Storia: Luglio 1914 – parte prima

Con quanto accaduto durante l’attentato di Sarajevo i rapporti tra l’Impero Austro-ungarico e la Serbia si deteriorarono in maniera irreversibile, ma non si giunse subito alla guerra. Nei primi giorni seguenti all’attentato il governo imperiale cominciò a confrontarsi al suo interno per scegliere la strategia migliore da adottare, va considerato che non tutti erano favorevoli ad un intervento armato nei Balcani soprattutto nel timore di un intervento russo. La prima cosa da fare per gli Austriaci era assicurarsi che in caso di guerra i loro alleati Tedeschi non li avrebbero piantati in asso, era determinante avere accanto la macchina bellica del kaiser. L’imperatore Francesco Giuseppe esitava anche perché il governo dell’Ungheria era allo stesso modo restio a lanciarsi in un’avventura così rischiosa.

Nelle giornate del 5 e del 6 Luglio la diplomazia austriaca lavorò alacremente per ottenere l’incondizionato appoggio della Germania. Ci fu una importante riunione tra un inviato del ministero degli esteri austriaco (Alexander von Hoyos) e il sottosegretario agli esteri tedesco Arthur Zimmermann il 5 Luglio, mentre il kaiser Gugliemo II ricevette l’ambasciatore austriaco a Berlino Ladislaus von Szögyény-Marich. In queste occasioni il confronto tra i due alleati fu diretto e senza giri di parole: l’Austria voleva cancellare la Serbia dalle carte geografiche, cosa ne pensava la Germania? Gugliemo II pensava che la Russia non avesse la preparazione militare pe dichiarare una guerra all’Austria in quel momento, ma si disse disposto ad aiutare in ogni caso il suo alleato di Vienna. Questo modo di agire dei Tedeschi venne considerato un “assegno in bianco” nei confronti degli Austro-ungarici.

Il 7 Luglio si riunì il gabinetto di guerra austro-ungarico. Tutti erano favorevoli ad una immediata guerra tranne il Primo ministro ungherese István Tisza che temeva lo scoppio di un conflitto di portata mondiale (e aveva pienamente ragione) e suggeriva di mandare un ultimatum con diverse richieste alla Serbia. Tisza aveva potere di veto all’interno del gabinetto di guerra e mantenne la sua posizione per un’intera settimana. Questo bloccò gli intenti bellici dell’Austria sino alla metà di Luglio. Tutto il mondo restava in osservazione.

Molto interessati alla situazione balcanica erano anche gli Inglesi, i Francesi ed i Russi… tutte queste grandi potenze osservavano lo sviluppo degli eventi con grande ottimismo dal momento che l’Austria non aveva ancora prodotto nessun ultimatum nei confronti della Serbia. Era un ottimismo mal riposto e che si fondava sulla scarsa conoscenza che questi paesi avevano delle dinamiche interne del vecchio impero viennese. C’era del ritardo nella risposta austriaca e questo dipendeva da molti fattori. In breve il governo austriaco calmò il dubbioso István Tisza, ma i generali austriaci non si dissero pronti ad un intervento armato prima del 25 Luglio. I Tedeschi dal canto loro erano pronti all’azione e aspettavano placidamente che tutto si determinasse, ma per calmare le acque internazionali avevano inviato comunicazioni a Londra, Parigi e Mosca nelle quali invitavano a considerare le diatribe tra Serbia ed Austria come un fattore locale e non globale… si provava a scongiurare una guerra mondiale.

Le giornate tra il 19 ed il 23 di Luglio furono molto concitate per le diplomazie dell’epoca. I Francesi incontrarono i Russi il 21 Luglio per stabilire una linea comune da seguire nei confronti dell’Austria, nel mentre il governo a Vienna preparava l’ultimatum per il governo di Belgrado. A Londra Lloyd George si dichiarava ottimista circa la situazione balcanica e sui rapporti con Berlino. Non sapeva che Francesco Giuseppe la sera del 21 aveva dato il suo assenso alle condizioni dell’ultimatum… la macchina era già in moto.

Fu così che in quel pomeriggio del 23 Luglio 1914 a Belgrado l’ambasciatore austriaco consegno l’ultimatum al governo Serbo. La risposta doveva arrivare entro e non oltre le ore 18 del 25 Luglio.

Le richieste dell’Austria alla Serbia erano molteplici:

  1. Sopprimere qualsiasi pubblicazione che inciti allodio e al disprezzo nei confronti della monarchia austro-ungarica.
  2. Sciogliere immediatamente la società denominata Narodna Odbrana (La Difesa del Popolo, un gruppo nazionalista anti-austriaco) e confiscarne tutti i mezzi di propaganda, nonché a procedere in ugual modo contro altre società e loro branche in Serbia coinvolte in attività di propaganda contro la monarchia austro-ungarica.
  3. Eliminare senza ulteriore indugio dalla pubblica istruzione del proprio paese qualunque cosa induca o potrebbe indurre a fomentare la propaganda contro l’Austria-Ungheria.
  4. Espellere dall’apparato militare e dalla pubblica amministrazione tutti gli ufficiali e i funzionari colpevoli di propaganda contro la monarchia austro-ungarica i cui nomi e le cui azioni il governo austro-ungarico si riserva il diritto di comunicare al Regio governo serbo.
  5. Accettare la collaborazione in Serbia di rappresentanti del governo austro-ungarico per la soppressione del movimento sovversivo diretto contro l’integrità territoriale della monarchia viennese.
  6. Adottare misure giudiziarie contro i complici del complotto del 28 giugno che si trovano sul territorio serbo; delegati del governo austro-ungarico prenderanno parte all’indagine a ciò attinente.
  7. Provvedere con la massima urgenza all’arresto del maggiore Vojislav Tankosić e di un funzionario serbo a nome Milan Ciganović, che i risultati delle indagini dimostrano coinvolti nella cospirazione.
  8. Prevenire con misure efficaci la cooperazione delle autorità serbe al traffico illecito di armi ed esplosivi oltre frontiera, a licenziare e punire severamente i funzionari dell’ufficio doganale di Šabac e Loznica, rei di avere assistito i preparatori del crimine di Sarajevo agevolandone il passaggio oltre frontiera.
  9. Fornire all’Imperial regio governo viennese spiegazioni in merito alle ingiustificate espressioni di alti ufficiali serbi i quali non hanno esitato sin dal crimine del 28 giugno a esprimersi pubblicamente in termini ostili nei confronti del governo austro-ungarico.
  10. Infine notificare senza indugio all’Imperial regio governo l’adozione delle misure previste nei precedenti punti.

Come avrebbe reagito il mondo a quell’ultimatum? E che risposta avrebbe dato il governo di Belgrado a queste richieste?

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