Tu lo dici #16

Bisogna pensare a modelli diversi di società rispetto al capitalismo. Non è accettabile che nel XXI secolo alcuni paesi e multinazionali continuino a provocare l’umanità e cerchino di conquistare l’egemonia sul pianeta. Sono arrivato alla conclusione che il capitalismo è il peggior nemico dell’umanità perché crea egoismo, individualismo, guerre mentre è interesse dell’umanità lottare per cambiare la situazione sociale ed ecologica del mondo. 

(Morales E.)

Storia: Luglio 1914 – parte seconda

Come abbiamo visto la settimana scorsa il governo di Vienna aveva inviato un ultimatum alla Serbia. Le richieste erano molto pesanti. Le reazioni internazionali furono le più disparate. Le alte cariche del governo francese erano di ritorno da un viaggio diplomatico in Russia e non poterono dare una risposta adeguata. Gli Inglesi contattarono i Tedeschi chiedendo che facessero pressione per rinviare i termini dell’ultimatum proponendo che Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia facessero da mediatori della crisi (l’Italia in quel momento era ancora alleata di Germania ed Austria). Il governo serbo si rivolse alla Russia che però si dimostrò tiepida nel condannare l’azione austriaca. Cosa poteva fare la piccola Serbia? Il 25 Luglio era già chiaro ai Tedeschi che una risposta negativa alle richieste austriache avrebbe comportato lo scoppio di una guerra.

La risposta di Belgrado non tardò a venire. Nel precedente articolo vi ho riportato il testo dell’ultimatum austriaco, la Serbia accettò senza remore alcuni punti (8 e 10) ed altri solo parzialmente(1, 2 e 3)… ma cercò di eluderne altri (4, 5, 7 e 9). Un secco rifiuto venne invece dato al punto 6: “Adottare misure giudiziarie contro i complici del complotto del 28 giugno che si trovano sul territorio serbo; delegati del governo austro-ungarico prenderanno parte all’indagine a ciò attinente”. La Serbia ordinò la mobilitazione generale nel primo pomeriggio del 25 Luglio e poco prima delle ore 18 dello stesso giorno (poco prima quindi che scadesse l’ultimatum) consegnò la propria risposta all’ambasciatore austriaco. La risposta non soddisfaceva le richieste austriache e per questo tutto il personale diplomatico imperiale abbandonò la sera stessa Belgrado, comportando la rottura diplomatica tra le due nazioni. La guerra era più vicina.

Il 26 luglio gli Inglesi invitarono tutte le potenze a ritrovarsi per trovare una soluzione diplomatica, ma gli unici a rispondere con favore a questa proposta furono gli Italiani, tutti gli altri o declinarono l’offerta (come la Germania) o presero tempo (come la Francia e la Russia). Quello che le diplomazie di molti paesi non sapevano era che la Germania spingeva sull’alleato austriaco affinché risolvesse militarmente la diatriba con la Serbia il più in fretta possibile, onde scongiurare la mobilitazione diplomatica (o militare) degli altri paesi… ma Vienna tentennava, l’esercito non era pronto a scendere in campo prima del 10 Agosto e questo per i Tedeschi era inammissibile. In realtà in Germania c’erano due voci contrastanti: da un lato il governo premeva per la guerra, mentre il Kaiser Guglielmo II riteneva soddisfacente la risposta serba all’ultimatum e spingeva per una soluzione diplomatica.

Il 28 Luglio alle ore 12 l’Austria dichiarò guerra alla Serbia.

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Quello che sarebbe successo nei giorni successivi avrebbe portato alla più grande guerra mai combattuta sino ad allora.

Lemuria Dixit: Rasputin il mistico

Il mondo di inizio ‘900 non era molto diverso da quello attuale, per carità la scienza ha fatto passi da gigante e sono cambiate tante “esteriorità”, ma l’uomo è rimasto lo stesso animale avido di potere e incuriosito sino allo spasmo dai poteri occulti. Oggi come allora i potenti della terra aderiscono alle più sparute sette occulte, si combattono tra loro talvolta apertamente talvolta spiritualmente, si potrebbe pensare ad un immenso teatro dei burattini e forse proprio di questo si tratta. Il nemico che perde non ha quasi mai l’onore delle armi bensì lo schiaffo finale della propaganda, non c’è dignità nella sconfitta e il perdente viene investito di tutte le demonizzazioni possibili immaginabili, basti pensare a qualche dittatore africano accusato di cannibalismo o a dittatori accusati di possedere armi di distruzione di massa inesistenti. L’importante è denigrare e sconfiggere perchè come diceva Joseph Gobbels (un maestro dell’arte della propaganda): ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità.

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Cosa c’entra questo discorso con Rasputin? Oh, c’entra eccome. Su questo singolare uomo se ne sono dette di tutti i colori nel corso dei decenni, sia quando era in vita che a maggior ragione dopo la sua morte. Rasputin è stato vittima e artefice al tempo stesso del suo potere e della sua personalità, era un uomo del suo tempo capace di cogliere le occasioni quando gli si presentavano, ma era anche un uomo pericoloso per i suoi poteri e le sue idee. Rasputin era di umilissime origini contadine, veniva dalla Siberia Occidentale e per una parte della sua vita aveva condotto la vita tipica di quelle parti: lavoro nei campi, devozione a Dio, un matrimonio e sette figli molti dei quali morti ancora in fasce. Tutto nella norma per la vita agricola di fine ‘800. Rasputin aveva una spiritualità molto più sviluppata degli altri, talvolta arrivava quasi al fanatismo, e riuscì anche a fare un pellegrinaggio al santuario del monte Athos in Grecia. Questo contadino siberiano sembrava avere particolari poteri taumaturgici (che comunque non gli permisero di salvare la vita a quattro dei suoi sette figli) e proprio per questo motivo entrò in contatto con la corte reale e con la Zarina Aleksandra Fedorovna Romanova.

Il 1905 è l’anno in cui Rasputin entrò a corte per seguire principalmente la malattia del principe ereditario affetto da emofilia. Già allora il suo ingresso nell’alta società russa venne visto con diffidenza da chi si cimentava nei giochi di potere ai danni dello Zar: alcuni lo accusarono di far parte della setta orgiastico-pagana Chlysty. L’unico dato certo è che in un qualche modo il principe ereditario stava meglio quando era seguito dal contadino siberiano rispetto a quando era seguito da medici… soprattutto perché i medici di corte curavano l’emofilia in maniera completamente errata! I presunti poteri di Rasputin lo portarono a diventare un fedele amico della famiglia dello Zar tanto da diventare un punto di riferimento per molti altri nobili. In breve Rasputin divenne un uomo di potere e sfruttò questa sua posizione per far pervenire le richieste di molti popolani ai nobili di competenza, riuscendo spesso ad accontentare la povera gente. Questo suo intrallazzare giorno e notte (spostando anche interessanti somme di denaro) non passava di certo osservato e in molti vedevano nella presenza del monaco una possibilità in più per dare una spallata alla traballante dinastia Romanov. La Russia di quegli anni era la Russia pre-rivoluzionaria scossa da tumulti sociali, da una modernizzazione che stentava a decollare e pronta a gettarsi nel baratro della Prima Guerra Mondiale… in molti desideravano il potere dello Zar e in altrettanti tramavano per deporlo. Rasputin faceva da cartina tornasole di questa delicata situazione: era oggetto costante di attacchi da parte di molti potenti, era accusato di intrattenere rapporti intimi con molte nobildonne, la polizia compilava fascicoli interi sulle sue attività orgiastiche e sul giro di soldi che gestiva. Più erano frequenti gli attacchi più la famiglia dello Zar si stringeva a difesa intorno al mistico. Molti giornali anti-zaristi sguazzavano nel propagandare notizie scandalose su Rasputin.

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Col tempo Rasputin non si limitò a consigliare la vita spirituale della famiglia reale, ma cominciò anche a dispensare consigli di carattere politico. Questo fu l’inizio della sua fine. Rasputin era terrorizzato all’idea che nel 1914 potesse scoppiare un conflitto tra le potenze europee e cercò di convincere lo Zar a non scontrarsi contro il Kaiser nella speranza che si trovasse una via diplomatica alle tensioni di quei mesi concitati. Ma il ministro della guerra riuscì a convincere lo Zar a dichiarare la mobilitazione totale trascinando la Russia nella Prima Guerra Mondiale. Rasputin non rimase a guardare e denunciò pubblicamente le collusioni tra molti ministri ed i trafficanti di armi. La situazione però era estremamente delicata. Mentre lo Zar era al fronte a gestire la guerra era la Zarina a dover gestire il governo e la politica e il suo consigliere Rasputin non era certo un uomo esperto in grado di gestire la complessità della situazione sociale russa. I consigli del mistico portarono ad un susseguirsi di crisi di governo che non fecero altro che peggiorare la situazione russa e un gruppo di nobili decise di porre fine alla sua vita.

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Feliks Feliksovič Jusupov

Era il il 17 Dicembre del 1916. A casa del principe Yusupov (principale congiurato) si tenne una cena durante la quale Rasputin fu avvelenato col cianuro, il veleno però non sorbì l’effetto sperato e quindi i congiurati colpirono il mistico con ben tre colpi di pistola (l’ultimo alla fronte) e lo gettarono nel fiume Moika dal quale venne ripescato il suo cadavere il giorno successivo. La storia di Rasputin terminava in maniera tragica, ma la storia dell’aristocrazia russa (congiurata e non) e della famiglia dello Zar doveva terminare in maniera ancora più drammatica di lì a poco…

 

Storia: Luglio 1914 – parte prima

Con quanto accaduto durante l’attentato di Sarajevo i rapporti tra l’Impero Austro-ungarico e la Serbia si deteriorarono in maniera irreversibile, ma non si giunse subito alla guerra. Nei primi giorni seguenti all’attentato il governo imperiale cominciò a confrontarsi al suo interno per scegliere la strategia migliore da adottare, va considerato che non tutti erano favorevoli ad un intervento armato nei Balcani soprattutto nel timore di un intervento russo. La prima cosa da fare per gli Austriaci era assicurarsi che in caso di guerra i loro alleati Tedeschi non li avrebbero piantati in asso, era determinante avere accanto la macchina bellica del kaiser. L’imperatore Francesco Giuseppe esitava anche perché il governo dell’Ungheria era allo stesso modo restio a lanciarsi in un’avventura così rischiosa.

Nelle giornate del 5 e del 6 Luglio la diplomazia austriaca lavorò alacremente per ottenere l’incondizionato appoggio della Germania. Ci fu una importante riunione tra un inviato del ministero degli esteri austriaco (Alexander von Hoyos) e il sottosegretario agli esteri tedesco Arthur Zimmermann il 5 Luglio, mentre il kaiser Gugliemo II ricevette l’ambasciatore austriaco a Berlino Ladislaus von Szögyény-Marich. In queste occasioni il confronto tra i due alleati fu diretto e senza giri di parole: l’Austria voleva cancellare la Serbia dalle carte geografiche, cosa ne pensava la Germania? Gugliemo II pensava che la Russia non avesse la preparazione militare pe dichiarare una guerra all’Austria in quel momento, ma si disse disposto ad aiutare in ogni caso il suo alleato di Vienna. Questo modo di agire dei Tedeschi venne considerato un “assegno in bianco” nei confronti degli Austro-ungarici.

Il 7 Luglio si riunì il gabinetto di guerra austro-ungarico. Tutti erano favorevoli ad una immediata guerra tranne il Primo ministro ungherese István Tisza che temeva lo scoppio di un conflitto di portata mondiale (e aveva pienamente ragione) e suggeriva di mandare un ultimatum con diverse richieste alla Serbia. Tisza aveva potere di veto all’interno del gabinetto di guerra e mantenne la sua posizione per un’intera settimana. Questo bloccò gli intenti bellici dell’Austria sino alla metà di Luglio. Tutto il mondo restava in osservazione.

Molto interessati alla situazione balcanica erano anche gli Inglesi, i Francesi ed i Russi… tutte queste grandi potenze osservavano lo sviluppo degli eventi con grande ottimismo dal momento che l’Austria non aveva ancora prodotto nessun ultimatum nei confronti della Serbia. Era un ottimismo mal riposto e che si fondava sulla scarsa conoscenza che questi paesi avevano delle dinamiche interne del vecchio impero viennese. C’era del ritardo nella risposta austriaca e questo dipendeva da molti fattori. In breve il governo austriaco calmò il dubbioso István Tisza, ma i generali austriaci non si dissero pronti ad un intervento armato prima del 25 Luglio. I Tedeschi dal canto loro erano pronti all’azione e aspettavano placidamente che tutto si determinasse, ma per calmare le acque internazionali avevano inviato comunicazioni a Londra, Parigi e Mosca nelle quali invitavano a considerare le diatribe tra Serbia ed Austria come un fattore locale e non globale… si provava a scongiurare una guerra mondiale.

Le giornate tra il 19 ed il 23 di Luglio furono molto concitate per le diplomazie dell’epoca. I Francesi incontrarono i Russi il 21 Luglio per stabilire una linea comune da seguire nei confronti dell’Austria, nel mentre il governo a Vienna preparava l’ultimatum per il governo di Belgrado. A Londra Lloyd George si dichiarava ottimista circa la situazione balcanica e sui rapporti con Berlino. Non sapeva che Francesco Giuseppe la sera del 21 aveva dato il suo assenso alle condizioni dell’ultimatum… la macchina era già in moto.

Fu così che in quel pomeriggio del 23 Luglio 1914 a Belgrado l’ambasciatore austriaco consegno l’ultimatum al governo Serbo. La risposta doveva arrivare entro e non oltre le ore 18 del 25 Luglio.

Le richieste dell’Austria alla Serbia erano molteplici:

  1. Sopprimere qualsiasi pubblicazione che inciti allodio e al disprezzo nei confronti della monarchia austro-ungarica.
  2. Sciogliere immediatamente la società denominata Narodna Odbrana (La Difesa del Popolo, un gruppo nazionalista anti-austriaco) e confiscarne tutti i mezzi di propaganda, nonché a procedere in ugual modo contro altre società e loro branche in Serbia coinvolte in attività di propaganda contro la monarchia austro-ungarica.
  3. Eliminare senza ulteriore indugio dalla pubblica istruzione del proprio paese qualunque cosa induca o potrebbe indurre a fomentare la propaganda contro l’Austria-Ungheria.
  4. Espellere dall’apparato militare e dalla pubblica amministrazione tutti gli ufficiali e i funzionari colpevoli di propaganda contro la monarchia austro-ungarica i cui nomi e le cui azioni il governo austro-ungarico si riserva il diritto di comunicare al Regio governo serbo.
  5. Accettare la collaborazione in Serbia di rappresentanti del governo austro-ungarico per la soppressione del movimento sovversivo diretto contro l’integrità territoriale della monarchia viennese.
  6. Adottare misure giudiziarie contro i complici del complotto del 28 giugno che si trovano sul territorio serbo; delegati del governo austro-ungarico prenderanno parte all’indagine a ciò attinente.
  7. Provvedere con la massima urgenza all’arresto del maggiore Vojislav Tankosić e di un funzionario serbo a nome Milan Ciganović, che i risultati delle indagini dimostrano coinvolti nella cospirazione.
  8. Prevenire con misure efficaci la cooperazione delle autorità serbe al traffico illecito di armi ed esplosivi oltre frontiera, a licenziare e punire severamente i funzionari dell’ufficio doganale di Šabac e Loznica, rei di avere assistito i preparatori del crimine di Sarajevo agevolandone il passaggio oltre frontiera.
  9. Fornire all’Imperial regio governo viennese spiegazioni in merito alle ingiustificate espressioni di alti ufficiali serbi i quali non hanno esitato sin dal crimine del 28 giugno a esprimersi pubblicamente in termini ostili nei confronti del governo austro-ungarico.
  10. Infine notificare senza indugio all’Imperial regio governo l’adozione delle misure previste nei precedenti punti.

Come avrebbe reagito il mondo a quell’ultimatum? E che risposta avrebbe dato il governo di Belgrado a queste richieste?

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2018

Gli articoli che sono stati letti maggiormente sono:

TAMERLANO 

GENOCIDIO ARMENO

CITAZIONE di Luc de Clapiers

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Storia: Giugno 1914

La Belle Époque, ossia l’inizio dell’era capitalista in tutto il suo consumismo. Per decenni quest’epoca è stata decantata come una sognate Babilonia di felicità e di fermento culturale, ma a ben guardarla oggi non appare se non per quella che è stata in realtà: la prima società di consumatori della storia. L’inizio della fine di quanto ci poteva essere di buono nell’umanità. L’inizio della litania nasci-produci-consuma-crepa. La Belle Époque ha cambiato per sempre il mondo e non lo ha reso un posto migliore. Venne ricordata con nostalgia dai contemporanei solo per un unico grande motivo: terminò con la Grande Guerra, une delle più grandi tragedie della storia dell’umanità. In fondo la Belle Époque era stata un periodo relativamente pacifico nella storia dell’Europa, ma non era destinata a durare. Ho già avuto modo in un precedente articolo di affrontare la situazione internazionale dei paesi che poi sarebbero stati coinvolti nel conflitto per cui mi limiterò a parlare di come si arrivò all’attentato di Sarajevo del 28 Giugno 1914.

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Francesco Ferdinando

Chi era innanzitutto Francesco Ferdinando? Suo zio era l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe di cui era diventato erede al trono dopo la morte del diretto erede Rodolfo per suicidio. Francesco Ferdinando era in personaggio scomodo sotto diversi punti di vista. Sosteneva il suffragio universale maschile e questo gli aveva inimicato la nobiltà ungherese che vedeva minacciato il suo dominio politico (molti degli strati bassi della popolazione non erano infatti di origine ungherese). Sosteneva attivamente le istituzioni cattoliche e questo gli aveva inimicato non solo gli anti-clericali, ma anche tutte le ampie fasce di popolazione protestante dell’impero. Infine era un sostenitore della creazione di una terza corona all’interno dell’impero a favore di un regno degli slavi comprendente Croazia e Bosnia con funzione di contenimento dell’irredentismo serbo. Di base era un sostenitore della diplomazia per risolvere i contenziosi tra nazioni e si era adoperato molto affinché l’Austria non si lanciasse in imprese militari insensate sia durante la crisi bosniaca del 1908-09 (quando l’Austria procedette all’annessione della Bosnia scatenando le ire della Serbia, della Russia e della Gran Bretagna) e durante le guerre balcaniche. Francesco Ferdinando avvertiva che l’Impero non si stava districando con la stessa determinazione delle altre nazioni nella politica estera e sosteneva l’incremento della marina come forza bellica austriaca… ma senza venir ascoltato.

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L’attentato di Sarajevo

Nel Giugno del 1914 Francesco Ferdinando si recò in Bosnia per seguire diverse incombenze governative. Saputa della visita la società segreta serba Crna Ruka (Mano Nera) decise di pianificare un attentato per uccidere l’Arciduca. La Mano Nera era un’organizzazione che professava l’unione di tutti gli slavi sotto la guida della Serbia, ma con una forma di governo di stampo repubblicano… a contrapposizione della Mano Bianca che sosteneva le stesse idee, ma in ottica monarchica. I cospiratori inviati dalla Mano Nera erano sette in tutto, ma erano decisamente inesperti e solo per alcune casualità riuscirono a portare a termine il loro incarico. La mattina del 28 Giugno l’auto dell’Arciduca passò dalla postazione dove c’era il primo attentatore, ma questi non fece fuoco perché non aveva il bersaglio libero. Poco dopo il corteo giunse nei pressi del secondo attentatore che lanciò una bomba mancando il bersaglio ferendo gravemente gli occupanti di una delle auto di scorta. A questo punto alcuni degli altri cospiratori abbandonarono la scena del crimine pensando di aver raggiunto lo scopo. Colpevole fu invece la decisione delle autorità austriache di non schierare a questo punto in difesa dell’Arciduca l’esercito in quanto non avevano le divise da parata. Francesco Ferdinando era chiaramente innervosito dalla situazione, ma non poteva fare molto altro se non constatare con amarezza di trovarsi in pericolo di vita insieme a sua moglie. Il colpo di sfortuna definitivo venne dal fatto che l’autista (un ungherese) dell’Arciduca non era stato avvertito di alcuni cambi di percorso della visita e quindi sbagliò strada nei pressi del Ponte Latino di Sarajevo. Uno degli attentatori resosi conto che Francesco Ferdinando era vivo e vegeto prese coraggio e si avvicinò alla macchina esplodendo due colpi di pistola ferendo a morte sia lui che la moglie. Di lì a poco morirono entrambi. L’attentatore che aveva avuto successo era un giovane bosniaco di nome Gavrilo Princip. Quello che sarebbe successo nei giorni successivi e di cui parleremo più avanti passò alla storia come “crisi di Luglio”.

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Gavrilo Princip

Sturm und Drang: Teoria notturna della rivoluzioni

<< Per abbattere il Terrore dobbiamo usare il Terrore stesso!>>

Guardo il mio interlocutore con aria stupita… ah, quindi ora ci occupiamo di storia anche mentre si dorme, interessante prospettiva. Terrore? Mi guardo intorno e non mi sembre per niente di trovarmi nella Parigi del 1793-94, l’aria che si respira è decisamente più moderna. Arredo moderno, oggetti moderni, vestiti moderni… decisamente non mi trovo nella rivoluzione francese. Bene! Almeno non rischio la ghigliottina, dato che le mie simpatie per i Giacobini tendono incredibilmente allo zero assoluto. Ad ogni modo vedo il mio interlocutore che aspetta un mio cenno per proseguire nella sua infuocata proposta.

<< Prego, continuate pure ad esporre! >>

<< Cos’è mi dai del voi adesso? Non abbiamo tempo per giochi sofisticati. Il tempo è giunto il Comitato di salute pubblica sa che tramiamo alle sue spalle e si prepara a farci arrestare. Dobbiamo agire in fretta. O per noi sarà la fine. La ghigliottina. >>

Come non detto, la ghigliottina c’è lo stesso. E’ evidente che mi ritrovo in una sorta di rivoluzione francese in chiave moderna, temo che sarà un’impresa uscirne vivi. Continuo ad annuire e l’interlocutore mi spiega tutto un ingegnoso piano grazie al quale noi militari (solo ora mi accorgo delle nostre divise da soldati) riusciremo ad attuare un pregevole colpo di stato ai danni dei tiranni che ci governano, dopo di che li processeremo tutti e li decapiteremo tutti. Lodevole intento. Sono mio malgrado protagonista di una rivoluzione nella rivoluzione. Sono bene che le rivoluzioni servono solo a sostituire un gruppo di potere ad un altro, la popolazione al fine ne guadagna alcuni benefici, ma sono quasi sempre velleitari… delle pie illusioni mascherate da grandi conquiste. Ne vorrei sapere qualcosa di più sul Terrore che dobbiamo sconfiggere, ma non penso ci sia il tempo per farlo. Dobbiamo agire.

Insieme al mio sconosciuto interlocutore mi reco in uno splendido castello in riva ad un lago dall’aspetto vagamente lugubre, lì troviamo truppe armate di tutto punto pronte a mettersi in marcia. Altro discorso concitato per caricare gli animi. Poi si parte. In treno. Ma dico io… potremo mai agire di sorpresa se spostiamo un esercito su un treno passeggeri? Chi l’ha studiato il piano d’azione? Il cittadino Topolino? Va beh…

Passano le ore e questo viaggio sembra sempre più assurdo, ad ogni fermata si aggiungono personaggi improbabili. Prima salgono un gruppo di studentesse della Repubblica Ceca che si mettono a parlare della puzza dei piedi dei nostri soldati. Signore per favore, siamo un’armata rivoluzionaria… un minimo di rispetto. Poi è la volta di una coppia russa che viaggia con un quantità assurda di bottiglie di vodka. E bevono. E bevono. E bevono. E questo viaggio non sembra finire mai. E poi il turno di un gruppo di ragazzini in vacanza e tra loro riconosco i volti da giovani di molti miei amici ed infine scorgo persino me stesso ragazzino. Sono (siamo) in vacanza. Vanno a divertirsi in qualche capitale straniera, controllano gli zaini, i biglietti di viaggio e le buone vecchie lire che si sono portati dietro. Banconote da 100.000 lire, deve proprio essere un sogno. Arriviamo alla capitale. Effetto sorpresa zero. Ma chi l’ha ideata questa rivoluzione scema? E poi per quale motivo? Ormai non c’è più tempo per le domande.

<< Decapitiamo i decapitatori! >>

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Decapitazione di Danton – 5 Aprile 1794

Non fa una piega. Marciamo in strade deserte in un città che mi ricorda un posto già visto, ma che non riesco a definire in pieno. Man mano che avanziamo mi sembra che le nostre fila vadano aumentando, da dove arriva questa gente in più? Certo non dalle strade deserte… faccio fatica a capire. Arriviamo infine in una piazza dove spicca un’enorme, gigantesca, ghigliottina. La circondiamo e ci fermiamo. E ora?

<< Abbiamo vinto! >> dice il mio intelocutore.

<< Come abbiamo vinto? >>

<< Si, il nemico è sconfitto. Il Terrore rovesciato ed i potenti decapitati! >>

<< Ma dove? E quando? >>

<< Sei strano oggi… >>

Sarà, ma io in questa rivoluzione non c’ho capito proprio nulla, come poi è normale che sia durante le grandi rivoluzioni. Succede un gran casino, si infervorano gli animi, ma poi alla prova dei fatti sono in pochi ad aver compreso a pieno la portata degli eventi. E’ normale per i contemporanei, solo la storia potrà dire infine che tipo di rivoluzione sia stata. Una rivoluzione di inizio estate a quanto pare…

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Danton (1983, Andrzej Wajda) interpretato da Gérard Depardieu

Dal Mondo: 4,8 milioni di retweet

Viviamo nel più Warholiano dei mondi possibili, poco importa se si tratti del migliore o del peggiore perchè come sempre l’importante è esserci ed esserne protagonisti. Anche solo per 15 minuti o per 15 ore o per 15 giorni o per 15 secondi. Nella smorfia napoletana il numero 15 rappresenta O’Guaglione (il ragazzo) e simboleggia la nostra volontà e le nostre ambizioni… manco a farlo apposta, si vede che Warhol se ne intendeva. Tutti sono connessi, iper-connessi, ultra-connessi a qualsiasi ora del giorno e della notte, rimpallandosi ogni singola virgola che viene condivisa sul web. E da questo oceano infinito di possibilità (e spesso di stupidità) nascono alcune delle più grandi litanie del nostro tempo: dalle fake-news ai poteri occulti che influenzano le masse elettorali tramite Facebook. Tutto bello. Bellissimo.

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Tutto bello. Bellissimo. O forse no.

I bambini sono già avanti anni luce rispetto a noi adulti e sanno già maneggiare con disinvoltura gli strumenti che a noi talvolta sembrano di difficile comprensione. Vi siete mai chiesti ad esempio se il vostro telefono sia in grado di fare le telefonate oltre a prepararvi la colazione la mattina? Ma possiamo stare tranquilli perché i pediatri britannici hanno appena dichiarato che l’uso degli smartphone e dei tablet non nuoce alla salute dei bambini. Possiamo stare tranquilli. Non sereni, ma tranquilli.

Ad ogni modo qualche giorno fa la storia di internet ha raggiunto un nuovo interessante record: il tweet più rilanciato della storia! Qualcosa come oltre 4,8 milioni di persone hanno ritwittato un tweet (tra un poco mi incarto) di un miliardario giapponese, Yusaku Maezawa, il quale promette di donare 100 milioni di yen, circa un milione di dollari, a cento persone scelte in modo casuale attraverso il social Twitter. Ovviamente il tutto per festeggiare l’anno nuovo e per festeggiare il record di vendite della catena di abbigliamento (Zozotown) di questo miliardario nipponico. Il signor Maezawa si è anche comprato tutti i biglietti per un viaggio spaziale di una settimana intorno alla luna (programmato per il 2023) nel quale viaggerà insieme a degli artisti. 

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Yusaku Maezawa

Mad World… come cantavano i Tears for Fears nel 1983…

Storia: Le Origini della Prima Guerra Mondiale

Come anticipato iniziamo ad occuparci della Prima Guerra Mondiale, per comprendere appieno un evento così complesso occorre innanzitutto capire da dove abbia avuto origine: bisogna calarsi nel mondo di 100 e passa anni fa, per vedere la complessità degli intrecci diplomatici e delle esigenze che portarono le potenze europee a decidere di scontrarsi in campo aperto. Per fare questa operazione bisogna analizzare in breve tutte le potenze che furono coinvolte nel conflitto.

“GLI APPUNTAMENTI AVRANNO CADENZA SETTIMANALE, DI SABATO”

IMPERI CENTRALI

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I sovrani degli Imperi Centrali – Cartolina

Addossare tutta la colpa della guerra a questa fazione è stato una decisione infausta presa dalla potenze vincitrici dopo la vittoria del 1918, in realtà furono co-responsabili insieme all’altro schieramento, né più né meno colpevoli. Lasciar sempre ai vincitori l’onore di scrivere la storia può avere esiti negativi e spesso e volentieri danneggia la totalità e la pienezza della memoria storica. Comunque… questa fazione era chiamata in questo modo perché raggruppava tre grandi imperi di allora e un piccolo regno emergente.

IMPERO TEDESCO – La Germania di inizio secolo era un paese in grande crescita, nonostante avesse raggiunto la piena unione territoriale solo nel 1871. Il primo passo dopo la riunificazione era stato quello di procurarsi colonie in Africa ed in Oceania, questo fatto aveva messo la Germania in conflitto con gli interessi dell’Impero Britannico che non vedeva di buon occhio la crescente potenza marina tedesca. Va poi detto che non erano molti i territori liberi da colonizzare senza andare a guardare nel “giardino” di Inglesi e Francesi. Ad ogni modo la Germania aveva preso le attuali Namibia, Tanzania, Camerun, Togo, Nuova Guinea, Isole Samoa, Isole Salomone ed alcune altre isole in Micronesia. Sul piano europeo gli occhi della Germania erano principalmente rivolti a est con l’idea di conquistare terreni ai danni degli Zar di Russia. A ovest c’era il nemico francese, ma in fondo era già stato sconfitto una volta nella Guerra franco-prussiana che aveva sancito la definitiva riunificazione tedesca… poteva essere quindi sconfitto ancora.

IMPERO AUSTRO-UNGARICO – L’Austria aveva un impero in piena decadenza. Al nord aveva perso i territori che controllava proprio a causa della Germania ed ora sentiva sempre di più l’incombente influenza dei “nuovi” vicini tedeschi. Era un impero multietnico e questo non facilitava il controllo del territorio dal momento che erano molteplici le spinte indipendentiste al suo interno. A sud-ovest c’era il Regno d’Italia che premeva per conquistare territori del Trentino-Alto Adige, del Friuli-Venezia Giulia e i territori litorali dell’Istria e della Dalmazia. A sud-est la polveriera dei Balcani era sempre più difficile da controllare e le due Guerre balcaniche non avevano di certo migliorato la situazione. Ad ogni modo l’Austria puntava a rafforzare il suo controllo proprio nella regione balcanica, senza sospettare questo azzardo avrebbe messo in discussione la sua stessa esistenza.

IMPERO OTTOMANO – Un altro impero in piena decadenza . Gli ottomani nell’ultimo secolo avevano perso importanti pezzi dei loro possedimenti ai danni delle potenze europee. Gli Inglesi ed i Francesi guardavano con avidità ai territori del Medio Oriente e l’Italia con la guerra del 1911 aveva conquistato la Libia e il Dodecanneso dimostrando tutta l’inadeguatezza dell’esercito ottomano alla guerra moderna. Nei Balcani poi la situazione non era delle migliori, tutte i territori un tempo controllati dalla Grande Porta erano diventati indipendenti o erano passati sotto il controllo altrui (come ad esempio la Bosnia Herzegovina in mano agli Austriaci). Quello che teneva a galla l’Impero e in una certa misura fuori dalla portata inglese e francese erano gli storici rapporti diplomatici che legavano Turchi e Tedeschi (rapporti che sono ancora oggi molto solidi) risalenti agli albori della potenza prussiana. Ad ogni modo una guerra in Europa avrebbe inevitabilmente coinvolto anche l’Impero Ottomano.

REGNO DI BULGARIA – Il giovane e piccolo regno di Bulgaria certo non stravedeva per i suoi ex dominatori ottomani, ma rivendicava molti territori che erano controllati da Grecia, Romania e Serbia… tutti paesi alleati dell’Impero Britannico e della Francia. C’erano poi odii e inimicizie legate alle Guerre balcaniche di cui abbiamo abbondantemente parlato nei due articoli a tema di qualche mese fa.

TRIPLICE ALLEANZA E ALTRI “ALLEATI”

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Cartolina delle Potenze Alleate

IMPERO BRITANNICO – Come già abbiano accennato sopra gli interessi degli Inglesi erano soprattutto di contenimento dell’espansionismo tedesco. Per questo erano state messe a punto una serie di alleanze volte a tenere ingabbiati gli interessi germanici. L’alleanza con le nuove nazioni balcaniche serviva soprattutto in chiave anti-ottomana in attesa di un pretesto per attaccare il decadente impero. L’opportunismo (spregiudicato) britannico fu sicuramente tra le cause della guerra.

FRANCIA – La Francia aveva un grandissimo impero coloniale e doveva in un qualche modo restituire alla Germania lo smacco del 1871. Per questo aveva cercato in tutti i modi di contrastare il colonialismo tedesco per via diplomatica. Nell’Inghilterra e nella Russia aveva trovato due buoni alleati spaventati anch’essi dalle mire tedesche. Anche per la Francia c’era un grande interesse rivolto verso l’Impero Ottomano in decadenza. Tenersi amici i nuovi stati balcanici sarebbe stata la prima mossa per banchettare sulle rovine di Istanbul.

RUSSIA – Il grande (povero) impero degli Zar era un paese ancora arretrato e pieno di conflitti sociali. Aveva però l’esigenza di difendersi dai minacciosi confinanti occidentali di Austria e Germania. Lo Zar sapeva che miravano a sottrargli territori di vitale importanza come l’Ucraina e la Russia Bianca (oggi Bielorussia) e per stare al sicuro non aveva altra scelta che legarsi alla Francia e all’Impero Britannico. Inoltre la Russia guardava con gran simpatia al Regno di Serbia ed agli altri stati balcanici nella segreta speranza di portarli sotto la sua sfera di influenza in chiave anti-ottomana. Anche in questo caso coincidevano pienamente i suoi interessi con quelli dei suoi alleati.

REGNO DI SERBIA – Il piccolo e giovane stato con capitale Belgrado si trovava nella difficile posizione di dover arginare gli interessi Austriaci nell’area balcanica, inoltre progettava un piano di espansione a lungo termine per unificare alcuni degli stati confinanti (la futura Jugoslavia). Aveva ottimi rapporti con la Russia e si era guadagnata l’appoggio di grandi potenze europee. C’era però da capire come si sarebbe mossa l’Austria nei suoi confronti.

IMPERO GIAPPONESE – Il Giappone era una nazione emergente nel panorama asiatico e guardava con interesse alle colonie delle potenze europee, sapeva però di dover aspettare un grande conflitto nel vecchio continente per poter inserirsi e conquistare territori. Il governo giapponese però non era composto da stupidi e sapeva benissimo che non era il caso di schierarsi contro l’Impero Britannico ed i suoi alleati… per cui la sua bramosia era principalmente rivolta alle colonie insulari tedesche.

REGNO DEL MONTENEGRO – Il piccolo regno nato con la protezione anglo-francese guardava con estrema attenzione e timore agli interessi austriaci nell’area. In caso di conflitto non poteva che schierarsi contro Vienna.

BELGIO – Il Belgio era un piccolo stato che controllava l’enorme colonia del Congo, ma a parte questo non era particolarmente attivo sul piano europeo anche se sapeva di essere potenzialmente in pericolo in caso di conflitto tra Francia e Germania, per questo motivo si manteneva vicino agli interessi francesi.

ROMANIA – Anche questo giovane stato balcanico aveva interesse nel mantenere la propria indipendenza nel panorama inquieto che portò alla guerra. La Romania sapeva di doversi guardare dalla Bulgaria, ma bramava anche il controllo di alcune delle sue regioni costiere. Doveva attendere e vedere cosa sarebbe successo.

REGNO D’ITALIA – L’Italia in origine era alleata di Germania ed Austria, ma era fuori da ogni dubbio che i suoi interessi non combaciassero per niente soprattutto con quelli di Vienna… c’era ancora da risolvere la questione dell’unità nazionale e questo significava quanto meno trattare con gli Austriaci. In realtà questo primo punto sarebbe anche stato facile da elaborare, soprattutto con la mediazione tedesca, ma c’era dell’altro. L’Italia mirava ai Balcani ed osservava con estrema attenzione a quello che accadeva, se ci fosse stata una possibilità di inserirsi nella partita forse l’avrebbe colta al balzo. L’alleanza con Germania ed Austria non era quindi destinata a durare.

PORTOGALLO – Anche il Portogallo aveva un buon impero coloniale e mirava ad espanderlo ai danni dell’avversario più “semplice” da affrontare e con il quale confinava su più fronti soprattutto in Africa: la Germania.

STATI UNITI – Il governo di Washington non aveva ancora pressanti interessi in chiave europea, ma manteneva buoni rapporti commerciali con l’Impero Britannico e con la Francia (amica di vecchia data). Inoltre guardava con interesse ad espandere i suoi possedimenti nel Pacifico, per questo occorreva inserirsi nel gioco europeo di controllo delle isole. Va poi sottolineato che dal 1913 gli Stati Uniti controllavano a pieno le Filippine e puntavano al controllo della Nuova Guinea.

Parteciparono con gli “Alleati” anche altri paesi: Siam, Brasile, Grecia, Cuba, Panama, Liberia, Repubblica di Cina, Guatemala, Nicaragua, Costa Rica, Honduras, Haiti e Andorra.

Storia: Introduzione alla Grande Guerra

Nel precedente blog, che alcuni ricorderanno, ci siamo occupati a lungo e diffusamente della Prima Guerra Mondiale; il tutto con appuntamenti cadenzati a ripercorrere le tappe negli anni del centenario dal 2014 al 2018. Per questo motivo nella rubrica storica andremo a recuperare quel percorso con cadenza settimanale, riproponendo ogni settimana un mese diverso della Grande Guerra. Per questo motivo nel prossimo articolo ci occuperemo delle origini di questo immane conflitto.

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Il 28 Luglio 1914 l’Austria dichiarava guerra alla Serbia scatenando una reazione a catena che avrebbe coinvolto interi continenti in una estenuante e sanguinosa guerra. Di recente ci siamo occupati della Prima Guerra Balcanica e della Seconda Guerra Balcanica, due eventi che precedettero di poco il grande evento bellico anticipandone molte problematiche e controversie. Questo evento storico oggi sembra molto lontano e distante, eppure non è così. Cento anni di storia non sono un lasso di tempo realmente ampio, basti pensare che con tutta probabilità molti dei nostri bisnonni possono aver combattuto in quella guerra: stiamo parlando di tre generazioni fa! Certo possediamo quasi unicamente filmati e fotografie in bianco e nero e questo ci da l’illusione che si tratti di qualcosa di lontano, ma lo stesso discorso può valere anche per la Seconda Guerra Mondiale. No, non sono eventi così lontani da noi. Eventi vicini, ma che in pochi conoscono ad un livello approfondito. I libri di scuola descrivono solo i fatti fondamentali di quegli anni, sorvolando su storie, uomini ed eventi che sono stati protagonisti di quei giorni drammatici.