Soda Caustica: dose 18-10-2018

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SCHENGEN: e se in fondo le vere forze contrarie all’Unione Europea fossero già da tempo En Marche?

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Storia: Tamerlano ed il suo impero

Siete un giovane ragazzo che si diletta a rubare pecore dai greggi altrui finché un giorno un pastore giustamente inferocito vi ferisce ad una gamba con una freccia rendendovi per sempre zoppo (in realtà ci sono versioni contrastanti su questo aneddoto, per molti storici la ferita fu procurata in battaglia). Fin qui può sembrare un’ordinaria storia di delitto e castigo, ma in realtà si tratta dell’inizio di una straordinaria avventura che vi porterà a costruire un vasto impero nel centro dell’Asia. Oggi siete Tamerlano fondatore della dinastia timuride, attiva nell’area per oltre cento anni e diretta progenitrice della dinastia Mogol in India.

Tamerlano nasce poco distante da Samarcanda, in Uzbekistan, figlio di un capo di una tribù turco-mongola di religione musulmana; la sua famiglia è imparentata alla lontana con quella di Gengis Khan. Diventa presto un furbo condottiero in grado di sfruttare le rivalità delle tribù della sua regione a proprio vantaggio, conquistandole e sottomettendole una dopo l’altra diventando a soli trentaquattro anni Emiro di una vasta area tra Uzbekistan e Kazakistan, scegliendo come capitale proprio Samarcanda e sposando una discendente di Gengis Khan per legittimare ulteriormente il proprio dominio.

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Le conquiste di Tamerlano

Negli anni successivi Tamerlano assesta duri colpi prima all’Orda d’Oro per poi conquistare l’intera area della Persia e dell’Azerbaijan e buona parte dei territori di Afghanistan ed Iraq, giungendo di fatto a controllare gran parte della Via della Seta. Ma la sua sete di conquista non si ferma qui, nel 1398 attacca il signore musulmano di Dehli (in India), approfittando di una guerra civile, e subito dopo quella vittoriosa spedizione attacca prima l’Impero Ottomano poi il sultanato mamelucco dell’Egitto conquistando anche la Siria.

Gli Europei, preoccupati dall’avanzata dell’Impero Ottomano stringono alleanza con Tamerlano nell’intento di preservare quel che resta dell’Impero Bizantino e questa momentanea amicizia ritarderà al caduta di Costantinopoli di quasi cinquantanni. In realtà Tamerlano non è molto interessato alle faccende dell’Europa ed i suoi sogni di gloria guardano con ansia alla Cina, come in una sorta di richiamo naturale della sua stirpe.

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Statua di Tamerlano a Samarcanda (Uzbekistan)

Un richiamo fatale. Nel 1404 Tamerlano parte per assaltare la Cina, ma il pessimo clima dell’ Asia Centrale lo fa ammalare e probabilmente gli procura una polmonite. Muore quindi il 19 gennaio del 1405 in territorio kazako, prima ancora che la sua impresa cinese cominciasse. Il suo impero praticamente si dissolse con la sua morte, riposa in un mausoleo a Samarcanda ed è considerato un eroe nazionale da tutta la popolazione uzbeka.

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Mausoleo di Tamerlano a Samarcanda (Uzbekistan)

Tu lo dici #3

L’idea più stravagante che possa nascere nella testa di un uomo politico è quella di credere che sia sufficiente per un popolo entrare a mano armata nel territorio di un popolo straniero per fargli adottare le sue leggi e la sua costituzione. Nessuno ama i missionari armati; il primo consiglio che danno la natura e la prudenza è quello di respingerli come nemici.

(Robespierre M.)

Storia: genocidio armeno

Chahnourh Varinag Aznavourian (1924 – 2018)

A pochi giorni dal decesso di Charles Aznavour (al secolo Chahnourh Varinag Aznavourian), figlio dell’Armenia in terra di Francia, ripercorriamo la triste pagina di storia che portò la sua famiglia ad abbandonare la propria terra.

L’Impero Ottomano di fine ‘800 era un gigante sempre più indebolito dalle divisioni interne e minato da vicini sempre più forti ed interessati ai suoi territori. Se fino al secolo precedente era il sultano a minacciare l’impero di Vienna e a controllare gli interi Balcani ora si facevano avanti nuove potenze, come la Russia, disposte a sostenere delle lunghe guerre pur di strappare le regioni migliori. Vastità di territori significava vastità di popolazioni, di lingue e di religioni. Alcuni stavano sotto la spada ottomana in maniera pacifica e rassegnata, altri invece sognavano l’indipendenza e si muovevano di nascosto in questo senso. All’inizio del ‘900 presero il potere i “Giovani Turchi”, un movimento politico fondato a Salonicco il secolo precedente con l’intento di modernizzare l’Impero Ottomano al fine di preservarlo; il loro stile di governo si rivelò subito autoritario ed accentratore, tanto da aumentare i dissensi all’interno delle popolazioni soggiogate dai Turchi.

Territorio dell’antica Armenia

Tra questi popoli c’era quello Armeno. Gli Armeni occupavano un vasto territorio diviso tra più nazioni (esattamente come oggi), ma a quel tempo i due principali attori sulla terra armena erano i Turchi ed i Russi. I Giovani Turchi temevano che gli Armeni potessero allearsi coi Russi al fine di ottenere l’indipendenza e danneggiare così gli interessi ottomani nell’area del Caucaso. Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale accentuò i dubbi del governo e ben presto ci si rese conto che a fronte di alcuni battaglioni ottomani composti da fedelissimi armeni c’erano altri battaglioni armeni nell’esercito russo che avanzava da est. La situazione precipitò nell’Aprile del 1915 quando le autorità ottomane iniziarono ad arrestare gli intellettuali armeni a Costantinopoli. Nelle settimane successive tocco alla normale popolazione. Vennero organizzate marce della morte verso l’entroterra dell’Anatolia, con la supervisione degli addetti militari tedeschi (alleati dei Turchi ancora oggi) e con l’aiuto sin troppo zelante delle truppe curde. In pochi mesi vennero uccisi circa 1.300.000 armeni (ma la cifra potrebbe essere più alta).

Ad oggi i paesi che riconoscono ufficialmente il genocidio armeno sono una ventina, tra i quali ovviamente mancano i grandi potentati di Turchia, Stati Uniti, Cina, Gran Bretagna, Israele e Germania.

Mentre dall’altro lato troviamo tra i venti Italia, Francia, Grecia, Argentina ed ovviamente Armenia.

Deep Space 19: Titano, tra laghi e deserti

Il prossimo grande obiettivo delle agenzie spaziali è dichiaratamente Marte, per raggiungere questa importante tappa dell’esplorazione spaziale ci vorranno ancora parecchi anni e molto lavoro sia sulla terra che nello spazio. Il vero primo step potrebbe essere una base stanziale sulla Luna e su questo stanno già lavorando sia gli Americani che i Cinesi (i nuovi protagonisti della corsa allo spazio). Mentre c’è chi studia, lavora e progetta la missione su Marte ci sono altri che guardano già oltre, mappando uno ad uno i passi che ci porteranno ad uscire dal Sistema Solare. Uno su tutti? Europa, satellite di Giove, ma ne parleremo meglio un’altra volta. Dopo Europa, dopo Giove si dovrà guardare oltre, ad altri satelliti dei pianeti gassosi più lontani dalla terra, cercando quelli che, per caratteristiche, possano favorire un insediamento umano. Ad oggi nessuna ipotesi o progettazione concreta è ufficiale, però è un dato di fatto che si stiano studiando in maniera approfondita le condizioni di satelliti importanti come ad esempio Titano di Saturno.

Titano e Saturno

Titano è un satellite naturale di Saturno ed è grande circa una volta e mezzo la nostra Luna. Nel corso dei decenni si sono susseguite missioni esplorative nel sistema di Saturno che hanno permesso di osservare anche a Titano. Vale quindi la pena ricordare Pioneer 11, la prima sonda a visitare la zona di Saturno, seguita poi da Voyager 1 che, nonostante alcune problematiche legate all’atmosfera del satellite, riuscì a scattare alcune interessanti fotografie della sua superficie (soprattutto la zona delle macchie scure di Xanadu e Shangi-La). Infine la missione Cassini-Huygens è quella che ad oggi ci ha permesso di scoprire le informazioni più interessanti legate a Titano.

Certamente non si tratta di un paesaggio ospitale da film fantascientifico. Innanzi tutto si parla di un’atmosfera di Azoto nella quale si addensano nuvole di Metano ed Etano. E l’atmosfera è proprio la grande particolarità di Titano, unico satellite nel sistema solare ad avere questa prerogativa. La superficie ricorda, almeno visivamente, quella di Marte ed il suo studio è ancora in atto. Un tempo si era ipotizzato che potessero essere laghi di Metano in alcuni punti del satellite, ma ad oggi si è più propensi a parlare di zone paludose. In ogni caso stiamo pur sempre parlando di acquitrini di Metano liquido. Non è certo una visione romantica, da esplorazione planetaria in stile Avatar, trovarsi in una palude di Metano mentre dal cielo comincia a piovere del Metano e dell’Etano.

Come potrebbe apparire una tempesta di Metano?

Le zone desertiche comprendono dune sabbiose e paesaggi che ricordano molto i deserti terrestri, tanto che dalle analisi dei dati pervenuti dalla sonda Cassini (che non è più operativa da un anno, ma che ha servito l’umanità per oltre 20) si è riusciti ad individuare una tempesta i sabbia. Questo evento è stato poi elaborato e prodotto in maniera grafica dalla NASA con immagini che portano comunque a sognare di mondi lontani  resi per un istante più vicini al nostro scibile. (dal sito della NASA)

Serviranno altre sonde, altre esplorazioni e molti anni di lavoro. Ma sicuramente Titano continuerà ad attirare l’attenzione degli addetti ai lavori. E mentre il mondo intero guarda a Marte altri continueranno a sognare gli Anelli di Saturno…