Dal Mondo: Super Bowl 53

Domenica sera gli Stati Uniti si fermeranno per l’evento sportivo dell’anno: il Super Bowl, la finale del campionato di Football Americano che quest’anno vede la sua edizione numero 53. A sfidarsi in campo ci saranno i New England Patriots (squadra di Boston e in finale in ben 4 delle ultime 5 edizioni, condite con due vittorie) e i Los Angeles Rams (squadra che nella sua storia è avuto base prima a Cleveland, poi a Los Angeles, poi a St. Louis ed ora di nuovo nella città degli angeli).

Nel palmares complessivo i Patriots hanno vinto il titolo già 5 volte e i Rams solo 1 volta (nel 2000 e proprio ad Atlanta, sede della finale 2019).

NFL: Los Angeles Rams at New England Patriots
Los Angeles Rams vs New England Patriots

I biglietti per assistere dal vivo alla partita hanno prezzi esorbitanti (dai $ 2.800 in su, ma se si vuole assistere la partita da un posizione discreta bisogna pagare dai $ 6.000 in poi). Costo esorbitante anche per gli spazi pubblicitari che possono superare i $ 5.000.000 per appena 30 secondi… $ 167.000 al secondo…

Appuntamento con la partita domenica notte ore 00.20 italiane su Rai 2…

Storia: Erich “Bubi” Hartmann

Credo che si possa considerare la Guerra d Corea (1950-53) come l’ultima guerra in cui l’aviazione abbia visto l’essere umano e non la macchina come protagonista assoluto, da quel momento in poi i passi avanti della tecnologia hanno fatto si che l’asse portante dell’aviazione si spostasse verso il mezzo, sia che si trattasse d aviazione civile che militare. Nei due conflitti più grandi e terribili della storia dell’umanità possiamo trovare i veri pionieri sia del volo che del combattimento in volo: uomini temerari che volavano su mezzi spesso precari, sperimentali, pericolosi e difficili da guidare. Non c’erano tutti gli strumenti della tecnologia moderna, i materiali erano più delicati, le velocità ridotte, gli armamenti rudimentali e le possibilità di fuga spesso nulle. Eppure tanti uomini hanno affrontato quella gara estrema con fierezza ed incoscienza, riuscendo in molti casi ad eccellere. E’ il caso di Erich Hartmann, il maggior asso dell’aviazione della storia.

Siamo durante la Seconda Guerra Mondiale, Erich è un adolescente con la passione degli aerei, una passione che ha ereditato dalla madre che è pilota. Finite le scuole superiori si arruola nella Luftwaffe. E’ la primavera del 1940. Viene addestrato e preparato ai combattimenti, viene infine assegnato alla sua prima unità operativa nell’Ottobre del 1942. I Tedeschi dedicavano molta attenzione all’addestramento dei piloti da guerra, a differenza delle altre nazione che avevano addestramenti più dozzinali e rapidi, spesso con risultati discutibili. All’inizio Erich non ottiene grandi vittorie, si mette in mostra per intraprendenza e per temerarietà, ma queste due doti gli procurano solo incidenti, ferite ed un totale di 7 vittorie su 100 missioni! Erich combatte sul fronte orientale contro l’aviazione russa: non sono piloti e mezzi temibili come quelli britannici, ma sanno il fatto loro e numericamente sono temibili. I suoi compagni di squadriglia lo chiamano “bubi” (ragazzino) per il suo sguardo giovanile.

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Erich al fronte

Nonostante la carenza di successi il ragazzo non si scoraggia e cerca di apprendere quanto di meglio dai grandi piloti che volano con lui, si applica e si intestardisce, crede in se stesso e nelle potenzialità del suo aereo: il Messerschmitt Bf 109, l’aereo con cui volerà per tutta la guerra. La svolta arriva nel Luglio del 1943, 15 vittorie in 4 giorni e a fine mese il raggiungimento di quota 46 vittorie, viene promosso di grado e comincia a comandare altri piloti. A fine Agosto “bubi” era arrivato a 90 vittorie, durante una missione fu costretto ad atterrare in suolo sovietico, venne fatto prigioniero, ma con un abile stratagemma riuscì a fuggire. Le vittorie di Erich aumentavano di mese in mese, ma la situazione bellica della Germania andava peggiorando: dalla Russia fu spostato in Romania.

“Bubi” volò sino agli ultimissimi giorni di guerra, conseguendo la sua ultima vittoria l’8 Maggio 1945… quando atterrò alla base di ritorno dalla missione apprese che la guerra era appena finito: la Germania aveva perso. Lui però era diventato l’asso assoluto dell’aviazione con le sue 352 vittorie. Fu inoltre uno degli unici 27 uomini (dieci dei quali erano assi dell’aviazione) ad essere insigniti della massima onorificenza di guerra tedesca: la Croce di Cavaliere con Fronde di Quercia in Oro, Spade e Diamanti. Alla fine della guerra venne accusato dai Russi di aver sabotato lo sforzo bellico sovietico e venne condannato a venticinque anni di carcere: una vera assurdità, Hartmann non era un criminale di guerra, non si era macchiato di nessuna azione nefanda, aveva semplicemente combattuto al meglio delle sue possibilità.  Per fortuna venne liberato nel 1955 e rimandato nella Germania Ovest di Konrad Adenauer.

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Hartmann nella Germania Ovest

“Bubi” entrò nella nuova Luftwaffe diventando comandante della prima squadra della Germania Federale equipaggiata con aerei a reazione. Negli ultimi anni di servizio si recò spesso negli Stati Uniti per essere addestrato sui più moderni mezzi di volo. I tempi stavano cambiando e gli aerei erano sempre più tecnologici. Erich entrò in contrasto con i suoi superiori per via dell’impiego dei nuovi Lockheed F-104 Starfighter, da lui giustamente ritenuti troppo pericolosi ed instabili. La sua situazione all’interno delle forze armate divenne insostenibile e nell’autunno del 1970 si ritirò a vita privata. Morì nel 1993, asso tra gli assi di tutte le guerre.