioni diverse, intenti diversi e sogni diversi. Accomunati solo dalla paura e dal fango, eppure erano ancora i primi mesi di guerra, nulla a che vedere col tremendo 1916 ad esempio. La guerra doveva durare poco, ma in breve tempo si era modificata da guerra di movimento a guerra di trincea, statica, immobile, disperata ed alienante.

Nei giorni sotto Natale gli uomini nelle trincee iniziarono a sentire l’aria del Natale e decorarono quei pochi alberi intorno alle trincee, spesso si sentivano intonare canti gioiosi e da un lato all’altro del fronte ci si alternava nel cantare, tedeschi rispondevano ai francesi, inglesi rispondevano ai tedeschi e così via. Non si sparava più, c’era solo voglia di fermarsi e di pensare ad altro, di festeggiare anche in mezzo a tutta quella morte. Fu così che in molte zone del fronte occidentale cessarono le ostilità e gli eserciti rivali si ritrovarono a fraternizzare nella terra di nessuno scambiandosi oggetti, cibo, alcol, sigarette, facendo giochi tutti insieme, diventando amici per qualche giorno.

Per alcuni giorni fu la pace. Gli alti comandi non gradirono tutta quella fratellanza e molti comandanti locali vennero rimossi dal loro posto, interi reparti vennero spostati in altre località per allontanarli dai “nuovi” amici, i leader non potevano permettere che la macchina bellica appena messa in moto si potesse inceppare così banalmente per un semplice Natale. Il 1915, il 1916 e il 1917 avrebbero trovato le truppe in trincea con uno spirito molto diverso. La pace aveva perso. Il Natale aveva perso. La fratellanza aveva perso. Del Salmo 23 con cui gli eserciti avevano pianto insieme i propri morti era solo un lontano ricordo.

 

Film: L’ultimo re di Scozia (2006, Kevin MacDonald)

Tra tutti i continenti della terra l’Africa è quello più stravagante e con le maggiori contraddizioni, alterna paesaggi diversissimi tra loro e ospita una moltitudine di etnie quasi sempre in conflitto tra loro. E’ un continente rimasto fermo ad un’epoca per noi lontana e la modernità lo ha sfiorato solo in superficie, ma senza intaccarne il cuore e l’anima più profonda. Ricchezza, povertà, malattie, risorse, potere e guerra. Quale paese africano non conosce queste sei parole? Quale paese africano può vantare una storia lineare e pacifica, libera dalle ingerenze occidentali? Nessuno.

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale i paesi vincitori scoprirono con disappunto che le loro colonie desiderano affrancarsi dai propri dominatori; per paesi come Francia, Gran Bretagna e Portogallo fu un vero colpo. Eppure era prevedibile un epilogo del genere, dopo che si era concessa e sbandierata una certa autonomia alle ex colonie delle potenze dell’Asse. Erano i primi anni ’50 e tutti desideravano la libertà, mentre gli Europei si scervellavano per trovare il modo di mantenere inalterate le loro influenze sul continente africano (ma anche su quello asiatico). Caos, dittature, colpi di stato frequenti, sete di potere e di ricchezze: queste le armi migliori da utilizzare contro le popolazioni africane. Fu così che il processo di indipendenza dei paesi africani fu seguito spesso da tremendi anni di guerre e dittature militari, fomentate e lautamente finanziate dagli ex colonizzatori. Era facile sfruttare le divisioni interne di interi paesi creati a tavolino, ma ancora radicati nelle differenze tribali. Troppo facile. Però ci si accorse presto di un problema non indifferente legato ai dittatori africani: sfuggivano in fretta dal controllo europeo, uscivano in modo inaccettabile dagli schemi andando a colpire l’opinione pubblica mondiale con azioni efferatissime fatte alla luce del sole. I dittatori africani non erano come gli altri dittatori.

E’ in questo contesto che si inserisce la vicenda di Idi Amin Dada, dittatore dell’Uganda tra il 1971 e il 1979. L’Uganda era un paese giovane, indipendente dal 1962, governato in maniera dittatoriale da Milton Obote e influenzato pesantemente dalla Gran Bretagna. Proprio quest’ultima, insieme ad Israele, finanziò il colpo di stato di Amin. Questa scelta si rivelò presto infelice e in parte si ritorse contro questi finanziatori occidentali.

E’ qui che comincia questo film, nell’Uganda del 1971, dove un giovane medico scozzese giunge desideroso di portare aiuto alle povere popolazioni locali. Un incontro fortuito con Amin lo porterà ben presto da un’ospedale sperduto al palazzo presidenziale di Kampala, qui diventerà medico personale e consigliere del dittatore. All’inizio tutto sembra andare bene e il rapporto con Amin è costellato da soddisfazioni e divertimenti, da ricchezza materiale e professionale. Poi però qualcosa cambia: il dittatore comincia a far vedere il suo vero volto autoritario e paranoico e le atrocità dell’Uganda cominciano a venire a galla.

Forest Whitaker interpreta Amin in modo magistrale, arrivando giustamente a vincere l’oscar 2007 come miglior attore protagonista. Tutta la storia ruota intorno alla sua figura paranoica e al rapporto con questo giovane dottore scozzese. In realtà la storia, tratta da un romanzo di Foden, prende liberamente ispirazione da un personaggio realmente esistito: Bob Astles a lungo collaboratore e amico del dittatore ugandese, tanto da venire accusato in Gran Bretagna di aver avuto una parte più o meno attiva nelle nefandezze del regime.

Il film ha un buon ritmo e tiene letteralmente incollati e coinvolti davanti allo schermo senza mai annoiare o apparire retorico. Permette di conoscere più da vicino un personaggio di cui difficilmente si sente parlare nella vita di tutti i giorni e del quale non si studia nulla nelle nostre scuole, così come non si studia nulla di tutte le porcate occidentali del periodo della “decolonizzazione”. La storia di Amin non è solo la storia dell’Uganda, ma è la storia dell’Africa di ieri e di oggi, basti pensare al recente colpo di stato nel Mali.