Storia: Ottobre 1914 – parte prima

E’ sempre straordinario pensare ala breve distanza temporale che ci separa da questi eventi, 105 anni non sono tanti se ci pensate. Terminato un sanguinosissimo mese di Settembre, la guerra rapida ideata dagli alti comandi tedeschi si stava trasformando in una lenta e progressiva guerra di trincea. In effetti, col senno di poi, è facile capirne le motivazioni. Pensiamo al livello tecnologico degli eserciti del 1914: chi poteva prevalere sugli altri in maniera netta in Europa? Nessuno. E questo perché a fronte di tecnologie paritarie lo erano anche le impostazioni tattiche degli eserciti. Cosa c’era di nuovo? Forse che l’attaccare la Francia passando dal Belgio fosse un qualcosa di innovativo? Assolutamente no dato che era già stato fatto durante le guerre successive alla Rivoluzione Francese e credo di non dover ricordare a nessuno che Waterloo si trova in Belgio. La verità è che la guerra del 1914 era un ibrido di guerra del ‘800 e di guerra moderna, era un qualcosa in via di sviluppo che si sarebbe determinato solo 25 anni dopo con la Seconda Guerra Mondiale. Normale quindi che Francesi, Inglesi, Russi, Tedeschi ed Austriaci si trovassero impantanati in una serie di scontri campali che non portavano quasi mai a dei risultati concreti. Ci si ammazzava per avanzare di qualche chilometro sul fronte occidentale, mentre su quello orientale si poteva avanzare molto di più, ma in lande prevalentemente desolate. Per le colonie il discorso era diverso, si trattava di una guerra per forza di cose più dinamica e non poteva che volgere a favore degli Inglesi, dato il loro netto dominio dei mari. In Africa ed in Asia l’esito della guerra era scontato e gli alti comandi lo sapevano in partenza… vincere in Europa, quello si che avrebbe cambiato per sempre lo scacchiere internazionale. Una partita difficile, la più difficile di tutte!

Ad inizio Ottobre però l’unico risultato che si stava ottenendo era quello di portare avanti la “corsa al mare” sul fronte occidentale. Tale corsa si sarebbe arrestata solo il 19 Ottobre 1914 davanti al canale della Manica. I Tedeschi erano sempre decisi a tentare di sfondare le linee nemiche per piombare su Parigi, mentre gli Alleati resistevano strenuamente per contrastarli. Ne fu un esempio la Battaglia di Arras scatenata dai Francesi tra il 1 e il 4 Ottobre nel tentativo di sfondare le linee tedesche nel settore di Douai. Risultato? Vittoria dei soldati del Kaiser, perdita della città di Lens e conseguente spostamento a nord delle ostilità. Se la terra delle Fiandre fosse proseguita ininterrottamente sino al Polo Nord gli eserciti si sarebbero spinti sin là? Forse.

Il 10 Ottobre Anversa cadde in mano tedesca dopo un lungo assedio, parte dei difensori riuscirono a ripiegare. Lo stesso giorno inizio una lunga (inconcludente) Battaglia a La Bassée nel nord della Francia, questa si sarebbe conclusa il 2 Novembre con una sostanziale stabilizzazione del fronte.

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Sturm und Drang: Vivere in un bar

Un paesaggio montano. Un paese attraversato da una sola immensa e lunghissima strada. Deserta. Tutta l’azione si svolge principalmente lungo questa strada, quei pochi personaggi che incontro fanno parte di questa comunità non meglio precisata: è un luogo che non conosco, ma che mi è familiare… ed è un luogo quasi sempre buio. La prima scoperta è anche la più disarmante: vivo dentro un bar! Un bar che assomiglia molto ad uno in cui sono stato nel 2013 in centro a Bologna, ma il cui personale è composto da persone che ho conosciuto in passato in altri bar che ho frequentato. E vivo lì. Mangio lì e uso il bagno del bar, anche se nel sogno non mi lavo mai (e dove ti potresti mai lavare in un bar?). Scopro anche che dormo seduto ad un tavolo, non è certamente un modo comodo per dormire, ma meglio che niente.

Ma cosa ci faccio lì? Non è chiaro, si capisce solo che ho un insolita sensazione di felicità perché ho appena trovato un lavoro: mi dovrò occupare delle pulizie in un capannone del paese, un posto che però non si trova in quella lunga strada principale bensì in un misterioso stradone interno. In realtà per tutto il sogno non sarà mai chiaro lo spostamento che compirò dal bar per andare al lavoro, come nella miglior tradizione dei sogni, dove i viaggi solitamente non vengono mai rivelati.

Situazioni curiose. Incontro tanti personaggi su quella strada e in quel bar. In primo luogo una coppia di vecchietti che mi fermano in mezzo allo stradone principale e mi invitano a sedermi lì in mezzo a parlare di storia e di politica… in mezzo alla strada, di notte, illuminati solo dalle piccole vetrate dei negozi… e parliamo a quanto pare per ore prima che entrambi spariscano nel nulla, senza una parola di commiato, senza una spiegazione.

Senza una spiegazione come la mia continua ricerca di una bottiglia di Schweppes tonica che alla fine mi porta sempre solo a trovare quella iper-dolce al pompelmo e a berne dei bicchieri interi. Mangio panini al bar. A volte sembro quasi più un arredo del bar che una persona reale. Vedo passare le vite degli altri davanti e scambio poche battute con tutti, mentre resto concentrato sul mio nuovo lavoro e sulle possibilità che questo può darmi… anche se non sono affatto chiare.

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Tra un intermezzo e l’altro la scena si sposta sul mio luogo di lavoro dove incontro ogni tanto il proprietario del capannone che sto pulendo meticolosamente. Di solito lo trovo negli uffici intento a guardare foto sbiadite e sfuocate, parla tra sé e sé in maniera incomprensibile. Poi un giorno mi ferma e inizia ad interrogarmi, mi fa domande sulla fisica e sui grandi nomi della storia di questa materia, ma io non conosco le risposte a queste domande e faccio scena muta ad ogni quesito. Lui non batte ciglio, sembra quasi che si senta rassicurato dalla mia totale ignoranza della materia, come se la cosa lo rincuorasse in un qualche modo. All’ennesima domanda gli rispondo che non posso essergli di aiuto in alcun modo sulla fisica, gli spiego che la persona giusta a cui poter fare delle domande a riguardo potrebbe essere mio nonno e che forse potrei fare in modo di farli incontrare. Lui annuisce interessato.

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L’attesa dell’arrivo di mio nonno è estenuante, dura ore, forse giorni interi. Non trova la strada o forse la sbaglia, mentre io continuo la mia vita nel bar: dormo nel mio tavolo e mangio i miei panini. Sempre immerso nel buio e sempre senza sapere dove mi trovo. Infine tornando al capannone trovo mio nonno e il proprietario che sono in un ufficio a parlare di fisica. Provo un poco ad ascoltare, ma è come se parlassero infinite lingue straniere tutte insieme. Non capisco e torno a fare le mie pulizie.

Torno al bar. Ordino una Schweppes tonica.

<< Mi dispiace c’è solo quella al pompelmo.>>

<< Dammi quella allora! >>

Storia: Settembre 1914 – parte terza

Nel panorama della “corsa al mare”, della quale abbiamo già parlato in precedenza, si consumò tra il 25 ed il 29 Settembre 1914 la Battaglia di Albert che terminò con un nulla di fatto. Tutte le offensive di quei giorni sul fronte occidentale ebbero praticamente il medesimo risultato. L’unico evento di una certa nota in quei giorni fu l’inizio dell‘assedio di Anversa (28 Settembre 1914) da parte delle truppe tedesche. Anversa era una città di primaria importanza per il suo porto ed era difesa da una serie di fortificazioni imponenti, per questo motivo i Tedeschi avevano preferito accerchiarla e continuare l’avanzata verso ovest prima di attaccarla. L’assedio sarebbe durato un paio di settimane e avrebbe visto la vittoria degli assedianti, anche se pagata a caro prezzo, mentre una grossa parte dell’esercito belga riuscì a ritirarsi dalla città prima di cadere in una eventuale trappola.

Sull’altalenante fronte orientale cominciò la Battaglia della Vistola tra gli Austro-ungarici (ai quali poi si aggiunsero i Tedeschi) ed i Russi. Fu una lunga battaglia per il controllo della regione di Varsavia. A questa battaglia prese parte un uomo del quale parleremo molto presto: August von Mackensen. La battaglia non ebbe esito positivo per gli Imperi Centrali e fu solo la prima di una lunga serie di azioni volte alla conquista di Varsavia.

Nel frattempo qualcosa di estremamente importante accadeva a sud. Il 27 Settembre 1914 l’Impero Ottomano chiudeva l’accesso ai Dardanelli alle navi alleate. Sino a quel momento il Sultano non aveva preso parte attiva agli eventi bellici dei suoi alleati tedeschi, ma questa era una netta presa di posizione che non sarebbe di certo stata ignorata da Inglesi e Francesi, tanto più che era a netto svantaggio dei Russi.

In Africa continuava l’assalto alle colonie tedesche. Il 26 Settembre cominciò la Campagna dell’Africa Tedesca del Sud-Ovest (Namibia) da parte delle truppe del Sudafrica, originando una serie di scontri etnici che si sono protratti di fatto sino al 1990 quando finalmente il Sudafrica rinunciò al controllo ufficiale sull’ex colonia tedesca. Il 27 Settembre le truppe francesi completarono l’occupazione di tutta la fascia costiera del Camerun isolando così il resto della colonia.

Lemuria Dixit: Kaspar Hauser

Paul Verlaine ne scrisse un poema nel 1880, Jakob Wassermann ne scrisse un romanzo nel 1908. Martin Heidegger nel suo saggio sulla poesia e la lingua citò un ulteriore poema a riguardo scritto da Georg Trakl. Viene citato in decine di romanzi e scritti. Non centinaia… migliaia (compare in oltre 30.000 tra libri e articoli). Nel 1974 Werner Herzog vi fece addirittura un film (Jeder für sich und Gott gegen alle – Ognuno per se stesso e Dio contro tutti). Se ne sono occupati Antroposofi come Rudolf SteinerPeter Tradowsky. Di chi stiamo parlando? Di Kaspar Hauser ovviamente.

La vita di Kaspar Hauser è un autentico mistero. I dati certi che abbiamo su di lui partono dal 26 maggio 1828, giorno in cui il giovane appare nelle strade di Norimberga. Il misterioso fanciullo porta addosso due lettere. In una, indirizzata al capitano del 4° squadrone del 6 ° reggimento di cavalleria (von Wessenig), l’anonimo autore afferma di avere il ragazzo in custodia dal 7 ottobre 1812, di averlo istruito nella lettura, nella scrittura e nella religione cristiana, ma di non avergli permesso mai di “fare un solo passo fuori da casa mia”. La lettera affermava, inoltre, che il ragazzo voleva essere un cavaliere “come suo padre” e invitava il capitano von Wessenig  a prenderlo o impiccarlo. La seconda lettera era stata scritta dalla madre al suo precedente custode e dava alcune generalità del ragazzo: il suo nome era Kaspar, nato il 30 aprile 1812, il padre era un defunto cavaliere del 6° reggimento. [E qui già inizia il mistero! Le lettere erano scritte con la medesima calligrafia e pare che si trattasse della calligrafia del ragazzo medesimo… quindi lettere scritte da lui. Perchè? Sotto dettatura o inventate di sana pianta?]

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Kaspar Hauser

Un calzolaio, di nome Weickmann, porta il ragazzo a casa del capitano von Wessenig. Qui il giovane ripete solo le parole “voglio essere un cavaliere, come mio padre” e “cavallo!”. Alle ulteriori richieste di chiarimenti il giovane Kaspar risponde solo piangendo e ripetendo come un mantra “Non so”. A questo punto viene portato alla stazione di polizia, qui riesce a scrivere il suo nome, ma dimostra di possedere un vocabolario molto limitato e di saper leggere con qualche difficoltà. Visto che non riesce a fornire altre informazioni sulla sua vita viene arrestato per vagabondaggio. Passa così due mesi interi come prigioniero, venendo visita da diversi curiosi e rifiutando ogni cibo che non fosse pane ed acqua. Il sindaco di Norimberga, Binder, inizia ad interessarsi al ragazzo ed alla sua vita, riporta con attenzione i racconti della vita precedente che gli fa il ragazzo. Per tutto il tempo che riesce a ricordare, Kaspar dice di aver passato la vita in una cella buia di 2 metri di lunghezza, larga 1 metro ed alta 1 metro e mezzo… dormiva su un letto di paglia, giocava con due cavalli ed un cane intagliati in legno. Di aver mangiato solo pane e acqua, ma di non aver mai avuto un contatto di diretto con nessun essere umano. Il primo essere umano (dal volto mascherato) l’aveva incontrato poco prima del suo rilascio, costui gli aveva insegnato a scrivere il proprio nome, gli aveva insegnato a dire le parole poi ripetute davanti al capitano von Wessenig. Una volta imparato queste cose ed appurato che sapeva stare in piedi il ragazzo era stato lasciato a Norimberga. [Cosa porta a rinchiudere un bambino in questo modo e non fargli avere nessun contatto col mondo?]

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Norimberga

Ovviamente iniziano le indagini da parte delle autorità, il presidente della corte d’appello bavarese, il famoso Paul Johann Anselm Ritter von Feuerbach, vuole vederci chiaro. Kaspar viene adottato formalmente dalla città di Norimberga e viene affidato al filosofo e maestro di scuola Friedrich Daumer. Inizia una nuova vita per il giovane Kaspar, circondato dall’affetto e dalla premura di un’intera comunità umana. La sua storia inizia a raccogliere interesse anche all’estero. Tutti vogliono scoprire la vera identità del ragazzo… che pare proprio non essere figlio di nessun cavaliere deceduto del 6° reggimento. La felicità però non è destinata a durare. Il 17 ottobre 1829 Kaspar viene trovato in cantina con una ferita da taglio sulla fronte, il ragazzo racconta di essere stato aggredito da un uomo incappucciato, l’uomo gli avrebbe detto “Devi morire prima di lasciare la città di Norimberga” e dalla voce avrebbe riconosciuto proprio l’uomo che lo aveva condotto in città. L’episodio allarma le autorità, iniziano a circolare voci secondo le quali Kaspar sarebbe di discendenza principesca (forse imparentato coi principi di Baden, o magari della casa d’Ungheria o di quella d’Inghilterra). Il ragazzo passa quindi sotto le cure di una delle autorità municipali di Norimberga, Johann Biberbach. Al contempo il ragazzo inizia ad avere i primi detrattori che lo accusano di essere un impostore e di aver simulato perfino l’aggressione. Lo stesso maestro Daumer aveva notato che il ragazzo aveva una certa predisposizione a mentire e lo aveva più volte rimproverato. Il 3 aprile 1830 nella camera di Kaspar si sente un colpo di pistola. Il ragazzo vive ancora sotto scorta dopo l’aggressione subita l’anno precedente e quando gli uomini entrano nella stanza trovano il ragazzo riverso a terra con una ferita sul lato destro della testa. Pare che l’evento sia stato del tutto accidentale, ma tale da compromettere il rapporto del ragazzo con la famiglia Biberbach… rapporto già abbondantemente deteriorato nei mesi. Al centro dei rimproveri che il ragazzo continua a subire è la sua capacità di mentire fin troppo spesso. Viene trasferito nella casa del barone von Tucher, ma anche questi si lamenterà delle esorbitanti bugie dette dal ragazzo.

Alla fine del 1831 entra in scena un nuovo personaggio, l’eccentrico Lord Stanhope, nobiluomo britannico e Massone che riesce ad ottenere la custodia del ragazzo. Il nobile spende una fortuna per riuscire a scoprire le origini del ragazzo. Concentrandosi in prima battuta sull’Ungheria, dal momento che Kaspar pare ricordare diverse parole in lingua ungherese. Il ragazzo arriva ad affermare di essere figlio della contessa Maytheny. Ma tutte le indagini non approdano a nulla. Lo stesso Lord Stanhope inizia a dubitare della buona fede di Kaspar. Il ragazzo viene trasferito poi ad Ansbach nel dicembre 1831, presso la casa del maestro Johann Georg Meyer. Lord Stanhope continua a pagare le spese di soggiorno di Hauser, scrivendo però negli anni successivi di essere stato ingannato da Kaspar. [Secondo alcune voci pare che Lord Stanhope avesse diversi affari importanti proprio con la Casa di Baden, ma la storiografia ufficiale ha sempre difeso la figura del nobile britannico. Stimato dai Massoni, ma non dagli Antroposofi]

Kaspar non va per niente d’accordo col maestro Meyer, spera sempre che Lord Stanhope lo porti con se in Inghilterra, ma inizia a capire che si tratta di una vana speranza. Anche secondo Meyer il ragazzo è un astuto mentitore e questo non aiuta a migliorare la situazione. Il 9 dicembre 1833 avviene una furibonda lite tra Kaspar e Meyer… cinque giorni dopo, il 14 dicembre 1833 Kaspar rientra a casa con una profonda ferita alla parte sinistra del petto, dichiara di essere stato attirato nel giardino della corte di Ansbach da un estraneo che poi lo avrebbe pugnalato con la scusa di dargli una borsa. La polizia in effetti ritroverà nel parco una borsa viola con dentro un messaggio scritto a matita e con la tecnica della scrittura a specchio: “Hauser sarà in grado di dirvi esattamente come sono fatto e da dove vengo. Per risparmiare ad Hauser lo sforzo, voglio dirvi da solo da dove vengo _ _ Vengo dal _ _ il confine bavarese _ _ sul fiume _ _ vi dirò anche il mio nome: M. L. Ö. “

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Kaspar muore per la ferita il 17 dicembre 1833. Le incoerenze nel resoconto di Kaspar portarono la corte d’inchiesta di Ansbach a sospettare che si sia pugnalato da solo e si sia inventato la storia dell’aggressione. La nota nella borsetta trovata nel Giardino di Corte contiene un errore di ortografia e un errore grammaticale, entrambi tipici di Kaspar, il quale, sul letto di morte, continuava a borbottare incoerenze sulla “scrittura con la matita”. I dottori forensi concordano inoltre sul fatto che la ferita possa davvero essere autoinflitta. La corte sospetta che il ragazzo abbia compiuto quel gesto per attirare l’attenzione in particolare di Lord Stanhope. Kaspar Hauser viene sepolto nel cimitero cittadino di Ansbach e la lapide in latino della tomba recita: “Hic jacet Casparus Hauser, aenigma sui temporis. Ignota nativitas, occulta mors” (Qui riposa Kaspar Hauser, enigma del suo tempo. Ignota la [sua] origine, misteriosa la [sua] morte).

 

Ora da un lato il ragazzo veniva ritenuto un impostore, truffatore, mentitore seriale e quant’altro, mentre una parte sensibile del mondo culturale dell’epoca non la pensava allo stesso modo. Secondo molti Kaspar Hauser era il principe ereditario di Baden, nato il 29 settembre 1812 e che, secondo la storia conosciuta, era deceduto il 16 ottobre 1812. Si sosteneva che questo principe fosse stato scambiato con un bambino morente e che poi fosse ricomparso 16 anni dopo come Kaspar Hauser a Norimberga. In questo caso i suoi genitori sarebbero stati Carlo, Granduca di Baden e Stéphanie de Beauharnais, cugino per matrimonio e figlia adottiva di Napoleone. Dato che Charles non aveva una progenie maschile sopravvissuta, il suo successore era suo zio Louis, a cui in seguito successe il fratellastro Leopoldo. La madre di Leopoldo, la Contessa di Hochberg, era la presunta colpevole della prigionia del ragazzo. Evidentemente il suo movente sarebbe stato quello di assicurarsi la successione per i suoi figli. Ovviamente ancora oggi gli storici respingono questa versione dei fatti.

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Rudolf Steiner

Eppure in tutto questo ci sfugge ancora qualcosa. Come può una storia del genere, per quanto misteriosa, aver attratto una moltitudine di pensatori, storici, filosofi ed esoteristi? C’è un qualcosa nella vita di Kaspar Hauser che non è sfuggito a tutti… in lui, in Kaspar Hauser, appare qualcosa di incompiuto. Lui stesso è stato un essere umano non compiuto sotto molti aspetti. Ad infittire il mistero è stata anche l’ondata di cattiverie ufficiali riversate sulla sua memoria. Eppure il suo percorso, da molti visto come un’autentica Via Crucis, è stato letto come estremamente puro, retto e spirituale, come se il ragazzo incarnasse lo spirito di sacrificio del Cristianesimo medesimo. Rudolf Steiner ne parla in questi termini: “Dopo Cristiano Rosacroce, è Kaspar Hauser che ha sentito più fortemente le sofferenze del Cristo”. Quindi appare evidente che il ragazzo avesse una missione ben precisa da compiere sulla terra, una missione spirituale affrontata anche da altri prima di lui, ma che pare essere fallita per la strenua opposizione di avversari molto potenti.

La missione spirituale di Kaspar, già manifesta in grandi menti del periodo come Goethe e Schiller, riguarda la salvezza dello Zeitgeist, lo Spirito del Tempo. E’ lo Zeitgeist a determinare la direzione che prenderanno i vari Volksgeist, Spiriti del Popolo, di ogni singola nazione. Se qualcosa va storto e si arriva ad una decadenza dello Spirito del Tempo il suo influsso sarà devastante. Certo gli esseri umani conservano comunque il loro libero arbitrio, il quale li può far agire ed interagire all’interno dei tempi, ma sempre sotto l’influsso dello dello Zeitgeist. L’uomo deve quindi mantenere una parte attiva nel processo storico e non lasciarsi semplicemente trascinare dal “progresso”. Ora lo Zeitgeist influisce su cicli storici di circa 300 anni, anche facilmente riconoscibili nella storia umana… e nel momento in cui viveva Kaspar Hauser si stava consumando proprio un cambio di ciclo. Da un lato c’era un mondo autenticamente spirituale incarnato appunto dai grandi del tempo come Goethe, Schiller, Hölderlin ed Herder, dall’altra c’era un nuovo mondo fatto di oscurità e sotterfugi incarnato dalla decadenza e dalla corruzione dello spirito di alcuni gruppi di potere ed esoterici (come i Gesuiti ed i Massoni). La missione spirituale di Kaspar Hauser era quindi quella di impedire che il Zeitgeist decadesse sotto un influsso malsano e lontano dalla vera spiritualità. Come abbiamo letto Kaspar Hauser è morto da incompiuto, il suo sacrificio non ha portato la salvezza e lo Zeitgeist è decaduto trascinando con se i vari Volksgeist.

Siamo al 1833, nel giro di 150 anni si avranno 2 Guerre Mondiali, interi eccidi di popoli, le bombe atomiche, il mondo invaso da false credenze e da un’ateismo dilagante, la dicotomia capitalismo-comunismo, la Massoneria infiltrata a più livelli nella società umana e 180 anni dopo un Papa appartenente all’Ordine dei Gesuiti… non è quello che definiremmo un quadro incoraggiante. 

 

Film: Un anno vissuto pericolosamente (1982, Peter Weir)

Quando pensiamo al processo di de-colonizzazione successivo alla Seconda Guerra Mondiale in genere il nostro immaginario ci porta a confrontarci con i paesi dell’Africa e con le loro vicende storiche. Questo probabilmente per la (relativa) vicinanza geografica che li rende più analizzati e più trattati rispetto ai paesi dell’Asia e dell’Oceania. Certo tutti conosciamo il processo dell’indipendenza dell’India mediata in parte da Gandhi, ma poi siamo in grado di fare pochi altri nomi che al pari suo hanno contribuito a questo processo… e quanti sanno poi come si è originato il Pakistan e qualche anno dopo il Bangladesh? Allo stesso modo tutti hanno sentito parlare del Vietnam a causa della grande guerra che coinvolse gli Americani, ma pochi ricordano la guerra d’Indocina combattuta dai Francesi dieci anni prima quando erano ancora i padroni coloniali dell’area. Ci sono poi nazioni delle quali ogni tanto sentiamo dire qualcosa in televisione, ma solo quando avviene una tragedia di qualche tipo: Birmania, Malesia, Indonesia e Filippine… solo per citarne alcune.

INDONESIA. Un paese da 255 milioni di persone, il quarto in classica per numero di abitanti. Costituito da più di 17.000 isole distribuite tra Asia ed Oceania. Conosciuta dal 1602 al 1949 come Indie Orientali Olandesi. Durante la Seconda Guerra Mondiale venne occupato militarmente dal Giappone e, come in tutte le colonie europee dell’area, le autorità del Sol Levante finanziarono i movimenti indipendentisti anti-europei. L’idea imperiale del Giappone era quella di creare una grande area asiatica di paesi formalmente indipendenti, ma sotto il suo stretto controllo, lontani dalle mire economiche degli Europei che per troppi secoli avevano spadroneggiato in quell’area. A capo di un primo governo provvisorio i Giapponesi misero l’indipendentista Sukarno. Dopo la sconfitta giapponese l’Indonesia si dichiarò indipendente il 17 Agosto 1945, ma ci vollero più di quattro anni di guerra per ottenere la reale indipendenza dall’Olanda. Dopo l’indipendenza il paese finì nel vortice della Guerra Fredda, sballottato tra gli interessi della Nato e quelli dei Comunisti. E il presidente Sukarno sembrava essere un bravo equilibrista in questo sanguinoso gioco delle grandi potenze.

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Siamo nel 1965 e qui inizia il nostro film. Un  giornalista australiano (interpretato da un giovanissimo Mel Gibson) arriva a Giacarta in sostituzione di un collega. Per lui si tratta di una grandissima occasione per fare carriera in quello che in quel momento è il “teatro asiatico più caldo”, mentre i problemi di Saigon sembrano ancora lontani dall’esplodere. Il mondo con cui entra in contatto è fatto di enormi contraddizioni: da un lato c’è l’enorme povertà della popolazione e dall’altro ci sono gli uomini di stato venerati quasi come divinità per la loro capacità di tenere lontani gli occidentali rapaci ormai rappresentati dagli Inglesi e dagli Americani. Il paese è comunque in fermento a causa delle manovre del partito comunista che va riscuotendo un successo crescente e che sembra mirare ad un colpo di stato in chiave anti-occidentale. Sukarno traballa, ma sembra sicuro di se. Il giovane giornalista conosce un fotografo ben inserito nel mondo indonesiano e che lo aiuterà a realizzare molti servizi di successo, questo piccolo uomo (interpretato dall’attrice Linda Hunt, che per questa parte vinse il Premio Oscar) per metà australiano e per metà cinese vive tutte le contraddizioni di un mondo a metà tra le tradizioni asiatiche e sentimenti tipicamente occidentali. Tra i due collaboratori nascerà un contrasto dovuto all’ambizione del primo destinata a scontrarsi con la disperata poetica sofferente del secondo. Il tutto nella Giacarta degli ultimi mesi di governo di Sukarno…. destinato ad essere destituito da un colpo di stato finanziato dalla CIA col quale salirà al potere Suharto. Nell’umido e disperato panorama indonesiano ci sarà posto anche per una sofferta storia d’amore tra il giornalista australiano e una dipendente dell’ambasciata britannica (interpretata da Sigourney Weaver), ma anche questo rapporto rischierà di essere minato dall’ambizione di lui.

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Il tradimento della fiducia degli amici e dell’amata da parte del giornalista (che pur riuscirà a riscattarsi) procederà in parallelo col tradimento della fiducia del suo popolo affamato da parte di Sukarno (che invece non riuscirà a salvare il suo ruolo di potere).

Storia: Settembre 1914 – parte seconda

Coma abbiamo già visto, sul fronte orientale,  la situazione per le forze degli Imperi Centrali era altalenante. Nella zona sud si fronteggiavano gli “eserciti di disperati” di Russia e Austria e al nord invece i Tedeschi continuavano a dimostrare tutta la loro forza e preparazione tattica. Tra il 7 e il 14 Settembre venne combattuta la Prima Battaglia dei Laghi Masuri che vide trionfare i Tedeschi sui Russi, fu una battaglia vecchio stile, vinta proprio da un tipo di formazione destinata pian piano a sparire nei decenni successivi: la cavalleria. A fronte di quasi 40.000 perdite tedesche se ne contarono oltre 125.000 tra le fila russe. Mentre le truppe del Kaiser trionfavano le truppe di Vienna continuavano la loro progressiva ritirata in Galizia, che sarebbe terminata il 24 Settembre nel momento in cui i Russi posero l’assedio alla fortezza di Przemyśl (sarebbe durato sino alla fine del Marzo 1915, con una “vittoria di Pirro” per i Russi).

Ad occidente la situazione invece iniziava a diventare problematica per la Germania. Il piano di invasione rapida della Francia stava fallendo e la rapida successione di battaglie di quel Settembre 1914 stava rendendo evidente a tutti che le vecchi battaglie campali non sarebbero state in grado di risolvere il conflitto. Cominciò una serie di manovre di accerchiamento da parte di tutti gli eserciti coinvolti che portò a quella che è passata alla storia come “corsa al mare”. Di fatto di manovra in manovra e di battaglia in battaglia si giunse a creare due linee parallele di trincee e fortificazioni che si estendevano dalla neutrale Svizzera sino al Mare del Nord (anche se in alcuni punti il fronte resterà discontinuo sino alla primavera del 1915). Fu così che dopo la Prima Battaglia della Marna si giunse alla Prima Battaglia dell’Aisne alla Battaglia di Flirey e al conseguente avvicinamento dei Tedeschi alla fortezza francese di Verdun. ma per quante battaglie venissero combattute e per quanti uomini morissero la situazione era quasi sempre di stallo; certo le truppe di Berlino erano riuscite a conquistare alcuni avamposti di una certa importanza, ma gli Anglo-francesi resistevano con coraggio e spirito di sacrificio. Il fallimento dell’offensiva lampo in Francia (piano Schlieffen) portò alla destituzione del generale tedesco Helmuth von Moltke in favore del generale Erich von Falkenhayn alla guida delle truppe del Kaiser.

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La “corsa al mare” del 1914

Il 17 Settembre la Germania perdeva completamente la sua colonia della Nuova Guinea Tedesca, conquistata dalle truppe australiane per conto dell’Impero Britannico.

Storia: Settembre 1914 – parte prima

Con la rovinosa ritirata verso Carpazi l’unica speranza su questo fronte era riposta al nord dalle truppe tedesche. La prima conseguenza della battaglia fu l’ingresso delle truppe russe a Leopoli il 3 Settembre. Nel fronte sud le cose non andavano meglio con le forze armate della Serbia che tenevano in scacco gli eserciti di Vienna anche nei territori della Bosnia; la situazione non era drammatica come in Galizia, ma occorreva dare al più presto un colpo mortale a Belgrado per poter agire tranquillamente contro i Russi.

La spinta tedesca verso la Marna portò gli eserciti dei contendenti a scontrarsi duramente tra il 5 e il 12 Settembre nella Prima Battaglia della Marna, combattuta a non molta distanza da Parigi. I Tedeschi speravano di infliggere un colpo mortale alle difese nemiche, ma invece si ritrovarono impantanati in quella che stava per trasformarsi in una tremenda guerra di posizione. Attacchi e contrattacchi, l’uso smodato dell’assalto frontale, l’impiego di oltre 6.000 cannoni e di 1.800.000 soldati (tra entrambe le parti chiaramente) la resero la più grande battaglia sino ad allora combattuta, mai si erano visti tanti uomini affrontarsi in uno scontro di pochi giorni. La vittoria tattica fu per gli Anglo-francesi, ma sul campo rimasero oltre 150.000 morti. Nel corso dei decenni gli storici sono riusciti ad analizzare a pieno le cause dell’insuccesso tedesco e molta della colpa è da attribuire alla confusione dell’alto comando del fronte occidentale e ad alcune inutili rivalità tra i generali del Kaiser.

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Prima Battaglia della Marna

Sehnsucht: Fiume Dâmbovița

La condizione più importante, per la fondazione di una comunità umana, è da sempre la presenza nelle vicinanze di una fonte di acqua fruibile. Senza l’acqua non ci può essere vita, senza l’acqua non si può bere, senza l’acqua non si possono irrigare i campi, ecc… . Per questo motivo l’acqua è da sempre la risorsa più preziosa di ogni comunità, sia essa un villaggio o una città. A Roma c’è il Tevere, a Londra il Tamigi, a Parigi la Senna… e a Bucarest c’è il Dâmbovița.

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Il fiume in mezzo a Bucarest

Il nome del fiume, che nasce dai Monti Făgăraș, pare derivi da quello della moglie del pastore Bucur, il mitico fondatore della città di Bucarest (che in Rumeno si chiama appunto București). Come nome femminile rumeno oggi è caduto in disuso, ma il nome del fiume resta fortemente legato alla cultura popolare rumena. Il fiume è sempre stato famoso per la dolcezza delle sue acque. Chiaramente con l’aumentare della popolazione le acque del fiume sono diventate sempre più inquinate tanto da richiedere la costruzione di diversi acquedotti per ripulirlo; il primo acquedotto venne costruito da Alèxandros Ypsilantis, vassallo dell’Impero Ottomano a fine ‘700. Il fiume, un tempo pieno di mulini, ha esondato diverse volte procurando gravi danni alla città, per questo motivo è vietato per legge costruire a ridosso del fiume… cosa che oggi potremmo dare per scontata, ma che nell’antichità non era proprio all’ordine del giorno.

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Quadro del 1869

Prima dell’avvento del regime comunista era teatro di una manifestazione religiosa tradizionale nel giorno dell’Epifania. Il Metropolita di Bucarest gettava nell’acqua gelida una croce che i penitenti dovevano riportare a galla sfidando il gelo. Questo avveniva nella zona di Calea Victoriei (Viale della Vittoria) nel centro della città. Nel 1934 iniziarono inoltre i lavori simultanei di copertura del fiume e di creazione della metropolitana… l’impresa chiaramente richiese anni e fu molto complicata. Talmente complicata da diventare oggetto di barzellette un pò come succede oggi con la Linea C della metro a Roma. Famosa la battuta:

<< Dove si getta il Danubio?>>

<< Nel Mar Nero! >>

<< E dove si getta il Dâmbovița? >>

<< Nella metropolitana! >>